nasce in Italia nel luglio del 1988. Nella vita, ogni tanto, fa la pizza. È un chitarrista “fallito” e anche un cantante, sempre rigorosamente “fallito”, come ama definirsi con ironia. Per vivere, invece, percepisce uno stipendio come art director e oggi ricopre il ruolo di Creative Director in un’agenzia pubblicitaria appartenente a un grande gruppo internazionale.
La sua principale valvola di sfogo, ma anche una fonte costante di ispirazione, è la bicicletta. È proprio dall’intreccio di passioni – l’amore per l’estetica, per l’arte, per le cose fatte a mano e, naturalmente, per le due ruote – che nasce il progetto nasinbici. A questo si aggiunge una vera e propria fissazione per i profumi, capaci di accendere ricordi, sensazioni ed emozioni, un meccanismo che considera del tutto naturale.
Il suo lavoro artistico prende forma sempre in modo analogico. In passato inchiostro e cartoncino vegetale, oggi acrilico su tela e inchiostro, in formati spesso disparati e non convenzionali, scelti di volta in volta in base al soggetto. Gli piace partire da superfici insolite e “incastrarci” sopra nasi e biciclette, cifra distintiva del suo immaginario visivo. La scelta del “fatto a mano” è anche una reazione al lavoro quotidiano, trascorso perlopiù davanti a un computer: disegnare su carta diventa una fuga dalla routine, esattamente come andare in bicicletta.
I protagonisti dei suoi disegni sono spesso personaggi laterali, curiosi, figure che hanno dato molto al ciclismo ma che non hanno raggiunto la notorietà di un Peter Sagan. Racconta storie di eroi di ieri come Alfonsina Strada, Sandrino Cerrea, Major Taylor e molti altri, atleti che hanno dedicato la loro vita alle due ruote e che continuano ad affascinarlo profondamente. Non sempre, però, il punto di partenza è un nome noto: talvolta i soggetti nascono da suggestioni, racconti minori o dall’immaginario collettivo del ciclismo.
In fondo, i Nasinbici sono i ciclisti della domenica, quelli che nella realtà pedalano per passione, ma che nella propria testa si sentono dei PRO. E forse è proprio in questo gioco tra ironia, estetica e amore autentico per la bici che il progetto trova la sua identità più vera.
Cos’è per te l’arte?
È idea. Comunicazione. Provocazione. Una delle tre cose. O tutte e tre insieme.
Il progetto nasinbici è nato come “sfogo creativo” o hai subito immaginato che potesse diventare qualcosa di più strutturato?
Quando inizio qualcosa lo faccio sempre sperando possa prendere la forma migliore possibile, sperando che qualcuno ne parli. Non appena è nato il primo schizzo è nata la pagina Instagram. Quindi sì, da subito ho sperato che l’idea potesse prendere piede.
Cosa ti ispira maggiormente quando scegli i personaggi secondari da rappresentare nei tuoi disegni? C’è una storia in particolare che ti ha colpito più delle altre?
I nasinbici sono ciclisti che pedalano per vocazione. Gente con più cuore che gambe, almeno per come la vedo io. Sia che si tratti di personaggi storici, sia che si tratti di nasi comuni. La storia però forse che mi ha colpito di più è quella di Alfonsina Strada, la prima donna a partecipare al giro d’Italia. Una figura incredibilmente significativa e attuale ma purtroppo poco conosciuta.
L’idea di abbinare nasi e biciclette è molto originale. Qual è stato il momento in cui hai capito che questo concept funzionava?
Ho sempre avuto una fissa per i nasi e per i profumi. Qualche tentativo di abbinare questo organo ai mezzi di trasporto lo avevo già fatto in passato, ma con modalità totalmente diverse. L’idea di base è il profumo come una sorta di mezzo di trasporto/macchina del tempo: gli odori ti fanno viaggiare, ti fanno rivivere momenti, viaggi, emozioni. E per me sono un po’ come la bicicletta. Un mezzo di trasporto magico e sostenibile. Ho semplicemente unito le due cose.
Il fatto a mano è una parte essenziale del tuo lavoro. Hai mai pensato di integrare il digitale in qualche modo o preferisci tenere le due cose ben separate?
Lavoro davanti al computer tutto il giorno da ormai più di 12 anni e benché l’analogico complichi un po’ la lavorazione e soprattutto la creazione delle copie, non scambierei mai l’inchiostro con un iPad.
Hai parlato di Alfonsina Strada, Major Taylor e altri eroi meno noti. Se potessi disegnare un “nasinbici” per un ciclista del presente, chi sceglieresti e perché?
È una bella domanda. Forse lo dedicherei a Davide Rebellin, prematuramente scomparso a causa di un incidente stradale. Rebellin rappresentava un po’ quello che sono per me i nasinbici: passione smisurata, cuore, umiltà.
Qual è il tuo processo creativo? Parti prima dall’idea di un personaggio, dal formato o dall’ispirazione del momento?
Di base più penso e meno mi soddisfa il risultato. I migliori nasi sono nati dal “stasera disegno”. Altre volte nascono da scarti di cartoncino che ho in giro per casa, provando a incastrate dei nasi e delle biciclette in formati strani che mi ispirano gesti atletici: una volata, un colpo di reni o semplicemente delle pose strane che evocano la sofferenza che si porta dietro questo sport meraviglioso ma tostissimo.
La bicicletta è per te sia una fonte di ispirazione che un modo per evadere. C’è una strada o un percorso in bici che consideri particolarmente speciale o che ti è di ispirazione?
Una salita che mi piace fare spesso è il Monte Barro, in provincia di Lecco. Partendo da casa sono circa 80km con meno di 900 metri di dislivello. Un ottimo allenamento per me con un bel regalo quando si arriva in cima. Infatti da lì si possono ammirare i tre piccoli laghi di Pusiano, Annone e Alserio. Sì, direi che è tra le mie preferite. Conoscendo bene il percorso ogni volta riesco a capire in base ai tempi come sono messo a forma fisica.
Hai mai organizzato mostre o pensato di esporre i tuoi lavori in contesti legati al ciclismo o all’arte in generale?
In questi anni ho ricevuto più proposte per fare mostre ma è una cosa che un po’ mi imbarazza, un po’ mi mette sotto stress. Di base non ho un grande archivio quindi dovrei andare a recuperare tutti i nasi che in questi anni ho venduto per riuscire a raggiungere un numero soddisfacente di opere e dare senso all’esposizione. Inoltre vorrei avere un concetto anche per esporre al meglio i vari soggetti, ma al momento non ho avuto ancora l’illuminazione. E non voglio spaccarmi la testa. Quando mi verrà un’idea anche su come installarli in giro, sarò il primo a stressare locali e gallerie per dare visibilità ai miei nasi.
Se dovessi descrivere con un profumo l’essenza del progetto nasinbici, quale sarebbe?
Quel profumo che hanno le giornate a cavallo tra la fine dell’estate e i giorni umidi di inizio autunno.
Ci sono progetti futuri legati a nasinbici che puoi anticiparci? Magari collaborazioni o nuove direzioni artistiche?
Ho un po’ di idee in mente per dare visibilità ai miei nasi. Una collezione di maglie serigrafate in primis. Per il resto, vorrei continuare a sperimentare il più possibile. In questi 5 anni il trattamento dei nasi si è stravolto in maniera molto naturale ma anche necessaria. Vediamo cosa diventeranno in questo 2025.
Descriviti in tre parole.
Cancro ascendente vergine.