Marilù Barberio

è una showgirl, attrice, presentatrice e influencer: intraprendente, dinamica, solare, con doti innate quali la sensualità e una travolgente spontaneità e ironia. Donna senza tempo e dalle diverse sfaccettature, un…

BIOGRAFIA

#Marilù Barberio

è una showgirl, attrice, presentatrice e influencer: intraprendente, dinamica, solare, con doti innate quali la sensualità e una travolgente spontaneità e ironia. Donna senza tempo e dalle diverse sfaccettature, un connubio perfetto per le sue provocazioni piccanti ma eleganti, accompagnate da un sorriso angelico e da un cuore sensibile, al tempo stesso forte e determinata. Artista di burlesque, conosciuta come Lady Marilù, ha rilasciato diverse interviste per giornali e televisioni, maturando una solida esperienza televisiva e pubblicitaria.

Nata a Gioia del Colle, in Puglia, da una famiglia di origini pugliesi, figlia di un operaio e di un’infermiera, sognava di diventare ballerina e protagonista di film, e amava molto recitare. Consegue il diploma di scuola superiore qualificandosi come stilista e disegnatrice di moda. Ha svolto diversi lavori fin dall’età di 12 anni per contribuire al sostentamento familiare, destreggiandosi tra bar e pub come cameriera, colf e operaia.

A 17 anni scrive una sceneggiatura teatrale in chiave ironica, il cui tema è il rapporto difficile tra genitori e figli ancora bambini: genitori troppo presi da sé stessi e dal lavoro per ascoltare e prestare attenzione ai propri figli, i quali si rifugiano nel gioco dando vita a un personaggio immaginario a cui raccontare le proprie mancanze. Riuscì a portare in teatro la sua sceneggiatura per due volte, con protagoniste proprio delle bambine.

Nel 2011 si reinventa, creando un personaggio di burlesque: Lady Marilù. La sua carriera come performer di burlesque inizia in un locale di ristorazione, il Vinarius a Monopoli, in cui si esibivano tanti artisti. Fu un grande successo, che la spinse a proseguire: si esibisce ancora in molti locali della Puglia e di altre regioni. Nel 2012 insegna burlesque a un gruppo di ragazze con cui crea uno spettacolo in onore della Festa della Donna, seguito da una performance con le partecipanti del corso, un’esibizione di donne in onore delle donne. In quell’occasione riceve la sua prima intervista dal programma televisivo “Comò”, trasmesso su Telenorba, emittente televisiva di Puglia e Basilicata. Sempre nel 2012 interpreta un ruolo nella fiction Amore criminale, per la regia di Maurizio Ianelli, una produzione Rai andata in onda su Rai 3.

Nel 2014 partecipa come comparsa nel film La mia bella famiglia italiana, andato in onda su Rai 2, ed è protagonista di uno dei servizi del rotocalco televisivo Lucignolo, programma che le dà la visibilità sperata. Seguono numerosi articoli sul suo conto, a partire da La Gazzetta del Mezzogiorno, Cronaca Vera (che le dedica la copertina) e Panorama, oltre a diverse testate locali e online; anche vari telegiornali, come il Tg Norba, le dedicano un’intervista. Sempre nel 2014 realizza un calendario di 12 mesi ambientato in Puglia e viene scelta come modella e artista per una galleria fotografica in stile bondage presso la Galleria del Catapano a Bari. Nello stesso anno è protagonista in piazza Galtieri ad Adelfia, interpretando il brano di Paolo e Francesca e lo spirito di una donna afghana considerata adultera.

Il suo percorso come performer di burlesque sfocia anche in televisione, dapprima come comparsa e in seguito come attrice. Nel 2015 partecipa come comparsa nella fiction Braccialetti rossi e nel film Le frise ignoranti, ed è ospite del programma Torto o ragione? Il verdetto finale, condotto da Monica Leofreddi. Nello stesso anno è ospite de Il caffè di Rai Uno, all’epoca condotto da Cinzia Tani e Guido Barlozzetti, e de I fatti vostri, condotto da Giancarlo Magalli. Sempre nel 2015 partecipa come comparsa al film Matrimonio al Sud, per la regia di Paolo Costella. Nel 2020 veste i panni di una segretaria nella fiction Fratelli Caputo, andata in onda a maggio.

Nel 2019 conduce, insieme al comico Gianni Ciardo, il tg satirico La Capovolta, una fusione tra informazione e intrattenimento. Sempre nel 2019 partecipa come artista e opinionista al programma Il caffè di Rai Uno, condotto da Cinzia Tani e Andrea Velardi, ed è ospite di Pomeriggio Norba, condotto da Michele Cucuzza. Nel 2021 è attrice nella fiction Fino all’ultimo battito di Cinzia Torrini e partecipa alla sitcom Mudù, ideata da Uccio De Santis e diretta da Vito Cea; nello stesso anno appare come figurazione speciale nel film Il Maledetto di Giulio Base. Nel 2026 conduce A casa di Marilù su Delta TV, canale 83.

Filmografia e programmi televisivi

Cinema: Le frise ignoranti (2015), regia di Antonello De Leo; Matrimonio al Sud (2015), regia di Paolo Costella.

Televisione: Amore criminale (2012), regia di Maurizio Ianelli; La mia bella famiglia italiana (2014), regia di Olaf Kreinsen; Braccialetti rossi (2015), regia di Giacomo Campiotti; Fratelli Caputo (2020), regia di Alessio Inturri; Mudù (2021); Fino all’ultimo battito (2021), regia di Cinzia Torrini; conduzione di A casa di Marilù (2026), Delta TV.

Programmi televisivi: Lucignolo (Italia 1, 2014); Il caffè di Rai Uno (2015, 2019); Torto o ragione? Il verdetto finale (2015); I fatti vostri (2015); La Capovolta (Telenorba, 2019); Pomeriggio Norba (2019).

Cos’è per te l’arte?
L’arte è la magia di prendere un’emozione, modellarla con l’ironia e la teatralità e trasformarla in un momento di totale libertà sul palco.

Quando hai capito che il burlesque, attraverso il personaggio di Lady Marilù, sarebbe diventato una parte centrale della tua identità artistica?
Il primo incontro con il burlesque fu attraverso il film Burlesque con Christina Aguilera, ma mi lasciò poco: era concentrato sulle coreografie da ballo. La svolta arrivò quando iniziai a studiarne la storia, dalle origini nel Cinquecento, quando era soprattutto uno strumento di satira e a esibirsi erano più gli uomini delle donne. Nel Settecento le donne cominciarono a scoprirsi, prima la parte inferiore, poi quella superiore del corpo; nell’Ottocento il burlesque era diventato un passatempo persino per l’alta borghesia, che vi portava anche i bambini, perché non era mai volgare, ma ironico, mimato, un cocktail di ironia, sensualità ed eleganza. Le artiste dell’epoca si cucivano da sole gli abiti di scena e, leggendo quella storia, mi ci sono ritrovata completamente: ironia, sensualità ed eleganza sono qualità che sento innate in me. Ho anche la qualifica di sarta e il diploma di stilista di moda e infatti già allora mi confezionavo i miei costumi: lavoravo come segretaria e di notte, o in pausa pranzo, cucivo a mano i miei abiti. È stato un altro segnale chiaro: il mio lavoro stava diventando la mia passione.

In che modo le tue esperienze personali e lavorative hanno influenzato la costruzione del tuo stile scenico e della tua presenza sul palco?
Sul palco sono semplicemente me stessa: le caratteristiche che il burlesque richiede — ironia, sensualità, presenza — le ho sempre avute. Fin da bambina amavo i palchi, guardavo film musicali d’epoca, adoravo le recite scolastiche. Non ho mai avuto la possibilità economica di frequentare una scuola di recitazione, ma il sogno di essere protagonista su un palco l’ho sempre portato con me.

Cosa rappresenta per te la sensualità nel burlesque e come riesci a mantenerla elegante e mai eccessiva?
Per me viene del tutto naturale: non amo eccedere e nella mia testa c’è un limite che semplicemente non supero, quasi senza sforzo. La vera sensualità è un gesto involontario, un sorriso, una smorfia che, se non è autentica, si nota subito che è forzata. Ho conosciuto donne che magari non si definirebbero “belle” nei canoni classici, ma che ho sempre trovato di una sensualità incredibile: spesso sono anche le più insicure, eppure custodiscono un potere enorme senza saperlo.

Qual è stata la sfida più grande nel passaggio dalle esibizioni dal vivo al mondo della televisione e del cinema?
In realtà non l’ho vissuta come una vera difficoltà, perché il teatro e il burlesque dal vivo sono molto più impegnativi: lì non puoi sbagliare, le emozioni sono autentiche e il pubblico ti osserva in tempo reale, quindi serve una memoria di ferro. Recitare per TV e cinema è per me più semplice: l’unica “rogna” sono le lunghe ore sul set. In ogni caso sono tutte esperienze che danno entusiasmo alla vita.

Tra le tante esperienze televisive, quale senti più significativa per la tua crescita artistica e perché?
Più che televisiva, la sfida più grande a livello di crescita è stata teatrale: interpretare una donna afghana condannata per adulterio, con un monologo lungo e drammatico, nel centro storico di Adelfia. Il pubblico era numeroso, ma non tutti abituati al silenzio e al rispetto della scena: un gruppo di ragazzini iniziò a ridere e per un attimo ebbi un vuoto totale. Mi fermai, camminai avanti e indietro simulando la disperazione del personaggio, finché riuscii a riprendere il controllo e la scena filò liscia fino alla fine.

Quanto è importante per te il contatto diretto con il pubblico rispetto alla visibilità offerta dai media?
Il pubblico dal vivo mi fa sentire più viva che mai: più gente c’è, più mi carico. Ricordo una serata a Bitonto organizzata dall’AVIS sulla donazione degli organi: un tema delicato, con genitori di ragazzi che avevano donato organi e operatori come vigili e carabinieri sempre pronti a intervenire in soccorso. A metà serata, per alleggerire il clima, il mio collega invitò il pubblico a sventolare un fazzoletto, poi propose un tovagliolo e a me venne spontaneo aggiungere “un paio di mutande”. La gente scoppiò a ridere e mi gridò “brava”. Riuscire a far sorridere qualcuno proprio quando non se lo aspetta è come dare dello zucchero al cuore.

Come nasce una tua performance: parti dall’idea, dal costume o dall’emozione che vuoi trasmettere?
È una fusione delle tre cose: a volte parto dall’idea dell’abito da creare, poi arrivo all’emozione che voglio trasmettere e infine cerco la musica più adatta a tenerle insieme.

In che modo il burlesque può diventare anche uno strumento di empowerment femminile?
Ho tenuto anche dei corsi di burlesque e in seguito ho scelto di rifiutare proposte di collaborazione per organizzarne altri. Ma nella vita privata mi capita spesso che donne, anche solo conoscenti, mi chiedano consigli su come riconquistare o sedurre il proprio partner. In questi casi il burlesque non è solo tecnica: è un percorso che restituisce alla donna sicurezza in se stessa, la aiuta a riscoprire il proprio corpo e la propria femminilità senza vergogna, trasformando la sensualità in una forma di forza personale.

Cosa cerchi oggi in un progetto artistico: divertimento, provocazione o un messaggio più profondo?
Amo organizzare, creare, dare, emozionarmi e naturalmente divertirmi. Ma il divertimento, per me, non esclude un messaggio profondo: cerco sempre meno la provocazione fine a se stessa e sempre più progetti che, dietro la leggerezza, lascino qualcosa.

Guardando al futuro, quali nuovi linguaggi o ambiti dello spettacolo ti piacerebbe esplorare?
Mi vedo ancora nella conduzione TV. A casa di Marilù, il format di cui sono stata autrice e conduttrice, resta una delle esperienze più belle della mia carriera: al di là della preparazione, ciò che mi contraddistingue è la spontaneità, il feeling che riesco a creare con l’ospite. Amo andare oltre la classica intervista e far riemergere i ricordi d’infanzia e adolescenza degli ospiti, un momento emozionante per entrambi, perché fa emergere quel lato ancora un po’ bambino che c’è in ognuno di noi. È questo linguaggio, fatto di autenticità più che di domande di rito, che vorrei continuare a esplorare.

Descriviti in tre parole
Solo tre parole? Mi viene in mente “Dammi tre parole” di Valeria Rossi e, in effetti, sole, cuore e amore mi si addicono. Ma tre sono davvero poche: empatica, solare, determinata, sognatrice, amorevole, altruista, combattiva, forte, dolce, creatrice, dinamica… potrei continuare a lungo.

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