nasce nel 1993 a Kavala, in Grecia, e dal 2011 vive e lavora a Salonicco. Madre di due figlie, porta avanti il proprio percorso artistico conciliando la pratica creativa con la vita familiare. La sua formazione accademica si sviluppa presso l’Università Aristotele di Salonicco, dove studia Scienze Forestali e Gestione dell’Ambiente Naturale, un percorso che contribuisce a sviluppare una forte sensibilità verso la natura e l’osservazione, elementi che emergono anche nella sua ricerca visiva.
Il suo avvicinamento alla pittura avviene nel 2013 attraverso l’arte dell’iconografia, primo contatto significativo con la pratica pittorica e con lo studio dell’immagine. A partire dal 2020 inizia a dedicarsi in modo più sistematico alla pittura digitale, lavorando principalmente con il programma Procreate. Parallelamente approfondisce la propria formazione frequentando per tre anni i corsi di una scuola privata di Fine Art & Design, ampliando e consolidando le proprie competenze artistiche.
Nel settembre 2025 fonda e dirige il Centro d’Arte ARTE POVERA a Perea, nei pressi di Salonicco, uno spazio multidisciplinare che unisce galleria, studio artistico, laboratori creativi e seminari dedicati all’arte. Attraverso questo progetto mira a creare un luogo aperto di incontro, dialogo e scambio creativo tra artisti e pubblico.
Le sue opere sono state presentate in numerose mostre personali e collettive in Grecia e all’estero. Tra le esposizioni personali si segnalano Shadows of the Soul, ospitata presso la Myro Gallery di Salonicco nel 2024, e Seven Deadly Sins, presentata nel 2025 nell’ambito dell’89ª Asta d’Arte e Antiquariato della Myro Auctions House. Ha inoltre partecipato a importanti progetti espositivi collettivi come la Art Thessaloniki International Contemporary Fair, Art on Loop a Milano e la mostra Euphoria in Art ad Atene, oltre a diverse esposizioni tematiche organizzate in gallerie e istituzioni culturali ad Atene, Salonicco, Calcide, Creta e in Serbia. Alcune sue opere sono state presentate anche nello spazio pubblico attraverso il Plastira Project, promosso dal Comune di Kalamaria.
La sua formazione artistica si arricchisce nel tempo grazie alla partecipazione a numerosi programmi educativi e seminari dedicati alla storia dell’arte, all’arte contemporanea, alla tradizione iconografica, all’illustrazione e alle nuove tecnologie applicate all’arte, presso istituzioni internazionali come l’Università Nazionale e Capodistriana di Atene, il Museum of Modern Art di New York, l’Universidad Carlos III de Madrid, la University of Pennsylvania e la Sapienza Università di Roma.
Accanto alla pittura coltiva anche la passione per la fotografia: ha frequentato un corso biennale presso la scuola FOTOART e dal 2017 si dedica alla fotografia a livello amatoriale, con particolare interesse per il paesaggio, la natura e la macrofotografia.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è un modo di comprendere il mondo e il nostro universo interiore. È un linguaggio senza confini che permette di esprimere emozioni, memorie e pensieri che spesso non possono essere raccontati con le parole. Attraverso l’arte nasce un dialogo tra l’artista, l’opera e lo spettatore.
Come nasce il tuo primo rapporto con l’arte e cosa ti ha spinto a passare dall’iconografia tradizionale alla pittura digitale?
Il mio primo rapporto con l’arte nasce attraverso l’iconografia tradizionale, dove ho scoperto la forza dell’immagine, del simbolo e della spiritualità. Con il tempo ho sentito il bisogno di esplorare nuovi linguaggi espressivi. La pittura digitale mi ha offerto la possibilità di sperimentare liberamente con la luce, la composizione e l’immaginazione, creando mondi che uniscono tradizione e contemporaneità.
In che modo i tuoi studi in Scienze Forestali e la tua sensibilità verso la natura influenzano il tuo immaginario artistico e i temi delle tue opere?
I miei studi in Scienze Forestali hanno influenzato profondamente il mio modo di osservare il mondo. La natura per me non è solo un tema, ma una presenza viva. Le foreste, i piccoli organismi, le texture e le forme dell’ambiente naturale alimentano la mia immaginazione e spesso diventano elementi simbolici nelle mie opere.
Cosa ti affascina della pittura digitale e quali possibilità espressive ti offre rispetto ai linguaggi più tradizionali?
Ciò che mi affascina della pittura digitale è la libertà. Mi permette di combinare tecniche diverse, creare più livelli visivi e sperimentare senza limiti. Allo stesso tempo mantengo sempre la logica della pittura, come se lavorassi su una tela.
Il titolo della tua mostra Shadows of the Soul suggerisce una dimensione molto introspettiva: quale tipo di emozioni o riflessioni volevi trasmettere attraverso quel progetto?
La mostra Shadows of the Soul è stata un viaggio introspettivo. Volevo esplorare le emozioni nascoste, le ombre dell’anima umana e i momenti di ricerca interiore. Le opere funzionano come specchi nei quali lo spettatore può riconoscere parti di sé.
La serie Seven Deadly Sins affronta un tema simbolico molto forte: come hai reinterpretato questi archetipi nella tua ricerca visiva contemporanea?
Nella serie Seven Deadly Sins ho cercato di reinterpretare questi archetipi senza tempo attraverso una visione contemporanea. Non li considero solo come concetti morali, ma come condizioni umane presenti in ognuno di noi. Ogni opera diventa una narrazione simbolica di queste tensioni interiori.
Essere fondatrice e direttrice del Centro d’Arte ARTE POVERA a Perea rappresenta anche una scelta culturale: quale ruolo desideri che questo spazio abbia nella scena artistica locale?
La fondazione del Centro d’Arte ARTE POVERA a Perea è per me una scelta culturale ma anche una necessità. Desidero che sia uno spazio aperto di creazione, dialogo e collaborazione, dove artisti e pubblico possano incontrarsi e condividere idee.
Quanto è importante per te creare occasioni di dialogo e scambio tra artisti e pubblico attraverso workshop, seminari e attività collettive?
Il dialogo con il pubblico è per me fondamentale. Attraverso workshop, seminari e attività collettive si crea una relazione viva con l’arte. L’arte non è solo esposizione di opere, ma anche un’esperienza condivisa di apprendimento e scambio.
Hai partecipato a mostre in diversi contesti internazionali: cosa cambia nel confronto con pubblici e ambienti culturali differenti?
Partecipare a mostre internazionali è sempre un’esperienza preziosa. Ogni contesto culturale ha una sensibilità e uno sguardo diversi. Questo dialogo arricchisce il mio modo di percepire l’arte e apre nuove prospettive.
La fotografia, soprattutto di paesaggio e macrofotografia, sembra dialogare con il tuo interesse per la natura: quanto questa pratica influenza il tuo sguardo pittorico?
La fotografia di paesaggio e la macrofotografia mi aiutano a osservare la natura con maggiore attenzione. Attraverso l’obiettivo scopro dettagli, texture e forme che spesso entrano anche nella mia pittura.
Essere artista e madre di due figlie come incide sul tuo processo creativo e sulla gestione del tempo dedicato all’arte?
Essere artista e madre di due figlie è un equilibrio continuo. Richiede una buona organizzazione del tempo, ma allo stesso tempo mi offre ispirazione e una comprensione più profonda della vita e delle emozioni.
Quali nuove direzioni immagini per la tua ricerca nei prossimi anni: più sperimentazione digitale, contaminazioni con altri linguaggi o progetti installativi?
In futuro vorrei continuare a esplorare la pittura digitale, ma anche sperimentare nuove forme espressive più evolute che combinino l’arte tradizionale con le nuove tecnologie.
Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?
Simbolica – Introspettiva – Visionaria.