Maria Teresa Lonetti

è una cantautrice calabrese originaria di Melissa, sulla Costa Ionica del Sud Italia, la cui musica nasce da un profondo legame con le proprie radici, i ricordi e le tradizioni…

BIOGRAFIA

#Maria Teresa Lonetti

è una cantautrice calabrese originaria di Melissa, sulla Costa Ionica del Sud Italia, la cui musica nasce da un profondo legame con le proprie radici, i ricordi e le tradizioni della sua terra. Nei suoi brani intreccia emozioni e identità culturale, alternando l’italiano al dialetto calabrese, con l’obiettivo di custodire e trasmettere l’eredità del Sud attraverso una voce intensa e autentica.

Nel 2015 riceve il Premio Manente per la miglior canzone con “Terra d’acqua e focu”, riconosciuta come un omaggio alla Calabria, alla sua storia e alle inquietudini del suo popolo, capace di evocare sentimenti profondi grazie a una forte carica espressiva. La sua produzione musicale si configura come un viaggio che, pur attraversando luoghi e suggestioni diverse, conduce sempre a una dimensione intima e familiare, quella delle origini.

Il suo progetto artistico nasce da una ricerca sonora che fonde musica popolare e percorso personale, dando nuova vita a tarantelle, canti ancestrali e antiche preghiere, trasformati in composizioni contemporanee senza perdere la loro essenza mediterranea. Al centro della sua narrazione emerge con forza il tema della donna, intesa come simbolo di resistenza, coraggio e capacità di affermare la propria voce di fronte alle difficoltà.

Nei suoi concerti invita il pubblico a immergersi in un universo sonoro fatto di timbri caldi, intensi e autentici, dove tradizione e modernità si incontrano dando forma a un linguaggio musicale personale. Il progetto prende forma sul palco insieme a tre musicisti, pur mantenendo una struttura flessibile che può adattarsi a contesti diversi, da uno a cinque elementi, per restituire ogni volta un’esperienza coerente e coinvolgente.

Maria Teresa Lonetti prosegue il suo percorso artistico con l’intento di mantenere vivo un ponte tra passato, presente e futuro, trasformando la musica in espressione di identità, radice e forza umana.

Cos’è per te la musica?

La musica è la mia principale lingua, la prima che ho imparato, veramente… Mia nonna mi cantava canzoni da quando ero piccola e mi ha trasmesso questa passione. A casa avevamo degli strumenti che funzionavano a metà, ma ci divertivamo a sperimentare suoni. Poi ho cominciato ad ascoltare, grazie ai miei fratelli maggiori, band come Smiths, Cure, America, musica classica… ed è stata un’altra scoperta. La musica ha sempre fatto parte, in un modo o nell’altro, della mia vita. Come avere un altro componente che fa parte della tua famiglia, da sempre e per sempre.

Qual è il legame tra la tua musica e la tua terra d’origine?

È un legame che è  esistito sempre ma latente per molti anni. Quando, ventenne, da Sud mi sono trasferita a Nord per studiare, inconsciamente credo di aver cercato quel distacco dalle mie origini, che mi consentisse di vivere un nuovo capitolo . Sentirmi legata alle mie Tradizioni, a, quell’età, era vissuto come un limite e credo che questo sia stato indispensabile poi, per rincontrarle le mie origini, al momento giusto e consapevole di volerle vivere, raccontare e condividere anche con gli altri, anche attraverso le mie canzoni. 

In che modo il dialetto calabrese arricchisce il tuo linguaggio artistico?

Nel modo più semplice:  perché mi fa sentire a casa, libera e felice. È come nuotare sott’acqua e poi risalire in superficie e respirare! È come fare un tuffo nel mare fresco in un giorno caldissimo di agosto. Il dialetto è un diamante grezzo, meraviglioso e autentico. È la storia, la tua cultura, la tua famiglia. È un linguaggio segreto tra te e tutto quello che hai vissuto. Mi sento così orgogliosa della mia Calabria e quando parlo in dialetto, ancora di più. È un peccato che le nuove generazioni lo stiano perdendo… Credo che il dialetto sia un’eredità  preziosa da mantenere, un’identità da non perdere. 

Come nasce una tua canzone: parti dalle parole, dalla musica o da un’emozione?

Tendenzialmente la maggior parte di quelle che ho scritto nascono insieme. Sono pensieri Improvvisi che si accompagnano insieme, tra musica e parole. Molte le ho scritte in momenti impensabili: un Congresso, una fiera, la presentazione di un libro. Non sono i momenti selezionati intellettualmente che generano una canzone (almeno, non per me!), ma i momenti quotidiani che, vengono spezzati da quel momento creativo che serve per distrarti da quel contesto che,forse, in quel momento ti annoia anche!. Mi sento fortunata, lo considero un dono speciale. Se dovessi fermarmi intenzionalmente per comporre, probabilmente non avrei scritto neanche una canzone 🙂 

Il tema della donna è centrale nel tuo progetto: cosa rappresenta per te?

Più che altro, nasce dal fatto che ho un’ammirazione spasmodica per le donne che hanno rappresentato i pilastri fondamentali della mia vita, da quando sono nata. Mia madre, mia nonna, le mie anziane vicine di casa a Melissa, in Calabria.E crescendo, tutte quelle che ho conosciuto, amiche, conoscenti, e qualche antipatica pure! .I loro racconti, le loro storie, nei diversi tempi , Son state per me una fonte di ispirazione . Quanta stima, tanta. Devo dire che il mio punto centrale in questo tema, non è tanto l’identità di essere una donna o un uomo, ma è quella caratteristica speciale e significativa che ho visto in tante persone che, coincidenza o caso, erano per la maggior parte, donne!  Invece, in merito a questo “essere donna o uomo”, una cosa che sì mi preme dire, ed è il fatto che , nella musica popolare e tradizionale, non vedo molto spazio dedicato alle donne.. E questo è abbastanza triste.  Ci sono moltissimi festival, a Sud, ma, quante cantautrici e musiciste donne si vedono? Poco e niente.. Assurdo. 

Come riesci a fondere tradizione e contemporaneità senza perdere autenticità?

Perché scrivo solo quando è il momento e lo sento. Quando questo mix di elementi si incontra, evolve e si presenta da solo, è una gioia pura. Il senso della musica per me è suonare e cantare canzoni che non  annoino, a me in primis. Non forzo accordi, non forzo parole. A volte compongo solo in italiano, a volte in dialetto, a volte solo musica , a volte tutto insieme e molte altre volte, non compongo niente e mi metto in ascolto, cioè non faccio niente o faccio tutt’altro.Ed è in quel niente che trovo  il rispetto di quello che arriverà . Autentico , fedele e coerente al momento in cui si  manifesta  e si presenta a me, per conoscerci.Questo è il segreto. 

Che emozione provi quando porti sul palco le radici della tua terra?

Mi sento molto orgogliosa e felice . Mi fa sentire bene poter condividere la mia storia , parlare della Calabria, questa terra tanto dura quanto magica e piena di dignità. Sono felice quando le persone, dopo il concerto, mi chiedono informazioni e manifestano il desiderio di andarla a visitare perche’ sono affascinati e curiosi di conoscerla. 

Cosa significa per te trasformare canti ancestrali in musica attuale?

Vuol dire trovare un linguaggio speciale che colleghi insieme tutte le fasi del tempo.. Da dove vieni, dove sei, e dove vorresti andare. Passato, presente e futuro. 

Qual è stato il momento più significativo del tuo percorso artistico finora?

Sicuramente uno tra i più belli e gratificanti è quello di aver potuto conoscere e collaborare con artisti come Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino . Sono persone meravigliose. Eugenio ha prodotto la mia canzone “Spera” E, Quando capita di, poter, essere con lui su un palcoscenico, mi sento tanto grata e felice. Lui è il Maestro della riscoperta della musica popolare ed è grazie a lui che adesso, la musica popolare  ha questa bella possibilità e spazio. È un Grande, davvero. 

Che tipo di connessione cerchi di creare con il pubblico durante i tuoi concerti?

Per me essere su un palcoscenico e cantare, raccontare le mie canzoni, condividere storie e fatti e ridere col pubblico anche, è come essere sul mio divano di casa, serena e comoda. Mi sento a mio agio sul palco, adoro parlare con il pubblico, farli cantare in dialetto calabrese e fargli ballare la tarantella Calabrese. È una connessione vera, autentica e sincera. Come è giusto e bello che sia. 

Quali sono i prossimi passi e le evoluzioni che immagini per il tuo progetto musicale?

A parte i concerti live che adoro fare, ho più progetti in testa. Il primo è creare un format teatrale e musicale. Il secondo, è quello di riarrangiare delle antichissime canzoni ritrovate  di mia nonna e delle sue amiche.Canti ché cantavano insieme nei campi.. E poi… altre cose ancora ma, top-secret! Da buona calabrese sono un pò scaramantica!

Descriviti in tre canzoni.

E cantava le canzoni  (Rino Gaetano), Je so pazzo (Pino Daniele), Autumn in New York (Ella Fitzgerald). 

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