siciliana, classe 1983, è una pittrice autodidatta il cui percorso umano e artistico si sviluppa attraverso un intenso viaggio internazionale che la conduce dall’Argentina ad Amsterdam, passando per Bruxelles, fino a stabilirsi in Spagna, dove vive da oltre diciassette anni.
Il disegno rappresenta fin da sempre una passione innata, anche se inizialmente intraprende studi classici e successivamente si forma in Relazioni Internazionali, lavorando nel campo del giornalismo. È a Barcellona, nel 2013, in seguito a una crisi esistenziale, che riscopre profondamente la pittura e decide di dedicarsi con maggiore consapevolezza alla propria ricerca artistica, studiando presso lo studio della pittrice catalana Mariona Bueno. Qui affina tecniche come il carboncino, l’acrilico e l’acquerello, sviluppando nel tempo un linguaggio personale e riconoscibile.
Al centro della sua produzione si colloca la figura femminile, raccontata con sensibilità e delicatezza ma anche con l’intento di esprimere la forza e la complessità dell’universo femminile. Accanto a questa ricerca, realizza numerosi ritratti su commissione, dedicati a famiglie, bambini e paesaggi marini, sia in chiave realistica che astratta.
Attraverso pennellate rapide e luminose, in uno stile che richiama l’impressionismo reinterpretato in chiave contemporanea, cattura la spontaneità degli affetti e la bellezza degli istanti quotidiani. Le sue opere si configurano come un invito a custodire la memoria e a riscoprire il valore delle emozioni autentiche, trasformando ogni dipinto in una dichiarazione d’amore alla vita.
Cos’è per te l’arte?
L’arte è espressione che va al di là delle parole e del senso comune. È bellezza, è invenzione allo stato puro e senza secondi fini. L’arte è stupore. È l’anima che si rivela.
Qual è stato il momento in cui hai capito che la pittura sarebbe diventata una necessità e non solo una passione?
Tre anni fa ho avuto l’intuizione che la pittura potesse diventare il mio progetto di vita. Varie letture mi hanno fatto pensare alle mille opportunità che avrei avuto se fossi uscita da quell’idea limitante che non si può vivere dell’arte. La pittura era una necessità troppo importante per essere relegata al tempo di un hobby e che solo facendola diventare una professione avrei avuto le risorse e il tempo per dedicarmi a essa. In quel momento ho iniziato a immaginarmi come artista, pittrice e a crederci. Nell’agosto 2024 ho fatto la prima esposizione e da lì sono arrivate nuove commissioni.
In che modo il tuo percorso di vita internazionale ha influenzato il tuo linguaggio artistico?
Il viaggio ci porta sempre ad aprirci a nuove esperienze e nuovi punti di vista. Se fossi rimasta in Italia avrei sicuramente seguito un percorso lavorativo più lineare e formale. A Bruxelles ho lavorato presso il Comitato economico e sociale dell’UE, dove organizzavamo eventi culturali e mostre d’arte. Inoltre, sia Amsterdam che Barcellona sono due città intrise di bellezza e di arte. Da Van Gogh a Vermeer, dai colori di Gaudí o di Miró, la follia di Dalí, le mille gallerie che si trovano per strada: sono stati stimoli per risvegliare un vecchio desiderio sopito.
Quanto è stata determinante la crisi personale vissuta a Barcellona nella tua rinascita creativa?
Ero diventata manager nell’azienda in cui lavoravo da cinque anni, mi ero appena sposata con l’uomo che amo eppure non stavo bene. Feci un percorso psicologico che, oltre a svelarmi certi meccanismi del pensiero, mi fece osservare che il primo passo verso il benessere è dedicarsi alle cose che fanno stare bene. Fu in quel momento che ricominciai a giocare a pallavolo, dopo tanti anni, e decisi di iniziare un corso di pittura. E non ho più smesso.
Cosa rappresenta per te la figura femminile al centro delle tue opere?
Sono la terza di quattro sorelle. Quando ero piccola vedevo le mie sorelle maggiori come delle eroine: belle, studiose, intelligenti, indipendenti. I miei genitori erano molto aperti e siamo state sempre libere di fare e di decidere. Oggi vedo che la mia realtà non è quella di molte altre donne. Il mio impegno nel sociale è quello di comunicare che la libertà assoluta della donna è un diritto inalienabile da difendere. Per questo, nella mia nuova collezione Donna e Sicilia, di cui la prima opera è Etna, voglio trasmettere questa idea di potenza, di autonomia e di libertà.
Come riesci a bilanciare delicatezza e forza nei tuoi ritratti?
La donna è così: dai contorni delicati ma con una grande forza interiore. Quando dipingo mi immedesimo nel personaggio; a ogni pennellata, scrutandone i tratti e lo sguardo, i segni dell’espressione e le sfumature, è come se facessi un viaggio attraverso la loro anima. Non so spiegarlo, ma sono loro che si rivelano a me, nella loro essenza.
Quanto conta il lavoro su commissione nel tuo percorso e nel rapporto con chi osserva le tue opere?
Il lavoro su commissione è un enorme stimolo perché mi porta a superare nuove sfide e a sperimentare nuove tecniche. Per quanto riguarda chi osserva, non credo di essere meno artista se svolgo una richiesta precisa o se faccio un ritratto realista, perché la mia mano e il mio stile si vedono in ogni realizzazione. Oltre alle commissioni continuo a creare altre collezioni personali, come Donna e Sicilia.
Il tuo stile richiama l’impressionismo: quali sono le tue principali influenze artistiche?
Mi hanno sempre affascinato pittori post impressionisti come Van Gogh, ma anche l’espressionismo romantico di Chagall. Adoro i colori di Gauguin e di Miró. In realtà, la pennellata veloce e decisa è anche frutto del mio carattere, spontaneo, determinato e a volte irruento.
Cosa cerchi di catturare quando dipingi un momento quotidiano?
Mi piace trasmettere l’atmosfera di quel momento: sognante, vibrante, sexy o rilassante. Mi piace catturare nello sguardo dei soggetti i pensieri e le emozioni che stanno provando.
Le tue opere parlano spesso di memoria ed emozioni: quanto c’è di autobiografico nel tuo lavoro?
Autobiografica è sicuramente la mia innata passione per il disegno e per l’ammirazione dell’universo femminile. Autobiografico è forse il mio amore per il mare e per la Sicilia. Il mare è il mio elemento e i colori della Sicilia hanno nutrito la mia vista e continuano ad ammaliarmi ogni giorno. Il fatto di essermene allontanata ha fatto emergere la necessità di assaporare quella luce e quei colori attraverso una finestra immaginaria.
Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione della tua ricerca artistica?
Voglio continuare a sperimentare e ad aprirmi a nuove tecniche e a nuovi soggetti, per esempio nella realizzazione di figure e paesaggi più astratti. Sto creando nuove collezioni che vanno verso questa direzione, anche grazie a collaborazioni con interior designer. Vorrei anche specializzarmi nella creazione di opere con medium più naturali ed ecosostenibili. In generale, immagino di continuare ad avere il privilegio di creare colori e forme in libertà e di trasmettere il mio messaggio di forza, autonomia e resilienza a quante più donne possibili. Sogno che i miei quadri viaggino per il mondo trasmettendo gioia e coraggio.
Descriviti in tre parole.
Ribelle, sognatrice, trasformativa.