Maria Cristina Galati

è un’artista italiana la cui ricerca si muove tra arte astratta, informale e una decorazione dal forte impatto visivo. Cresciuta in un ambiente creativo e poliedrico, eredita fin da giovanissima…

BIOGRAFIA

#Maria Cristina Galati

è un’artista italiana la cui ricerca si muove tra arte astratta, informale e una decorazione dal forte impatto visivo. Cresciuta in un ambiente creativo e poliedrico, eredita fin da giovanissima dal padre l’amore per la pittura e la scultura, sviluppando un linguaggio espressivo libero da schemi e preconcetti. Parallelamente al percorso artistico, si forma in Scienze Motorie presso il CONI, specializzandosi in diverse discipline sportive, esperienza che contribuisce a rafforzare il suo rapporto istintivo con il corpo, l’energia e il movimento.

La sua tecnica si fonda sull’uso intenso del colore, spesso fluorescente, elemento distintivo del suo lavoro, utilizzato come strumento emotivo e percettivo. Un momento decisivo nella sua evoluzione artistica è il viaggio in America Latina, in particolare in Brasile, dove rimane profondamente colpita dal contrasto tra la durezza della vita nelle favelas e la forza vitale dei colori che le attraversano. Da questa esperienza nasce un progetto artistico incentrato sul potere cromoterapico del colore, inteso come veicolo di trasformazione e consapevolezza.

Rientrata in Italia, avvia una ricerca approfondita sui pigmenti fluorescenti opachi e sugli oggetti simbolo della tradizione culturale italiana, come la ceramica artistica artigianale, che rielabora in chiave contemporanea. Le sue opere trasformano elementi classici, moderni e contemporanei in creazioni vibranti, capaci di dialogare con lo spettatore a livello sensoriale ed emotivo.

Attenta anche alle tematiche sociali, è una convinta sostenitrice della tutela degli animali e si impegna attivamente contro ogni forma di maltrattamento. Il suo percorso espositivo comprende la partecipazione a eventi e mostre in importanti contesti istituzionali e culturali, tra cui il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma, la Camera dei Deputati come relatrice in progetti dedicati al benessere e alla salute dei pazienti attraverso l’integrazione della cromoterapia, oltre a numerose esposizioni in gallerie romane e in tutta Italia, con una presenza significativa nel distretto artistico di Brera a Milano.

Cos’è per te l’arte?

E’ una forma espressiva libera da condizionamenti e convenzioni che permette di liberare la nostra interiorità nel modo più naturale che ci sia.

In che modo il colore, soprattutto quello fluorescente, diventa per te uno strumento emotivo e non solo visivo?

L’impatto visivo dei colori fluo su di noi ha una capacità rigenerativa tale da trasmettere emozioni immediate, positive e terapeutiche fuori dagli schemi, infondendo un’energia e una vitalità immediata creatrice di allegria interiore, stimolando un forte impatto emotivo in grado di rompere la monotonia e donare buon umore.

Quanto ha influito il viaggio in Brasile sulla nascita della tua ricerca artistica e sul tuo modo di percepire il rapporto tra bellezza e difficoltà sociale?

Il Brasile è stato fondamentale per me, una fonte magica di ispirazione. Visitare i quartieri più poveri, le Favelas, mi ha permesso di interpretare il colore come forma di resilienza, i colori vivaci che vi si trovano e i murales che le adornano, quasi restituiscono una dignità sociale a questi luoghi.

Come dialogano, nel tuo lavoro, la tradizione culturale italiana e un linguaggio espressivo così contemporaneo e vibrante?

Personalmente ho voluto ribaltare il concetto tradizionale di arte rompendo gli schemi tradizionali rivalutando la pop art e donandole delle tinte a forte impatto visivo.

La cromoterapia è un elemento centrale della tua pratica: come immagini il suo ruolo nel rapporto tra arte, benessere e cura?

Credo che la cromoterapia applicata all’arte sia una forma di medicina alternativa in grado di agire come un analgesico naturale in grado di curare la mente e l’animo umano.

Il tuo percorso in Scienze Motorie e lo sport hanno influenzato il modo in cui vivi il corpo e l’energia all’interno delle tue opere?

Assolutamente si! il rigore acquisto attraverso questa disciplina mi ha conferito uno schema motorio e mentale e di grande equilibrio applicato e sviluppato nell’arte.

Qual è il confine, se esiste, tra trasformazione e reinterpretazione quando lavori su opere classiche o moderne?

Personalmente oltrepasso ogni confine quando applico le mie idee e la mia creatività sulle opere, rispettandone sempre l’originalità come forma di cultura e reinterpretandone la chiave di lettura pur lasciando integro il significato delle stesse e mantenendo riconoscibili i tratti essenziali dell’opera madre.

In che modo il tuo impegno per la tutela degli animali entra, anche simbolicamente, nella tua ricerca artistica?

Credo sia una forma di sensibilità interiore innata.

C’è un materiale, un oggetto o un simbolo della tradizione italiana che senti particolarmente affine alla tua poetica?

La ceramica, principalmente perchè è un materiale con il quale grazie anche alle opere di mio padre ho confidenza sin dall’infanzia, inoltre consente di dare vita a idee e a situazioni che sono parte della nostra cultura.

Come reagisce il pubblico di fronte all’intensità cromatica delle tue opere e quanto conta per te questa risposta emotiva?

Immenso entusiasmo che mi ha stimolato perseverare nel portare avanti il mio progetto.

Guardando al futuro, quali nuove direzioni senti di voler esplorare nella tua ricerca sul colore e sulla percezione?

Nascendo io come pittrice astrattista, porto avanti il mio progetto relativo allo studio del colore applicando quest’ultimo su attività artistiche di vario genere.

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