Makis Koulianos

è un pittore nato a New York e cresciuto a Litochoro, nella regione di Pieria in Grecia, dove ha sviluppato una visione artistica profondamente legata all’indagine interiore e spirituale. La…

BIOGRAFIA

#Makis Koulianos

è un pittore nato a New York e cresciuto a Litochoro, nella regione di Pieria in Grecia, dove ha sviluppato una visione artistica profondamente legata all’indagine interiore e spirituale. La sua ricerca trae ispirazione dalla grande tradizione pittorica, in particolare da maestri come Caravaggio, José de Ribera e Guido Reni, così come da figure contemporanee quali Roberto Ferri e Christopher Remmers, con il quale ha avuto modo di approfondire direttamente lo studio pittorico.

Il suo lavoro si concentra sull’evoluzione dell’anima attraverso l’arte, esplorando la dimensione esoterica dell’esistenza e il rapporto tra coscienza e percezione. Attraverso l’uso sapiente del chiaroscuro e del tenebrismo, combinati con colori vibranti e intensi, Koulianos costruisce immagini cariche di mistero, dove la figura umana diventa veicolo di introspezione e rivelazione. Le sue opere mettono in dialogo forze opposte, come oscurità e luce, morte e vitalità, creando una tensione visiva che riflette la complessità dell’esperienza interiore. La sua pittura si configura così come un percorso di ricerca spirituale, in cui il gesto artistico diventa strumento di conoscenza e creazione di bellezza.

Cos’è l’arte per te?

L’arte non è decorazione né espressione. È una disciplina della presenza. Un modo per confrontarsi con la verità senza rumore. Per me, la pittura è un atto silenzioso di responsabilità verso l’anima.

In che modo essere nato a New York e cresciuto a Litochoro, in Grecia, ha influenzato la tua visione artistica e il tuo rapporto con la dimensione spirituale?

Nascere a New York mi ha dato il senso della scala e dell’esposizione al mondo. Crescere a Litochoro, sotto il Monte Olimpo e vicino alla vita monastica, mi ha radicato nel silenzio e nel sacro. Il mio lavoro si colloca tra queste due forze: il mondo e la montagna interiore.

Quando hai capito per la prima volta che la pittura sarebbe diventata uno strumento di esplorazione interiore e non solo un mezzo espressivo?

Quando ho compreso che la pittura stava cambiando me più di quanto io stessi plasmando lei. È diventata meno un atto di mostrare e più un processo di trasformazione. Da allora, ogni opera è una soglia interiore.

La tua ricerca è profondamente radicata nella tradizione pittorica: cosa ti affascina in particolare del linguaggio di Caravaggio, José de Ribera e Guido Reni?

Caravaggio mi ha insegnato che la luce è morale, non decorativa.
José de Ribera mi ha mostrato la dignità della carne e della sofferenza umana.
Guido Reni ha rivelato la grazia dentro la tensione. Da loro ho imparato che il corpo può contenere la metafisica.

In che modo il contatto diretto con Christopher Remmers ha contribuito a trasformare o approfondire il tuo approccio alla pittura?

Christopher Remmers ha rafforzato la disciplina e il rispetto per il mestiere. Ha confermato che la tradizione non è ripetizione, ma una struttura viva che richiede precisione e umiltà.

Il tuo lavoro dialoga anche con artisti contemporanei come Roberto Ferri: quali aspetti della pittura contemporanea senti più vicini alla tua sensibilità?

Roberto Ferri rappresenta un ritorno contemporaneo al mito e al corpo umano. Mi sento vicino agli artisti che utilizzano il linguaggio classico per parlare della tensione esistenziale di oggi, senza ironia.

Il chiaroscuro e il tenebrismo sono elementi centrali nella tua pittura: cosa rappresenta simbolicamente per te il rapporto tra luce e oscurità?

La luce è consapevolezza. L’oscurità è profondità non esaminata. La loro tensione rappresenta la condizione umana. Non dipingo il bene contro il male, ma la coscienza che emerge dall’ombra.

Le tue opere sembrano esplorare la trasformazione dell’anima: consideri la pittura anche come un processo di trasformazione personale?

Sì. Ogni serie segna una fase della mia vita: dolore, conoscenza, forza silenziosa. La pittura non è terapia; è responsabilità. Non posso chiedere profondità allo spettatore se io stesso la evito.

Che ruolo ha l’intuizione rispetto alla tecnica nel tuo processo creativo?

L’intuizione decide la direzione. La tecnica la protegge. Senza disciplina, l’intuizione diventa caos; senza intuizione, la tecnica diventa virtuosismo vuoto.

Le figure che dipingi sembrano sospese tra fisico e spirituale: nascono da immagini interiori, da modelli reali o da una combinazione di entrambi?

Nascono come stati interiori. A volte utilizzo modelli, ma solo come ancore anatomiche. La vera fonte è un’immagine interiore plasmata dall’esperienza vissuta.

Quanto sono importanti il silenzio, la meditazione o uno specifico stato mentale prima o durante l’atto del dipingere?

Essenziali. Spesso lavoro nel silenzio. La pittura, soprattutto su soggetti sacri, richiede immobilità interiore. Lo stato mentale determina la profondità dell’immagine.

C’è un’opera che senti particolarmente rappresentativa del tuo percorso interiore fino a oggi?

La serie LIMEN rappresenta la soglia tra ciò che ero e ciò che sto diventando. Segna il passaggio dall’intensità alla presenza radicata.

Quali territori senti di voler esplorare in futuro, sia tecnicamente che spiritualmente?

Tecnicamente, una maggiore essenzialità e una luce più sottile. Spiritualmente, l’incarnazione: come i principi metafisici vivono dentro il corpo umano e la vita quotidiana.

Descriviti in tre parole.

Disciplinato. Introspettivo. Silenziosamente instancabile.

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