Luciano Tigani

nasce a Polistena nel 1966, dove tuttora vive e opera. Fin da bambino avverte dentro di sé una forte ispirazione artistica e, con il passare degli anni, osservando la natura…

BIOGRAFIA

#Luciano Tigani

nasce a Polistena nel 1966, dove tuttora vive e opera. Fin da bambino avverte dentro di sé una forte ispirazione artistica e, con il passare degli anni, osservando la natura vivace e colorata dei luoghi più cari della sua terra calabrese, decide di fissare sulla tela bianca quelle intense sensazioni. Con impegno costante e spirito di ricerca, si dedica allo studio delle tecniche a china e a pastello, realizzando opere ricche di fantasia e astrattismo, per poi avvicinarsi progressivamente all’acquarello e alla pittura classica. Inizia così a studiare il paesaggio e la prospettiva, scoprendo sempre più la bellezza della natura che lo circonda e perfezionandosi nella pittura a olio con la tecnica della macchia.

Pur essendo autodidatta, ottiene fin da subito risultati sorprendenti. La partecipazione a numerose mostre collettive riscuote consensi entusiastici, spingendolo a dedicarsi con crescente intensità all’arte e ad allestire esposizioni personali sia in Italia sia all’estero. Il suo lavoro riceve apprezzamenti e recensioni positive da parte di affermati critici e storici dell’arte, tra cui Paolo Levi, Giorgia Cassini, Vito Cracas, Miriam Zerbi, José Van Roy Dalì e il maestro Silvio Loffredo.

Nel 2024 realizza una mostra personale di pittura per il Principe Alberto di Monaco, accompagnata dalla donazione di una sua opera. Nello stesso anno crea un lavoro destinato in dono a Papa Francesco. Riceve inoltre il Premio alla Carriera presso la Camera dei Deputati, nella Sala La Regina a Roma, e il Premio Internazionale Padre Pio da Pietrelcina al Palavetro di Pietrelcina.

Dopo un lungo percorso come pittore paesaggista, oggi Tigani esplora nuovi orizzonti, portando il suo paesaggio verso un’evoluzione fatta di forme e suggestioni sempre più ricche. La sua pittura diventa così non solo da osservare, ma da raccontare, capace di evocare storie affascinanti e di emozionare profondamente chi la contempla.

Numerose testate giornalistiche hanno recensito la sua attività artistica, tra cui La Stampa, Il Piccolo di Alessandria, La Riviera, La Gazzetta del Sud, Calabria Letteraria, Calabria Sconosciuta, Il Quotidiano di Calabria e America Oggi, oltre a riviste specialistiche come Arte, Italia Arte e Arte Contemporanea nelle Dimore Storiche Italiane. È presente anche in pubblicazioni di settore, tra cui l’Annuario d’arte moderna e contemporanea Giorgio Mondadori e il volume “Creazioni” di Paolo Levi.

Oggi Luciano Tigani sente che il suo scopo primario è trasmettere le stesse emozioni che prova osservando la natura che lo circonda. Attraverso il colore e la materia lascia un’impronta di sé nel tempo, continuando ad appoggiare il pennello sulle sue tele con grande passione e profonda dolcezza.

Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è ciò che riesce ad emozionarmi. Naturalmente non mi soffermo solo alla pittura, ma anche alla musica, alla poesia, alla scultura e a tanto altro: l’arte è vita.

Quando hai capito che la natura della tua Calabria sarebbe diventata il fulcro della tua ricerca pittorica?
Ho sempre amato la mia terra e mi sono reso conto che i miei occhi osservavano particolari a cui tanti non facevano neanche caso. Lì ho capito che c’era qualcosa di magico da trasportare sulla tela bianca e ho cominciato ad immergermi nello studio della prospettiva del paesaggio, delle luci e delle ombre.

In che modo l’essere autodidatta ha influenzato la tua libertà espressiva e il tuo percorso artistico?
Ho sempre pensato che un autodidatta abbia qualcosa in più. Personalmente non mi sono mai fermato: è stato davvero uno studio continuo dei colori, delle mescolanze, delle luci e delle ombre. Tutto è avvenuto con la massima libertà espressiva, portandomi nel tempo a capire che più dipingevo, più scoprivo nuove forme e nuovi colori. Il mio pensiero è sempre lo stesso: per un pittore il vero maestro è la propria tavolozza.

Cosa ti ha lasciato il passaggio dalle tecniche a china e pastello fino alla pittura a olio con la tecnica della macchia?
In realtà, quando ho cominciato con la china ero molto giovane, ancora acerbo, e i miei disegni erano principalmente astratti. Poi sono passato all’acquerello, ma è stata una tecnica che ho abbandonato dopo poco tempo perché non mi dava margini di errore e non potendo recuperare, per me è stato un fallimento. Avvicinandomi alla pittura ad olio ho capito che era un po’ più semplice, perché gli errori si potevano correggere e andare avanti. Allora ho cominciato a dipingere il paesaggio cercando di emulare la pittura e lo stile di un pittore mio compaesano, il maestro Giuseppe Pesa, scomparso nel 2000. Oggi posso dire che ho appreso molto quello stile pittorico, che è una pittura qui in Calabria molto amata.

Quale emozione cerchi di catturare quando dipingi un paesaggio?
Personalmente cerco di catturare luci e ombre, la mia passione. Allo stesso tempo quello che voglio trasmettere a chi osserva la mia arte è pura emozione.

Dopo tanti anni dedicati al paesaggio, cosa ti ha spinto a evolvere verso forme più narrative e cariche di fantasia?
Dopo quasi vent’anni avevo bisogno di creare qualcosa di diverso. Desideravo dipingere un paesaggio che trasportasse l’osservatore in un mondo magico, quello della fantasia. Più che un paesaggio era una storia da raccontare, quindi ho battezzato il mio nuovo percorso “Realismo Fantastico”.

Cosa ha significato per te realizzare opere destinate a personalità come il Principe Alberto di Monaco e Papa Francesco?
Creare opere per il Principe Alberto di Monaco e Papa Francesco è stata una soddisfazione immensa. Naturalmente, per un artista, oltre alla grande emozione, è qualcosa che rende ancora più prezioso il percorso artistico. Spero in futuro si presentino altre occasioni così belle e importanti da poter vivere ancora nuove e immense emozioni.

Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, quale senti più vicino al tuo percorso umano oltre che artistico?
Ricevere un riconoscimento è sempre bello per un artista. Sicuramente quello artisticamente più importante è il premio alla carriera ricevuto alla Camera dei Deputati a Roma, perché dettato da un curriculum importante. Ma i riconoscimenti che mi toccano di più il cuore sono quelli a scopo benefico, perché ho sempre amato aiutare il prossimo riuscendo a creare qualcosa di buono con la mia arte. Indubbiamente è quello che amo di più.

Quando inizi una nuova opera, parti da un’immagine reale o da un ricordo emotivo?
Quando inizio una nuova opera molto spesso parto da uno scatto fotografico fatto da me: principalmente deve colpirmi la luce e le ombre. Ma se dovessi usare qualche scatto che non è mio, dev’essere comunque un luogo che i miei occhi hanno vissuto e visitato. Non amo molto dipingere luoghi che non ho esplorato personalmente.

Che ruolo hanno la luce e il colore nella costruzione delle atmosfere dei tuoi dipinti?
Dipingo da quasi trentasei anni e la prerogativa della mia pittura sono proprio la luce, le ombre e i colori, molto spesso realistici. Amo dipingere in pieno quello che catturano i miei occhi e non faccio altro che riportarli sulla tela bianca.

Qual è oggi la sfida più grande che senti di voler affrontare nella tua evoluzione artistica?
Non c’è proprio una sfida artistica precisa, ma devo ammettere che sono sempre stato ambizioso e sognatore. Sicuramente non mi fermerò e cercherò di crescere sempre di più artisticamente. Spero che il Signore mi dia mani, occhi e salute per creare ancora tanta bellezza.

Descriviti in tre colori.
Se dovessi descrivermi in tre colori direi che mi sento come i colori primari: blu, rosso e giallo, così da mescolarli per creare tante emozioni su tela.

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