pittrice nata a Pisa l’11 dicembre 1970, città in cui vive e lavora, intraprende il proprio percorso artistico nel 1996 formandosi presso l’Accademia d’Arte di Pisa, diretta dal professor Bruno Pollacci. Dopo un iniziale avvicinamento al disegno, sviluppa progressivamente una ricerca più complessa che la conduce alla pittura ad olio, tecnica attraverso la quale trova la sua piena espressione.
Al centro della sua produzione si colloca la corporalità umana, indagata come spazio emotivo e simbolico. Nei suoi dipinti, Ronchieri esplora le molteplici sfumature delle emozioni, dando forma visiva a stati interiori profondi e universali.
Nel corso degli anni ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, esponendo in città come Pisa, Firenze, Milano, Bologna, Londra, Parigi e New York. Tra le esperienze più significative si distinguono le esposizioni presso la Grimandi Gallery di New York, la partecipazione a fiere e rassegne internazionali e la presenza in contesti espositivi di rilievo come il Teatro Verdi di Pisa, dove nel 2026 presenta la mostra personale “Luce e ombre”.
La sua attività artistica è stata accompagnata da recensioni di critici, galleristi e appassionati d’arte, a testimonianza di un percorso coerente e in continua evoluzione, capace di coniugare ricerca espressiva e sensibilità contemporanea. Nel 2024 una sua opera è stata scelta per la copertina del romanzo “Emanuele Rinaldi. Vita di un commissario di polizia fedele e anomalo servitore del Paese” di Aldo Del Gratta, ulteriore riconoscimento della forza evocativa del suo linguaggio pittorico.
Cos’è per te l’arte?
L’arte apre le coscienze dove le parole si fermano. È un ponte di sensibilità che connette chi crea e chi osserva.
Come è iniziato il tuo percorso artistico e cosa ti ha spinto a iscriverti all’Accademia d’Arte di Pisa?
Ho sempre avuto la passione per il disegno a mano. Nonostante il percorso da ragioniera, sognavo di diventare stilista di moda, per far indossare i miei abiti e il mio stile. Ho deciso così di dare spazio alla mia passione, dedicandomi prima al disegno e successivamente alla pittura ad olio.
In che modo la formazione con il professor Bruno Pollacci ha influenzato la tua ricerca pittorica?
Il Professor Bruno Pollacci mi ha accompagnata nello studio di tantissime tecniche pittoriche. Mi sono innamorata della pittura ad olio, del profumo delle vernici…. Pollacci mi ha incoraggiata a coltivare questa passione, spingendomi a mettermi in gioco e a partecipare a varie mostre, sia collettive che personali, in italia e all’estero.
Dal disegno alla pittura ad olio: cosa ti ha fatto sentire che quella fosse la tua tecnica ideale?
La pittura a olio mi ha conquistata per la sua plasticità: mi permette di lavorare il colore, trasformandolo lentamente fino a ottenere sfumature profonde, capaci di dare voce alle emozioni.
La corporalità è centrale nel tuo lavoro: cosa rappresenta per te il corpo umano?
Amo viaggiare e soffermarmi a osservare le persone, che sono la mia principale fonte di ispirazione. Nell’essere umano trovo il linguaggio perfetto per raccontare il quotidiano e il vissuto di ognuno.
Come riesci a tradurre le emozioni in forma pittorica?
Attraverso il colore riesco a dare forma alle emozioni. I toni pastello non fanno parte del mio vissuto, il mio cervello li respinge: con il colore racconto la verità.
C’è un’emozione che senti più vicina al tuo linguaggio artistico?
Credo tutte: voglio raccontare ogni sfumatura.
Quanto contano l’esperienza personale e la memoria nella costruzione delle tue opere?
Moltissimo, entrambi sono alla base delle mie opere. Cerco sempre di dare una possibilità di luce.
Le tue opere hanno una forte componente interiore: quanto è importante per te il rapporto con chi le osserva?
Ogni tela racconta un momento particolare: chi osserva può percepire la mia stessa emozione o ritrovare un frammento del proprio vissuto più intimo. Chiedo all’osservatore di concedersi del tempo, di fermarsi, per riuscire a capire e ascoltare se stesso.
Qual è stata l’esperienza espositiva che ti ha segnato di più nel tuo percorso?
Tutte mi hanno segnata, perché mi hanno permesso di conoscere altri artisti, confrontarmi e scoprire nuove realtà. Ma l’esperienza più emozionante in assoluto è stata arrivare fino a New York.
Esporre in contesti internazionali ha cambiato il tuo modo di percepire la tua arte?
Certamente. Confrontare il proprio stile con linguaggi diversi, mi ha permesso di evolvere verso forme nuove di creazione.
Cosa ha significato per te vedere una tua opera diventare copertina di un romanzo?
E’ stato molto importante. Sapere che le mie tele possono diffondersi anche attraverso la lettura, in forma cartacea o digitale , mi ha emozionata. Scegliere la copertina insieme all’editore è stato un processo bellissimo: due linguaggi che si arricchiscono a vicenda.
Come vivi il confronto con critici, galleristi e pubblico?
Credo che il confronto sia una forma fondamentale di crescita per ogni essere umano. Lo vivo in modo assolutamente positivo.
Nel tuo percorso artistico, senti di aver attraversato fasi stilistiche diverse?
Credo di si. Il tempo e la maturità mi hanno permesso di acquisire maggiore padronanza della tecnica, portandomi a sperimentare e a intrecciare linguaggi e stili diversi.
Come immagini l’evoluzione futura della tua ricerca pittorica?
Sempre molto colorata
Cosa speri che resti a chi osserva un tuo dipinto?
Spero che resti una luce, un’emozione che rimanga viva anche dopo aver distolto lo sguardo.
Descriviti in tre parole.
Positiva, curiosa e sfacciata.