Lucas Streetart

nasce a Ravenna e cresce in Lombardia, nella provincia di Milano e più precisamente nella zona della Martesana. Da oltre venticinque anni lavora nel settore della logistica e dei trasporti,…

BIOGRAFIA

#Lucas Streetart

nasce a Ravenna e cresce in Lombardia, nella provincia di Milano e più precisamente nella zona della Martesana. Da oltre venticinque anni lavora nel settore della logistica e dei trasporti, affiancando alla propria attività professionale un percorso artistico nato non come mestiere, ma da una profonda esigenza espressiva.

La sua arte urbana prende infatti forma dal desiderio autentico di comunicare con le persone, riattivare la memoria collettiva e creare un dialogo diretto tra il passante, l’opera e lo spazio pubblico. La strada diventa così il luogo privilegiato della sua ricerca: uno spazio vivo nel quale immagini appartenenti alla memoria comune possono tornare a raccontare storie, emozioni e valori.

Il progetto artistico di LUCAS STREETART si sviluppa attraverso la tecnica del paste-up e nasce inizialmente come omaggio agli idoli che hanno accompagnato gli anni della sua giovinezza. Al centro delle opere ci sono soprattutto grandi figure dello sport, personaggi capaci di andare oltre i risultati agonistici e diventare simboli riconoscibili da intere generazioni.

Uno dei primi protagonisti del suo percorso è Franco Baresi, storico capitano dell’AC Milan, al quale Rosada dedica un paste-up realizzato in due luoghi fortemente simbolici della città di Milano: Piazza Axum, nei pressi dello stadio di San Siro, e Piazza Gino Valle, di fronte a Casa Milan. Successivamente dedica un’opera ad Ayrton Senna, realizzata in occasione del Gran Premio di Monza, mentre a Cassano d’Adda rende omaggio a Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, scegliendo di collocare il paste-up nella sua città natale, lungo l’Alzaia del Naviglio Martesana.

Luca Rosada torna poi nuovamente sulla figura di Franco Baresi, realizzando un altro intervento di fronte a Casa Milan dopo che il precedente era stato deturpato. Un gesto che assume anche il significato di restituire alla strada un’immagine e una memoria alle quali il pubblico aveva dimostrato di essersi particolarmente affezionato.

L’idea che guida il progetto è quella di rendere omaggio a personalità sportive capaci di incarnare valori rimasti impressi nell’immaginario collettivo, per ampliare progressivamente la ricerca verso personaggi iconici appartenenti anche alla cultura italiana e internazionale.

Uno degli aspetti che maggiormente ha sorpreso l’artista è proprio la risposta del pubblico. Commenti emozionati, condivisioni e l’attenzione spontanea di community sportive, content creator e testate giornalistiche hanno accompagnato la diffusione delle sue opere, creando intorno al progetto una forte partecipazione. Un coinvolgimento che ha generato anche richieste di tele e quadri ispirati ai suoi lavori, oltre a proposte di collaborazioni pubbliche e private.

Una risposta che, per Rosada, rappresenta la conferma della capacità dell’arte urbana di instaurare una relazione immediata con le persone: un’immagine nata per vivere temporaneamente sulla strada può entrare nella memoria di chi la incontra e generare il desiderio di conservarla nel tempo.

Il processo creativo di LUCAS STREETART parte dalla selezione di fotografie originali d’archivio, successivamente rielaborate digitalmente fino ad assumere un linguaggio urban pop diretto, riconoscibile e vibrante. Alla ricerca estetica si affianca una particolare attenzione all’impatto ambientale degli interventi. Rosada utilizza esclusivamente carta riciclata e paste adesive vegetali a base d’acqua, scegliendo materiali naturali e soluzioni reversibili.

Le opere sono infatti concepite per rispettare sia l’ambiente sia le superfici sulle quali vengono applicate e possono essere rimosse senza lasciare segni permanenti, fatta eccezione per eventuali tracce di colla solubili con acqua.

Anche la natura effimera del paste-up diventa parte integrante della sua poetica. La durata dell’opera non è prestabilita, ma dipende dagli agenti atmosferici, dal trascorrere del tempo e dall’interazione spontanea con il contesto urbano e con le persone che quotidianamente attraversano quei luoghi. È proprio in questa relazione tra immagine, memoria, strada e pubblico che prende forma l’identità artistica di LUCAS STREETART: un’arte destinata forse a scomparire fisicamente, ma capace di lasciare una traccia nella memoria di chi l’ha incontrata.

Cos’è per te l’arte e quale ruolo occupa oggi nella tua vita?

Nella vita di tutti i giorni lavoro da oltre 25 anni nel settore della logistica e dei trasporti, una realtà fatta di pianificazione, ritmi serrati e concretezza. L’arte per me rappresenta il contrappeso vitale a tutto questo: non nasce come una professione, ma come una vera e propria urgenza espressiva. Oggi occupa uno spazio fondamentale perché risponde al bisogno autentico di comunicare con le persone, riattivare la memoria collettiva e creare un dialogo diretto e spontaneo tra il passante e lo spazio pubblico.

Il tuo percorso artistico nasce da un’urgenza espressiva più che da una scelta professionale: quando hai sentito per la prima volta il bisogno di comunicare attraverso la street art?

Questo percorso ha preso forma a 49 anni, partendo dal desiderio di rendere omaggio agli idoli che hanno segnato i miei vent’anni. La scintilla decisiva è scattata in concomitanza con la prematura scomparsa dello storico Capitano dell’AC Milan Franco Baresi: in quel momento ho sentito la necessità di trasformare l’emozione e la gratitudine in un gesto visibile e condiviso con la città, realizzando il mio primo paste-up a Milano, in Piazza Axum, a San Siro, e in Piazza Gino Valle, di fronte a Casa Milan.

Perché hai scelto proprio il paste-up come linguaggio per portare le tue opere nello spazio urbano?

Ho scelto il paste-up perché unisce due dimensioni che amo: il lavoro di ricerca e rielaborazione grafica in studio e l’azione fisica, viva e diretta in strada. È un linguaggio immediato, accessibile e democratico, capace di catturare lo sguardo di chi cammina distrattamente in città, ma allo stesso tempo mi permette di intervenire nello spazio urbano in modo leggero, rapido e completamente reversibile.

Franco Baresi, Ayrton Senna e Valentino Mazzola appartengono a epoche e discipline differenti: quali valori riconosci in queste figure e cosa ti spinge a trasformarle in protagoniste delle tue opere?

Al di là delle epoche e delle discipline diverse, riconosco in loro valori universali e indelebili: la lealtà, il carisma silenzioso, lo spirito di sacrificio, il coraggio e un legame indissolubile con la propria gente. Baresi incarna la fedeltà assoluta a una maglia, Senna il talento puro unito a una straordinaria profondità umana, e Mazzola il simbolo leggendario del Grande Torino. Trasformarli in opere d’arte urbana significa riportare questi esempi positivi nella quotidianità, affinché continuino a ispirare chi li ha vissuti e incuriosiscano le nuove generazioni.

Quanto conta la scelta del luogo in cui realizzi un paste-up e quale relazione cerchi di creare tra il personaggio rappresentato e lo spazio che lo accoglie?

La scelta del luogo è parte integrante dell’opera stessa: non scelgo mai un muro a caso, ma cerco sempre un legame profondo e simbolico tra il protagonista e il territorio. Per questo Franco Baresi si trova a San Siro e davanti a Casa Milan, Ayrton Senna è stato realizzato a Monza in occasione del Gran Premio, e Valentino Mazzola è stato affisso a Cassano d’Adda, la sua città natale, lungo l’Alzaia Naviglio Martesana, una zona a cui sono particolarmente legato, essendo cresciuto proprio nella Martesana. Quando il personaggio abita il suo luogo d’elezione, lo spazio pubblico smette di essere un semplice sfondo e diventa custode di una memoria condivisa.

Le tue opere nascono da fotografie d’archivio che rielabori attraverso un linguaggio urban pop. Come avviene il tuo processo creativo?

Tutto parte da un’attenta ricerca iconografica: seleziono fotografie originali d’archivio capaci di trasmettere, attraverso uno sguardo o un gesto, l’essenza del personaggio. Successivamente intervengo digitalmente sull’immagine, lavorando su colori, contrasti ed elementi grafici fino a tradurre lo scatto storico in una chiave urban pop vibrante e contemporanea, capace di parlare al presente. Infine passo alla stampa su carta riciclata e all’affissione manuale con paste adesive vegetali.

La natura effimera è una caratteristica fondamentale della street art: che rapporto hai con l’idea che una tua opera possa deteriorarsi, essere rimossa o persino deturpata?

Accetto il tempo e gli agenti atmosferici come parte integrante del ciclo vitale dell’opera: dal momento in cui lascio il paste-up sul muro, questo appartiene alla strada e a chi vive la città. Quando però un’opera viene deturpata intenzionalmente, come è accaduto al primo tributo a Franco Baresi di fronte a Casa Milan, la mia risposta non è la rabbia ma la determinazione: sono tornato nello stesso identico punto per affiggerla di nuovo. Credo che riproporre la bellezza e i valori positivi sia il modo migliore per rispondere a chi non rispetta il bene comune.

La risposta del pubblico ha superato le tue aspettative: c’è stato un commento, un incontro o una reazione davanti a una tua opera che ti ha particolarmente emozionato?

La connessione umana che si è creata è stata senza dubbio la sorpresa più bella e inaspettata. I tantissimi commenti emozionati, le condivisioni spontanee e l’attenzione ricevuta da community sportive, content creator e testate giornalistiche mi hanno regalato un entusiasmo incredibile. Ciò che più mi ha emozionato sono stati i ringraziamenti dei familiari (come ieri, alla presentazione dei 2 nuovi paste-up dedicati a Giacinto Facchetti, in concomitanza con il PalaFacchetti Day a Treviglio) e delle persone che hanno conosciuto e condiviso la quotidianità dei personaggi da me rappresentati: mi sono arrivati dritti al cuore.

Nel tuo lavoro presti molta attenzione alla sostenibilità, utilizzando carta riciclata e adesivi vegetali: quanto è importante per te conciliare libertà artistica e rispetto dello spazio urbano?

Per me è una scelta etica imprescindibile. Portare l’arte nello spazio pubblico significa entrare in un luogo che appartiene a tutti, e credo fermamente che la libertà espressiva debba viaggiare di pari passo con il rispetto per l’ambiente e per il decoro urbano. Per questo adotto un approccio a impatto zero, usando esclusivamente carta riciclata e colle vegetali a base d’acqua: le opere non danneggiano i muri e sono totalmente reversibili, lasciando solo tracce solubili con semplice acqua.

Hai raccontato di voler ampliare il progetto oltre lo sport, coinvolgendo figure iconiche della cultura italiana e internazionale: come immagini il futuro di LUCAS STREETART?

Immagino un percorso aperto e in continua crescita. Lo sport è stato il punto di partenza naturale perché legato ai miei ricordi più forti, ma l’obiettivo è estendere gradualmente questo tributo a figure iconiche della cultura, della musica, del cinema e del pensiero italiano e internazionale. Allo stesso tempo, voglio dare seguito alle numerose richieste di opere su tela e sviluppare nuove collaborazioni pubbliche e private, portando il progetto anche in contesti espositivi e istituzionali senza mai perdere il legame autentico con la strada.

Descriviti in tre parole.

Autentico, appassionato, rispettoso.

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