nasce a Cagliari il 20 luglio 1974 e coltiva fin dall’infanzia una profonda passione per il disegno, che accompagna le sue giornate sin dai primi anni, tra matite e fogli che diventano il suo primo spazio espressivo. Nonostante questa inclinazione naturale, intraprende un percorso di studi lontano dall’arte, diplomandosi al liceo scientifico e conseguendo successivamente la laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Cagliari.
Dopo una breve esperienza a Dublino, rientra nella sua città natale, dove si inserisce nell’azienda di famiglia e costruisce la propria vita personale insieme alla compagna e alla figlia Cecilia. Parallelamente, però, il richiamo dell’arte resta vivo e, negli anni più recenti, decide di dare finalmente spazio a quella vocazione mai sopita, iscrivendosi a un corso serale presso l’Accademia d’arte di Cagliari.
Qui riprende e approfondisce il suo percorso creativo, sviluppando una ricerca che spazia dal disegno classico in chiaroscuro alla pittura. Predilige il ritratto, attraverso cui esplora la figura umana utilizzando diverse tecniche e materiali, tra cui colori a olio, pastelli e acquerelli. Il suo lavoro si configura così come un ritorno consapevole alle origini, un dialogo continuo tra formazione tecnica, sensibilità personale e desiderio di espressione artistica.
Cos’è per te l’arte?
L’arte, personalmente, è una mia forma di espressione.Mi piace l’dea di riuscire a rappresentare quello che vedo e che mi piace ma è anche il piacere narcisistico di ricevere un complimento quando fai un bel lavoro.
Cosa rappresenta per te oggi il disegno, dopo averlo ritrovato in età adulta?
Il disegno mi consente di vivere nella mia personalissima bolla. Mi estranio dal contesto esterno, dimentico i problemi. Sono concentrato al 100% in quello che sto facendo. Il tempo di dilata e non sento nessuna fatica.
C’è stato un momento preciso in cui hai sentito il bisogno di tornare all’arte in modo più consapevole?
Forse, da quando ho iniziato a frequentare l’accademia d’arte, ho capito che disegnare e farne una professione, sarebbe stata la scelta giusta per essere soddisfatto completamente. Non aver scelto l’accademia d’arte al posto del liceo, aver privilegiato altri studi senza dar sfogo alle mie capacità, alla mia passione è il mio rimpianto più grande.
In che modo la tua formazione economica e il lavoro nell’azienda di famiglia influenzano, se lo fanno, il tuo approccio artistico?
L’unica influenza che ho è legata al tempo che il lavoro mi lascia per dedicarmi alla pittura e al disegno e purtroppo non è tanto.
Cosa cerchi di cogliere nei volti che ritratti?
Lo sguardo, gli occhi sono la parte che danno più espressione al volto.
Ti senti più legato al disegno in chiaroscuro o alla pittura a colori?
Bella domanda. Sicuramente fare un disegno in bianco nero è più semplice, non tanto nella realizzazione tecnica che da un certo punto di vista è invece più complessa avendo un unico colore, quanto nell’immediatezza del gesto. Realizzare un ritratto ad olio, soprattutto di grandi dimensioni, ha bisogno spazio, un disegno preparatorio, un trattamento della tavola, la scelta dei colori e dei valori tonali, la pulizia dei materiali. Insomma è decisamente più impegnativo.
Come scegli la tecnica da utilizzare tra olio, pastello e acquerello?
In base al tempo che ho a disposizione. Se poi è un ritratto tendo ad utilizzare una delle tre tecniche mentre un paesaggio o una marina opto per olio o acquerello.
Quanto conta l’osservazione dal vero nel tuo processo creativo?
Tantissimo. Nell’osservazione dal vero è fondamentale riuscire a sintetizzare quello che vediamo e bisogna evitare di perdersi nella realizzazione di particolari superflui che non servono perché il disegno funzioni.
Frequentare l’accademia ha cambiato il tuo modo di vedere e fare arte?
Assolutamente si. L’accademia è stata fondamentale da un punto di vista tecnico e mi ha permesso di confrontarmi con tantissimi “vicini di cavalletto”. Ognuno di noi è diverso, si esprime in modo diverso e l’arte ci permette di esprimerci in un modo nostro che può essere comprensibile per tanti.
Qual è la difficoltà più grande che incontri quando realizzi un ritratto?
Ma probabilmente la somiglianza, anche se me ne curo poco. Cerco di renderla ma se non ci riesco non è che mi interessi tanto.
C’è un artista o un riferimento che ha influenzato maggiormente il tuo percorso?
Amo John Singer Sargent e Cezanne, ma anche Sorolla, così come Anders Zorn e Peder Severin
Come concili la vita lavorativa e familiare con il tempo dedicato all’arte?
Sempre a discapito dell’arte. Come ho detto vorrei avere più tempo, ma potendo scegliere lo toglierei sicuramente al lavoro.
Cosa provi quando completi un’opera?
Un sanissimo autocompiacimento. Mi dico sempre di aver fatto proprio un bel lavoro.
C’è un soggetto che senti particolarmente tuo e che ti rappresenta di più?
Non saprei..ma nel ritratto preferisco le figure femminili. Sono più interessanti e complesse.
Qual è l’obiettivo che ti poni oggi come artista?
Migliorare tecnicamente e padroneggiare altre tecniche pittoriche. Essere poi riconoscibile, avere uno stile definito.
Se dovessi descrivere la tua arte in tre parole, quali sceglieresti?
Fantastica, bellissima ed eccezionale.