nata a Torino nel 1991, lavora presso un’agenzia di investigazioni, un ambiente che riflette il suo interesse per i lati più nascosti e complessi delle storie. Da sempre appassionata di lettura e scrittura, coltiva un forte legame con la narrativa, in particolare con il thriller e il romance, generi che esplora anche attraverso il suo profilo Instagram, dove condivide recensioni e riflessioni letterarie.
Con il romanzo Oltre le apparenze porta ai lettori una storia in cui mistero ed emozioni si intrecciano fino all’ultima pagina, rivelando una sensibilità narrativa capace di unire tensione e coinvolgimento emotivo. Attualmente è impegnata nella scrittura di un nuovo thriller, con cui partecipa al torneo letterario IoScrittore, proseguendo il suo percorso creativo tra introspezione e suspense.
Cos’è per te la scrittura?
Per me la scrittura è un modo per vivere altre vite. La lettura mi regala questa possibilità, permettendomi di entrare nei mondi creati da altri autori. Con la scrittura, però, il processo è diverso: sono io a costruire quel mondo parallelo, a dare vita ai personaggi, alle loro emozioni e alle loro storie. È un’esperienza che mi permette di trasformare un’idea in qualcosa di reale e di invitare i lettori a entrarci insieme a me.
Cosa ti affascina di più del genere thriller e cosa ti spinge a raccontarlo?
Il thriller mi affascina da sempre, fin da quando avevo tredici anni. Quello che amo di questo genere sono i colpi di scena: quei momenti in cui sei convinto di aver capito tutto e, poche pagine dopo, ti rendi conto che non è affatto come pensavi. Mi è capitato, ad esempio, leggendo un romanzo di Freida McFadden, di rimanere completamente spiazzata negli ultimi capitoli e di chiuderlo pensando: “Wow, questo finale non me lo aspettavo”. È proprio quella sensazione che vorrei trasmettere quando scrivo. Mi piacerebbe accompagnare il lettore in una direzione, senza ingannarlo, ma lasciando gli indizi giusti perché, una volta arrivato al finale, tutto trovi il proprio senso. In Oltre le apparenze, il mio primo romanzo, questa componente è presente, ma il romanzo si avvicina più al mystery che al thriller vero e proprio. Il secondo romanzo, invece, è un thriller psicologico a tutti gli effetti.
In che modo il tuo lavoro in un’agenzia di investigazioni influenza la tua scrittura?
Per Oltre le apparenze il mio lavoro è stato sicuramente uno spunto. Mi ha aiutata nella costruzione della protagonista, che è un’investigatrice privata, e mi ha permesso di rendere più credibili alcune procedure burocratiche presenti nel romanzo, pur essendo sempre romanzate. Nella mia attività quotidiana, però, mi occupo principalmente di pratiche legate agli incidenti stradali, quindi il mio lavoro non influenza in modo determinante ciò che scrivo.
Come nasce l’idea del tuo romanzo Oltre le apparenze?
Oltre le apparenze nasce da un’idea che avevo da tempo in testa, ma che non avevo ancora avuto il coraggio di trasformare in un romanzo. Poi, durante un periodo non particolarmente felice della mia vita, ho deciso di sedermi davanti al computer e scrivere il primo capitolo. Da lì è iniziato tutto. In realtà, all’inizio il romanzo doveva essere leggermente diverso: aveva un altro incipit e anche un altro titolo, Verità svelate. Man mano che la storia prendeva forma, però, sono cambiati diversi elementi, dai nomi dei protagonisti ad alcune scene. Anche il titolo si è trasformato e Oltre le apparenze mi è sembrato quello più adatto, perché racchiude perfettamente il significato della storia.
Quali tematiche ti stanno più a cuore quando scrivi una storia?
Una delle tematiche che mi sta più a cuore è il peso del passato. Mi piace raccontare ciò che i personaggi hanno vissuto prima dell’inizio della storia, perché credo che ogni esperienza lasci un segno e influenzi il loro modo di affrontare il presente. Accanto a questo ci sono i segreti, la ricerca della verità e le relazioni umane. Credo che siano proprio questi elementi a creare empatia con il lettore e, perché no, a fargli ritrovare qualcosa di sé nei miei personaggi.
Che tipo di emozioni cerchi di trasmettere ai lettori attraverso i tuoi libri?
Cerco di coinvolgere il lettore anche dal punto di vista emotivo. Mi piace che si affezioni ai personaggi, che provi empatia per loro e che viva le loro emozioni. Tendo a inserire una componente drammatica nelle mie storie, perché credo che il senso di ingiustizia, il dolore, la rabbia e la voglia di riscatto rendano i personaggi più autentici. Se, alla fine del libro, il lettore ha provato qualcosa di forte e continua a pensare ai personaggi anche dopo averlo chiuso, allora significa che ho raggiunto il mio obiettivo.
Come riesci a bilanciare mistero e componente emotiva nelle tue narrazioni?
In realtà non c’è una formula precisa. Quando scrivo, il mistero nasce in modo spontaneo, perché tendo a non raccontare tutto subito. Mi piace svelare poco alla volta sia gli elementi della trama sia il lato emotivo dei personaggi. Credo che siano proprio le cose non dette, i dubbi e le scoperte a creare il giusto equilibrio tra tensione e coinvolgimento emotivo.
Il tuo profilo Instagram dedicato alle recensioni quanto incide sul tuo percorso da scrittrice?
Il mio profilo Instagram è nato a febbraio 2025, nello stesso periodo in cui ho iniziato a scrivere Oltre le apparenze. Prima avevo un profilo personale, ma ho deciso di crearne uno dedicato esclusivamente ai libri. Da lì è nata anche l’idea delle video-recensioni. Credo che questo percorso abbia influenzato molto il mio modo di scrivere: leggere tanti romanzi, analizzarli e confrontarmi ogni giorno con altri lettori mi ha permesso di osservare le storie con uno sguardo diverso e anche un po’ critico. Inoltre, parlare di libri e condividere opinioni con altri lettori mi ha dato nuove prospettive e ancora più motivazione a continuare a scrivere.
C’è un autore o un’autrice che ha influenzato particolarmente il tuo stile?
È difficile sceglierne una sola. Colleen Hoover mi ha ispirata per il modo in cui unisce emozione, mistero e dramma in un’unica storia. Felicia Kingsley, invece, mi ha insegnato quanto l’ironia e i dialoghi possano rendere i personaggi ancora più naturali.
Qual è stata la sfida più grande nella scrittura del tuo primo romanzo?
Penso che la parte più difficile sia stata scrivere le scene di violenza. In Oltre le apparenze erano necessarie per la storia, ma descriverle non è stato semplice. Volevo che fossero credibili, senza risultare eccessive o gratuite. È stata, senza dubbio, la sfida più grande durante la stesura del romanzo.
Cosa puoi anticiparci del nuovo thriller con cui partecipi al torneo IoScrittore?
Il secondo romanzo, di cui per il momento non posso svelare il titolo, è diverso da Oltre le apparenze perché si addentra molto di più nel thriller psicologico. Se nel primo questa componente è presente ma in modo più soft, nel secondo rappresenta il cuore della storia. Si parlerà molto di identità e di tutto ciò che ruota attorno a questo tema.
Descriviti in tre libri.
Se dovessi descrivermi attraverso tre libri, sceglierei Verity di Colleen Hoover, perché rivela il mio amore per il mistero e per le storie in cui niente è come sembra; L’amante perduta di Shakespeare di Felicia Kingsley, perché, nonostante la mia passione per i thriller, c’è spazio anche per l’ironia; Fiori per Algernon di Daniel Keyes, perché credo che la fragilità sia una parte fondamentale di ognuno di noi.