Lisa Fusco

è una showgirl, cantante e personaggio televisivo italiano che ha costruito il proprio percorso artistico tra musica, teatro e televisione, distinguendosi per uno stile ironico e fortemente legato alla tradizione…

BIOGRAFIA

#Lisa Fusco

è una showgirl, cantante e personaggio televisivo italiano che ha costruito il proprio percorso artistico tra musica, teatro e televisione, distinguendosi per uno stile ironico e fortemente legato alla tradizione dello spettacolo napoletano. Dopo il diploma all’Istituto d’arte, nel 1999 muove i primi passi nel mondo dello spettacolo come cantante di piano-bar al fianco del maestro Alfredo Calfizzi, esibendosi tra macchiette napoletane e musica latino-americana.

L’anno successivo arriva l’esordio televisivo su Canale 9 con la trasmissione comica Telegaribaldi, dove interpreta il personaggio della “soubrettina”, figura che diventerà nel tempo il suo tratto distintivo. Nello stesso periodo incide l’album Cacao, raccogliendo i brani portati in tv, e debutta al cinema nel film Aitanic diretto da Nino D’Angelo.

La sua popolarità cresce rapidamente grazie alla partecipazione a numerosi programmi televisivi, sia locali che nazionali, e alle collaborazioni con volti noti dello spettacolo come Biagio Izzo e Alessandro Siani. Nel corso degli anni prende parte a trasmissioni di successo su Rai, Mediaset e La7, tra cui Maurizio Costanzo Show, Quelli che il calcio, La vita in diretta, Pomeriggio 5 e Grand Hotel Chiambretti, consolidando la propria presenza nel panorama televisivo italiano.

Nel 2007 partecipa come concorrente alla quinta edizione de L’isola dei famosi, esperienza che contribuisce ad ampliare ulteriormente la sua notorietà. Parallelamente porta avanti attività nel cinema e nella fiction, con ruoli in produzioni come Un posto al sole d’estate e Una donna per la vita.

Accanto alla carriera televisiva, sviluppa anche un percorso musicale con la pubblicazione di diversi album e un’attività teatrale che include musical e laboratori con professionisti del settore. Nel 2013 pubblica l’autobiografia Da Telegaribaldi all’Isola, in cui racconta il proprio percorso artistico e alcuni retroscena della televisione.

Nel corso degli anni continua a essere una presenza costante nel mondo dello spettacolo, partecipando a reality show, programmi di intrattenimento e produzioni televisive, mantenendo uno stile riconoscibile, ironico e legato alla tradizione della soubrette contemporanea.

Cos’è per te l’arte?

L’arte per me è quando riesci a trasformare anche una cosa brutta della vita in una risata, in una canzone, in una spaccata.

Qual è stato il momento in cui hai capito che il mondo dello spettacolo sarebbe diventato la tua strada?

Nel piano-bar. Nel 1999 con il maestro Alfredo Calfizzi, facevo le macchiette nei localini. Vedevo la gente stanca che entrava e dopo due canzoni rideva, si alzava, cantava con me. Lì ho detto: io voglio fare questo per sempre. Non i soldi, non la fama. Quella sensazione.

Come nasce il personaggio della “soubrettina” e quanto ti rappresenta oggi?

Nasce per gioco a Telegaribaldi nel 2000. Dovevo uscire da una scatolina piccola, tutta paillettes, tutta voce squillante. Era una presa in giro delle soubrette alte un metro e ottanta, io sono un metro e un… lasciamo stare. Oggi la soubrettina sono ancora io, ma è cresciuta. Prima era solo caricatura, ora ci metto dentro anche la donna, la fatica, l’ironia di chi sa ridere di se stessa. Mi rappresenta al 100% perché non si è mai presa sul serio, ma ha sempre lavorato seriamente.

In che modo la tradizione del teatro di rivista napoletano ha influenzato il tuo stile artistico?

Io sono figlia di quella tradizione. Totò, i De Filippo, le sciantose. La rivista napoletana ti insegna che devi saper fare tutto: cantare, ballare, recitare, improvvisare se cade il microfono. E devi avere ritmo. Il mio stile è quello: paillettes ma con sudore, risata ma con il cuore napoletano sotto.

Qual è il ricordo più significativo legato alla tua esperienza a Telegaribaldi?

La prima volta che sono uscita dalla scatola. Ero terrorizzata, pensavo: questi mi tirano i pomodori. Invece il pubblico ha urlato. Biagio Izzo mi guardava e rideva. Lì ho capito che a Napoli se ti prendono, ti prendono per sempre. Telegaribaldi è stata la mia università.

Come hai vissuto il passaggio dal piano-bar alla televisione nazionale?

Con una vertigine bellissima. Dal piano-bar dove ti toccano le mani, alla telecamera dove non vedi nessuno ma ti vedono tutti. Al Maurizio Costanzo Show la prima volta facevo le spaccate e pensavo: mamma mia, mi vede tutta Italia. Ma non ho mai cambiato il modo di fare. Che sia un bar di 20 persone o Rai 2, io do tutto.

Che ruolo ha avuto la musica nel tuo percorso rispetto alla televisione e alla recitazione?

La musica è stata la prima casa. Prima di Telegaribaldi, prima di tutto, c’era Non fare lo struzzo, Cacao, le canzoni ironiche. La televisione mi ha dato il volto, la musica mi ha dato la voce. Senza le mie canzoni la soubrettina sarebbe stata muta. Io ancora oggi quando non so cosa dire, canto.

Quale esperienza televisiva senti più determinante per la tua crescita professionale?

Telegaribaldi resta la radice, ma se devo dirne una che mi ha formata come donna è L’isola dei famosi. Lì non c’è personaggio che tenga, non c’è scatola dove nasconderti. E poi Tintoria Show, perché mi ha insegnato a stare in un meccanismo nazionale, a confrontarmi con comici diversi, a tenere il palco.

Cosa ti ha lasciato la partecipazione a L’isola dei famosi a livello umano e artistico?

Umanamente mi ha spogliato. Letteralmente e metaforicamente. Ho capito quanto sono resistente, quanto mi manca Napoli quando non ce l’ho, e che il 60% dei voti del pubblico non basta se poi sei tu a dire di no all’ultima spiaggia. Ho scelto di andarmene io, e quella scelta mi ha insegnato la dignità. Artisticamente mi ha fatto conoscere dal pubblico nazionale non solo come macchietta, ma come Lisa.

Come riesci a mantenere la tua identità artistica in un mondo in continua evoluzione come quello televisivo?

Non inseguendo. Io non sono diventata influencer, non ho cambiato accento, non ho messo filtri dove non servono. Io sono rimasta la soubrettina di un metro e poco più che fa le spaccate anche se ho qualche anno in più. La coerenza alla lunga paga. Il pubblico lo sente se sei finta.

Quanto è importante per te il rapporto con il pubblico e in che modo cerchi di coinvolgerlo?

È tutto. Io senza pubblico non esisto. Io non faccio spettacolo per il pubblico, lo faccio con il pubblico. Lo guardo negli occhi, lo chiamo, lo faccio cantare, lo prendo in giro e mi faccio prendere in giro. Sui social, dal vivo, per strada a Napoli: se una signora mi ferma per una foto, quella foto vale più di un contratto.

C’è un ruolo o un progetto che senti ancora di non aver realizzato e che vorresti portare sul palco o sullo schermo?

Sì, due sogni. Un one-woman show tutto mio, scritto da me, dove racconto da Telegaribaldi all’Isola senza filtri, con musica dal vivo. E un film comico da protagonista, una commedia napoletana al femminile, dove la donna fa ridere non perché è sciocca, ma perché è più furba di tutti. Tipo la mia autobiografia che ho scritto nel 2013, ma sul grande schermo.

In che modo è cambiato il tuo modo di fare spettacolo nel corso degli anni?

Prima volevo dimostrare tutto, facevo 10 spaccate dove ne bastava una. Ora scelgo. Prima gridavo per farmi sentire, ora so anche sussurrare e fare ridere lo stesso. Sono più donna, meno macchietta, ma sempre con la stessa pazzia.

Qual è la sfida più grande che hai affrontato nella tua carriera?

Essere donna, bassa, formosa, napoletana, che fa la subrettina in un mondo che voleva veline alte e mute! Mi hanno detto: sei troppo, sei poco, sei trash. Io ho continuato a uscire dalla scatola lo stesso!

Cosa rappresenta per te oggi il successo?

Non è più l’applauso o la prima serata. Oggi il successo è poter dire di no a un progetto che non mi piace, poter stare a casa mia a Napoli, scegliere con chi lavorare, e sentire ancora che una bambina mi dice: facciamo un selfie?

Descriviti in tre parole.

Alla fine, se devo riassumere anni di palco, di scatole, di Isola e di spaccate, mi descriverei così: Vulcanica, Inimitabile, Poliedrica. Vulcanica perché Napoli ce l’ho dentro e non si spegne. Inimitabile perché la soubrettina ce n’è una sola. Poliedrica perché so cantare, ballare, recitare e ridere di me stessa. Lisa Fusco. La subrettina!

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