è una professionista poliedrica del panorama culturale italiano, attiva da oltre vent’anni tra Roma e il resto del Paese come giornalista pubblicista, scrittrice, promotrice culturale, coach umanistico integrato e specialista della comunicazione editoriale. Laureata in Psicologia e con un Master in HR Executive Manager presso la RBS, ha maturato una solida esperienza manageriale nel settore delle telecomunicazioni, affiancandola a un’intensa attività nel mondo dell’editoria e della cultura.
È fondatrice e titolare dell’agenzia P.R. & Editoria, attraverso cui si occupa di uffici stampa, comunicazione strategica, promozione editoriale e organizzazione di eventi culturali, collaborando con autori, case editrici ed enti istituzionali. Parallelamente sviluppa un approccio centrato sulla persona come coach umanistico integrato, una visione che attraversa anche la sua produzione letteraria, caratterizzata da una forte impronta psicologica e introspettiva.
Giornalista pubblicista, dirige il periodico culturale La finestra sul Gran Sasso ed è ideatrice della rubrica “Echi di Psiche”, ospitata su Fix On Magazine e Radio Incontro Terni, dove affronta temi legati alla psicologia, alla cronaca e alla società con particolare attenzione alle dinamiche relazionali. È inoltre direttrice di LibrOfficina – I libri visti da dentro, progetto multipiattaforma dedicato alla promozione della lettura e dell’editoria.
Autrice prolifica, ha pubblicato opere di narrativa, poesia e saggistica, tra cui La Libellula, Il tulipano rosso, Daylight, La ferocia con il pizzo e Centomila stagioni di cuore, oltre alla raccolta di haiku DAI-NI-KAN – Centomila stagioni dell’anima. Ha inoltre partecipato come coautrice a numerosi progetti editoriali e multidisciplinari.
Dal 2023 è Presidente del Premio Letterario Nazionale FavolosaMente, iniziativa dedicata alla valorizzazione di nuove voci e alla promozione della cultura come strumento di crescita e inclusione. Attiva anche nel settore editoriale e associativo, ricopre ruoli di responsabilità nella comunicazione per diverse realtà, tra cui case editrici e organizzazioni impegnate nel sociale.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo impegno nel giornalismo e nella cultura, tra cui il Premio Energie per Roma, il Premio Internazionale Omaggio a Pasolini e il Premio Internazionale Carlo Delle Piane per il Giornalismo e l’Editoria. Nel 2026 ha inoltre ricevuto un riconoscimento istituzionale presso la Camera dei Deputati per il suo percorso professionale.
Attraverso la scrittura, la divulgazione e le sue attività progettuali, Lisa Di Giovanni promuove una visione della cultura come strumento di consapevolezza, dialogo e trasformazione sociale, esplorando temi legati all’identità, alla memoria, alla resilienza e alle relazioni umane con uno stile che unisce rigore, sensibilità e attenzione al contemporaneo.
Qual è stato il momento in cui hai capito che la cultura sarebbe diventata il filo conduttore della tua vita professionale?
Più che un momento preciso, è stato un percorso. Ripensandoci oggi, credo che la cultura mi abbia scelta molto prima che fossi io a scegliere lei. Ho sempre vissuto la lettura e la scrittura non come semplici passioni, ma come strumenti per comprendere il mondo e le persone. Da giornalista ho imparato che ogni notizia racconta un frammento della società; da scrittrice ho scoperto che ogni storia permette di esplorare ciò che spesso resta invisibile. La cultura è diventata il filo conduttore della mia vita perché rappresenta il luogo in cui convergono tutte le mie esperienze: la psicologia, il giornalismo, la formazione, la comunicazione e l’impegno sociale. Non considero la cultura un patrimonio da custodire in una biblioteca, ma una forza viva, capace di modificare il modo in cui osserviamo la realtà. Umberto Eco sosteneva che chi legge vive molte vite prima di morire. Io aggiungerei che chi promuove la cultura contribuisce anche a migliorare la vita degli altri.
In che modo la tua formazione in psicologia influenza il tuo approccio alla scrittura e al giornalismo?
In maniera totale. La psicologia mi ha insegnato che dietro ogni comportamento esiste una motivazione e che dietro ogni parola esiste un universo emotivo. Freud ci ha mostrato come gran parte delle nostre scelte nascano da processi inconsci, mentre Jung ci ha insegnato che ogni individuo porta con sé simboli, archetipi e una storia collettiva che va oltre il singolo vissuto. Quando intervisto una persona o costruisco un articolo non mi interessa soltanto raccontare ciò che è accaduto, ma comprendere perché è accaduto e quale significato abbia. Scrivere significa ascoltare. E ascoltare significa sospendere il giudizio. È probabilmente questa la lezione più importante che la psicologia mi ha lasciato.
Cosa rappresenta per te il ruolo di coach umanistico integrato e come si intreccia con la tua attività culturale?
Essere coach umanistico integrato significa accompagnare le persone verso una maggiore consapevolezza, aiutandole a riconoscere risorse che spesso non sanno nemmeno di possedere. In fondo è ciò che fa anche la cultura. Un libro, una poesia, un articolo o una conferenza possono cambiare il modo in cui interpretiamo la realtà. Viktor Frankl sosteneva che l’uomo è sempre libero di scegliere il significato da attribuire alla propria esperienza. È una riflessione che condivido profondamente e che guida anche il mio lavoro. Per questo non vedo una separazione tra coaching e promozione culturale. Entrambi cercano di generare crescita.
Come nasce l’idea di fondare un’agenzia come P.R. & Editoria e quali sono stati i primi passi?
P.R. & Editoria nasce da una domanda molto semplice: perché tanti libri validi e tanti autori di talento rimangono invisibili? Negli anni ho compreso che scrivere un buon libro rappresenta soltanto l’inizio del percorso. Senza una comunicazione costruita con competenza e sensibilità, molte opere rischiano di non incontrare mai i propri lettori. Così è nata l’idea di creare una realtà che unisse giornalismo, comunicazione strategica, relazioni pubbliche ed editoria. Oggi P.R. & Editoria non è soltanto un ufficio stampa. È un laboratorio di progettazione culturale. Ci occupiamo della comunicazione integrata di autori, case editrici, associazioni, enti e istituzioni. Costruiamo strategie editoriali, realizziamo campagne stampa, organizziamo presentazioni, conferenze, tour promozionali, premi letterari, rassegne e festival culturali. Seguiamo l’identità comunicativa di un progetto dalla sua nascita fino al rapporto con i media, curando anche la presenza digitale, il personal branding degli autori e la costruzione di reti culturali sul territorio. Credo che oggi la comunicazione non debba limitarsi a promuovere un evento, ma debba generare comunità. In questo mi accompagna spesso una riflessione di Seneca: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.” Vale anche nella comunicazione. Prima degli strumenti serve una visione.
Qual è la sfida più grande nel promuovere oggi la cultura e l’editoria in un contesto così competitivo?
Viviamo nella società descritta da Zygmunt Bauman, dove tutto sembra consumarsi rapidamente e perfino l’attenzione è diventata un bene raro. La vera sfida è restituire profondità. Non basta pubblicare un libro o organizzare un evento. Occorre costruire esperienze che lascino qualcosa, creare occasioni di dialogo, mettere le persone nelle condizioni di riflettere. La cultura ha bisogno di tempo, mentre il nostro tempo sembra voler eliminare ogni attesa.
Cosa ti spinge a spaziare tra generi diversi, dalla narrativa alla poesia fino alla saggistica?
Ogni storia sceglie il proprio linguaggio. Ci sono emozioni che possono essere raccontate soltanto attraverso la poesia, riflessioni che richiedono la saggistica e personaggi che hanno bisogno della narrativa. Non credo nelle etichette. Credo nella libertà della scrittura.
Quale delle tue opere senti più vicina alla tua identità personale e perché?
Ogni libro rappresenta una parte della mia vita. Forse DAI-NI-KAN – Centomila stagioni dell’anima è quello che racconta maggiormente il mio mondo interiore, mentre La ferocia con il pizzo esprime il mio interesse verso le dinamiche psicologiche e sociali. In realtà non riesco a separarmi da nessuno dei miei libri. Sono tutti tasselli dello stesso percorso.
In che modo progetti come LibrOfficina contribuiscono a creare un nuovo dialogo tra lettori e libri?
LibrOfficina nasce da un’idea molto semplice: un libro non termina con l’ultima pagina. Attraverso la rivista, la radio, la televisione e il web vogliamo raccontare ciò che normalmente resta dietro le quinte: il lavoro degli autori, degli editori, degli illustratori, dei traduttori e di tutte quelle figure che rendono possibile la nascita di un libro. La cultura cresce quando diventa dialogo.
Qual è il valore della divulgazione culturale attraverso radio, riviste e piattaforme digitali?
Ogni mezzo possiede un linguaggio diverso. La radio crea intimità. La rivista favorisce l’approfondimento. Il digitale moltiplica le possibilità di incontro. Il vero obiettivo, però, rimane sempre lo stesso: costruire contenuti autorevoli senza perdere autenticità.
Come riesci a conciliare il tuo impegno nel sociale con le numerose attività professionali?
Per me non esiste una distinzione netta. La cultura, se è autentica, produce inevitabilmente responsabilità sociale. Ogni progetto dovrebbe avere una ricaduta positiva sulle persone. È questa la direzione che cerco di seguire.
Cosa significa per te essere Presidente di un premio letterario come FavolosaMente?
Significa assumersi una responsabilità nei confronti della cultura. Un premio non dovrebbe limitarsi a individuare un vincitore. Dovrebbe creare opportunità, valorizzare nuovi talenti e offrire occasioni di crescita.
Qual è il filo rosso che unisce tutti i tuoi progetti, dal giornalismo alla scrittura fino alla formazione?
La convinzione che la cultura possa generare consapevolezza. Marco Aurelio scriveva che la qualità della nostra vita dipende dalla qualità dei nostri pensieri. Credo sia una straordinaria definizione anche della cultura.
Quanto conta oggi la comunicazione nella costruzione di un autore o di un progetto editoriale?
Conta moltissimo. Ma la comunicazione non deve mai sostituire il contenuto. Può amplificarlo, valorizzarlo e renderlo riconoscibile. Un autore non costruisce la propria credibilità con il marketing, ma con la coerenza. La comunicazione serve a raccontare quella coerenza.
Cosa cerchi di trasmettere a chi si avvicina al tuo lavoro, sia come lettrice sia come professionista?
Cerco di trasmettere curiosità. Credo che la curiosità sia il primo motore della conoscenza. Vorrei che chi incontra il mio lavoro avesse voglia di continuare a farsi domande.
Come immagini l’evoluzione del tuo percorso nei prossimi anni?
Vorrei continuare a costruire progetti capaci di mettere in relazione editoria, comunicazione, formazione e innovazione. Mi piacerebbe vedere crescere ancora LibrOfficina, sviluppare nuovi festival culturali, rafforzare P.R. & Editoria come punto di riferimento nella comunicazione editoriale e continuare a creare reti tra autori, istituzioni e territorio. Credo che il futuro della cultura passi soprattutto dalla capacità di fare sistema.
Se dovessi descrivere la tua visione della cultura con tre parole, quali sceglieresti?
Consapevolezza. Dialogo. Trasformazione. Perché la cultura ci rende più consapevoli di noi stessi, crea dialogo tra le persone e, quando è autentica, ha il potere di trasformare la società.