nata a Napoli il 31 agosto 1995, si forma artisticamente presso il Liceo Artistico S.S. Apostoli, dove inizia a sviluppare il proprio linguaggio visivo. Prosegue gli studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, conseguendo la laurea magistrale in Decorazione con il massimo dei voti e la lode, affiancando al percorso accademico la partecipazione a workshop e progetti artistici.
Nel 2019 prende parte al programma Erasmus presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università Complutense di Madrid, esperienza che arricchisce ulteriormente la sua ricerca e il confronto con contesti internazionali. Successivamente consegue il Master in Nuove Tecnologie per i Beni Culturali presso l’Università di Roma Tor Vergata.
Attualmente è cultrice della materia di Teoria della percezione e psicologia della forma presso l’Accademia di Belle Arti e lavora come pittrice decoratrice, collaborando con diversi laboratori del centro storico di Napoli, dove intreccia pratica artistica, ricerca teorica e tradizione artigianale.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è uno spazio di libertà, dove posso sperimentare ed esprimermi, lasciando che il lavoro parli da sé.
In che modo la tua formazione in Decorazione ha influenzato il tuo modo di pensare lo spazio e la superficie?
La mia formazione in Decorazione mi ha portato a guardare gli spazi non solo come ambienti da abitare, ma come luoghi possibili di intervento. Ho iniziato a pensare alle superfici come spazi attivi, su cui poter agire, sperimentare e trasformare, sviluppando così un modo più consapevole e aperto di rapportarmi allo spazio.
Quanto l’esperienza Erasmus a Madrid ha inciso sulla tua ricerca artistica e sul tuo approccio al confronto internazionale?
L’esperienza Erasmus a Madrid ha inciso molto sulla mia ricerca artistica perché ho trovato attrezzature e strumenti di lavoro che prima non avevo, e questo mi ha permesso di sperimentare supporti diversi e modalità operative nuove rispetto all’Italia. Questo, insieme al confronto internazionale, ha arricchito il mio modo di lavorare e di pensare l’arte.
In che modo le nuove tecnologie per i beni culturali entrano, anche indirettamente, nel tuo processo creativo?
Le nuove tecnologie per i beni culturali entrano nel mio processo creativo soprattutto come strumenti di osservazione, documentazione e studio. Anche se il mio lavoro resta principalmente manuale, queste tecnologie influenzano indirettamente il mio modo di guardare, analizzare e reinterpretare le immagini e i materiali.
Che rapporto senti tra la tradizione decorativa napoletana e la tua visione contemporanea dell’arte?
Nei miei lavori non utilizzo spesso tecniche decorative tradizionali, ma mi piace sperimentare con materiali e modi diversi di lavorare, creando un dialogo tra passato e presente nel mio percorso.
Come vivi il confine tra insegnamento e creazione artistica, e cosa impari da questo doppio ruolo?
Vivo il confine tra insegnamento e creazione artistica come un’esperienza di crescita. Accompagnando la professoressa, guido e do consigli ai ragazzi nei loro progetti, e questo mi permette di riflettere sul mio lavoro e imparare nuovi modi di affrontare la pratica artistica.
Cosa cerchi di attivare nello spettatore attraverso il colore, la forma e la composizione?
Attraverso forme semplici e geometriche, colore e composizione cerco di attivare nello spettatore stimoli sensoriali e ricordi, invitandolo a percepire lo spazio e i materiali in modo diretto e personale, creando un’esperienza che lo coinvolga emotivamente.
Quanto è importante per te il lavoro manuale e artigianale rispetto alla sperimentazione concettuale?
Il lavoro manuale e artigianale è sempre importante e ha il suo valore: richiede tempo, cura e dedizione per ogni pezzo e il risultato porta con sé l’impegno di chi lo realizza. Il processo concettuale, invece, segue logiche diverse: spesso si lavora per sintesi, andando oltre il necessario e concentrandosi sulle idee e sulle possibilità che il progetto può offrire.
Quali temi o domande senti più urgenti nella tua ricerca attuale?
Nella mia ricerca attuale non ci sono temi o domande fisse che prediligo. Il lavoro nasce soprattutto per me stessa, a seconda di come mi sento in quel momento. Se poi riesce a stimolare attenzione o emozioni anche negli altri, è naturalmente un valore aggiunto.
Guardando al futuro, quali direzioni immagini per l’evoluzione del tuo percorso artistico?
Guardando al futuro, mi auguro di consolidare un modo tutto mio e preciso di esprimermi, che già oggi comincia a essere riconoscibile, ma voglio approfondire e sviluppare ulteriormente la mia ricerca, andando oltre alcuni aspetti del mio lavoro che sento possano crescere.
Descriviti in tre colori.
Solo blu notte e indaco.