nome d’arte di Laura, nasce in Svizzera il 9 gennaio 1975 e cresce artisticamente a Firenze, dove frequenta il liceo artistico conseguendo la maturità nel 1994. Il suo pseudonimo affonda le radici in un ricordo affettivo: il titolo delle musicassette che un caro amico registrava per lei, sempre chiamate “Lauraballa”, un nome che racchiude fin da subito energia, movimento e identità personale.
Fin dagli anni della formazione avvia le prime esperienze nel mondo dell’arte collaborando con Atelier Alice a Firenze, dove si dedica alla decorazione di maschere ispirate a soggetti classici e alla pittura di vetrine durante il periodo natalizio. Nel 2001 si stabilisce a Prato, dove apre il suo studio nel centro storico, in via Mazzini: uno spazio vivo e creativo in cui realizza, espone e vende le proprie opere, lavorando anche su commissione e promuovendo eventi artistici.
Il suo immaginario si sviluppa a partire dallo studio dei grandi maestri, da Michelangelo a Botticelli, fino ad artisti moderni come Schiele, Escher e Klimt, per poi avvicinarsi anche a figure contemporanee come Antony Gormley, Jean-Michel Folon e Marino Marini. Parallelamente coltiva un forte legame con il mondo dell’illustrazione, guardando con interesse ad autori come Guido Scarabottolo, Lorenzo Mattotti ed Edward Gorey, tra gli altri. Le sue influenze si arricchiscono inoltre grazie alla fascinazione per le culture orientali, da cui trae suggestioni legate a simboli, armonia e spiritualità, spaziando dal tai chi alla danza indiana bharatanatyam fino allo studio della lingua cinese.
Nel corso degli anni lavora a stretto contatto con il mondo dell’artigianato e partecipa a numerosi eventi e contesti espositivi, dai buskers di Mercantia a Certaldo e Pennabilli fino alla Fiera dell’Artigianato di Firenze, esponendo in gallerie, ristoranti e spazi non convenzionali tra Londra e la Germania. Le sue opere hanno raggiunto collezioni in tutto il mondo, dal Giappone agli Stati Uniti.
La sua pratica artistica spazia tra pittura, illustrazione e scultura: predilige tecniche come acrilico, pigmento, acquerello e matita, mentre per la scultura utilizza pasta di legno e creta, talvolta trasformata in bronzo. Durante il periodo della pandemia ideò “Artist Invasion”, un progetto nato per creare connessioni tra artisti e pubblico e per riattivare il dialogo culturale in un momento di isolamento. A questo si affiancano iniziative come incontri artistici intimi nel suo studio e la rassegna “Illaf iout illaf ieim”, pensata per contrastare la volgarità contemporanea attraverso l’arte.
Nel 2023 dà vita al progetto “CONI ART”, un intervento di riqualificazione urbana basato sulla pittura delle serrande dei fondi chiusi nel centro di Prato, realizzato in autogestione e con il patrocinio del Comune. L’iniziativa prosegue nel 2024 con una seconda fase che amplia ulteriormente il progetto.
Lauraballa è un’artista che vive e interpreta l’arte come una dimensione poetica e accessibile, capace di creare connessioni autentiche. Il suo universo creativo è popolato da simboli, figure reali e immaginate, sospese tra sogno e realtà, in un continuo dialogo tra dimensione onirica e sensibilità contemporanea.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è tutto. È un linguaggio più comprensibile delle parole, una modalità di percepire la vita grazie all’attenzione, l’intuizione e la poesia
Qual è il momento in cui hai capito che l’arte sarebbe diventata il centro della tua vita?
A 6 anni dissi chiaramente ad alta voce cosa volevo fare nella vita: da grande voglio dipingere in bianco e nero.
In che modo il tuo nome d’arte Lauraballa rappresenta oggi la tua identità artistica?
Lauraballa nasce per gioco come parola! E poi col tempo ha delineato la mia storia artistica e anche mascherato la mia identità. Alle volte non capisco bene dove inizia o finisce laura o lauraballa. Comunque Mi ricorda sempre di sdrammatizzare e ballare.
Quanto ha influenzato la tua formazione a Firenze il tuo modo di vedere e creare arte?
Molto, Firenze negli anni 90 era ancora una città godibile e bellissima! Ti forma solo guardarndola…magari a naso in su per le vie!
Cosa ti ha insegnato il lavoro con Atelier Alice e quanto ha inciso sul tuo percorso iniziale?
Tantissimo! Agostino Dessì ( il mio Maestro) ha insegnato la bellezza del creare in lentezza e con attenzione. La curiosità nel trovare soluzioni per realizzare le idee! Il coraggio di credere possibile di poter vivere d’arte! Ricordo ancora quando mi fece vedere come stendere il bianco sulla maschera che sembra un passaggio semplice e di poca importanza invece mi insegnò a dare valore ad ogni passaggio, con lentezza e amore.
Il tuo studio a Prato è anche un luogo di incontro: che tipo di energia e scambio cerchi con chi lo vive?
Cerco umanità, condivisione, ascolto, e ricerco la sensazione di sentirsi accolti e a proprio agio.
Quali artisti senti più vicini al tuo immaginario e perché?
Scarabattolo, Guridi, Gormley…questi sono i primi tre che mi vengono in mente. Per il simbolismo, l’esser minimali, lo scomporre i corpi.
Il tuo lavoro unisce pittura, illustrazione e scultura: come scegli il linguaggio più adatto per esprimerti?
È il linguaggio che sceglie me, mi chiama! Mi bussa sulla spalla ed io accolgo.
Cosa ti affascina delle culture orientali e in che modo entrano nelle tue opere?
L’equilibrio, la ricerca spirituale, il metodo, il dare importanza al respiro. Gli dei indiani che hanno in sé bene e male. I samurai giapponesi e la loro agilità, la scrittura fatta di segni, il teatro Noh, gli aiku le maschere, le marionette, la danza bahratha Natyam e il suo raccontare storie, con movimenti impeccabili e precisi. I colori, gli abiti…
Quanto conta per te l’esperienza “di strada”, come i buskers e le fiere, rispetto agli spazi espositivi tradizionali?
La strada ti fa conoscere le persone da vicino, si crea un rapporto alla pari. Uno scambio , un dialogo Sull’ arte e la vita in modo conviviale. Gli spazi espositivi tradizionali a me spesso fanno sentire poco a mio agio.
Le tue opere sono arrivate in diverse parti del mondo: che effetto ti fa pensare a questo viaggio dell’arte?
Quando capita di pensarci, mi sembra incredibile. Frammenti di me ovunque. Spero che facciano buona compagnia.
A volte penso che gli artisti creino per morire un poco più lentamente e vivere ancora un po’ tramite lo sguardo di chi osserva le loro creazioni anche dopo la loro morte. Creiamo perché non vogliamo morire ?
Chissà…
Come è nato il progetto Artist Invasion e quale impatto ha avuto su di te e sugli altri artisti?
È nato per il bisogno di dare speranza agli artisti sotto Covid! Era tutto fermo e in molti stavano andando in depressione, quindi ho immaginato di spargere quadri nei pochi luoghi visitabili. Per me è stata un esperienza incredible. Aver a Che fare con tanti artisti, conoscere Penelope Filacchione e ArtSharing di Roma, Luisa Valenzano dalla Puglia e collaborare con loro per portare avanti la nostra passione in modo sostenibile è stato davvero nutriente confrontarmi con varie competenze e farle confluire nei nostri progetti. Insomma dopo anni sola in studio ho iniziato a capire davvero l importanza del collaborare con gli altri. E ho scoperto anche la mia passione per l’organizzare eventi.
CONI ART è un progetto di riqualificazione urbana: che rapporto hai con lo spazio pubblico e la città?
CONI Art si fonda su una frase a me cara: Ciò che ci circonda ci condiziona. Ed essendo lo spazio pubblico nostro, lo rispetto per me e per gli altri , ma provo anche a modificarlo in base alle esigenze. CONI art è un tentativo dal basso di creare una comunità di persone che non aspettano ma agiscono, in base alle proprie competenze ,per rendere il proprio territorio più vivibile. Così ho iniziato a mettere colori e installazioni sulle serrande chiuse poi da qualche tempo Abbiamo una giardiniera misteriosa… che ci aiuta a tenere sistemate le piante in strada!
Il tuo mondo è spesso definito onirico e surreale: da dove nascono le immagini che crei?
Non lo so, il mondo lo vedo così! Mi sembra di creare ciò che vedo e sento.
Quanto è importante per te mantenere una dimensione “non istituzionale” dell’arte?
La vera importanza dipende da quanto posso sentirmi libera di esprimermi e creare. Senza certe libertà si muore, si accartoccia l’anima.
Cosa cerchi di trasmettere a chi entra in contatto con il tuo lavoro?
Mi piace trasmettere la curiosità verso l’immagine e la voglia di parlarne insieme.
Come immagini l’evoluzione del tuo percorso artistico nei prossimi anni?
Immagino, tante collaborazioni con altri artisti, tante idee da realizzare. E il riuscire a fondere i miei diversi stili in un unico: figurativo illustrativo , L’astratto leggero e l’inquietudine antica delle sculture.
Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?
Acquistabile, poetica, surreale.