Pittrice italiana contemporanea, nata e cresciuta nella vivace realtà artistica di Tivoli, Laura si distingue per la capacità di osservare la realtà con acutezza, traducendola in una pittura intensa e in disegni fortemente espressivi. Il suo percorso artistico prende avvio come autodidatta, guidato da una passione innata per la rappresentazione dell’essenza del mondo che la circonda, per poi trovare una svolta decisiva nella scelta di formalizzare la propria formazione presso la prestigiosa Accademia di Belle Arti di Roma.
All’Accademia consegue la laurea in Scenografia con lode, dimostrando fin da subito un talento solido e una profonda dedizione al mestiere. In una prima fase, le sue competenze artistiche si traducono nel lavoro di decorazione scenica per produzioni teatrali e televisive, esperienze che affinano il suo linguaggio tecnico e arricchiscono la sua ricerca di nuove profondità e prospettive. Attualmente lavora come scenografa televisiva presso la sede Rai di Roma.
Un elemento centrale della sua ricerca pittorica è l’indagine sulla forma femminile, affrontata nella sua complessità e nelle sue molteplici sfaccettature. Nei suoi dipinti convivono forza e fragilità, espresse attraverso l’uso di materiali come la materia sabbiosa e la resina, impiegati non solo come elementi tecnici ma come veri strumenti narrativi. La resina assume un valore fortemente simbolico: richiama l’acqua come elemento vitale che avvolge e protegge fin dal grembo materno, ma che può anche suggerire una sensazione di soffocamento. L’artista la definisce poeticamente “lava ghiacciata”, una sostanza capace di fossilizzare e preservare l’istante presente.
Dal 2022 prende forma la serie He “Bad Boy” e She “Bad Girl”, sviluppata in uno stile urbano e contemporaneo, profondamente inserito nella realtà moderna. Le figure, caratterizzate da tatuaggi e piercing, possono apparire dure, trasgressive e fuori dagli schemi, ma rivelano in realtà storie intense e autentiche, vissuti incisi sulla pelle come un grido di disagio e di gioia. Disegni e scritte diventano così espressioni dirette di emozioni, trasformando il corpo in una superficie narrativa e profondamente umana.
Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è un concetto magico, dove tutto è possibile, dove tutto è concesso. I sogni, i desideri nascosti, la bellezza, la gioia, le paure, il dolore si esprimono liberamente, tramite l’atto artiginale, come un alchimista l’artista procede nel suo percorso per arrivare alla sua verità, che non è assoluta è relativa al sentire di quel momento. Personalmente la vivo per comunicare con me stessa, succesivamente arriva agli altri e lì si crea una connessione emozionante. L’arte è un atto meditativo, introspettivo.
In che modo la tua crescita nella realtà artistica di Tivoli ha influenzato il tuo sguardo e il tuo linguaggio pittorico?
Tivoli è detta città d’arte, ricca di bellezze artistiche mi affascina continuamente, ogni passeggiata è una scoperta. I luoghi suggestivi ricchi di storia come la Villa Gregoriana con la sua cascata imponente, la Villa D’Este con i suoi giochi d’acqua sofististicati stimolano gli occhi e la mente. In questa bella atmosfera mi ritrovo spesso con un bel gruppo di veri artisti, e il continuo confronto tra noi è pieno di stimoli e riflessioni sul nostro modo di lavorare e vedere l’arte in genere, un bellissimo modo per crescere tra eventi culturali e mostre.
Come è cambiato il tuo approccio alla pittura dopo l’esperienza accademica in scenografia rispetto al periodo autodidatta?
Io dipingo da sempre, mio padre già da bambina mi comprava le tele e i pennelli…lo trovava anche un bel modo per farmi stare tranquilla, visto che ero molto vivace. Nella scenografia c’è un atto creativo più tecnico, la pittura è più fisica artigianale, ma entrambe hanno viaggiato parallelamente nel mio percorso l’una arricchendo l’altra. In scenografia immaginare un spazio a livello tecnico e poi dare un tocco creativo artistico, oppure in un atto pittorico creativo istintivo renderlo visibile grazie anche ad una esperienza tecnica.
Quanto il lavoro di scenografa televisiva influisce oggi sulla costruzione dello spazio e della materia nei tuoi dipinti?
Il bagaglio accademico, ma anche il lavoro sul campo nelle realizzazioni scenografiche arricchisce il mio modo di lavorare in pittura, anche nella scelta dei materiali dove la loro conoscenza aiuta nella realizzazione degli sfondi spesso materici o costruttivi dello spazio.
Cosa rappresenta per te la figura femminile e perché senti l’esigenza di indagarla attraverso forza e fragilità?
La figura femminile è al centro della mia tematica pittorica, forse perché è il mondo che conosco di più, cresciuta con una sorella una mamma tante zie e cugine, figure molto importanti nella mia vita…abbiamo un mondo interiore molto complesso, un insieme di tante facce, siamo forti, fragili , misteriose, divertenti, introverse, siamo tante cose in una, e questo è davvero affascinante.
In che momento del tuo percorso hai sentito il bisogno di introdurre materiali come sabbia e resina nella tua ricerca?
Nel mio percorso artistico la scelta dei materiali sono sempre stati importanti, l’alta decorazione come base principale di realizzazione, la sabbia e lo stucco come strumento per fare emergere simbolicamente la materia quasi a far uscire il quadro dalla tela, come una quarta dimensione e la resina mi serve per fissare ancora di più l’immagine come per renderla eterna nel tempo proprio come un fossile intrappolato, cristallizzato e così diventa prezioso.
Il concetto di “lava ghiacciata” sembra racchiudere una forte tensione emotiva: come nasce questa definizione e cosa racconta di te?
La resina è un bicomponente, all’inizio è una miscela calda e liquida quindi mi piace paragonarla alla lava, poi col tempo cristallizza e indurisce proprio come il ghiaccio.
Cosa ti affascina maggiormente delle storie che emergono dalla pelle, dai tatuaggi e dai segni nei corpi della serie Bad Boy e Bad Girl?
Le mie “Bad Girl” e “Boy” sono una serie di personaggi che tramite i loro tatuaggi e piercing raccontano la loro storia personale, simboli di vita vera espressione totalmente esteriore del proprio essere, in ognuna di loro ritrovo un po’ di me stessa e un po’ di tutti noi. Spesso personaggi interessati dal vissuto forte che lascia il segno.
Quanto è importante per te raccontare il confine tra apparenza e verità nelle figure urbane che rappresenti?
Spesso l’apparenza inganna, ciò che vediamo ci turba perché è forte ed esplicito…la cattiva ragazza (Bad Girl) giudicata per il suo aspetto nasconde un mondo interiore di grande sensibilità e vita vera e spesso le piace essere sfrontata e sensuale sprezzante del giudizio altrui.
Quando inizi una nuova opera, parti da una storia precisa o lasci che siano i materiali e il gesto a guidarti?
Io parto da cìò che mi emoziona, da una immagine in cui ritrovo uno sguardo accattivante da una atmosfera sognante, spesso lavorare con modelli dal vivo è difficile ma è quello che mi stimola di più per costruire la scena in base al personaggio da ritrarre.
Che tipo di esperienza emotiva vorresti lasciare a chi osserva i tuoi lavori?
Le mie opere sono contemporanee e sognanti, vere e irreali allo stesso tempo, contraddittorie e dirette, le persone che guardano le mie opere a volte sono turbate e a volte si ritrovano in grandi emozioni contrastanti e questo mi interessa, scuotere la coscienza è il miglior modo per rimanere vivi.L’atmosfera deve essere di intimità, la figura attrae lo spettatore e si crea una connessione a specchio, quasi a volersi riconoscere l’un l’altro, entrare nel suo un mondo.
Descriviti in tre colori.
Quest’anno sono nel rosso, come li sangue che corre veloce come il vino che ti inebria, come la voglia di rivoluzione. Il blu è freddo e spietato profondo e infinito , inesorabile e assoluto. Il viola mi piace e mi rappresenta come colore introspettivo blu e rosso si incontrano e creano la mia personalità piena di contraddizioni e forza e passione insieme.