è una scrittrice e critica letteraria profondamente legata al mondo delle parole, che coltiva come espressione di bellezza, ricerca e conoscenza. Da sempre attratta dalle storie, le rintraccia nei libri, nelle immagini e nei dettagli della realtà, trasformandole in materia poetica e narrativa. La sua scrittura nasce da un’esigenza interiore, come atto di incanto e riflessione, capace di dare voce al bisogno di senso e alla dimensione più autentica dell’esperienza umana.
Autrice di raccolte poetiche come Mio amore, Cuore puro e Poesia dell’assenza, e del romanzo Sua maestà di un amore, ha sviluppato un percorso letterario che unisce sensibilità artistica e rigore accademico. La sua formazione affonda negli studi classici, che l’hanno portata a una profonda conoscenza della letteratura greca e latina, culminata con due lauree con lode in Lettere classiche e Filologia classica e con un Dottorato in Studi Umanistici.
Accanto all’attività creativa, svolge un’intensa attività di ricerca e insegnamento: è docente di Patrimonio letterario e territorio presso l’Università degli Studi del Molise. In qualità di saggista e filologa ha pubblicato Mitografie della modernità tra letteratura e critica, dedicato a figure centrali della tradizione letteraria, e ha contribuito a numerosi volumi collettanei e studi scientifici.
Parallelamente, collabora con riviste e testate letterarie, tra cui Leggere, Insula Europea e Laboratori Poesia, scrivendo recensioni, articoli e approfondimenti critici. È inoltre giornalista pubblicista e collabora con l’Ordine dei Giornalisti del Molise.
Il suo percorso si muove costantemente tra scrittura, studio e incontro con autori e lettori, in una dimensione in cui la letteratura diventa spazio di dialogo, crescita e scoperta. Amante del mare, dei luoghi carichi di memoria e delle relazioni umane, vive la parola come un ponte tra interiorità e mondo, tra esperienza e racconto.
Cos’è per te la parola poetica e quale spazio occupa nella tua vita quotidiana?
La parola poetica è una forma di amore. La parola poetica cura, accoglie, protegge, definisce un’identità, raccoglie sillabe d’amore nel tentativo continuo della restituzione della percezione. In quanto esperienza estetica è fonte di bellezza e di senso. In quanto strumento conoscitivo, eredita dalla tradizione un repertorio affascinante di temi, immagini, significati, suoni, rime che nel richiamarsi e nel rinnovarsi continuamente, è conferma e dono di quanto il genio umano possa realizzare e sentire. In ogni parola c’è il respiro della storia, in ogni parola poetica c’è l’essenza stessa dell’amore. La poesia si sottrae alla fine, al dolore, allo scorrere del tempo. O almeno cerca di dargli un senso. Nella vita quotidiana rimpicciolisce per stupire, ingrandisce per potersi incantare. È una difesa preziosa rispetto alla banalità, al non senso, al vuoto, alla falsità e alla finzione. Ho bisogno di verità e di senso, di una piccola umile vita che ha dentro di sé il suo universo di semplicità e bellezza. E la parola poetica sa come renderlo tangibile.
Quando hai capito che la scrittura sarebbe diventata una necessità oltre che una passione?
Credo di averlo saputo da sempre. Io ho sempre scritto: dalle parole sulla sabbia a quelle lasciate sul vapore sotto la doccia, fin dalle prime frasi da bambina, fin dai primi disegni, ogni parola, ogni storia letta, raccontata, disegnata o soltanto immaginata è sempre stata una piccola dichiarazione d’amore.
In che modo la tua formazione classica influenza il tuo modo di scrivere e di leggere il presente?
Se fosse possibile vorrei vivere in un mondo permeato di classicità. Il rigore, l’etica della dignità, della bellezza, della forma, del senso del rispetto per il sacro umano e divino, quell’armonia che deriva dal credere in un onore che autentifica l’individuo al di fuori di un’etica edonistica e individualistica. Rispetto, impegno, onore, passione. Oggi sono termini che ai miei occhi hanno una dignità particolare. Gli studi classici sono stati una palestra formativa unica, mi hanno trasmesso la tenacia dell’impegno, dello studio attento ad ogni sfumatura (lessicale, semantica, esegetica). La letteratura, soprattutto la grande letteratura, quella classica, ma anche occidentale, mi ha insegnato la grandezza del cuore dell’uomo. Ho profondo rispetto e amore per questo sentire che ci fa tutti più vicini, tutti meno soli.
Cosa cerchi di indagare attraverso la poesia rispetto alla narrativa?
L’anima, cerco l’anima perché nell’anima ci sono sempre bellezza e verità. Ma anche un’opera narrativa può essere intrisa di poeticità. Un’opera ha valore se sa parlare al suo lettore, donandogli un pezzettino della propria storia affinché ognuno possa costruire la sua.
Come si intrecciano in te la figura della scrittrice e quella della critica letteraria?
Quando mi dedico alla scrittura creativa mi interessa molto un’armonia di gesto e di senso, l’espressione di un sentire umano che sia portatore di bellezza e di significato. La critica in questo senso, in rapporto con la letteratura, è un approfondimento di conoscenza, una mediazione di esperienza tra verità e scrittura. D’altronde la parola “critica” ha la stessa radice terminologica di “crisi”: la critica oggi chiede alla letteratura qualcosa di essenziale, la comprensione di un linguaggio.
Quanto è importante per te il dialogo con i grandi autori del passato nel tuo lavoro di ricerca?
Tutto quello che non è tradizione è plagio, recita una delle massime che per noi filologi classici è fondamentale. I grandi autori del passato sono la nostra eredità, però attenzione, l’eredità non è fedeltà al passato, ma fare esperienza del mondo, divenire padroni del viaggio. Nel mio saggio Mitografie della modernità tra letteratura e critica (Rubbettino, 2026) analizzo i miti contemporanei nati all’interno della società dei consumi e del progresso, attraverso autori fondamentali come Dante, D’Annunzio, Pasolini, Volponi quali interpreti della crisi. Non è un caso che l’opera si configuri come un viaggio che unisce la poesia, la letteratura e la critica letteraria, esplorando microcosmi culturali di ieri e di oggi.
Cosa significa oggi fare critica letteraria in un mondo sempre più veloce e digitale?
Giulio Ferroni ne La solitudine del critico (Salerno Editrice, 2019) scrive che oggi leggere e in particolare riflettere, siano un atto di resistenza. Il nostro è il tempo della pluralità, della moltiplicazione, della produzione ipertrofica, dell’eccesso, del post, immediatamente accessibile e subito modificabile, in cui tutto può apparire a disposizione per consumarsi e perdersi. Di fronte ad una produzione di questo tipo, in cui all’attuale perdita di senso si abbina la crisi di un sistema di valori condiviso e condivisibile, il critico si sente avvolto da quella che Ferroni chiama angoscia della quantità: quanta critica oggi è autoreferenziale? Quanti si attribuiscono competenze che non derivano da una reale formazione? Eppure, se la caratteristica principale dei testi letterari è la densità, la moltiplicità di significati veicolati dall’opera, la sfida della critica moderna è quella di arricchire di interpretazioni possibili la comprensione del testo, ponendo domande sempre nuove, senza limitarsi ad una valutazione estetica ma fornendo anche un giudizio estetico.
Che tipo di emozione o riflessione desideri lasciare nei lettori delle tue opere?
Un inno all’amore che salva e rende forti, veri, autentici, oltre le apparenze e i falsi miti della nostra società. Vorrei che la ricchezza interiore tornasse ad essere un valore, come la gentilezza, il sentire piano, la semplicità quando è piena di profondità. Se un’emozione è vera, allora quelle parole erano lì proprio per te.
Come vivi l’incontro diretto con il pubblico durante eventi e presentazioni?
Il pubblico è sempre molto caloroso, mi arricchisce scoprire che in letteratura le emozioni di uno diventano le emozioni di tutti.
Qual è stata la scoperta più significativa nel tuo percorso accademico e umano?
La scoperta che perseguire l’ideale nella vita concreta, professionale e lavorativa, non sempre è possibile. Ci ho sbattuto la testa. Da idealista è stata una verità che mi ha fatto molto male. Scrivo anche per questo, tramite la poesia e la letteratura l’ideale non è solo possibile ma diventa effettivo, magico, mi rende felice.
In che direzione immagini evolverà la tua ricerca e la tua scrittura nei prossimi anni?
A breve ci sarà un albo illustrato. Un altro saggio. Ma io ho bisogno di scrivere, di raccontare, di capire. Adoro i libri e adoro parlare di libri. Da giornalista, ho bisogno delle parole per definire le realtà. Da studiosa, ho bisogno di approfondire per andare oltre la banalità. Da scrittrice, ho bisogno di amare per sognare.
Descriviti in tre parole.
Tenace, appassionata, vera.