Lady Eleanor

27 anni, lavora nell’ambito dell’infanzia, ma da circa dieci anni coltiva parallelamente la passione per la fotografia artistica, posando come modella sia per shooting fotografici sia come modella dal vero…

BIOGRAFIA

#Lady Eleanor

27 anni, lavora nell’ambito dell’infanzia, ma da circa dieci anni coltiva parallelamente la passione per la fotografia artistica, posando come modella sia per shooting fotografici sia come modella dal vero per quadri e contesti accademici. Nel tempo, questa esperienza è diventata molto più di un interesse: un vero e proprio spazio di espressione personale. Attraverso l’obiettivo, Eleonor ha scoperto la possibilità di portare alla luce e rimettere ordine in parti profonde di sé, trasformando la posa in un percorso intimo e consapevole, capace di unire corpo, emozione e identità.

Cos’è per te l’arte?
Non ho mai sentito la necessità di trovare una definizione all’arte. Credo che le emozioni e le sensazioni che si provano davanti a una qualsiasi forma d’arte definiscano in noi come la viviamo: è un’esperienza troppo intima e soggettiva.

Cosa rappresenta per te il corpo all’interno della fotografia artistica?
Il corpo è il mezzo per veicolare e tradurre in immagine ciò che si vuole trasmettere. Secondo me è importante per questo che ci sia sintonia anche tra il fotografo, la modella e l’ambiente circostante.

In che modo il tuo lavoro con l’infanzia influisce sul tuo sguardo artistico, se lo fa?
Ho sempre tenuto fortemente separati i miei due lavori, anche se spesso mi sono ritrovata a mostrare delle mie foto ai miei bambini, ed è meraviglioso ogni volta: l’occhio puro dei bimbi aggiunge sempre delle letture in più a quello che volevamo trasmettere, e trovo ciò sempre molto commovente e istruttivo.

Quando posi, ti senti più interprete o più te stessa?
Quando poso cerco sempre di diventare parte integrante di quello che sto “dipingendo”, come se fosse una tela a due mani: penso che non avrebbe senso limitarmi a un ruolo, quanto più cercare quella parte di me che “serve” per il risultato desiderato.

Qual è stata l’esperienza che ti ha fatto capire quanto la posa fosse importante per te?
Nel 2015 una mia amica, che ora è una fotografa molto brava e rispettata, mi propose quasi per caso uno shooting insieme. In quelle foto riuscivo a vedere in modo così naturale espresse parti di me che avevo sempre provato a tirar fuori, e mi si aprì un mondo.

Che tipo di emozioni cerchi di trasmettere attraverso le tue immagini?
L’emozione di certo varia in base all’idea dello shooting e della moodboard: cerco sempre, per quanto possibile, di calarmi nell’atmosfera o, se previsto, nel “personaggio” da interpretare nel modo più ottimale possibile.

Com’è il rapporto con il fotografo durante uno shooting: quanto conta la fiducia reciproca?
Per me il rapporto con il fotografo è essenziale: spesso non accetto di lavorare con fotografi al cui stile non mi sento affine, o se non sento il giusto feeling. Finora mi è andata quasi sempre bene.

Cosa significa per te essere modella dal vero rispetto alla fotografia?
Quando poso dal vero è come se già mi vedessi dentro al quadro una volta finito: per me è un’esperienza stupenda, perché è come se ci fosse un’altra dimensione in cui so che verrò trasportata e resa indelebile dalla pittura di un bravo artista. Mi soddisfa molto.

C’è un progetto o uno scatto che senti particolarmente tuo? Perché?
Ho scattato con molti fotografi, con amici e spero di continuare in futuro a conoscerne ancora. Non mi sento di selezionare uno shooting “preferito”, ma sicuramente il mio primo in assoluto rimarrà sempre nel mio cuore in modo speciale.

Come è cambiato il tuo modo di posare nel corso degli anni?
Sicuramente rispetto ai primissimi scatti sono migliorata in quanto a estro, abilità nelle pose e creatività, ma c’è sempre ancora tanto da imparare.

Cosa cerchi oggi in un progetto artistico per decidere di partecipare?
Per me l’importante è che il progetto che mi venga proposto sia qualcosa che sento affine e su cui percepisco di poter lavorare bene, oltre al feeling con il team, che può anche essere secondario.

In che modo la fotografia ti aiuta a “mettere ordine” dentro di te?
Attraverso la fotografia sono sempre riuscita a ricomporre i piccoli pezzi che mi compongono, tutti assolutamente diversi, riuscendo a vederli e ad accettarli: questo per me è inestimabile.

Quali sono le tue fonti di ispirazione, artistiche o personali?
Le mie principali fonti d’ispirazione affondano sempre le radici nell’estetica dark, vittoriana o comunque “dissonante, liminale”. Mi sono sempre sentita a mio agio nel diverso, nello strano. Tra i miei fotografi preferiti ci sono sicuramente Araki, Nona Limmen e XiuXiu Kong.

Come immagini l’evoluzione del tuo percorso artistico nei prossimi anni?
Spero di riuscire a collaborare ancora con tutti quegli artisti che vogliano dedicarmi un progetto, perché amo questo lavoro, e chissà, magari poter arrivare un po’ più in alto.

Descriviti in tre parole.
Affidabile, malinconica, bizzarra.

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