nasce il 7 dicembre 1989 a Badia Polesine, in provincia di Rovigo, e da tredici anni vive a Treviso. La passione per la scrittura la accompagna fin dall’infanzia: già alle scuole elementari scrive poesie per il giornalino scolastico e, in quarta elementare, riceve uno dei premi dedicati agli studenti che leggono maggiormente.
Il suo percorso ufficiale nel mondo della scrittura prende avvio nel 2020 con la nascita del suo blog, uno spazio attraverso il quale esprime il suo lato più glamour ed estetico, raccontando ai lettori consigli di bellezza, outfit, tendenze della moda e barber tips. Nel 2022 approfondisce ulteriormente le proprie competenze frequentando un corso di giornalismo di base.
La sua personalità artistica nasce dall’incontro di anime differenti. Professionalmente gestisce e lavora in una barberia a Treviso, affiancando all’attività nel mondo del beauty quella di blogger e scrittrice. Accanto a questa dimensione più glamour emerge però un’anima profondamente attratta dal noir, dal mistero e dalle storie ricche di intrecci e colpi di scena. La passione per il genere giallo nasce anche grazie all’influenza della nonna, che fin da bambina la avvicina alla lettura di romanzi polizieschi e alla figura di Jessica Fletcher, diventata una delle sue principali icone.
Un’altra componente importante della sua identità è legata alla disciplina e al combattimento. Dopo aver praticato danza per diversi anni, si avvicina alle arti marziali e oggi è cintura verde di Defence Systems, oltre a frequentare un corso di Krav Maga. L’esperienza maturata in queste discipline contribuisce anche alla sua scrittura, aiutandola a costruire scene d’azione più dinamiche, realistiche e credibili.
Il suo esordio letterario arriva nel 2023 con Storia di un hair stylist in erba, seguito nel 2024 da Il diario di una barbieria. Nel 2026 amplia ulteriormente il proprio percorso con la pubblicazione di una raccolta di poesie edita da Il Ponte Vecchio, nella collana I Poeti del Ponte Vecchio, volume 72, realizzata insieme ad altri sette autori italiani. Nello stesso anno pubblica Giustizia tra le lame, sequel diretto de Il diario di una barbieria, confermando la sua predilezione per il thriller e la suspense.
Nei suoi romanzi il mistero e gli omicidi diventano strumenti attraverso i quali affrontare anche tematiche sociali profonde e attuali, tra cui la violenza sulle donne, gli amori manipolatori, la gelosia e gli intrighi psicologici. La scrittura diventa così un modo per unire suspense e riflessione, costruendo storie capaci di coinvolgere il lettore e, allo stesso tempo, portarlo a confrontarsi con realtà complesse.
Il suo percorso letterario è in continua evoluzione e attualmente è impegnata nella stesura di un nuovo romanzo, con l’obiettivo di accompagnare ancora una volta i lettori in una storia fatta di mistero, tensione e suspense.
Che cos’è per te la scrittura?
Vedo la scrittura come un ponte tra il mio mondo interiore e la realtà. Da un lato è una valvola di sfogo essenziale per dare voce a ciò che provo; dall’altro è pur immaginazione, la possibilità di dare corpo a storie e visioni che altrimenti resterebbero solo fantasie. È il mio modo per staccare la spina, immergermi in una dimensione parallela e rigenerarmi.
Qual è il ricordo della tua infanzia che ha alimentato maggiormente la tua passione per la scrittura?
La mia passione nasce in famiglia, grazie a mia nonna e a mia zia. Mia nonna, grande lettrice, mi ha insegnato a scrivere a soli tre anni, introducendomi subito al fascino delle parole. Insieme a loro trascorrevo il tempo a comporre poesie su fate e mondi fantastici. Quel periodo ha plasmato la mia immaginazione e mi ha lasciato un insegnamento prezioso: esiste sempre una dimensione parallela in cui potersi rifugiare e sentirsi liberi.
Come convivono nella tua personalità l’anima glamour della barbieri e quella più scura e noir della scrittrice?
All’inizio non è stato semplice farle convivere: da un lato c’è la mia anima glamour da barbiera e blogger, solare, delicata ed estroversa; dall’altro c’è il mio lato noir e misterioso da scrittrice thriller, alimentato persino dalla praticità del Krav Maga, che uso per rendere più reali le scene dei miei libri. Ogni tanto mi chiedo quale debba prevalere, ma la verità è che non devo sceglierne una. Ho imparato ad assecondare i momenti: quando sono in salone o sul blog mi dedico totalmente a quell’energia leggera, mentre quando scrivo mi calo completamente nell’oscurità delle mie storie. Non si annullano, semplicemente si alternano dandomi equilibrio.
In che modo il tuo lavoro nel mondo della Barberio ha influenzato la nascita delle tue storie?
È stata una vera e propria folgorazione, un fulmine a ciel sereno. Ero in macchina verso il lavoro, intenta a ripassare mentalmente gli appuntamenti della giornata, quando all’improvviso mi è balzata in testa l’immagine della mia protagonista: una barbiera. Ero appena tornata da Parigi, quindi anche la scelta dell’ambientazione per il mio primo romanzo, Il diario di una barbiera, è arrivata in modo del tutto naturale. Ho iniziato a prendere spunto da piccoli episodi reali e dalle difficoltà iniziali del mestiere (che in parte sono state anche le mie)per poi calarle in un contesto molto più forte e drammatico. Volevo dare pepe alla storia, ed è lì che la mia anima thriller si è accesa per la prima volta, introducendo sfumature noir ed elementi criminali. Soprattutto, volevo usare la narrativa per lanciare un messaggio d’attualità: sensibilizzare su temi complessi come le discriminazioni di genere nel lavoro e la violenza sulle donne, mostrando cosa può accadere quando l’invidia e la tossicità si insinuano in ambienti tradizionalmente maschili.
Quanto è stata importante tua nonna nel trasmetterti l’amore per i gialli e per il mistero?
Il mio amore per i gialli nasce proprio osservando mia nonna: vederla persa tra le pagine dei suoi libri mi trasmetteva una serenità profonda e il mio desiderio era di regalarle, un giorno, una mia storia. Da bambina la guardavo e pensavo: “un giorno scriverò una storia tutta mia per vederla felice mentre la legge”. Poi la vita mi ha fatto prendere altre strade: condizionamenti esterni, giudizi di insegnanti che mi hanno sottovalutata e amicizie sbagliate mi hanno fatta allontanare dalla scrittura. Ma quello che è destinato a te prima o poi ti ritrova. Anche se mia nonna oggi non c’è più per vedermi pubblicare, la sua presenza è rimasta intatta: mi ha insegnato che posso fare qualsiasi cosa se ci credo davvero. Oggi scrivo anche per lei, libera dai giudizi di chi cercava di fregarmi la voce.
Da dove nasce l’idea di trasformare ambienti situazioni quotidiane, storie thriller?
Nasce tutto dalla mia innata curiosità e da una grande passione per la criminologia e le serie poliziesche. Amo la suspense e mi affascina scavare nella psicologia umana: capire il perché di un comportamento, il motivo dietro un’azione o cosa si nasconde dietro un’apparenza tranquilla. La bellezza di scrivere thriller sta nel fatto che non sono solo una spettatrice, ma l’architetto del mistero: entro nella testa dei miei personaggi, creo l’ingranaggio e scelgo quali segreti instillare. Il mio obiettivo principale è sfuggire al banale e allo scontato. Voglio che il lettore resti incollato alle pagine, guidato dallo stesso senso di meraviglia e scoperta che muove me. Dopotutto, la curiosità è fondamentale: senza di essa si rischia di rimanere nell’ombra.
Come utilizzi la tua esperienza nelle arti marziali per rendere più realistiche le scene d’azione dei tuoi romanzi?
Più che sulle singole mosse fisiche, la pratica del Krav Maga agisce sulla psicologia e sulla gestione del pericolo. Un corso di autodifesa insegna prima di tutto la prontezza mentale: di fronte a un’aggressione, la reazione più comune per chi non è addestrato è il blocco, l’incredulità. È quello che succede alla mia protagonista Miley nel primo libro, “Il diario di una barbiera”, quando subisce delle molestie da un cliente e rimane inerme. Nel mio ultimo romanzo, “Giustizia tra le lame”, la sua consapevolezza inizia a cambiare grazie anche all’ingresso di un personaggio con un passato militare, per il quale ho attinto a piene mani dalla mia esperienza nelle arti marziali. Miley intraprende così una vera e propria parabola di trasformazione. È l’inizio di un percorso graduale che la porterà a tirar fuori quella forza che ha sempre tenuto nascosta. Senza svelare troppo, posso solo dire che la vedrete (nel prossimo romanzo che sto scrivendo) in una veste del tutto nuova e decisamente più d’azione.
Nei tuoi libri, affronti i temi come violenza sulle donne, manipolazione e gelosia: perché senti l’esigenza di raccontare queste problematiche?
Sento questo bisogno perché è un tema che nasce da un vissuto personale e tocca corde molto profonde. Ho visto da vicino quanto la violenza e la rabbia possano ferire, specialmente quando arrivano da chi dovrebbe proteggerti, e scrivere di manipolazione e abuso è diventato il mio modo per trasformare quell’esperienza in una presa di posizione. Oggi rischiamo l’assuefazione: i fatti di cronaca sembrano diventati quasi routine, una normalità che rifiuto di accettare. Guardando anche al contesto globale, con diritti fondamentali negati a troppe donne, non posso voltarmi dall’altra parte. Usare un tono crudo nel thriller serve proprio a scuotere chi legge, a rompere l’indifferenza e a chiedere: “e se succedesse a te o a una persona cara?”. Voglio dare coraggio alle donne e alle madri a non restare in silenzio. Nessun bambino, nessuna donna e nessun essere umano dovrebbe vivere nella paura: siamo nati liberi e abbiamo il diritto di vivere e andarcene da questo mondo con la stessa, piena libertà.
Che rapporto hai con i tuoi personaggi e quanto lasci che siano loro a guidare lo sviluppo della tua storia?
Il mio rapporto con i personaggi è un gioco di regia e profonda immedesimazione. All’inizio muovo io i fili, ma poi è la pancia a guidare. La mia protagonista nasce da quello che ero anni fa: una figura più vulnerabile e insicura. Inserire una parte del mio passato nella sua storia è stato un modo per esorcizzare quel dolore e imprigionare quei ricordi sui fogli, trasformandoli in qualcosa di utile. Durante la stesura è stato difficile non farsi travolgere emotivamente, ma ho capito che è proprio quella carica di verità a fare la differenza. Voglio che la mia scrittura funzioni come un pezzo di Vasco: un testo in cui tutti si ritrovano e che ti costringe a guardarti dentro. Attraverso l’evoluzione della mia protagonista, vorrei trasmettere ai lettori la stessa consapevolezza e riscatto che ho conquistato io nel tempo.
“Giustizia tra le lame” È il seguito de “Il diario di una barbiera” : cosa cambia nel tuo modo di scrivere tra il primo e il secondo romanzo?
La differenza principale sta nel livello di consapevolezza. Il primo romanzo era una storia di d’esordio, dove la protagonista subiva le situazioni, le incomprensioni e l’ostilità di un ambiente di lavoro maschile, finendo per rimanere vittima delle circostanze. Con “Giustizia tra le lame”, la narrazione compie un salto di qualità: i temi si infittiscono e si arricchiscono. Esploro la gelosia sotto un’altra veste, quella della competizione femminile, e mostro come Miley inizi a riconoscere i segnali di manipolazione attorno a sé, dalle pressioni sul lavoro alle tossicità nelle relazioni personali. La mia scrittura si è adattata a questa sua crescita: è diventata più incisiva perché accompagna un personaggio che decide finalmente di smettere di subire e di iniziare a reagire.
Cosa puoi anticipare del nuovo romanzo a cui stai lavorando e quali nuove sfumature della tua scrittura vorresti esplorare?
Posso anticipare che ci sarà una vera e propria svolta. La narrazione si farà più cupa e serrata, con la protagonista immersa in una preparazione fisica e mentale durissima, quasi militare. Ma la vera novità sul piano stilistico risiede nella fusione dei generi: voglio spingere la mia scrittura verso un lato più audace e sensuale. L’idea è quella di intrecciare la tensione del thriller con una forte carica erotica e passionale. Mettere a contatto l’oscurità delle arti marziali con la delicatezza e il fuoco delle relazioni fisiche è la mia scommessa per questo libro, e sono convinta che regalerà ai lettori un’adrenalina del tutto nuova.
Descriviti in tre libri.
Se dovessi riassumere la mia personalità attraverso tre libri, sceglierei: Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, per via di un mio piccolo “peccato”: la vanità! Pur avvicinandomi ai quarant’anni, me ne sento e dimostro molti meno, ed è un lato leggero e curato di me in cui mi rivedo molto. Il secondo è Powerless di Lauren Roberts: la protagonista Paedyn è una guerriera che ha superato un passato difficile senza farsi mai sottomettere. Mi identifico profondamente nel suo spirito combattivo e nella sua determinazione. Infine Winterland di Anne L. Evans: la protagonista ha trasformato le insicurezze dell’infanzia e le fragilità del passato in una corazza di forza, diventando una donna determinata e rispettata. È esattamente il percorso che ho fatto io: da ragazza sensibile a donna consapevole e forte.