Irene, attrice romana classe 1993, porta nel suo sguardo la determinazione di chi ha scelto la recitazione non come semplice passione, ma come destino. Fin da bambina mostra un’inclinazione naturale per il palcoscenico: aveva solo quattro anni quando, durante una vacanza in un villaggio turistico, insistette con i genitori per poter partecipare a un musical. Quell’esperienza le aprì un mondo, e da allora il teatro divenne la sua casa. Dopo anni di studio e dedizione, nel 2019 consegue il diploma presso l’Accademia Internazionale di Teatro, continuando poi a perfezionarsi attraverso workshop e masterclass, tra cui quella con Augusto Fornari presso il laboratorio di arti sceniche di Massimiliano Bruno, che definisce un’esperienza illuminante e decisiva per il suo approccio alla recitazione.
Nel suo percorso, Irene prende parte a numerosi spettacoli teatrali, tournée, cortometraggi e a un film, Succede in una notte, di prossima uscita, mentre è già al lavoro su un nuovo progetto cinematografico. Parallelamente all’attività di attrice, insegna recitazione presso il Nino Manfredi di Ostia con la compagnia Readarto, e porta avanti l’associazione da lei fondata, Officina Dioniso, con la quale promuove laboratori, spettacoli e iniziative dedicate a un teatro che sia vivo, inclusivo e in dialogo costante con il pubblico.
Per Irene, recitare significa rivelare allo spettatore una parte di sé che non conosceva e di cui, spesso, non sapeva di avere bisogno. È una forma di comunicazione profonda, fatta di verità e vulnerabilità, capace di creare un legame autentico tra chi interpreta e chi osserva. Ogni volta che sale sul palco, racconta, si crea un flusso di energia reciproca: il pubblico riceve emozioni, ma allo stesso tempo ne restituisce, generando uno scambio impagabile.
Il suo approccio alla recitazione è stato profondamente influenzato dal lavoro con Fornari, che l’ha spinta a eliminare ogni costruzione artificiosa e a vivere “sul qui e ora”. Da quella scuola ha imparato che la verità scenica nasce dalla presenza, dall’ascolto e dall’abbandono del controllo. È un metodo che oggi applica anche nell’insegnamento, dove la passione per la recitazione incontra quella per la crescita degli altri. Vedere nei suoi allievi quella stessa scintilla che lei stessa aveva da bambina è, per Irene, la più grande delle soddisfazioni. Spesso, racconta, arrivano timidi, insicuri, ma poi imparano a parlare, a sostenere una scena, a trovare fiducia in sé. È un processo di trasformazione che lei accompagna con dedizione e rispetto, convinta che il teatro non si insegni solo con la tecnica, ma anche con l’empatia.
Tra i suoi sogni c’è quello di interpretare la Lady del dramma scozzese di Shakespeare, un personaggio denso di complessità, che considera una delle sfide più affascinanti per un’interprete. Il teatro e il cinema, pur diversi nel linguaggio, per lei condividono la stessa essenza: il bisogno di raccontare. A teatro, lo scambio con il pubblico è immediato e viscerale; nel cinema, invece, la comunicazione avviene in modo più intimo, rivolgendosi all’obiettivo della camera e solo in un secondo momento agli spettatori.
Con la sua compagnia, Irene ha portato il teatro fuori dalle sale tradizionali, in spazi improvvisati, cortili, piazze, dove l’arte può incontrare chiunque. Tra i ricordi più toccanti, uno spettacolo in uno spiazzale, durante una festa, in cui una bambina, credendo che l’attrice si fosse ferita davvero durante una scena, si è avvicinata per curarla con dei “bacini”. Un gesto di innocenza e autenticità che per Irene racchiude l’essenza stessa del teatro: il confine sottile tra finzione e verità, tra scena e vita.
La sua visione del teatro è radicata nella convinzione che l’arte sia necessaria, sempre e comunque. Anche nei momenti storici più difficili, sottolinea, il mondo ha avuto bisogno del teatro per raccontarsi e per resistere. In un’epoca che spesso sembra regredire, Irene sente forte la responsabilità di dare voce, attraverso il suo lavoro, a chi non ce l’ha. Il teatro, dice, deve restare uno spazio libero, capace di accogliere e di far riflettere, senza temere di esporsi.
Dietro la determinazione dell’artista, però, c’è anche il sogno di una donna: riuscire a conciliare la carriera con la costruzione di una famiglia, continuando a insegnare e a recitare con la stessa passione di sempre. Si descrive come una persona solare, testarda e metodica, ma aggiunge con ironia che non mancano i difetti. In fondo, è proprio questa sincerità, unita alla forza tranquilla con cui affronta il suo cammino, a rendere Irene un’interprete autentica e una donna capace di trasformare ogni luogo in un palcoscenico, e ogni sorriso in uno spettacolo.