Ilaria Pancrazzi

24 anni, vive a Firenze ed è un’artista che fin dall’infanzia ha coltivato una naturale inclinazione per il disegno e i lavori manuali. Dopo il diploma al liceo artistico tra…

BIOGRAFIA

#Ilaria Pancrazzi

24 anni, vive a Firenze ed è un’artista che fin dall’infanzia ha coltivato una naturale inclinazione per il disegno e i lavori manuali. Dopo il diploma al liceo artistico tra Sesto Fiorentino e Porta Romana, durante il quarto anno intraprende uno stage presso una bottega fiorentina di doratura, esperienza che le permette di avvicinarsi concretamente al mondo dell’artigianato e alle tecniche tradizionali.

Conclusi gli studi, prosegue la sua formazione frequentando per due anni La Bottega dell’Arcimboldo a Firenze, dove approfondisce il disegno e la pittura a olio su tavola e tela, consolidando le basi tecniche del proprio linguaggio artistico. Da sempre affascinata dal valore del “fatto a mano” e dalle pratiche delle botteghe artigiane, sviluppa una visione dell’arte profondamente legata alla manualità e alla tradizione.

Nel 2023 avvia la sua attività autonoma, dedicandosi principalmente alla realizzazione di dipinti murali e trompe l’oeil a secco. Negli ultimi anni amplia ulteriormente la propria ricerca, avvicinandosi alla decorazione su mobili in legno, spaziando dal restyling a interventi più elaborati, interamente dipinti a mano.

Il suo lavoro nasce dal desiderio di portare l’arte nella quotidianità, unendo estetica e funzione in un dialogo armonico tra bellezza e utilità. Una visione che richiama il pensiero di Alphonse Mucha, per cui l’arte non è soltanto espressione estetica, ma anche strumento capace di elevare e connettere le persone.

Cos’è per te l’arte?

Per me l’arte è uno stimolo allo sviluppo della profondità e sensibilità umana, attraverso la bellezza, offrendo un rifugio dall’eccessivo materialismo. L’arte per me è fortemente connessa al mondo naturale. L’atto creativo in sé è arte, poiché eleva e canalizza energia positiva sia in colui che genera l’opera, sia in chi ne fruisce, indipendentemente dal genere artistico in cui si esprime.

Qual è stato il momento in cui hai capito che l’artigianato sarebbe diventato parte centrale del tuo percorso artistico?

Fin da piccola ho passato molto tempo con i miei nonni; mia nonna una sarta, mentre mio nonno un meccanico e un tuttofare d’altri tempi con le mani d’oro. Entrambi mi hanno sempre stimolata a creare e fare piccoli lavori con le mani, e credo che questo sia stato fondamentale allo sviluppo della mia passione. Crescendo e studiando ho capito che quella era la mia strada.

In che modo l’esperienza nella bottega di doratura ha influenzato il tuo approccio al lavoro manuale?

L’esperienza nella bottega di doratura è stata fondamentale. Lì per la prima volta ho visto artigiani lavorare minuziosamente e ho imparato la tecnica dell’ammannitura, ovvero la preparazione tradizionale dei supporti per la doratura e per i dipinti su tavola o tela.

Cosa ti affascina maggiormente delle tecniche tradizionali rispetto a quelle contemporanee?

Le tecniche tradizionali esercitano su di me un profondo fascino perché custodiscono un immenso patrimonio di conoscenze. Gli artisti del passato non erano semplici consumatori di materiali industriali pronti all’uso odierni ma dovevano conoscere la chimica delle materie prime, dar vita ai colori, unendo i pigmenti vegetali e minerali con leganti naturali come l’uovo, la caseina o l’olio. L’affresco, una delle tecniche più affascinanti e complesse per me, oggi sempre più in disuso, è pura chimica, maestria artigianale ed arte fuse in un tutt’uno. La comodità moderna ci ha allontanati dalla comprensione fisica di ciò che usiamo.

Quando realizzi un trompe l’oeil, da dove parti: dall’ambiente, dall’idea o dall’effetto visivo che vuoi ottenere?

Quando inizio un dipinto murale, l’idea e l’effetto visivo che voglio ottenere sono strettamente legati all’ambiente ed al contesto in cui su troverà, per questo motivo non possono essere scissi dallo spazio circostante.

Quanto è importante per te il rapporto tra arte e spazio, soprattutto nel lavoro sui murali?

Il rapporto tra arte e spazio è fondamentale in qualsiasi creazione, ma diventa essenziale nel dipinto murale. La composizione del disegno deve infatti adattarsi all’area disponibile e al punto di vista dello spettatore, così da integrarsi in perfetto equilibrio e armonia con l’ambiente circostante.

Cosa cerchi di trasmettere attraverso le decorazioni su mobili e oggetti di uso quotidiano?

Il messaggio che vorrei trasmettere attraverso la decorazione di mobili e oggetti di uso quotidiano è che l’arte non debba essere vista solo come un semplice abbellimento ma che abbia un vero e proprio scopo, ossia rallegrare e colorare l’ambiente in cui si trova, e soprattutto, chi lo abita.

In che modo riesci a coniugare estetica e funzionalità nei tuoi lavori?

Nel mio lavoro di decoratrice non mi limito a rendere un mobile esteticamente piacevole, studio l’ambiente in cui sarà inserito e l’uso che ne verrà fatto. Scelgo tecniche decorative che ne valorizzino le forme e i colori ma utilizzando sempre prodotti, protettivi e finiture che ne garantiscano la durata nel tempo e la facilità di pulizia. Un mobile decorato deve essere trattato con cura ma anche essere vissuto senza paura di rovinarlo.

Qual è stata la sfida più grande nel passaggio dalla formazione alla professione autonoma?

La mia sfida più grande è stata l’approccio alla pittura murale. Avendo una formazione accademica in disegno e pittura, possedevo le basi per operare anche su grande scala, ma mi mancavano le competenze specifiche sulla chimica e sulla tipologia dei materiali da muro. Ho dovuto quindi sperimentare e fare pratica da autodidatta; so che non c’è limite al miglioramento e sento di avere ancora molto da imparare.

C’è un progetto o un lavoro che senti rappresenti particolarmente la tua identità artistica?

I progetti per i dipinti murali sono un dialogo tra il mio gusto e stile personale e le richieste del committente, ogni decorazione che realizzo è ispirata dalle sensazioni che mi guidano durante la progettazione, ogni dipinto ha un filone conduttore che è la natura ed i suoi colori luminosi, ogni progetto che realizzo compone la mia identità artistica.

Quanto ti senti vicina al pensiero di Alphonse Mucha nella tua visione dell’arte?

Mi sento molto vicina alla visione dell’arte di Alphonse Mucha e ammiro moltissimo l’eleganza e la finezza delle sue composizioni. Mucha non vedeva l’arte come un semplice esercizio decorativo fine a se stesso, per lui era un potente mezzo di comunicazione per esprimere valori e ideali. Credeva che la bellezza visiva avesse il potere di toccare l’anima umana, di migliorarla e di ispirare armonia e pace.

Come immagini l’evoluzione del tuo percorso nei prossimi anni?

Amplierò la tipologia di prodotti e di servizi che offro attualmente. Inoltre, uno dei miei più grandi desideri è imparare la tecnica dell’affresco, e mi piacerebbe anche avere un’esperienza nel campo della scenografia teatrale.

Se dovessi descrivere la tua arte in tre parole, quali sceglieresti?

Luce, colore, natura.

Descriviti in tre colori.

Verde, blu e marrone, i colori predominanti in natura.

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