Ilaria Carabelli

Classe 2007, attrice e danzatrice romana, inizia il proprio percorso artistico fin da piccola, prima nella danza, a soli 4 anni, e subito dopo, a 6 anni, nella recitazione, con…

BIOGRAFIA

#Ilaria Carabelli

Classe 2007, attrice e danzatrice romana, inizia il proprio percorso artistico fin da piccola, prima nella danza, a soli 4 anni, e subito dopo, a 6 anni, nella recitazione, con formazione continuativa, ad oggi, in entrambe le arti.

Il percorso artistico da attrice la porta, nella stagione 2025-2026, con il ruolo di Luna, alla tournée nazionale (66 repliche) di “A Casa Tutti Bene”, adattamento teatrale dell’omonimo film di Gabriele Muccino, al fianco di grandi nomi come Anna Galiena e Giuseppe Zeno. La tournée riprenderà anche nella stagione 2026-2027, essendo stati confermati spettacolo e ruolo.

Per la danza, tra il 2011 e il 2026 si forma stabilmente presso l’Accademia Iacopini – Centro di Formazione Professionale per la Danza di Roma, spaziando tra danza classica, moderna, contemporanea e flamenco, toccando anche discipline più urban e commerciali quali heels dance, latino-americano e hip-hop. Partecipa a numerosi stage, rassegne, spettacoli, concorsi, anche all’estero (fino in Thailandia, a soli 9 anni). Nel 2023 partecipa, con una coreografia di flamenco, alla fase finale di “Ballando On The Road”, trasmissione in RAI di Milly Carlucci. Il suo percorso coreutico culmina a giugno 2026 con il diploma e la Certificazione International Dance Council CID – UNESCO per Danza Moderna.

Durante il suo percorso artistico iniziato con la danza, però, viene attratta fortemente dal mondo della recitazione già nei primi anni di formazione nella recitazione teatrale (2013–2022), con insegnante Guido Saudelli, presso il Teatro del Torrino Actors Academy, con le prime esperienze sul palco, e ne rimane definitivamente folgorata durante il corso triennale di recitazione cinematografica-TV presso Mondo Artistico – Studio Emme (Joanne Marie Kassimatis, Siddharta Prestinari, Emanuela Panatta, Simone Pieroni, Salvatore Loriga, Giuseppe Gandini e S. Cocci), tra il 2019 e il 2022, comprendendo definitivamente che la recitazione è la sua grande passione ed essere attrice l’obiettivo per il suo futuro, da perseguire con determinazione e formazione di alto livello.

A tal fine partecipa quindi, a partire dal 2023, anche a numerosi seminari, masterclass e laboratori di recitazione cinematografica presso altre primarie strutture professionali quali il Centro Sperimentale di Cinematografia, Accademia Professione Artista, Actor’s Planet, Alice nella Città e Recitazione Cinematografica con registi, attori e casting director (tra i quali: Francesco Scianna, Fioretta Mari, Matt Dillon, Salvio Simeoli, Ivan Silvestrini, Claudio Noce, Ferzan Ozpetek, Francis Ford Coppola, Dario Ceruti, Enrico Pittari, Federica Baglioni, Chiara Polizzi, Fabiola Banzi, Stefania Valestro, Francesca Borromeo, Marita D’Elia, Valeria Miranda, Sara Corso, Marta Gervasutti, Alfonso Bergamo, Luca Ferdinandi, Craig Peritz, Michael Keogh ed altri).

Il suo percorso per il cinema è intenso e poliedrico. Infatti, inoltre: frequenta per tre anni, tra il 2019 e il 2023, un laboratorio esperienziale su tutti i mestieri del cinema presso la Guys Film School diretta da Carmen Siciliano, tenuto da molti tutor professionisti di primo rilievo (registi, sceneggiatori, attori, direttori della fotografia, musica per colonne sonore, segretari di edizione, trucco, hair stylist, costumisti, operatori di camera, montaggio e post-produzione); scrive cortometraggi; nel 2024 segue un corso annuale di doppiaggio presso A&F Dubbing (Alessandro Parise, Perla Liberatori, Lorenzo Accolla, Marco Altini, Massimo Triggiani); nel 2022 è finalista al concorso Miss Teenager Original 2022 vincendo la Fascia Cinema e la Fascia Teatro; è finalista in concorsi di monologhi; nel 2024 è membro della Giuria del Festival Cinematografico Internazionale Alice nella Città XXII Edizione.

Tra le attività audiovisive e teatrali, prima di “A Casa Tutti Bene”, è coprotagonista in cortometraggi e in spot per la Polizia di Stato e per la candidatura di Roma per Expo 2030 (in inglese); per il cinema partecipa quale compagna di classe dei protagonisti nei film “L’Arminuta” di Giuseppe Bonito e “Good Vibes” di Janet De Nardis e partecipa, a Roma, quale protagonista o coprotagonista, a numerosi spettacoli di teatro, musical e teatro in inglese presso il Teatro del Torrino e, in ultimo, a commedie di Elisabetta Rossi presso il Piccolo Teatro San Paolo di Roma, nonché a spettacoli di teatro e danza.

Parallelamente alle attività, sta proseguendo il proprio approfondimento e allenamento continuo per la recitazione cinematografica. Parla fluentemente la lingua inglese, che studia sin da piccola in Italia e all’estero. A giugno 2026 si è diplomata al liceo scientifico Aristotele di Roma (classe Cambridge).

Cos’è per te l’arte?

Dare una univoca e definitiva definizione in generale di arte è estremamente diicile, varia in base all’arte alla quale ci si riferisce e ai tempi. Per me, per quanto riguarda il cinema e il teatro, l’arte non è una ricerca di un’astratta “perfezione”, come poteva essere per alcune altre arti (pittura, scultura, …) nei secoli passati, né una mera e fredda imitazione della realtà. L’arte per me invece è ciò che riesce a trasmettere qualcosa, un’emozione, un pensiero e che ci lascia delle domande e non risposte preconfezionate, ci fa pensare e confrontarci, è qualcosa che arriva ed esplode nell’intimo di ciascuno in modo diverso e personale, che possa essere vissuto attraverso la propria sensibilità ed esperienze, che non si possa dimenticare subito. Ciò vale anche per il cinema o il teatro, ove l’attore è l’artista che può mettere nella propria interpretazione, nella rappresentazione della storia, una parte di sé, rendendola unica, dando vita a emozioni, contraddizioni umane e personaggi con verità. È proprio questa capacità di trasformare qualcosa di scritto in qualcosa di autentico e capace di emozionare realmente che, secondo me, rende la recitazione una forma d’arte profondamente umana e viva.

Qual è stato il momento in cui hai capito che la recitazione sarebbe diventata il centro del tuo percorso?

Non è stato un singolo preciso momento, comunque molto presto, da piccola. Diciamo che è stata una progressiva sempre maggiore attrazione artistica verso la recitazione, iniziata già dai primi anni in cui la formazione teatrale ed i relativi spettacoli avevano cominciato a convivere con la danza, fino a rimanere definitivamente folgorata dalla recitazione, in particolare cinematografica, durante il corso triennale di recitazione cinematografica-TV presso Mondo Artistico – Studio Emme, iniziato a soli 12 anni, nonchè a seguito della visione in quel periodo di un numero sempre maggiore di film, comprendendo e raggiungendo la piena consapevolezza di volerne fare il centro del percorso artistico e l’obiettivo professionale della vita.

In che modo la danza ha influenzato il tuo modo di stare in scena e costruire un personaggio?

Le due Arti (recitazione e danza) sono per me complementari e si sono influenzate reciprocamente. Gli anni di danza all’Accademia Iacopini mi hanno dato la disciplina, la costanza, l’impegno e la resistenza nella formazione e nelle prove, la profonda comprensione del personaggio e della storia da rappresentare, l’ascolto e l’applicazione delle direttive del coreografo, l’espressività e la trasmissione di emozioni interne, il movimento e la presenza scenica, il controllo e l’armonia del corpo il rapporto (sintonia e coordinazione) con gli altri interpreti nelle coreografie, la musicalità, la sicurezza su un palco in qualsiasi condizione (a cominciare da un assolo di danza a un concorso a Bangkok a soli nove anni), nonché mi hanno mostrato la forza che dà il flusso emotivo tra artista e pubblico in sala. Tali insegnamenti e caratteristiche della danza le ho potute applicare anche alla recitazione.

Cosa ha rappresentato per te ottenere il ruolo di Luna in “A Casa Tutti Bene”?

Considero il ruolo di Luna in “A Casa Tutti Bene” e tutto quanto lo ha preceduto un punto di partenza e non certo di arrivo da attrice, essendo consapevole che ho di fronte una strada ancora lunga e che le prove da affrontare saranno ancora innumerevoli e impegnative, ma anche che sono sulla strada giusta, determinata e piena di entusiasmo. Ho voluto fortemente avere il ruolo di Luna nell’adattamento teatrale di “A Casa Tutti Bene” in quanto oltre all’omonimo film, amo anche gli altri di Gabriele Muccino, a partire da “La Ricerca della Felicità”, “Sette Anime” e “L’Ultimo Bacio”. Nei suoi film è rappresentato un profondo disagio e tormento interiore dei personaggi, celato interiormente ma che può esplodere in qualsiasi momento. Nel casting si cercava un’attrice maggiorenne per il ruolo della diciasettenne Luna, ma io, ancora minorenne all’epoca del casting e per le successive prove dello spettacolo, ho voluto fortemente accettare la sfida. Non si può descrivere la felicità travolgente di essere stata scelta per interpretare un personaggio che rappresenta sentimenti e disagi degli adolescenti, e per di più al fianco di dieci bravissimi attori.

Com’è stato confrontarti con attori già affermati durante la tournée e cosa hai imparato da loro?

Per me è stato fantastico e formativo lavorare per tutte le prove e per i tre mesi della tournèe, che affrontavo per la prima volta, con dieci attori così affermati e dalle lunghe carriere alle spalle (Anna Galiena, Giuseppe Zeno, Alice Arcuri, Maria Chiara Centorami, Lorenzo Cervasio, Simone Colombari, Vera Dragone, Sandra Franzo, Alessio Moneta, Celeste Savino). Li ringrazio tutti, da ciascuno di loro ho assorbito ed imparato qualcosa che mi ha arricchito e migliorato. Mi hanno messo immediatamente a mio agio, sia durante le prove che durante la lunga tournèe in giro per l’Italia. Si è creato un bellissimo rapporto fatto di simpatia, empatia, connessione e condivisione tra di noi. Alcuni di loro mi hanno detto che ciò non accade così di frequente, in quella misura. Tutti mi sono stati molto vicini, consigliandomi e aiutandomi in relazione al mio ruolo, al palco e alla vita pratica in una tournèe. Alcuni mi prendevano scherzosamente in giro perché in qualsiasi momento libero delle prove o prima delle repliche mi ritrovavano a studiare per la maturità che avrei sostenuto poco dopo. Sono straordinariamente felice di riprendere la tournèe di “A Casa Tutti Bene” con quasi tutti gli stessi attori anche per la prossima stagione 2026-2027.

Quali sono le principali differenze che percepisci tra il lavoro sul palco e quello davanti alla macchina da presa?

La recitazione per il teatro e quella per l’audiovisivo ha fondamenta comuni e deve sempre portare verso la verità, ma ci sono anche alcune grandi differenze. Le principali sono che, mentre nel palco di un teatro l’attore condivide tempo e spazio con il pubblico, senza alcuna mediazione, ed ogni replica porta a sfumature, emozioni e risultati diversi, nel cinema, tra il pubblico e l’attore c’è la mediazione della macchina da presa e delle tante diverse professionalità ed attività che si trovano sul set e lo spettacolo finale in sala sarà sempre lo stesso. Il lavoro sul palco si svolge sempre nella sequenza temporale del copione e l’attore deve curare la memoria del testo e dei movimenti e il continuativo mantenimento delle intenzioni previste dal copione e dal regista, mentre su un set le scene sono girate in luoghi e tempi diversi, non nella sequenza della sceneggiatura, impegnando gli attori in uno sforzo di continuità interiore ed esteriore nel ricreare, da un take all’altro, da un giorno all’altro, lo stesso stato espressivo, emotivo e narrativo di un momento specifico della storia, spessissimo non in sequenza temporale. Dal palco l’attore deve saper comunicare anche con gli spettatori più lontani, l’intensità del gesto e della voce e il movimento scenico assumono fondamentale importanza, mentre sul set decide la distanza della macchina da presa, ogni dettaglio viene catturato e amplificato dalla macchina da presa, entrano in gioco le microespressioni, assumono fondamentale importanza anche un singolo respiro, un gesto impercettibile, un movimento degli occhi.

Quanto è importante per te la formazione continua e come scegli i percorsi da seguire?

Credo profondamente nella necessità e importanza di una formazione e allenamento continui per la crescita e il miglioramento per la professione di attrice. I miei criteri di scelta dei percorsi formativi si basano sulla loro coerenza con i miei obiettivi professionali di attrice cinematografica e teatrale per prodotti di spessore, sul livello, sulla qualità e sull’aspetto anche pratico/esperienziale, oltre che teorico, della didattica, sull’esperienza dei docenti, sulla pertinenza con eventuali aspetti che voglio approfondire o migliorare, sulla necessità di avere la conoscenza più approfondita possibile di tutte le altre professioni e attività che intervengono nella realizzazione di un film. Considero importante anche l’allenamento della voce e del corpo e l’ampliamento o l’apprendimento di skill complementari come la danza e il canto, ma anche il vedere film nei quali seguire attentamente la interpretazione degli attori. Naturalmente considero un’ottima formazione la partecipazione, su un set o un palco, a una reale produzione audiovisiva o teatrale, dato che ciò arricchisce e migliora sempre notevolmente quella ricevuta da scuole, accademie, singoli professionisti e coach. Ritengo anche molto importante la cultura e la formazione per la vita. Per questo motivo ho frequentato e mi sono appena diplomata al liceo scientifico Aristotele, con classe Cambridge, riuscendo a combinare tale studio con i numerosi impegni relativi alla recitazione e alla danza.

L’esperienza alla Guys Film School ti ha dato una visione diversa del lavoro dell’attrice?

Ho frequentato per tre anni il laboratorio esperienziale su tutti i mestieri del Cinema presso la Guys Film School, essendo consapevole che un buon film nasce necessariamente dalla sinergia, dall’alchimia, dalle interconnessioni e dal coordinamento tra tutte le professioni e attività necessarie. Il laboratorio mi ha portato a conoscere, comprendere e sapermi orientare nella pratica tra tutti i complessi meccanismi del Cinema, a partire dalla scrittura fino alla post produzione, compresa l’organizzazione e il funzionamento di un set e delle riprese, in modo da poter essere un’attrice completamente consapevole, collaborativa ed efficace sui futuri set. Il laboratorio mi ha permesso di imparare molto da ciascuno dei tanti importanti tutor professionisti (registi, sceneggiatori, attori, direttori fotografia, musica colonne sonore, segretari di edizione, trucco, hair stylist, costumisti, operatori di camera, montaggio e post-produzione).

Scrivere cortometraggi cambia il tuo approccio quando interpreti una storia?

Posso raccontare del primo cortometraggio che ho scritto e interpretato, del quale sono molto fiera e che ora, da maggiorenne, mi piacerebbe reinterpretare e farlo produrre professionalmente. Non avevo neanche tredici anni ed era il terribile periodo del lockdown più restrittivo dovuto al covid. Non sapendo stare inattiva, ho unito il pericolo covid e un episodio di cronaca che avevo sentito, con la mia fantasia, empatia e timori e ho scritto di getto la sceneggiatura di un breve cortometraggio drammatico, che fosse interpretabile da un solo attore, già con l’intento (non potendo uscire) di dirigerlo, girarlo con uno smartphone e interpretarlo da sola in casa, come ho poi fatto, obbligando solo mio padre ed istruendolo a fatica a gestire le inquadrature e il movimento dello smartphone trattandosi di un unico piano sequenza. Pur essendo all’epoca giovane e acerba come attrice, quello che posso dire da questa esperienza è che interpretare un personaggio scaturito direttamente dalle proprie intime emozioni porta a immedesimarsi ancor più, a fondersi completamente con la realtà del personaggio. Nelle esperienze recitative successive, nella preparazione ed interpretazione dei vari personaggi, cerco di approfondire e interiorizzare lo studio della sceneggiatura e del personaggio, le sue intenzioni, emozioni, desideri e paure, come se scaturisse tutto dalla mia esperienza o conoscenza reale, come se l’avessi scritta io.

Quanto conta per te la conoscenza della lingua inglese nel tuo percorso artistico?

Nel mio percorso artistico, e non, ritengo essenziale un’ottima conoscenza della lingua inglese, sulla quale mi sono iniziata a formare sin da piccola, in Italia e all’estero, e che continuo a studiare ed esercitare per raggiungere il massimo livello. Oltre ad essere una mia necessità, amando viaggiare e conoscere luoghi, culture e persone diversi che considero sempre un arricchimento personale, ritengo che la lingua inglese sia imprescindibile per gli attori che desiderino accedere anche alle produzioni internazionali, sia per quelle all’estero ma anche per quelle che sempre più numerose vengono girate in Italia. A tal fine sto iniziando anche a frequentare masterclass e laboratori di recitazione tenuti in lingua inglese.

Guardando al futuro, che tipo di ruoli o progetti senti più vicini alla tua identità artistica?

Amo dell’attrice la possibilità di vivere non solo la mia vita, ma tante vite diverse, quelle di tanti personaggi diversi, ciascuno con drammi e felicità, emozioni, follie, amici, amori, luoghi, lavori e destini diversi l’uno dall’altro. Interpretare un personaggio mi fa esprimere a pieno, mi consente di guardarmi dentro e far emergere e comprendere al meglio la mia essenza, le mie emozioni ed aspirazioni e i miei eventuali errori, le diverse possibilità di scelta nella vita. Quindi non ho a priori ruoli o progetti preferiti in base al genere o all’ambientazione del progetto o all’obiettivo del personaggio, ma mi piacerebbero progetti e personaggi da interpretare nei quali sia profondo e complesso, nell’evolversi della storia, il conflitto interiore e l’arco di trasformazione del personaggio.

Descriviti in tre parole.

Determinata, empatica, creativa.

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