Giorgia Meroni

Il suo percorso nella recitazione nasce quasi per caso, da una semplice curiosità che con il tempo si trasforma in vocazione e, infine, in una passione profonda alimentata da un…

BIOGRAFIA

#Giorgia Meroni

Il suo percorso nella recitazione nasce quasi per caso, da una semplice curiosità che con il tempo si trasforma in vocazione e, infine, in una passione profonda alimentata da un autentico “fuoco sacro”. Dopo le prime esperienze formative, affrontate attraverso scuole iniziali più introduttive, intraprende un percorso più strutturato frequentando il triennio di Scimmie Nude sotto la guida artistica di Gaddo Bagnoli, consolidando così tecnica e consapevolezza scenica.

Nel corso degli anni collabora con diverse compagnie teatrali, tra cui Caboto Kolbe, Nuove Prospettive, Youmani e Mondo in scena, ampliando il proprio bagaglio artistico attraverso esperienze differenti e stimolanti. Parallelamente, arricchisce la propria formazione con un corso di doppiaggio e un seminario di burlesque, esplorando linguaggi espressivi complementari alla recitazione.

Fa esperienza anche davanti alla macchina da presa, prendendo parte come comparsa a produzioni per piattaforme come Netflix e Sky, oltre che a un film indipendente. Accanto all’attività artistica, coltiva la pratica dello yoga, disciplina che ha avuto un impatto significativo sul controllo del respiro e sull’uso del diaframma, contribuendo a migliorare prima lo speech e successivamente la qualità della sua interpretazione attoriale.

Cos’è per te l’arte?
Arte è luce che illumina.

Cosa ricordi del momento in cui la curiosità iniziale si è trasformata in una vera vocazione per la recitazione?
Primo spettacolo, 2018, anticipo una battuta. Guardo la mia compagna di scena e con lo sguardo le comunico che me ne sono accorta, di affidarsi, che la riprendo e mi aggancio in modo che possa continuare. E così è stato. 2019, Teatro Libero, il mio compagno di scena ha un vuoto e va a braccio. Io entro con la frusta (era previsto), la colpisco a terra e lo guardo come a richiamarlo all’ordine e dirgli “andiamo”. Si è ripreso. La fiducia che uno spettacolo lo si porti a casa insieme, che il teatro sia comunità non solo col pubblico ma in primis con la compagnia, dall’essere servi di scena al sostenersi.

In che modo il percorso con Scimmie Nude e la guida di Gaddo Bagnoli hanno segnato la tua crescita artistica?
Gaddo, tra le varie cose, mi ha fatto conoscere Artaud: non abbiamo un corpo, noi siamo un corpo. Con Gaddo ho imparato a recitare con le spalle, il bacino, l’ampiezza della camminata, le braccia. Non “faccette” ma vibrazione in tutto il corpo (la calza nera, le maschere della commedia dell’arte, gli animali sono solo alcuni esempi della recitazione fisica).

Quali differenze hai riscontrato lavorando con compagnie teatrali diverse tra loro?
Adoro contaminarmi a livello culturale e artistico. Essere diretta da registi diversi e collaborare con attori e attrici vari è un grandissimo arricchimento. Noi attrici e attori siamo malleabili come pongo nelle mani della regia.

C’è un ruolo o uno spettacolo che senti particolarmente rappresentativo del tuo percorso?
Le Troiane, con Alberto Mancioppi, per la difficoltà di rappresentare Andromaca. Il fatto che i miei amici non vedessero più Giorgia è stata una soddisfazione immensa.

Cosa ti ha spinto a esplorare anche il doppiaggio e il burlesque?
Sono un contralto, quindi la mia voce risulta interessante. Volevo approfondire il femminile e la sensualità.

Che differenza hai percepito tra il lavoro teatrale e le esperienze davanti alla macchina da presa?
La grandezza. A teatro è tutto più grande, dal timbrare la voce al gesticolare.

In che modo lo yoga ha influenzato concretamente il tuo modo di usare voce e corpo in scena?
Grazie allo yoga ho imparato in primis che esiste il diaframma, come timbrare la voce, come respirare in battute molto lunghe. Senza parlare dello stare nel qui e ora del personaggio e gestire l’ansia.

Qual è la sfida più grande che incontri oggi nel tuo lavoro di attrice?
Trovare le giuste sfide: non mi reputo più solo amatoriale ma non faccio questo per vivere. Difficile trovare occasioni adatte dove esprimersi.

Cosa alimenta oggi quel “fuoco sacro” che ti ha fatto restare in questo percorso?
Mi piace molto vederlo, oltre che farlo, il teatro.

Quali direzioni o progetti immagini per il tuo futuro artistico?
Mi piacerebbe essere ingaggiata in cortometraggi, partecipare con delle parti sempre più rilevanti in lungometraggi, vedere anche il contesto spot.

Descriviti in tre parole.
Carismatica, energica e pungente.

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