Gina Pignatelli

nata a Gallipoli (LE) nel 1960, si forma attraverso studi di carattere filosofico, storico-artistico e tecnico-pittorico che contribuiscono a delineare il suo percorso culturale e creativo. Nel 2013 avvia la…

BIOGRAFIA

#Gina Pignatelli

nata a Gallipoli (LE) nel 1960, si forma attraverso studi di carattere filosofico, storico-artistico e tecnico-pittorico che contribuiscono a delineare il suo percorso culturale e creativo. Nel 2013 avvia la sua ricerca nell’ambito dell’arte incisoria su specchio a punta di diamante, dando forma a un linguaggio personale incentrato sull’interazione tra luce, colore e movimento.

La sua indagine artistica si fonda sull’idea dell’arte come catalizzatore di processi evolutivi e di riflessione, elemento centrale della sua poetica. Negli ultimi venticinque anni ha partecipato a numerose esposizioni nazionali e internazionali, consolidando una presenza costante nel panorama artistico contemporaneo.

Le sue opere, prevalentemente orientate verso l’astrazione, sono state pubblicate su riviste specializzate ed esposte in diverse città del mondo, tra cui Chicago, Hong Kong, New York, Milano, Istanbul, Helsinki, Napoli e Roma, oltre che in sedi prestigiose come il Carrousel du Louvre di Parigi, l’Istituto Italiano di Cultura di Vienna e la 58ª Biennale di Venezia nel 2019. Vive e lavora in Puglia.

Cos’è per te l’arte?

L’Arte è il linguaggio dello Spirito, è sentire. Il colore è un sentimento che sorge. Il compito dell’arte è rendere visibile l’invisibile e non deve solo denunciare, ma essenzialmente elevare. Per questo il vissuto artistico non può essere solo un insieme di esperienze sensoriali, ma bisogna metterci consapevolezza perché tutto parla: le forme, i colori, gli archetipi che vengono trasmessi. Uno dei libri per me più preziosi è “Lo spirituale nell’arte” di Vasilij Kandinskij. Si tratta di un piccolo libricino scritto nel 1910 da colui che è da tutti considerato come il precursore e fondatore della pittura astratta, in cui si può comprendere lo stretto legame tra arte e spiritualità all’interno della grande esperienza umana. Per me porre Etica e Amore nell’attività creativa è essenziale, o almeno provarci. L’artista, quando crea, deve mettersi in contatto con l’essere spirituale dell’opera. L’ispirazione è il dialogo con l’essere dell’opera. L’arte si misura per l’effetto che ha o non ha sull’anima degli esseri umani e delle cose; per questo ha un ruolo essenziale in una società, e non a caso in questi ultimi decenni è stata mortificata e relegata prevalentemente a un ruolo “trasgressivo” e deprimente. Lo scopo nobile dell’arte è invece essere eterna, deve nascere da una profonda conoscenza dell’animo umano, e per questo è sempre attuale. Tempo e spazio sono concetti concreti, ma anche relativi quando è in gioco l’essenza umana.

Come nasce il tuo interesse per l’incisione su specchio a punta di diamante e cosa ti ha spinto a scegliere proprio questa tecnica?

Tutto è nato da un incontro a Roma con Lorenzo Ostuni. Lorenzo è stato un filosofo, simbologo, poeta, terapeuta, regista e autore Rai. Ha fondato il centro “La Caverna di Platone” a Roma. Ho avuto il privilegio di frequentare per 3 anni la Caverna di Platone e “lavorare” con lui. Ho appreso anche l’arte dell’incisione su specchio a punta di diamante. Gli specchi incisi sono opere d’arte, ma sono anche finestre aperte sull’universo misterioso dei simboli che possono “riunire ciò che è disperso”, amplificare e trasformare la nostra percezione del mondo e metterci in rapporto con l’invisibile, investigando anche i concetti rappresentati dal tema dello specchio e della riflessione. Come spesso diceva Lorenzo: “Gli specchi incisi sono fotogrammi d’eternità”. Lo specchio è un oggetto quasi magico, che riflette noi stessi e anche le nostre emozioni. La magia di uno specchio ha sfaccettature infinite. Ma quando su di esso si posano il cuore, la mente, le mani di un artista che guidano strumenti imperiosi come un trapano elettrico con la punta di diamante, allora il cuore di chi osserva l’opera quasi si arresta per dare spazio ad attimi di estaticità. È una tecnica speciale che esige precisione e delicatezza. Viene quasi un brivido a pensare che l’artista-incisore usa un trapano corredato di punte al diamante per ottenere sulla fragilità di uno specchio dei segni-disegni delicati come merletti. L’incontro con Lorenzo è stato decisivo per maturare la decisione di lanciarmi nella sfida con lo specchio. Lo stesso Ostuni mi diceva: “L’incisione sullo specchio è un’arte nobile, che non si può insegnare, può solo appartenerti…” Parafrasando l’aforisma cinese proposto da Fellini a Lorenzo Ostuni, grazie al quale approdò a questa forma d’arte, lo specchio inciso è “quella cosa che specchia se stesso mentre specchia l’altro”. Così ho deciso di usare l’Arte incisoria su Specchio per intagliare i simboli. La Luce fa da filo conduttore. Come diceva Ostuni: “Ogni segno o punto tracciato col diamante sulla superficie riflettente espone l’opera e l’incisore a un doppio rischio: o lo specchio va in frantumi o un segno eventualmente errato non può più essere cancellato. La terza possibilità è che lo Specchio non si rompa e che il segno risulti corretto…… Incidere uno Specchio è una sfida ascetica contro la morte… L’assoluta stranezza sta nel fatto che gli occhi dell’incisore hanno in permanenza davanti a sé null’altro che il proprio viso. L’esperienza insegna che, se l’artista vede per un istante sé stesso, lo Specchio va solitamente in frantumi. Solo eliminando l’io è possibile incidere uno Specchio. Questa speciale forma creativa si situa effettivamente in un processo ascetico da annoverare tra gli stati superiori di Coscienza.”

In che modo il rapporto tra luce, colore e movimento si traduce concretamente nel tuo processo creativo?

Luce, colore e tenebra sono per me le tre grandi realtà cosmiche da cui tutto ha origine. Quando parliamo di tenebra, in questo ambito parliamo di assenza di luce, uno stato primordiale che non ha centro né periferia, è impulso al movimento verso la luce: il buio ama la luce. Si muove in spirali, in onde, avvolge e sostiene; non ha forma, ma riempie tutta la realtà terrestre. La polarità della tenebra è la luce. È il secondo principio creatore e, in quanto forza formatrice, scorre dal mondo spirituale in un flusso che si manifesta nell’atmosfera terrestre come luce. Essa irradia in linea retta da un centro ad una periferia. Si mostra in punti, fasci, raggi, strisce; è trasparente e possiamo guardare attraverso di essa. Lontano dalla sua sorgente è leggera e diffusa; vicino alla sua fonte è formata, chiara, netta. Dall’incontro fra questi due grandi principi spirituali creatori, luce e tenebra, nasce un grande movimento: è la terza realtà cosmica, il colore. All’inizio avevo paura del nero, non usavo il “Bitume”. Avendo però fatto esperienza pittorica rinascimentale, ho imparato che il bitume è un materiale fondamentale per le “velature”, e poi attraverso il buio la luce può esprimersi in tutta la sua forza dirompente, vedi l’uso che ne fa Caravaggio. Ovviamente è stata per me una lezione interiore molto forte. Se non conosci la tua Ombra, come puoi avere consapevolezza della tua Luce?

La tua ricerca è descritta come un dialogo tra elementi visivi: cosa “ascolti” o osservi per avviare questo dialogo?

L’arte tende a comunicare stati d’animo e storie. Saper “ascoltare” e “osservare” in pittura significa andare oltre la prima occhiata, trasformando la visione in un dialogo attivo. Personalmente parto da uno stato interiore, lo ascolto e poi sulla tela direttamente osservo come la luce modella lo spazio e come i colori si esprimono. Il colore per me diventa una porta, il mondo del colore è un mondo fluttuante, un mondo carico di sentimento, dove io posso immergermi e contemplare la sua innata armonia, simbolo della manifestazione divina. Come possiamo arrivare ad osservare il colore nella sua manifestazione primordiale e come possiamo comprenderlo senza pregiudizio? Semplicemente scoprendo gradualmente il suo percorso. Solo così potremo vivere il colore, comprendere il colore, essere il colore stesso. Divenendo il colore stesso riusciremo a compenetrare la sua natura e, attraverso l’arte, usarlo come mezzo di conoscenza per un ritorno consapevole al nostro sé.

Quanto incide la componente filosofica nella costruzione delle tue opere e nel tuo modo di intendere l’arte?

Sicuramente tantissimo, la componente filosofica definisce cosa sia l’arte, il suo scopo e il suo valore per l’essere umano. Storicamente, il fare artistico non è mai stato una semplice tecnica, ma il riflesso di come il pensiero umano ha interpretato nel tempo la realtà, l’anima, la verità e la bellezza. Friedrich Nietzsche assegna all’arte un valore salvifico, definendola la “vera attività metafisica” dell’uomo, l’unico mezzo in grado di giustificare la tragicità dell’esistenza. La Teoria dei colori di Goethe per me è un trattato meraviglioso che condensa anni di esperimenti, osservazioni e riflessioni su luce e colori. Successivamente Rudolf Steiner approfondisce l’argomento partendo dallo studio di Goethe e si occupa delle forze spirituali che si nascondono nell’attività dei colori, offrendo un valido aiuto a pittori ed educatori nella ricerca di una coscienza nuova del fenomeno “colore”. Tanti sono stati gli “incontri” che hanno formato il mio sentire di essere umano e di artista: Platone, E. Fromm, C.G. Jung, H. Hesse, G. Gurdjieff, P. Yogananda…

L’astrazione è una scelta formale o una necessità espressiva legata al tuo percorso personale?

Ho iniziato il mio percorso artistico esplorando il disegno dal vivo, l’acquerello, il pastello, la pittura ad olio e le tecniche rinascimentali della grisaglia e delle velature. L’inizio è stato essenzialmente un lavoro nell’arte figurativa. Ad un certo punto c’è stata una rivoluzione radicale: la rinuncia a riprodurre la realtà visibile (persone, oggetti, paesaggi) per esprimere emozioni, spiritualità e stati d’animo attraverso la pura combinazione di linee, forme e colori. Questo percorso per me è stato un salto nel vuoto, necessario, perché dettato da un’urgenza interiore. Poi ho attraversato altre esperienze come il Corso di Iconografia Bizantina con il Maestro Antonio Calisi, “Talenti e Creatività”, incontri di Arte Terapia con Ale Hesselink, il Corso “Dal disegno infantile alla Semiologia dell’Espressione” tenuto da Arno Stern (Mendrisio, Svizzera).

Come vivi il rapporto tra controllo tecnico dell’incisione e imprevedibilità del risultato finale?

Il rapporto tra controllo tecnico e imprevedibilità è il motore del processo creativo. Non sono poli opposti, ma complementari. Personalmente oscillo costantemente tra la padronanza della tecnica e l’apertura all’inatteso, accettando che il margine di errore, le reazioni dei materiali o l’intuizione spontanea donino all’opera un’anima unica e irripetibile. È una bellissima sfida! Non esiste l’idea di errore o correzione, non si può correggere veramente dopo aver inciso sullo specchio, come invece si può fare usando i colori ad olio. L’arte incisoria è un viaggio tra la luce e il suo riflesso. La bellezza è nel percorso e molto spesso si ottiene un risultato che sorprende ed emoziona. In fondo incidere uno specchio è avere il coraggio di essere autenticamente ciò che siamo destinati ad essere.

Le numerose esposizioni internazionali hanno modificato il tuo linguaggio artistico o lo hanno semplicemente confermato?

Le esposizioni internazionali e le grandi rassegne d’arte contemporanea nella mia storia hanno assolto entrambe le funzioni. Da un lato hanno confermato il linguaggio artistico, quindi l’insieme di codici visivi, emotivi e concettuali attraverso cui esprimo la visione del mondo. Il mio tratto, inteso come gesto creativo che include segni, linee, colori, luce, spazio e composizione, è rimasto inalterato. Come disse una persona che venne a visitare una collettiva dove ero presente: “Da lontano si vede subito che quello è un dipinto di Gina Pignatelli”, e questo mi caratterizza. Invece il messaggio più profondo, delle emozioni che ho inteso trasmettere e della mia poetica, sono cambiati perché la consapevolezza è mutata e dalla mia periferia ho cercato di indirizzarmi verso la sorgente. In tutto questo il processo creativo aiuta a ritrovare il proprio centro. Ci tengo a dire che ho valutato attentamente sempre a quali esposizioni aderire perché l’arte intesa come “prodotto” non mi interessa.

In che modo il concetto di arte come “catalizzatore di idee evolutive” si riflette nella fruizione da parte del pubblico?

Come fatto storico, l’arte, cioè l’opera creativa, muta di valore secondo il momento: sia l’artista creatore sia il fruitore sono soggetti e oggetti di storia. Sia l’atto creativo sia il coinvolgimento del pubblico esprimono il momento storico vissuto in quel momento dall’artista o dal fruitore. Il valore di un’opera creativa non è permanente e immutabile, non resta uguale al di sopra del tempo. Un’opera creativa è tanto più grande quanto più lunga è la sua fruibilità nel tempo e nello spazio. L’arte agisce come catalizzatore di idee evolutive traducendo concetti complessi in stimoli visivi, emotivi e anche intellettuali. Rompendo gli schemi del pensiero lineare, stimola la nostra mente ad abbracciare il pensiero divergente e diventa il motore di un’innovazione culturale che ridefinisce costantemente la nostra percezione della realtà. In questo senso le installazioni e le mostre contemporanee offrono esperienze immersive che stimolano nuove connessioni e aprono la mente a prospettive inedite, spingono il pubblico a prendere coscienza, risvegliando i sensi e invitando al cambiamento. L’Io Sento è un tesoro. In questo momento storico abbiamo tutti un bassissimo volume dell’Io Sento. Poche emozioni e sempre le stesse, abbiamo abbassato il tono della prospettiva, cioè ciò che di nuovo può arrivare nella nostra vita. L’arte ha oggi questo compito: riaccendere nelle anime la voglia di vivere attraverso la consapevolezza del nostro valore spirituale come creature. La pittura, la scrittura e tutte le forme d’arte dovrebbero essere introdotte nel quotidiano della nostra vita perché sono la porta per attivare il pensiero arazionale che ci collega con l’Intuizione e la Coscienza.

Quando inizi una nuova opera, parti da un’idea precisa oppure lasci che si sviluppi in modo intuitivo?

Mi appartiene di più la pittura intuitiva perché è un processo creativo in cui l’inconscio prende forma, mettendo da parte il giudizio per esprimere emozioni profonde. Nelle teorie di Carl Gustav Jung, l’arte diventa il mezzo privilegiato per far emergere i simboli e gli archetipi dell’inconscio e avviare un processo iniziatico di coniugazione. Si realizza così un processo pittorico in cui i colori, anziché asserviti alle esigenze di un disegno o all’esternazione di emozioni personali dell’artista, vengono impiegati e condotti in modo tale da far affiorare alla superficie dell’anima ciò che normalmente non viene sperimentato. Si tratta, perciò, di accostare i colori, di sovrapporli o movimentarli con i giusti rapporti e dinamismi, in modo che siano in grado di manifestare con pienezza la loro forza espressiva. Questa rimane solitamente “mortificata” quando i colori non vengono lasciati liberi di manifestarsi secondo la loro propria natura. L’arte è gioia, amore ed espansione! L’arte è eros, passione, rivoluzione. È non accontentarsi mai!

Guardando al tuo percorso, quale direzione senti oggi più urgente nella tua ricerca artistica?

Tutta l’umanità in questo momento storico sta attraversando una trasformazione epocale. E lo vediamo guardando ciò che sta accadendo in tutto il mondo. Siamo degli esseri in transizione, tutti. C’è un io egoico bellico che ci portiamo dentro e c’è una nuova coscienza che tenta, con difficoltà, di venire alla luce. Una nuova coscienza in cui siamo più unificati, in cui siamo fisicamente Uno. Noi creature umane siamo un mistero di unità, la filosofia più elevata lo ha sempre detto. Ci vuole uno spirito poetico ed artistico molto forte per affrontare questi tempi. L’essere umano ha sempre saputo che è possibile vedere e operare dietro la scena ossessiva del mondo dato, lì dove il mondo sta nascendo proprio tramite le nostre fatiche, appunto tramite la nostra immaginazione creatrice. L’arte che noi abbiamo conosciuto è l’arte della rappresentazione, ma ormai da decenni gli artisti vogliono dipingere la percezione interiore del mondo: come lo sento, come lo esprimo; vogliamo far vedere le forze genetiche che stanno dietro le forme. L’arte ci vuole rivelare qualcosa di nuovo, diventa per me co-creazione, pittura iniziatica che cerca un evento di incarnazione. Per cui sto cercando di immaginare eventi artistico-poetici che facilitano la nascita di un essere umano nuovo. La pittura del Nascente. Un’arte come Iniziazione e Rivoluzione, ovviamente pacifica, sperimentando linguaggi inediti. Vorrei introdurre anche l’oro e l’argento come colori… è un processo. Vedremo.

Descriviti in tre colori.

Tre colori che vorrei mi appartenessero come essenza profonda sono sicuramente l’Azzurro, il colore della Compassione, il colore della tranquillità, il colore delle tenebre viste attraverso la luce. Il Giallo, il colore dell’Intuizione e della Gioia, e il Bianco, il colore della Gentilezza. Spero, con un lavoro su me stessa di trasformazione, di avvicinarmi anche solo un po’ alle virtù che questi tre colori esprimono.

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