Giada Castagna

nasce a Massa il 28 gennaio 2000 e sviluppa fin da bambina una forte passione per ogni forma d’arte. Inizia il proprio percorso come autodidatta, per poi consolidare la sua…

BIOGRAFIA

#Giada Castagna

nasce a Massa il 28 gennaio 2000 e sviluppa fin da bambina una forte passione per ogni forma d’arte. Inizia il proprio percorso come autodidatta, per poi consolidare la sua formazione al Liceo Artistico di Massa, dove si diploma nella sezione scultura. Prosegue gli studi a Firenze presso la TheSign Comics & Arts Academy, frequentando il corso triennale di illustrazione pittorica e successivamente il biennio del Master in Concept Art & Illustration. Il suo percorso si arricchisce ulteriormente con l’esperienza al CER – Centro Europeo del Restauro, dove approfondisce il lavoro sui manufatti dipinti su tessuto e legno, ampliando lo sguardo e affinando la propria sensibilità artistica.

La sua ricerca è in continua evoluzione e si concentra sull’esplorazione dell’essere. Nelle sue opere raffigura prevalentemente giovani figure femminili accompagnate da animali e presenze demoniache, elementi simbolici attraverso cui indaga e rappresenta l’essenza più profonda dell’io. Il suo immaginario è fortemente influenzato dal folklore giapponese, di cui apprezza la dimensione filosofica e introspettiva.

Dal 2016 al 2018 entra a far parte dell’associazione culturale A.s.a.r.t. di Pietrasanta, distinguendosi come la più giovane artista del gruppo e avendo l’opportunità di esporre per la prima volta le proprie opere. Negli anni successivi partecipa a diverse mostre collettive sul territorio fiorentino, tra cui quelle organizzate per Avis tra il 2023 e il 2024. Nel 2021 riceve il Diploma d’Onore con Menzione d’Encomio, sezione pittura, alla sesta edizione del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti” a Seravezza, con l’opera in resina “Anche le streghe hanno un cuore”, segnando un’importante tappa nel suo percorso artistico.

Cos’è per te l’arte?

È il motore della mia vita, un luogo sicuro dove rifugiarmi e dove posso essere me stessa a pieno, senza bisogno di parlare. Tutto ciò che provo e sento, la parte più recondita del mio animo, passa attraverso di lei; è l’unica espressione vera e pura che io conosca.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata il centro del tuo percorso personale e creativo?

L’arte è sempre stata presente nella mia vita da quando ne ho memoria. Non c’è stato un momento preciso, perché sono sempre stata sicura di questa strada e perché è sempre stato il mio modo di esprimermi da quando sono bambina. Non ho mai pensato di fare altro nella vita, se non questo. Alla classica domanda: “Cosa vuoi fare da grande?” io rispondevo: “La pittrice (che domande)”.

Il tuo lavoro unisce figure femminili, animali e presenze demoniache: quale significato attribuisci a questi elementi simbolici?

Per me sono tre figure fondamentali e concatenate tra loro. La donna come figura libera e ribelle, che è in armonia con la natura che la circonda. Caratterizza la forza vitale e l’indipendenza, non deve essere salvata da nessuno. Più che una figura fisica, è un’entità spirituale e per questo legata fortemente alle altre due figure. Gli animali come spiriti guida e/o custodi; per me l’animale caratteristico è il gatto, grazie ai suoi sensi sviluppati, è visto come un ponte tra il mondo materiale e quello invisibile. Questo suo lato esoterico mi ha sempre affascinato. E infine i demoni, o meglio gli yōkai (in giapponese), figure onnipresenti nelle mie opere, che rappresentano l’involucro dell’io. Nella cultura occidentale sono visti come figure malevoli, negative; invece in Oriente, anche se esistono demoni malevoli, sono anche protettori, guardiani, figure positive, ognuno con una sua storia. Io li raffiguro come rappresentazioni fisiche del lato più recondito dell’animo umano; non sono né pienamente cattive né completamente buone.

In che modo il folklore giapponese influenza il tuo immaginario e il tuo linguaggio artistico?

Ho sempre trovato affascinante il mondo giapponese; dai suoi racconti agli usi e costumi, alla sua filosofia… è un mondo così lontano dal nostro, ma così vicino alla mia idea di arte: silenziosa ma tagliente, fluttuante ma decisa.

Quanto ha inciso la tua formazione tra scultura, illustrazione e concept art nello sviluppo del tuo stile?

A me ha sempre affascinato ogni tipo di arte e nel mio percorso ho potuto provare più cose. Ognuna di queste, nel bene e nel male, mi è servita a fare ciò che faccio oggi. Secondo me, per essere un’artista completo, nel corso della propria vita, devi studiare e sperimentare molto.

Il passaggio dall’autodidattica agli studi accademici ha cambiato il tuo approccio alla creazione? In che modo?

Finiti gli studi sapevo che direzione prendere e che tipo di lavori avrei voluto fare. Purtroppo, l’ambiente accademico non mi ha supportato in questo percorso, non ho trovato l’ambiente che mi aspettavo. Per fortuna non mi sono fatta scoraggiare e ho continuato a sperimentare per conto mio, continuando sui miei passi da autodidatta.

La tua arte è in continua evoluzione: quali sono oggi le tematiche che senti più urgenti da esplorare?

L’introspezione. Fermarsi per ascoltare un po’ di più noi stessi.

Che ruolo ha la materia, come nel caso della resina, nella costruzione delle tue opere?

Della resina mi piace che posso unire più elementi, come la pittura e le decorazioni floreali, e dar loro uno spessore palpabile, ma allo stesso tempo anche impalpabile. Il tutto sembra immerso nell’acqua e dà questa sensazione di esoterico.

Cosa rappresenta per te il riconoscimento ricevuto al Premio “Michelangelo Buonarroti” e quanto ha influito sul tuo percorso?

È stata una sorpresa per me. È stato il primo riconoscimento ufficiale, in più con un’opera realizzata con dei materiali mai utilizzati né sperimentati all’epoca. Fu la prima opera in resina che feci e vedere così tanto entusiasmo da parte delle persone mi fece capire che quella era la direzione giusta da prendere.

Quale rapporto cerchi di instaurare tra le tue opere e chi le osserva?

Vorrei che le persone si perdessero a guardare una mia opera, immergendosi completamente in essa.

In che direzione immagini evolverà la tua ricerca artistica nei prossimi anni?

Spero di poter migliorare ancora, sperimentare, provare e poter dare ancora più voce alle mie opere.

Descriviti in tre colori.

Tre tonalità di blu, da un Ceruleo, a un Oltremare, a un Prussia. Racchiudono le sfumature e le profondità del mare.

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