conosciuto nel mondo dell’arte come Jack, nasce in un piccolo paese della Brianza, un luogo quieto e sospeso che, proprio per l’assenza di stimoli, lo spinge fin da ragazzo a inventare mondi alternativi. Da questo contesto prende forma la sua urgenza creativa: trasformare il vuoto in immaginazione e il silenzio in colore.
Fin da giovane sviluppa una forte attrazione per l’arte di strada in tutte le sue forme, dai graffiti alla musica rap, dalla danza urbana alla giocoleria. Questo universo espressivo, diretto e viscerale, diventa la sua principale fonte di ispirazione e contribuisce alla costruzione di uno stile personale che definisce pop-street art, un linguaggio che fonde cultura pop, immaginario urbano e critica sociale.
Il suo lavoro nasce dal desiderio di comunicare e di lasciare un segno che vada oltre l’aspetto estetico. Ogni opera contiene un messaggio, una presa di posizione, un invito alla riflessione. Attraverso ironia, simboli nascosti e giochi visivi, affronta temi legati all’attualità, all’identità e alla fragilità emotiva, con l’intento di stimolare reazioni, sorrisi o momenti di sorpresa.
La sua ricerca artistica è in continua evoluzione e parte sempre da un’urgenza comunicativa. Dipinge su qualsiasi superficie lo ispiri — tele, muri, oggetti di uso comune — con l’idea che ogni supporto possa diventare un mezzo per raccontare. Ama definire il suo processo come un gesto di trasformazione, uno “strappare” gli oggetti alla loro funzione per dar loro una nuova vita.
Dal punto di vista tecnico lavora principalmente con acrilico e spray, senza rinnegare le sue origini nella pittura a olio. La scelta dei materiali segue l’ispirazione più che le regole, mentre il colore resta l’elemento centrale della sua espressione: acceso, vivido e contrastato, utilizzato come vera e propria energia capace di rafforzare il messaggio delle opere.
Dopo anni di lavoro è riuscito ad aprire il suo atelier, il Jack Art Lab, a Imbersago, in provincia di Lecco, uno spazio che rappresenta non solo un traguardo personale, ma anche un luogo di incontro e connessione con chiunque voglia avvicinarsi al suo mondo creativo.
Cos’è per te l’arte?
L’arte è quella cosa che mi permette di immergermi totalmente nel mio mondo, staccando completamente la spina dallo stress quotidiano.
Cosa significa per te trasformare il vuoto e il silenzio in immaginazione e colore?
Diciamo che il vuoto e il silenzio, a volte, sono il preludio per l’innesco dell’immaginazione.
In che modo l’ambiente in cui sei cresciuto ha influenzato il tuo bisogno di creare mondi alternativi?
Più che un bisogno di creare mondi alternativi, l’ambiente intorno a me ha influenzato positivamente la mia fantasia e creatività. Sono cresciuto in provincia, tra campi di grano e boschi; con gli amici ogni giorno ci inventavamo di tutto per passare il tempo e devo dire che è stato bellissimo.
Quando hai capito che la street art sarebbe diventata il tuo linguaggio principale?
Fin da subito. Ricordo che vidi degli artisti di strada da bambino e ne rimasi affascinato, totalmente rapito.
Come nasce l’equilibrio tra cultura pop, immaginario urbano e critica sociale nelle tue opere?
Cerco sempre di aggiornarmi riguardo all’attualità, a partire da quelli che sono i miei interessi, via via anche sugli argomenti che mastico meno; ad ogni modo cerco di avere un quadro generale delle notizie dal mondo. La mia mente accumula informazioni che inevitabilmente finiscono per intrecciarsi ai lavori che sono di matrice pop/street, anche perché cerco sempre di lasciare un messaggio nelle mie tele: non voglio che sia solo un’immagine fine a se stessa.
Qual è il messaggio che senti più urgente comunicare in questo momento del tuo percorso?
Il messaggio che mi piacerebbe comunicare è sicuramente quello dell’attenzione e del rispetto verso la natura. Troppo spesso vedo prati e campi in cui giocavo da piccolo diventare cemento e questa cosa mi rende davvero triste. Vorrei che ci fosse più attenzione verso questo tema.
Quanto conta per te l’ironia nel raccontare temi legati all’identità e alla fragilità emotiva?
Con una sana ironia si può toccare qualsiasi tema. Mi piace inserire spesso questo fattore, anche perché fa parte di me. Quindi direi che conta molto.
Cosa ti spinge a dipingere su superfici diverse, anche oggetti di uso quotidiano, e cosa cerchi in ognuna di esse?
In realtà non so spiegartelo: vedo un oggetto e ne sento l’attrazione, la voglia di dipingerlo e dargli una nuova vita. Quindi ecco, forse quello che cerco è proprio questo: dargli una “nuova vita”, decontestualizzarlo dall’epoca che rappresenta, trasformando un oggetto magari centenario in qualcosa di nuovo.
Cosa rappresenta il colore nel tuo lavoro, al di là della scelta estetica?
Il colore descrive la sfaccettatura, secondo la mia visione in quel momento, di ciò che sto rappresentando.
Quando inizi un nuovo pezzo parti più da un’idea precisa o da un impulso istintivo?
In verità la risposta è entrambe le cose. Solitamente mi si accende una scintilla, proprio come un impulso istintivo; poi quell’idea la elaboro finché diventa ben chiara nella mia testa di come vorrei che venisse il lavoro una volta concluso. Dico “vorrei” perché ovviamente non sempre tutto viene come lo immagino nella mia mente, però generalmente per me funziona così.
C’è un’opera a cui sei particolarmente legato perché segna un passaggio importante della tua crescita artistica?
Assolutamente. È il muso di un bel cagnolone peloso. Ho impresso quel momento come fosse ieri; infatti non mi sono mai staccato da questo lavoro. Mi accompagna da anni, proprio perché ogni volta che lo guardo mi ricorda quel momento.
Aprire il Jack Art Lab cosa ha cambiato nel tuo modo di vivere l’arte e il rapporto con le persone?
È stato il coronamento di un sogno e del duro lavoro per arrivarci. Nasce anche con l’idea che sia un polo di aggregazione per discutere di arte e non solo. Al momento non sono ancora riuscito a creare eventi dedicati, ma a breve ci saranno novità.
Che tipo di connessione cerchi con chi osserva i tuoi lavori?
Mi piace vedere e sentire come ognuno interpreta a proprio modo ciò che io vedo con i miei occhi e con la mia mente. Questo crea uno scambio di idee e offre stupendi punti di riflessione; quindi l’opera, in questo caso, è il filo conduttore della connessione tra le menti, gli occhi e la voce di chi osserva.
Descriviti in tre colori.
Arancio, azzurro, viola.