è un’attrice italiana nata a Milano e cresciuta a Roma, città in cui vive da sempre. Si definisce una donna in continua rinascita, segnata da un percorso di vita complesso ma trasformato profondamente dall’incontro con l’amore, che le ha insegnato a volersi bene, a praticare la gentilezza e a guardare la vita con un nuovo sorriso.
Il suo avvicinamento al mondo dello spettacolo inizia molti anni fa con il teatro amatoriale, per poi proseguire tra piccole esperienze come comparsa e una costante presenza dietro le quinte, anche grazie al legame con il marito, il contrabbassista Gianfranco Tedeschi, collaboratore del regista teatrale Giorgio Barberio Corsetti. Dopo la nascita del figlio Jacopo, prende parte come comparsa al film “Notte prima degli esami oggi” di Fausto Brizzi, esperienza che segna una svolta decisiva: comprende che il set è il luogo in cui desidera esprimersi.
Inizia così un percorso di formazione e crescita professionale, finanziando con il proprio lavoro corsi di recitazione e affinando progressivamente il suo talento. A cinquant’anni compie una scelta simbolica e personale, abbandonando la tinta per capelli, e da quel momento iniziano ad arrivare ruoli sempre più definiti, dalle figurazioni speciali a piccoli ruoli nel cinema e nella televisione. Nel corso della sua carriera ha lavorato con registi come Paolo Virzì, Marco Bellocchio e Francesco Bruni, costruendo una presenza scenica riconoscibile.
Un incontro particolarmente significativo è quello con la regista Kyrahm, con cui prende parte alla performance “Ecce (H)omo, Guerrieri”, dedicata alla fragilità dei corpi, interpretando la figura della Guerriera del Tempo. Con la stessa regista realizza anche “La Madre”, un progetto di forte impatto emotivo legato alla lotta alla mafia, in cui dà voce a uno scritto di Felicia Impastato, madre di Peppino.
Nel 2020 riceve il Premio Vincenzo Crocitti alla carriera e nel 2021 il riconoscimento come Best Actress al Digital Media Fest per il cortometraggio “La macchia”, diretto da Caterina Fattori. Nel 2023 prende parte a una produzione internazionale, il film horror “The Nun 2” diretto da Michael Chaves, interpretando il ruolo della Badessa.
In oltre vent’anni di carriera ha dato vita a numerosi personaggi, spesso legati a figure istituzionali come suore, presidi, insegnanti e giornalisti, portando sullo schermo una sensibilità maturata attraverso esperienze personali e professionali che ne hanno definito l’identità artistica.
Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è il tutto. È l’aria che respiro, sono le persone che incontro sul mio cammino, il loro vissuto, i profumi, i colori, l’universo intero. Tutto ciò è per me arte.
Cosa significa per te rinascita e in che modo ha influenzato il tuo percorso artistico?
Come si può leggere nella mia autobiografia, ho avuto un passato turbolento, dai 15 ai 30 anni. Quando poi ho ripreso in mano la mia vita, mi sono accorta che avrei potuto approfittare del palcoscenico o del grande schermo per far vivere tutti i personaggi e le loro storie che avevano fatto da cornice alla mia vita, che era una vita di strada, fatta di mille espedienti per poter sopravvivere.
Qual è stato il momento in cui hai capito che il set sarebbe diventato il tuo spazio espressivo?
Non esiste un momento preciso. Ho trascorso più di dieci anni della mia vita seguendo mio marito, contrabbassista e compositore di musiche per il teatro. Ero dietro al palco per la preparazione e davanti durante la prima e le repliche. Ero affascinata da quel mondo. Penso di aver compreso di voler essere un’attrice la prima volta su un set cinematografico: ho avuto una sorta di folgorazione. Ho capito che quella era l’aria che volevo respirare.
In che modo il teatro, vissuto sia sul palcoscenico che dietro le quinte, ha formato la tua sensibilità di attrice?
Non vorrei ripetermi, ma avevo e ho tuttora un mondo immenso dentro di me, affollato di mille personaggi. Avevo due opzioni: o finivo in una clinica psichiatrica o trovavo il modo di buttare tutto fuori. Essere attrice ti permette di esplorare tutto lo scibile umano.
Quanto hanno inciso gli incontri con registi come Paolo Virzì, Marco Bellocchio e Francesco Bruni nella tua crescita professionale?
Sono state tre esperienze molto diverse. Con Paolo Virzì mi sono divertita molto: ero la sosia di Lina Wertmüller nel film “Notti magiche” e ricordo un set dove si rideva molto. Con Marco Bellocchio era tutto, come dire, in punta di piedi, almeno da parte mia. All’ora di pranzo eravamo in una sala, io, Bellocchio e Fabrizio Gifuni: loro chiacchieravano e io mangiavo in un silenzio quasi reverenziale. Posso sicuramente affermare che sia stato il pranzo più incisivo della mia carriera, intellettualmente parlando. Con Francesco Bruni è stata tutta un’altra cosa: siamo stati quattro giorni ad Anzio, in una bellissima struttura vista mare. Io interpretavo la Donna Uccellino, una paziente psichiatrica che credeva di essere una cornacchia. Era un set surreale. La parola che si sentiva più spesso era “grazie”. Questa meravigliosa serie Netflix “Tutto chiede salvezza” credo debba essere vista ovunque, soprattutto nelle scuole: tratta un tema molto forte in maniera delicata. Per quanto riguarda la mia crescita personale, credo che ogni regista, ogni attore, ogni persona che gravita sul set accresca il mio cammino di attrice. Ci sono mille sfaccettature in ognuno di noi e il set ne è un concentrato.
Il lavoro con Kyrahm sembra avere avuto un impatto profondo. Cosa ha rappresentato per te diventare la “Guerriera del Tempo”?
L’incontro con Kyrahm è stato ed è tuttora un incontro di anime. Quando, dopo un provino, mi ha detto che sarei stata una sua Guerriera all’interno della sua meravigliosa opera “Ecce (H)omo Guerrieri”, sulla fragilità dei corpi e sull’amore universale, ero al settimo cielo senza sapere bene il perché. Premetto che era la prima volta che venivo in contatto con il mondo della performance art e, con il passare dei giorni, mi saliva l’ansia: non avevo un copione, ma Kyrahm mi tranquillizzava. Ogni cosa a suo tempo. Il giorno della performance mi ha messo davanti a uno specchio e mi ha detto di fare ciò che mi sentivo. Panico totale. Era tutto così assurdo: cosa avrei fatto? Cosa fa una Guerriera del Tempo, nuda davanti a uno specchio? Il pubblico iniziava a gremire la sala, in sottofondo c’era la voce dell’amore perduto di Lilli, un’altra Guerriera. Ho iniziato a piangere: erano lacrime di dolore, lacrime di gioia, lacrime di accettazione. Percepivo tutti i suoi Guerrieri, legati da un’invisibile energia d’amore. Ringrazierò sempre Kyrahm per avermi permesso di salire a bordo. Oggi la copia del video di questa incredibile opera è custodita in una chiesa sconsacrata a Bucciano, vicino Benevento, ed è visionabile contattando l’artista.
Come hai vissuto l’interpretazione in “La Madre” e il confronto con una figura così intensa come Felicia Impastato?
Interpretare il dolore di Felicia Impastato è stato indescrivibile. Da madre potevo immaginare quel dolore. Ho ripetuto quella performance, in loop, per almeno una decina di volte e ogni volta le mie lacrime sgorgavano copiosamente. Ero straziata ma, allo stesso tempo, onorata di poter dare voce, anche se nel mio piccolo, alle parole di questa donna straordinaria. Ci ho messo almeno un paio di giorni per allontanare quella devastazione interiore.
Arrivare a ruoli più definiti dopo i 50 anni ha cambiato il tuo modo di vedere la carriera e il successo?
Non ho mai guardato al mio essere attrice in termini di carriera e di successo. Ovviamente ricevere dei premi è gratificante, ma non è quello che mi aspetto. Cerco solo di fare al meglio il mio lavoro: tutto quello che ne deriva è ben accetto.
Quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato nel tuo percorso e come le hai trasformate in forza creativa?
Non ho incontrato grandi difficoltà; sicuramente oggi, dopo il Covid, siamo obbligati a girare self tape piuttosto che fare provini in presenza. Questo è un grande problema: devi trovare qualcuno che ti registri, altri che ti facciano da spalla e ti diano le battute, senza avere nessuno che ti indirizzi verso la giusta interpretazione del personaggio secondo la visione del regista. Fai i salti mortali affinché tutto sia credibile, poi il risultato mi sembra sempre molto piatto.
Ti senti più incline ai ruoli istituzionali, che spesso interpreti, o desideri esplorare personaggi completamente diversi?
Mi trovo a mio agio con i ruoli istituzionali, adoro persino interpretare le suore, come ho fatto per il film americano “The Nun 2”. Abbiamo girato a Marsiglia: sono impazzita, sul set si parlavano tutte le lingue del mondo tranne l’italiano, ma sono riuscita comunque a cavarmela tra mille risate. Ho ballato per un videoclip di Alex Britti, ho interpretato una donna in attesa nel video “Pianeti” di Ultimo, quando era alle prime armi. Sono molti i ruoli che ho vissuto, però mi piacerebbe essere una donna comica, divertente.
Guardando al futuro, quale tipo di progetto o ruolo senti più urgente per il tuo percorso artistico?
Non ho nessuna urgenza. Mi immedesimo spesso in ruoli drammatici, ma mi piacerebbe girare una commedia.
Descriviti in tre parole
Empatica, coraggiosa, divertente.