Francesco Fiumarella

Autore e Direttore Artistico del Prestigioso “Premio Vincenzo Crocitti International – VINCE AWARD” è una personalità Pubblica con la passione per le arti in ogni sua forma fin dalla tenera…

BIOGRAFIA

#Francesco Fiumarella

Autore e Direttore Artistico del Prestigioso “Premio Vincenzo Crocitti International – VINCE AWARD” è una personalità Pubblica con la passione per le arti in ogni sua forma fin dalla tenera età, da quando in quel di Parma e Brescello in provincia di Reggio Emilia, città dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza, ha coltivato tali attitudini che sono poi sfociate in tante attività in ambito culturale e artistico. Di origini calabresi ma emiliano di adozione, fin dall’età di 4 mesi è stato residente in Emilia Romagna dove avviene la sua primaria formazione presso le scuole dell’infanzia a Brescello, le scuole medie presso l’istituto salesiano di Parma (qui si avvicina alla recitazione teatrale prendendo parte ai molteplici spettacoli organizzati dalla scuola stessa) e il liceo classico europeo del convitto nazionale Maria Luigia di Parma.

Dopo gli studi liceali si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza alla “Sapienza” di Roma, dove conosce un giovane regista, studente alla facoltà di Scienze e Arti dello Spettacolo, il quale gli propone di interpretare dei ruoli da protagonista nei suoi cortometraggi. Da quel momento Fiumarella interpreta una trentina di cortometraggi da co-protagonista e protagonista. Alcuni cortometraggi sono notati dalla committente televisiva SKY e Fiumarella viene invitato presso nei loro studi a presentarne alcuni. La passione per la recitazione lo stimola alla frequenza di relativi corsi universitari per approfondire tecniche di quest’arte e lo fa presso la facoltà di Arti e Scienze dello Spettacolo presso l’Università Sapienza.

Nel 2013 mette in pratica, quasi per gioco, un’idea a cui pensava da un po’ ovvero quella di interpretare famose scene di film, utilizzando il doppiaggio italiano degli attori più famosi. Una nuova tecnica di “playback sincronizzato” mai vista prima. I suoi video visibili sul suo canale youtube, che lanciano questa tecnica, suscitano un certo interesse anche all’estero; la sua prima pubblicazione risale al 20/07/2013. Fiumarella è anche famoso per essere ideatore, direttore artistico, generale ed autore del prestigioso Premio Cinematografico “Vince Award”, conosciuto anche con il nome di “Premio Vincenzo Crocitti International”, una manifestazione che si svolge ogni anno dal 2013 a Roma e nel 2019 edizione speciale in Paraguay (Sud America) con lo scopo di promuovere e premiare artisti emergenti e volti noti del cinema, teatro, sport, letteratura e musica. Fiumarella è considerato il “Paladino della Meritocrazia Artistica” noto per le sue lunghe battaglie sul fronte della valorizzazione del settore artistico – cinematografico con lo scopo di mettere in luce artisti nascosti.

Fiumarella è anche noto come scrittore di aforismi, pensieri sulla vita e filosofo contemporaneo e Talent Scout.Nella sua carriera da attore ha lavorato come protagonista nei seguenti progetti cinematografici: Gelosia Morbosa (2006), Il Rapimento (2006), Vendetta Personale (2007), Aiuto Umanitario (2007), Il Pranzo della Discordia (2007), Autostop (2008), Il Grande Inganno (2008), Il Colloquio di Lavoro (2008), Senza Identità (2008), La lunga Attesa (2008), L’oggetto prezioso (2008), Le pillole dell’anima (2008), Il Servo (2008), Destini Incrociati (2008), Il crollo della ragione (2008), Ignoranza mortale (2008), Vite Spezzate (2008), Un lavoro sporco (2008), Lo studente modello (2009), Strade senza ritorno (2009), Fuori dal mondo (2009), Un giorno come un altro (2007), Pubblicitá progresso (2008), Problemi di peso (2008), Provini (2008), Il Tragitto per l’inferno (2010), Il servizio migliore (2010), Il rito di passaggio (2010), Il consulente sentimentale (2010), Terra di Nessuno (2011), Sciacalli Fiscali (2011), La Ditta (2011), Il Bivio della Speranza (2012), Domani si Vedrá (2013), Parto col Fiuma (2011), Ti presento Goffredo (2011), Quei Bravi pischelli (2011), Squartati (2011), C’è una sorpesa nella posta (2012), Il mio grasso triste matrimonio Romano (2012). Nel 2020 nasce suo figlio Leonardo Rafael.

Nel 2021 Fiumarella ha istituito la primissima agenzia di spettacolo social al mondo per soli artisti professionisti qualificati “THE RIVERS LIONS SOCIAL AGENCY” utilizzando la piattaforma “Tik Tok” come vero e proprio database per soli professionisti del settore artistico. Francesco Fiumarella nel marzo 2022 è anche autore e ideatore del programma “CortoVINCEndo”, format televisivo in esclusiva per l’emittente TV Policinema prodotto dalla stessa, ove registi e produttori indipendenti hanno la possibilitá di poter mandare in onda i propri progetti (Cortometraggi) ed essere intervistati all’interno del programma televisivo.

Tutto ciò a scopo di valorizzazione del cinema indipendente. Nel 2023 è uscito un singolo da lui prodotto (e di cui è co- autore del testo insieme all’attrice e cantante Maria Rossi) dal titolo “La Ballata della Meritocrazia – Ma Dove?” in due versioni differenti elettronica-dance e ballata. Il 26/10/24 sempre come autore del testo esce il singolo “La Mente è Una Prigione” cantato da “Asia” con le musiche di Riccardo Rossi, una canzone motivazionale per aiutare tutti coloro che soffrono di ansia, attacchi di panico e depressione. Nel 2025 fonda la “Gazzetta Della Meritocrazia Artistica” un blog dedicato a recensioni di film, serie tv, interviste esclusive , promozione di eventi e pubblicità ritenuti meritevoli di considerazione da Fiumarella.

Il 24 Aprile 2026 fonda la prima band musicale dal nome “AISINGERS”, generata con intelligenza artificiale in Italia, un progetto originale  per eseguire i testi, inediti, originali e coperti da diritti d’autore, concepiti e scritti dallo stesso Francesco. Questo esperimento, provocatorio nella sua essenza, mira a evidenziare il rischio che l’arte umana possa essere superata dalla tecnologia.

Nasce così AISINGERS, la “band” musicale ideata e portata alla vita da Francesco Fiumarella. Si tratta di un progetto artistico che combina la scrittura tradizionale, i testi scritti da Francesco, con le capacità espressive delle moderne tecnologie. Questa formazione musicale, prima nel suo genere in Italia e terza a livello mondiale, si distingue per una caratteristica davvero unica: le voci dei cantanti sono generate dall’intelligenza artificiale, nonostante l’anima creativa rimanga profondamente umana.

Francesco Fiumarella, creatore e fondatore di questo progetto annunciato già a febbraio, ribadisce l’importanza della sua creatività nella stesura dei testi. Questi ultimi, infatti, sono stati scritti in vari momenti della sua vita e riflettono diverse situazioni, spesso dando voce a storie di artisti su temi socio-culturali. I testi, originali e autentici, incarnano lo stile personale di Francesco, radicato nella tradizione classica ma intrinsecamente umano. Il primo singolo pubblicato è “Maschere giù” e attualmente la discografiche vanta circa 50 singoli pubblicati.

Cos’è per te l’arte?
Ciao e grazie per questa interessante intervista. Per me l’arte non è semplicemente una professione né un passatempo: è una forma di conoscenza, comunicazione e, soprattutto, responsabilità. Un artista non dovrebbe limitarsi a intrattenere, ma lasciare qualcosa: un’emozione, una domanda, una riflessione. L’arte autentica nasce quando una persona riesce a trasformare ciò che porta dentro di sé in qualcosa capace di parlare anche agli altri. Per questo non ho mai considerato il successo, la popolarità o il numero di follower parametri sufficienti per definire un artista. Il talento, per diventare arte, necessita di tecnica, studio, disciplina, sacrificio e contenuto. In sintesi, non credo che l’arte debba dimostrare quanto una persona sia famosa, ma quanto sia capace di lasciare una traccia. Il mio pensiero sull’arte è stato interpretato e letto dai Doppiatori Italiani e successivamente trasformato anche in una canzone. Chi considera l’arte una parte autentica della propria vita può riconoscersi in quelle parole.

Qual è stato il momento in cui hai capito che il cinema non era solo una passione, ma una strada da seguire?
Il cinema è entrato nella mia vita molto presto. Sono cresciuto tra Parma e Brescello, in Emilia-Romagna, un luogo profondamente legato alla storia del cinema italiano perché è stato il set dei film di Peppone e Don Camillo. Da bambino mi appassionai alla recitazione quasi istintivamente. Nella mia cameretta organizzavo con gli amici vere e proprie simulazioni di set, interpretando personaggi cinematografici e costruendo le scene secondo la mia immaginazione. A cinque anni fui scelto a Brescello per partecipare a un programma televisivo con Paolo Bonolis: fu la mia prima esperienza davanti a una telecamera. Successivamente, durante le scuole medie presso l’Istituto Salesiano San Benedetto di Parma, mi avvicinai al teatro grazie a un insegnante di recitazione che intuì in me, a suo giudizio, una predisposizione naturale. Durante gli studi universitari alla Sapienza di Roma conobbi poi un giovane regista indipendente che mi propose di partecipare come protagonista ai suoi cortometraggi. Da quel momento iniziò una fase determinante del mio percorso: interpretai numerosi cortometraggi, ricevendo apprezzamenti in diverse manifestazioni dell’epoca, e successivamente fondai con lo stesso regista una casa di produzione indipendente. Eravamo inoltre tra i primi, in Italia, a utilizzare YouTube per diffondere cortometraggi, in un periodo in cui la piattaforma non aveva ancora assunto la centralità che possiede oggi. In seguito arrivarono altre esperienze audiovisive e televisive, fino all’approdo al cinema. È stato proprio attraverso queste esperienze che ho compreso di non voler semplicemente “fare l’attore”. Volevo conoscere il linguaggio cinematografico nella sua complessità, comprenderne i meccanismi e osservare direttamente le dinamiche, positive e negative, dell’ambiente. Quando ho raggiunto ciò che desideravo da bambino, ho però capito che la mia aspirazione più autentica era un’altra: lavorare dietro le quinte per valorizzare il talento, individuare nuovi professionisti e costruire opportunità attraverso il talent scouting, la direzione artistica e la scrittura.

In che modo le tue origini calabresi e la crescita in Emilia-Romagna hanno influenzato la tua visione artistica?
Sono calabrese nelle origini, emiliano-romagnolo nella formazione e romano per una parte importante della mia esperienza professionale. Questa pluralità culturale ha contribuito a costruire una sensibilità che considero fortemente complementare. Dalla cultura delle mie origini ho ricevuto un forte senso dell’identità, della famiglia, della memoria, dei valori e della dignità. Crescere in Emilia-Romagna mi ha invece trasmesso concretezza, disciplina, pragmatismo e una mentalità profondamente legata al lavoro. Roma, infine, mi ha permesso di confrontarmi direttamente con l’ambiente cinematografico e con le sue molteplici dinamiche. Credo che proprio dall’incontro di queste esperienze sia nata la mia concezione dell’arte: passione e creatività devono necessariamente essere accompagnate da preparazione e professionalità. L’artista deve avere la capacità di sognare, ma anche la consapevolezza di conoscere il proprio mestiere.

Cosa ti ha lasciato l’esperienza dei primi cortometraggi alla Sapienza e quanto ha inciso sul tuo percorso?
Mi ha insegnato che il cinema non esiste soltanto davanti o dietro la macchina da presa. È un sistema complesso nel quale interagiscono recitazione, regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, produzione, organizzazione e comunicazione. Alla Sapienza ebbi modo di approfondire teoricamente il mondo delle arti e dello spettacolo, mentre parallelamente vivevo concretamente l’esperienza dei set e dei cortometraggi. Questa combinazione tra teoria e pratica fu fondamentale perché mi permise di comprendere che un artista realmente completo deve conoscere anche ciò che esiste intorno alla propria performance. Da questa consapevolezza è nato, nel tempo, il passaggio dall’attore all’autore, al talent scout, all’organizzatore e al direttore artistico. Nel mio percorso non ho mai cercato raccomandazioni, privilegi o scorciatoie. Ho preferito costruire autonomamente la mia strada, anche quando questo significava procedere più lentamente. Ancora oggi alcuni registi mi chiedono di tornare a recitare, ma non è una prospettiva che mi interessa particolarmente. La mia vocazione principale, da molti anni, è un’altra: individuare il talento e contribuire a valorizzarlo. È anche per questo che da circa vent’anni porto avanti una battaglia culturale in favore della meritocrazia artistica, cercando di offrire visibilità a professionisti che altrimenti rischierebbero di rimanere ai margini.

Come è nata l’idea del playback sincronizzato e cosa rappresenta per te questa forma espressiva?
L’idea nasce nel 2006. Cercavo un metodo attraverso il quale un attore potesse studiare e reinterpretare una scena cinematografica utilizzando la traccia vocale originale del doppiaggio italiano, concentrandosi esclusivamente sugli aspetti interpretativi: mimica, tempi, gestualità, intenzione e sincronizzazione. Nel 2013 iniziai a pubblicare concretamente questo tipo di performance online, utilizzando scene cinematografiche conosciute. La tecnica suscitò interesse anche al di fuori dell’Italia e, successivamente, forme di sincronizzazione vocale e labiale analoghe sono diventate molto diffuse sulle piattaforme digitali. Non molti lo sanno, ma a breve uscirà un video che lo spiega. La mia Tecnica di Playback Sincronizzato usata come vero e proprio “Metodo” è stata utilizzata in Germania per la creazione della famosa App “Dubsmash” e successivamente su “TikTok” nel 2014. Ti anticipo questa news esclusiva che sarà resa pubblica. Per me, tuttavia, non è mai stata semplicemente una forma di intrattenimento social. È soprattutto uno strumento di allenamento attoriale e di studio dell’interpretazione. La soddisfazione più grande è sapere che alcuni attori hanno dichiarato di aver utilizzato questa tecnica per migliorare le proprie capacità e che il metodo è stato preso in considerazione anche in ambito formativo.

Qual è il valore del “Vince Award” oggi e cosa significa per te promuovere la meritocrazia artistica?
Il Premio Vincenzo Crocitti International – Vince Award nasce nel 2013 con una duplice finalità: innanzitutto ricordare Vincenzo Crocitti, grande professionista e persona straordinaria, e al tempo stesso riconoscere il valore artistico e umano delle persone indipendentemente dalla loro posizione nel sistema. Per me non esistono artisti di serie A e di serie B. Esistono percorsi professionali differenti, ma la dignità del lavoro artistico appartiene a tutti. Oggi il Vince Award rappresenta soprattutto un osservatorio sul talento. Nel corso degli anni abbiamo premiato professionisti affermati, emergenti e persone che meritavano semplicemente di essere viste e riconosciute. La meritocrazia, però, non significa premiare soltanto chi arriva primo. Significa creare condizioni affinché chi possiede talento, preparazione, professionalità e dedizione abbia almeno la possibilità di essere visto. È questo il principio che continuo a perseguire attraverso il Premio.

Ti definiscono il “Paladino della Meritocrazia Artistica”: cosa significa concretamente questa battaglia nel tuo quotidiano?
È una definizione che mi è stata attribuita, anche se personalmente mi considero semplicemente una persona disposta a compiere delle scelte, anche quando possono risultare scomode. Cerco di valutare gli artisti sulla base delle loro capacità, della preparazione, della professionalità, della continuità del percorso e della qualità del lavoro. La mia battaglia non è contro chi ha successo. È contro l’idea che il successo debba dipendere prevalentemente dalle conoscenze personali, dall’appartenenza a determinati gruppi o dalla capacità di inserirsi in circuiti privilegiati. Credo che il talento nascosto debba essere cercato, non semplicemente aspettato. È una filosofia che applico al Vince Award, alle attività di scouting, alle interviste e alla mia attività editoriale. Non mi interessa scoprire chi è già sotto i riflettori. Mi interessa capire chi meriterebbe di esserci.

Come riesci a conciliare le tante anime del tuo percorso: attore, autore, talent scout, organizzatore e creativo?
Non considero queste esperienze come identità separate. Sono espressioni differenti della stessa esigenza: osservare, raccontare e valorizzare l’arte. L’attore mi ha insegnato a conoscere il palco e il set. L’autore mi ha insegnato a costruire pensieri e storie. Il talent scout mi ha insegnato a osservare gli altri. Il direttore artistico mi ha insegnato ad assumermi la responsabilità delle decisioni. L’aforista mi ha insegnato, invece, la capacità di sintetizzare un concetto. Sono competenze differenti, ma profondamente interconnesse. Credo che la mia caratteristica principale sia proprio l’impossibilità di vivere l’arte da una sola prospettiva. Amo l’arte a 360 gradi e considero una vita priva di arte inevitabilmente più povera. Come ho scritto in uno dei miei pensieri: “L’arte è l’unico modo che possa rendere la vita a colori anche in mezzo all’oscurità”.

Qual è stata la sfida più grande nel costruire un percorso così indipendente nel mondo del cinema?
La sfida più grande è stata comprendere che l’indipendenza ha un prezzo. Quando scegli di non adeguarti alle logiche dominanti devi essere disposto a procedere più lentamente, affrontare critiche e costruire autonomamente ciò che non trovi già disponibile. Per questo ho investito le mie energie nella creazione di progetti indipendenti: il Vince Award, le attività di scouting, la Gazzetta della Meritocrazia Artistica, i progetti social dedicati agli artisti e il format CortoVINCEndo, dedicato al cinema indipendente. Essere indipendenti, tuttavia, non significa essere necessariamente contro il sistema. Significa avere la libertà di dire sì o no senza dover tradire i propri principi. Il Premio Vincenzo Crocitti International – Vince Award è nato come progetto apolitico, indipendente e no profit. Non ho mai cercato appoggi politici per costruirlo. All’inizio qualcuno riteneva che il progetto fosse destinato a fallire, anche perché Vincenzo Crocitti non era considerato un nome sufficientemente “altisonante” per sostenere un premio. La determinazione mia e dei miei collaboratori ha dimostrato il contrario. Nel tempo il Premio è diventato un riconoscimento ambito e internazionale, contribuendo anche a valorizzare professionisti che successivamente hanno ottenuto maggiore visibilità e nuove opportunità.

Che ruolo ha avuto la scrittura di aforismi e pensieri filosofici nella tua crescita personale e artistica?
Ha avuto un ruolo fondamentale. L’aforisma mi ha insegnato la sintesi: esprimere un pensiero in poche parole significa eliminare tutto ciò che è superfluo e arrivare al nucleo di un concetto. I miei aforismi affrontano prevalentemente temi come la libertà, il comportamento umano, il successo, l’autenticità, l’ipocrisia e i rapporti interpersonali. Ho iniziato a scrivere ufficialmente già alle scuole medie e ho successivamente approfondito questa inclinazione durante il liceo classico, anche attraverso lo studio della filosofia e della poetica. La scrittura filosofica mi ha insegnato soprattutto a mettere in discussione ciò che spesso viene considerato ovvio. Credo che un artista debba essere, prima di tutto, un osservatore dell’essere umano. L’avvento dell’intelligenza artificiale pone oggi anche una questione che considero importante: la distinzione tra produzione automatizzata e autentica elaborazione autoriale. Personalmente continuo a scrivere attraverso il mio pensiero, la mia esperienza e la mia cultura e non utilizzo l’intelligenza artificiale per la mia produzione autoriale. Tengo inoltre particolarmente alla tutela delle mie opere, che vengono depositate e protette secondo le procedure previste dal diritto d’autore.

Come nasce l’idea di una social agency dedicata solo ad artisti professionisti e che impatto ha avuto?
L’idea nasce dalla constatazione che i social network avevano ormai modificato profondamente il modo in cui un artista poteva presentarsi al pubblico e agli operatori del settore. Tra il 2021 e il 2022 sviluppai The River Lions Social Agency, concependo TikTok non semplicemente come una piattaforma di intrattenimento, ma come una sorta di database e vetrina professionale dedicata agli artisti qualificati. L’obiettivo era consentire a professionisti del cinema, del teatro, della musica e dello spettacolo di presentare concretamente le proprie competenze attraverso performance e contenuti, aumentando la possibilità di essere intercettati da produttori, registi e casting director. L’intuizione fondamentale era anticipare un cambiamento che oggi appare evidente: un social network può diventare uno strumento professionale di scouting, purché venga utilizzato per valorizzare competenze reali e non esclusivamente per accumulare follower.

Il progetto AISINGERS apre un dialogo tra arte e intelligenza artificiale: è più una provocazione o una visione del futuro?
È entrambe le cose. AISINGERS nasce proprio per interrogarsi sul rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale. La provocazione consiste nel porre una domanda precisa: se una macchina è in grado di produrre una performance artistica, dove inizia e dove finisce il ruolo dell’essere umano? La mia posizione è chiara: l’intelligenza artificiale può essere uno strumento straordinario, ma non deve diventare un pretesto per cancellare l’artista. Nel mio progetto il punto di partenza rimane l’autore umano: l’idea, il testo, il messaggio, la direzione creativa, l’arrangiamento, la scelta dello stile e la responsabilità artistica. Ho studiato l’intelligenza artificiale per circa tre anni prima di sviluppare concretamente il progetto e utilizzo strumenti professionali. La realizzazione di una canzone non avviene in pochi secondi: lavoro sull’arrangiamento, sul genere, sull’identità sonora e sulla scelta della voce più adatta. Posso impiegare anche circa due mesi per arrivare al risultato che considero soddisfacente. Ma AISINGERS non nasce con l’obiettivo di sostituire i cantanti. Al contrario, una delle provocazioni del progetto è proprio invitare professionisti reali a sostituire la voce artificiale con la propria. Sono disposto a produrre e distribuire le canzoni attraverso collaborazioni con artisti reali. Alcune mie composizioni, in passato, sono già state interpretate da voci umane. Il problema, talvolta, è che anche all’interno dell’industria discografica esistono dinamiche che rendono difficili determinate collaborazioni: alcuni cantanti hanno espresso interesse per i miei testi, ma si sono trovati vincolati da logiche interne alle case discografiche. Io, invece, preferisco una collaborazione reale a una puramente artificiale. Recentemente un cantante professionista indipendente, dopo aver ascoltato alcune mie produzioni, mi ha contattato spontaneamente proponendosi di interpretare un mio testo. Il progetto è ancora in corso e vedremo quale sarà il risultato. AISINGERS vuole quindi essere anche un campanello d’allarme: se l’evoluzione dell’intelligenza artificiale viene affrontata con superficialità, il rischio è che il lavoro degli artisti venga progressivamente considerato sostituibile. Non basta parlarne: bisogna iniziare a confrontarsi concretamente con il fenomeno.

Cosa temi e cosa ti affascina dell’evoluzione tecnologica nel mondo artistico?
Mi affascina enormemente la possibilità di democratizzare strumenti che, fino a pochi anni fa, erano accessibili quasi esclusivamente alle grandi produzioni. Allo stesso tempo, proprio questa democratizzazione contiene il rischio maggiore: se chiunque può generare immagini, musica, video e contenuti in pochi secondi, il problema non sarà più soltanto produrre, ma distinguere ciò che possiede realmente valore da ciò che è semplicemente generato. Temo soprattutto la sostituzione indiscriminata del lavoro umano e la progressiva perdita del concetto di professionalità. Per questo ritengo che nei prossimi anni saranno indispensabili tre elementi: educazione all’utilizzo della tecnologia, trasparenza e riconoscimento dell’autorialità. La tecnologia dovrebbe ampliare le possibilità dell’artista, non rendere l’artista superfluo.

Tra tutte le esperienze fatte, quale senti più rappresentativa del tuo percorso?
Sicuramente il Vince Award. Non necessariamente perché sia il progetto più conosciuto, ma perché rappresenta la sintesi di ciò che ho cercato di fare nel mio percorso artistico: osservare, cercare talenti, offrire loro uno spazio e riconoscere il merito. Quando vedo crescere professionalmente un artista che ho conosciuto anni prima, considero quella una vittoria molto più significativa di qualsiasi riconoscimento personale. Il Premio è nato in memoria di Vincenzo Crocitti, ma nel corso degli anni è diventato anche una mia precisa dichiarazione di principio: Il talento merita di essere visto.

Che consiglio daresti oggi a un giovane artista che vuole emergere nel mondo del cinema?
Gli direi innanzitutto di studiare prima di cercare la fama. Di non confondere i follower con il talento, la visibilità con la professionalità e la popolarità con il successo. Gli direi di costruire competenze reali: recitazione, dizione, movimento, cultura cinematografica, analisi del personaggio, tecnica e disciplina. Soprattutto, gli direi di non modificare la propria identità soltanto per assecondare le richieste del mercato. Il cinema è una maratona, non un video virale. Non bisogna cercare esclusivamente qualcuno disposto a concedere un’opportunità. Bisogna diventare così preparati da essere pronti quando quell’opportunità arriverà.

Se dovessi riassumere il tuo percorso in tre parole, quali sceglieresti?
Arte. Meritocrazia. Libertà. Arte, perché è il linguaggio attraverso il quale ho scelto di esprimermi. Meritocrazia, perché non è soltanto un valore in cui credo, ma una battaglia che ho trasformato in un progetto concreto. Libertà, perché senza libertà di pensiero l’arte rischia di ridursi a semplice produzione di contenuti. Aggiungerei però una quarta parola: coraggio. Perché avere talento è importante, ma avere il coraggio di difendere ciò in cui si crede lo è ancora di più. Come scrivo in uno dei miei pensieri: «Se vuoi essere un Leone, allontana dalla tua vita le Iene.»

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