Francesca Caon

è una giornalista, autrice e imprenditrice italiana, fondatrice e CEO di CAON Public Relations, agenzia con sede a Milano specializzata in comunicazione strategica, posizionamento, relazioni con i media e gestione…

BIOGRAFIA

#Francesca Caon

è una giornalista, autrice e imprenditrice italiana, fondatrice e CEO di CAON Public Relations, agenzia con sede a Milano specializzata in comunicazione strategica, posizionamento, relazioni con i media e gestione delle crisi reputazionali. Nel suo lavoro affianca aziende, imprenditori e professionisti nella costruzione e nel consolidamento della credibilità pubblica, con un approccio basato su coerenza, responsabilità e qualità delle relazioni.

Il suo percorso prende avvio dal teatro: nel 2004 si forma all’Accademia del Teatro Stabile del Veneto, esperienza che contribuisce a sviluppare una forte sensibilità per il linguaggio, la presenza scenica e la relazione con il pubblico. Successivamente lavora anche in ambito televisivo con esperienze in RAI, partecipando ai programmi Ragazzi c’è Voyager su Rai 2 e UnoMattina Estate. A queste si affianca un’esperienza internazionale a Valencia, dove si occupa di pubbliche relazioni per enti governativi.

Teatro, televisione, giornalismo e comunicazione diventano così le coordinate di un percorso centrato sulla capacità di comprendere il pubblico e costruire messaggi efficaci, assumendosi la responsabilità di ciò che si comunica. Questa visione prende forma nel 2017 con la fondazione di CAON Public Relations, attraverso cui sviluppa progetti di Corporate e Media PR, ufficio stampa, personal e corporate branding, brand reputation e crisis management. L’agenzia si occupa anche di media training e contenuti editoriali, preparando clienti e aziende ad affrontare contesti di esposizione pubblica.

Parallelamente all’attività imprenditoriale, Francesca Caon coltiva il giornalismo, scrivendo di economia, società, lusso, branding e reputazione. Dal 2018 collabora con HuffPost Italia e nel corso della sua carriera editoriale ha scritto anche per Fortune Italia e Linkiesta. Dal 2020 dirige il mensile Luxury ed è ideatrice di Luxury People, progetto editoriale e testata registrata dedicata al racconto di persone, imprese e percorsi creativi.

È autrice di due libri pubblicati da ROI Edizioni. Il primo, I dieci comandamenti delle PR, uscito nel 2020, analizza i principi delle pubbliche relazioni e il loro ruolo nella costruzione della reputazione, raggiungendo il primo posto nella classifica Amazon della propria categoria eBook e ottenendo il premio “Selezione d’oro”. Il secondo, Ombrelli per Shitstorm. Come difendersi dalle crisi reputazionali, pubblicato nel 2024, approfondisce le dinamiche delle crisi mediatiche e le strategie per affrontarle, con particolare attenzione alle prime fasi della gestione e al rapporto tra comunicazione e tutela legale.

Le sue analisi e i suoi contributi sono stati ospitati su testate e programmi come Vanity Fair, la Repubblica e D, Il Tempo, Fanpage, Adnkronos, Agenda Digitale, Radio 24, RDS e Studio Aperto Mag. Accanto alla scrittura, svolge attività di divulgazione, formazione e public speaking sui temi delle pubbliche relazioni e della comunicazione, partecipando a eventi e incontri, tra cui il Salone Internazionale del Libro di Torino.

Nel 2023 è stata inserita da StartupItalia tra le “1000 Unstoppable Women” e ha fatto parte della giuria del premio “L’Italia che Comunica” di UNA. Nel suo lavoro promuove una visione della comunicazione fondata su etica, responsabilità e rispetto, sottolineando come la reputazione si costruisca nel tempo attraverso comportamenti coerenti, relazioni solide e scelte consapevoli.

Cos’è per te l’arte?

L’arte è la capacità di dare una forma a qualcosa che sentiamo, ma che non sappiamo ancora esprimere. Può essere bellezza, inquietudine, provocazione. Mi interessa quando riesce a spostare il nostro sguardo, a farci vedere qualcosa che avevamo davanti e non riconoscevamo. Il teatro mi ha insegnato proprio questo: attraverso la storia di un altro puoi comprendere meglio anche te stesso.

Come è avvenuto il passaggio dal teatro e dalla televisione al mondo delle pubbliche relazioni e della comunicazione strategica?

È stato un percorso graduale, nel quale esperienze diverse hanno trovato un filo comune: il rapporto con il pubblico. Mi sono formata all’Accademia del Teatro Stabile del Veneto, ho lavorato in televisione, anche in RAI, e mi sono occupata di pubbliche relazioni per enti governativi a Valencia. Con il tempo ho capito che mi interessava sempre di più ciò che precede la comunicazione: capire cosa dire, perché dirlo e quale effetto possa avere. Nelle PR ho trovato un lavoro che unisce sensibilità, scrittura e pensiero strategico.

In che modo la tua formazione teatrale influenza oggi il tuo approccio alla comunicazione e al rapporto con il pubblico?

Il teatro ti educa all’ascolto e all’osservazione. Ti insegna che le parole hanno un peso, ma che anche una pausa, un gesto o un tono di voce possono cambiare il significato di ciò che dici. Questa consapevolezza mi accompagna soprattutto nel media training. Aiuto le persone a esprimersi con chiarezza e a sentirsi presenti, senza recitare un personaggio. La preparazione serve a rendere una persona più consapevole, non più artificiale.

Cosa significa per te costruire una reputazione credibile nell’era della comunicazione digitale?

Significa creare coerenza tra ciò che dichiari e ciò che fai e mantenerla nel tempo. La comunicazione digitale può renderti molto visibile, ma la credibilità dipende dalle prove che offri: come lavori, come rispondi a un problema, come tratti le persone. Una reputazione solida si costruisce anche nei momenti in cui nessuno ti sta guardando. Quando arriva l’attenzione pubblica, deve trovare qualcosa di concreto.

Quali sono gli errori più comuni che aziende e professionisti commettono nella gestione della propria immagine pubblica?

Confondere la notorietà con l’autorevolezza e pensare che comunicare significhi parlare continuamente di sé. Un altro errore è promettere più di quanto si possa mantenere: ogni distanza tra promessa ed esperienza indebolisce la fiducia. Vedo spesso anche una scarsa disponibilità ad ascoltare le critiche. Se interpreti ogni osservazione come un attacco, perdi informazioni preziose e rischi di trasformare un problema gestibile in un conflitto pubblico.

Come si costruisce una strategia efficace di media relations basata sugli earned media?

Si parte da ciò che può interessare a una redazione e al suo pubblico. Bisogna conoscere il cliente, individuare notizie, talvolta anche crearle, costruire proposte pertinenti e fornire materiali affidabili. Poi servono continuità, relazioni e rispetto del lavoro giornalistico.

Qual è il ruolo dell’etica nella comunicazione contemporanea e nelle pubbliche relazioni?

Per me l’etica entra nelle decisioni quotidiane: verificare un’informazione, evitare una promessa ingannevole, rispettare una persona anche quando sarebbe facile sfruttarne la fragilità. Chi comunica influenza il modo in cui gli altri comprendono la realtà e deve assumersene la responsabilità. Questo significa anche saper dire a un cliente che una scelta è sbagliata. La consulenza ha valore quando mantiene autonomia di giudizio.

Cosa ti ha spinto a fondare CAON Public Relations e quale visione guida oggi l’agenzia?

Nel 2017 ho fondato CAON Public Relations per dare una forma imprenditoriale al mio modo di lavorare: relazioni curate, contenuti solidi e attenzione alla reputazione. Volevo costruire un’agenzia capace di entrare nel merito delle persone e delle aziende che rappresenta. Oggi questa visione passa anche attraverso il team. Mi interessa che il cliente trovi interlocutori preparati, capaci di accompagnarlo nel tempo e di consigliarlo con sincerità.

Come si affronta una crisi reputazionale nelle prime ore, quando tutto sembra fuori controllo?

La prima cosa è ricostruire i fatti e capire chi è coinvolto. Servono responsabilità chiare, coordinamento e una distinzione rigorosa tra ciò che sappiamo e ciò che dobbiamo ancora verificare. Poi bisogna comunicare tempestivamente quanto è possibile dire, riconoscendo l’eventuale danno e indicando le azioni intraprese. Le prime ore sono delicate perché la pressione spinge a reagire d’impulso. Sparire, cambiare versione o attaccare chi fa domande può aggravare molto la situazione.

Qual è il confine tra critica legittima e gogna mediatica secondo la tua esperienza?

La critica riguarda fatti, comportamenti e responsabilità, anche con grande durezza. La gogna prende di mira la persona nella sua interezza: un episodio diventa una condanna definitiva, si coinvolgono familiari, si moltiplicano insulti e umiliazioni. Il confine si vede anche nella disponibilità a correggere il giudizio quando emergono nuovi elementi. Se nessun chiarimento può più essere ascoltato, la discussione ha perso il suo rapporto con la ricerca della verità.

Cosa hai imparato scrivendo “I dieci comandamenti delle PR” e come si è evoluto il tuo pensiero nel secondo libro?

Scrivere I dieci comandamenti delle PR mi ha portata a mettere ordine nell’esperienza professionale e a rendere comprensibili i principi che guidano il mio lavoro. Con Ombrelli per Shitstorm. Come difendersi dalle crisi reputazionali ho approfondito ciò che accade quando la reputazione viene travolta dal giudizio collettivo. Il mio sguardo si è allargato alle conseguenze umane di questi meccanismi. Dietro ogni crisi ci sono persone, e la loro vulnerabilità deve trovare spazio anche nell’analisi professionale.

Nel tuo lavoro giornalistico, come cambia lo sguardo quando racconti economia, lusso e branding?

Nell’economia cerco di capire le conseguenze delle scelte: chi crea valore, chi ne beneficia e chi ne sostiene il costo. Nel lusso mi interessa il rapporto tra qualità, cultura e desiderio, ma anche ciò che giustifica davvero il valore attribuito a un prodotto. Nel branding osservo come nasce un significato e quanto regge alla prova dei fatti. In tutti e tre gli ambiti cerco di andare oltre il linguaggio con cui aziende e protagonisti si presentano.

Cosa rappresenta per te il progetto Luxury People e quale tipo di storie senti più urgenti da raccontare oggi?

Luxury People è uno spazio nel quale raccontare le persone attraverso il loro lavoro, le idee e le scelte. Mi interessa ciò che c’è dietro un risultato: il percorso, le difficoltà, la competenza necessaria per arrivarci. Oggi sento il bisogno di dare spazio a storie che aiutino a distinguere il valore dalla semplice esposizione. Persone capaci di costruire qualcosa, assumersi responsabilità e lasciare un contributo riconoscibile nel proprio settore.

Quali competenze ritieni fondamentali per chi vuole lavorare oggi nel mondo della comunicazione?

Saper scrivere, ascoltare e verificare. Poi servono cultura generale, curiosità e capacità di comprendere il contesto economico e sociale nel quale si lavora. Gli strumenti digitali sono essenziali, ma bisogna saper valutare ciò che producono e scegliere quando usarli. Aggiungerei una competenza spesso sottovalutata: l’affidabilità. Rispettare una scadenza, prepararsi a un incontro e mantenere un impegno sono le basi di qualunque relazione professionale.

Come immagini l’evoluzione delle pubbliche relazioni nei prossimi anni?

Penso che l’intelligenza artificiale renderà più rapidi molti processi, dalla ricerca alla produzione di contenuti. Questo richiederà ancora più attenzione alla verifica, all’originalità e alla responsabilità di ciò che viene diffuso. In un ambiente pieno di messaggi, credo che acquisteranno valore le fonti riconoscibili e le relazioni di fiducia. Il professionista delle PR dovrà conoscere bene la tecnologia e conservare la capacità di giudicare una situazione, anche quando la risposta più comoda sembra già pronta.

Qual è il consiglio più importante che daresti a chi vuole costruire una carriera nella comunicazione e nel giornalismo?

Costruite competenza prima di pretendere riconoscimento. Leggete molto, fate domande, imparate a scrivere e frequentate anche ambienti diversi dal vostro. Cercate persone dalle quali imparare e accettate le correzioni: sono parte del mestiere. Soprattutto, proteggete la vostra credibilità fin dall’inizio. Ogni firma, promessa e informazione condivisa contribuisce a definire il professionista che diventerete.

Descriviti in tre parole.

Curiosa, determinata, indipendente.

SHARE

Contatti