Ferruccio Magaraggia

nasce a Lecce il 21 marzo 1949 e si trasferisce successivamente a Bari, dove intraprende un solido percorso artistico e formativo. Frequenta l’Istituto Statale d’Arte di Bari, conseguendo il diploma…

BIOGRAFIA

#Ferruccio Magaraggia

nasce a Lecce il 21 marzo 1949 e si trasferisce successivamente a Bari, dove intraprende un solido percorso artistico e formativo. Frequenta l’Istituto Statale d’Arte di Bari, conseguendo il diploma di Perito Maestro d’Arte della ceramica e la maturità artistica, avviando così una carriera profondamente legata alle arti visive e alla sperimentazione materica.

Si forma inoltre presso la stamperia d’arte “La Colonna” di Bari, dove apprende le tecniche dell’incisione e lavora per anni come stampatore e docente nei corsi di incisione organizzati esternamente. Questa esperienza lo porta a fondare a Bari la stamperia d’arte “Il Bulino”, punto di riferimento per la ricerca incisoria, dove svolge attività di stampa e formazione per numerosi artisti.

Nel corso della sua carriera partecipa a numerose mostre di pittura, scultura, ceramica e incisione in Italia e all’estero, prendendo parte a importanti rassegne e manifestazioni internazionali, tra cui il “Salon des Nations” di Parigi, la Galerie d’Octobre di Ginevra, eventi a High Point nel North Carolina e residenze artistiche e stage in Croazia e Polonia. Rappresenta inoltre la Puglia alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano, alla Biennale d’Arte Internazionale di Roma nel 1989 e alla Biennale d’Arte di Santa Teresa dei Maschi a Bari.

Attivo anche nell’ambito della formazione, insegna discipline artistiche presso l’Università Popolare della Terza Età “D. Guaccero” di Palo del Colle. Dal 2011 vive nel borgo antico di Cellamare, nel sud-est barese, dove continua a portare avanti la propria ricerca artistica.

Cos’è per te l’arte?
L’Arte è un passo arcano verso la conoscenza dell’ignoto, l’interazione con le frequenze vibrazionali della natura e dell’oltre.

La tua formazione intreccia ceramica, incisione, pittura e scultura: come dialogano oggi queste discipline nel tuo lavoro quotidiano?
La pittura, la scultura, l’incisione e altro ancora sono un percorso di esplorazione concettuale teso ad arricchire e completare il mio bagaglio artistico e le conoscenze, che poi generano nuove idee per esprimermi ancora meglio.

L’esperienza nella stamperia “La Colonna” e poi nella fondazione de “Il Bulino” ha segnato un percorso molto concreto e artigianale: cosa ti ha lasciato, a livello di metodo e visione?
Avere una mia stamperia d’incisione mi ha dato la libertà di sperimentare nuove tecniche d’incidere e di stampare, ampliando le possibilità espressive anche in altre arti.

L’incisione è una tecnica che richiede tempo, precisione e controllo: quanto spazio lasci invece all’imprevisto nel tuo processo creativo?
Nel mio processo creativo nel campo incisorio lascio ogni tanto un piccolo spazio creativo che però va poi progettato, in quanto è presente una fase tecnica da gestire in previsione della futura stampa desiderata.

Hai insegnato e continui a insegnare discipline artistiche: cosa cambia nel tuo modo di vedere l’arte quando la trasmetti agli altri?
Cambia la spontaneità della creazione, che viene sostituita dalla ricerca dell’ottimizzare la trasmissione delle operazioni necessarie alla conoscenza, non essendo una materia semplice e razionale come ad esempio la matematica.

Le numerose esperienze espositive in Italia e all’estero hanno influenzato il tuo linguaggio artistico oppure hai mantenuto una direzione sempre coerente?
Sono stato sempre libero di ricercare il mio modo di esprimermi anche se sono consapevole delle involontarie contaminazioni artistiche, ma mi concentro su ciò che sta dentro il mio inconscio e nei miei sentimenti per aiutarli ad emergere.

C’è un materiale o una tecnica che senti più “tua” rispetto alle altre, oppure la ricerca nasce proprio dal passaggio tra diversi linguaggi?
Ogni tipo di arte: pittura, scultura, ceramica e incisione mi dà sensazioni diverse e contribuisce ad alimentare la mia creatività evitandomi la depressione del classico trauma della vituperata “tela bianca” che provano alcuni artisti in un certo momento della loro vita.

Vivendo oggi nel borgo antico di Cellamare, quanto incide il contesto quotidiano sulla tua produzione artistica?
Stare in un contesto urbanistico che è congeniale al mio spirito aiuta, ma alla fine il centro di gravità permanente della mia arte è me stesso e la mia anima.

Nel tuo percorso hai attraversato contesti molto diversi, dalle accademie alle biennali internazionali: cosa è rimasto invariato nel tuo modo di fare arte?
Sono stato sempre libero di ricercare il mio modo di esprimermi anche se sono consapevole delle involontarie contaminazioni artistiche, ma mi concentro su ciò che sta dentro il mio inconscio e nei miei sentimenti per aiutarli ad emergere.

Guardando al tuo lavoro tra incisione, ceramica e scultura, senti più forte la dimensione del segno, della materia o della forma?
Cerco sempre di migliorarmi sotto tutti gli aspetti e continuare a sperimentare per esprimere i pensieri astratti o onirici, tutto ciò che sento.

Cosa cerchi oggi nella tua pratica artistica rispetto agli inizi della tua carriera?
Cerco sempre di migliorarmi sotto tutti gli aspetti e continuare a sperimentare per esprimere i pensieri astratti o onirici, tutto ciò che sento.

Descriviti in tre colori.
Azzurro, indaco, arancio.

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