Federico Stivala

è un fotografo italiano specializzato nel ritratto e nella fotografia glamour. Dopo una formazione artistica in Italia, arricchita da esperienze internazionali tra Barcellona e Praga, sviluppa uno stile elegante e…

BIOGRAFIA

#Federico Stivala

è un fotografo italiano specializzato nel ritratto e nella fotografia glamour. Dopo una formazione artistica in Italia, arricchita da esperienze internazionali tra Barcellona e Praga, sviluppa uno stile elegante e immediatamente riconoscibile, fondato sull’uso della luce naturale, sull’intensità emotiva e sulla valorizzazione autentica del soggetto.

Nel corso della sua carriera collabora con magazine nazionali e internazionali, lavorando tra Italia ed Europa e prendendo parte a progetti editoriali legati alla moda, incluse le fashion week, oltre a produzioni artistiche. Il suo lavoro si distingue per un linguaggio visivo contemporaneo e raffinato, capace di raccontare la figura umana con sensibilità e attenzione ai dettagli, costruendo immagini che uniscono estetica e profondità espressiva.

Cos’è per te la fotografia?
Per me la fotografia è prima di tutto comunicazione: un linguaggio universale che va oltre le parole. È arte, ma anche un mezzo profondamente personale di espressione. Attraverso uno scatto riesco a raccontare un ricordo, a catturare un’espressione, a trasmettere un’emozione. La fotografia non si esaurisce nel momento in cui viene scattata: continua a vivere ogni volta che la si riguarda. È quell’emozione che ti porti dentro anche dopo, quando torni a casa e rivedi le immagini, ripensando alla persona che hai fotografato e al legame che si è creato in quell’istante. È proprio lì che capisco di aver davvero comunicato qualcosa.

Quando hai capito che la fotografia, in particolare il ritratto, sarebbe diventata il tuo linguaggio principale?
Ho capito che la fotografia, e in particolare il ritratto, sarebbe diventata il mio linguaggio principale nel momento in cui ho iniziato a provare qualcosa di difficile da spiegare: quel brivido che nasce dal sorriso delle persone che fotografo. Non sono stati i riconoscimenti formali a farmelo capire, ma le parole delle persone: delle ragazze, dei genitori che si emozionano nel vedere la propria figlia rappresentata in una dimensione artistica, diversa, autentica. Per me nella fotografia si deve leggere l’emozione. È su questo che baso tutto il mio lavoro. E ogni volta che riesco davvero a trasmetterla, sento di aver raggiunto il mio obiettivo.

In che modo le esperienze vissute tra Barcellona e Praga hanno influenzato il tuo stile visivo?
Le esperienze vissute tra Barcellona e Praga hanno avuto un impatto fondamentale sul mio stile visivo. In quei contesti ho avuto l’opportunità di confrontarmi con fotografi professionisti provenienti da diversi settori, che hanno condiviso con me il loro approccio e la loro visione. Grazie a questo percorso, sono passato dal semplice “scattare una foto” al costruire un’immagine. Ho iniziato a pensare ogni elemento, a dare un’intenzione precisa a ciò che creo, trasformando lo scatto in qualcosa di più: un’opera riconoscibile, capace di parlare da sola, anche senza una firma. È lì che il mio modo di vedere la fotografia è cambiato davvero.

Cosa cerchi di cogliere in un volto prima ancora di scattare una fotografia?
La prima cosa che cerco di cogliere in un volto, ancora prima di scattare, è l’emozione: quella che la persona vuole esprimere, ma anche quella che voglio far emergere. Per arrivarci utilizzo diversi approcci: dalla psicologia alla musica, fino al semplice dialogo. Ogni persona è unica, con un carattere diverso, e per questo ogni volta è necessario creare una connessione autentica. Il mio obiettivo è mettere chi ho davanti a proprio agio, perché è solo in quel momento che l’emozione diventa reale e visibile, e quindi fotografabile.

Qual è il ruolo della luce naturale nel tuo processo creativo?
La luce naturale è una componente fondamentale del mio processo creativo, soprattutto negli scatti in esterna. Saperla gestire è essenziale: bisogna conoscere come si comporta, capire in quali momenti della giornata è più intensa o più morbida, come cade sul soggetto e che tipo di atmosfera riesce a creare. Osservo molto la posizione del sole, la direzione dei raggi e la loro intensità, perché ogni variazione può cambiare completamente il risultato finale dello scatto e il modo in cui la luce valorizza il volto e l’emozione della persona. Anche in studio cerco di ricreare queste condizioni, utilizzando luci artificiali per avvicinarmi il più possibile alla naturalezza e alla profondità che solo la luce reale riesce a trasmettere.

Come riesci a creare un equilibrio tra estetica glamour ed espressione autentica del soggetto?
Credo che la parola chiave sia “pulizia” e naturalezza. Nei miei scatti non mi interessa inseguire un glamour perfettamente tecnico o costruito: preferisco che tutto rimanga autentico. La sensualità, per me, non sta nell’eccesso, ma nei dettagli: in uno sguardo, in una posa, nel modo in cui una mano si appoggia sul corpo. Sono elementi semplici, ma se combinati nel modo giusto creano un equilibrio spontaneo tra estetica ed espressione. È proprio questa armonia naturale che cerco di trasmettere: una fotografia glamour che sia allo stesso tempo elegante, sensuale e pulita, senza mai perdere l’autenticità del soggetto.

Quanto conta la relazione con la persona fotografata nella riuscita di uno scatto?
La relazione con la persona fotografata è fondamentale, ma allo stesso tempo è una sfida. Spesso capita di lavorare con persone che incontri per la prima volta e con cui hai avuto poco tempo per creare un legame. In questi casi, il mio obiettivo diventa quello di entrare rapidamente in sintonia, quasi come farebbe uno psicologo durante lo shooting. Cerco di capire chi ho davanti, di metterla a proprio agio e di creare uno spazio in cui possa esprimersi liberamente. Più riesco a instaurare questa connessione, più la persona si apre, e di conseguenza diventa possibile cogliere uno scatto autentico e davvero riuscito.

Quali differenze riscontri tra lavorare in ambito editoriale e sviluppare progetti artistici personali?
La differenza principale sta nel tipo di libertà creativa. In ambito editoriale, pur mantenendo la propria impronta e il proprio stile, è fondamentale rispettare regole precise e canoni visivi ben definiti, che rendano lo scatto coerente con il contesto e con il progetto richiesto. Nei progetti artistici personali, invece, la libertà è totale: posso esprimere pienamente ciò che voglio comunicare, costruendo l’immagine senza vincoli, lasciando emergere in modo più diretto la mia visione. Detto questo, in entrambi i casi cerco sempre di mantenere la mia identità fotografica. Che sia un lavoro editoriale o un progetto personale, la mia “firma” deve essere comunque riconoscibile.

Le fashion week hanno cambiato il tuo approccio alla fotografia? Se sì, in che modo?
Assolutamente sì, le fashion week hanno cambiato il mio approccio alla fotografia. Mi hanno aiutato a capire davvero quale sia il mio settore e quale tipo di fotografia riesca a esprimere al meglio ciò che sono. Ho scoperto quanto mi affascini il mondo della moda in tutte le sue sfaccettature. Anche se personalmente non seguo sempre le tendenze nel modo di vestire, sono profondamente incuriosito dal processo creativo: dal lavoro degli stilisti e dei designer, fino alla costruzione di un’intera collezione. È incredibile vedere come da un’idea, da un semplice disegno, possano nascere abiti che poi prendono vita anche attraverso la fotografia. Il mio compito è valorizzarli al meglio insieme alla persona che li indossa, che diventa parte fondamentale dell’immagine finale.

Cosa rende, secondo te, un ritratto davvero riuscito?
Per me un ritratto è davvero riuscito quando riesce a generare un’emozione autentica, prima di tutto nella persona che ho fotografato. Se vedendo lo scatto si emoziona, sorride, o si riconosce in ciò che abbiamo creato, allora significa che abbiamo colto qualcosa di vero. L’obiettivo è far emergere l’emozione che volevamo trasmettere, indipendentemente dal metodo utilizzato. Quando questa arriva in modo chiaro, lo scatto acquista valore. E se poi quell’immagine, condivisa su magazine, social o mostre, riesce a comunicare lo stesso messaggio anche a chi la osserva, allora sì: significa aver fatto davvero centro.

Come costruisci l’atmosfera di uno shooting per mettere a proprio agio il soggetto?
In parte è qualcosa che nasce naturalmente e che si collega anche a ciò che ho detto prima: ogni elemento contribuisce a creare l’atmosfera giusta. Ci sono tanti modi per costruirla. La musica, ad esempio, è fondamentale: c’è chi preferisce qualcosa di più calmo e chi invece energie più forti, come il reggaeton. In entrambi i casi aiuta la persona a rilassarsi e a esprimersi meglio, sia nelle pose che nelle espressioni. Anche il dialogo ha un ruolo importante. Parlo molto durante lo shooting, cercando di far emergere emozioni e ricordi che possano aiutare a rendere lo scatto più autentico, sempre con grande attenzione e rispetto verso la sensibilità della persona. La componente psicologica è centrale: riuscire a entrare in sintonia con chi ho davanti rende tutto più naturale e spontaneo. È proprio da lì che nasce un’atmosfera in cui la persona si sente davvero a proprio agio, e questo si riflette inevitabilmente nelle immagini.

C’è un fotografo o un riferimento artistico che ha influenzato maggiormente il tuo percorso?
Ci sono molti fotografi che hanno influenzato il mio percorso, ed elencarli tutti sarebbe difficile. Più che un unico riferimento, tendo a prendere ispirazione da diversi autori, cogliendo piccoli elementi del loro linguaggio e del loro modo di vedere. Non si tratta di copiare, ma di osservare, assimilare e rielaborare. Come si dice spesso, “prendi l’arte e mettila da parte”: per me significa proprio questo. Unire queste suggestioni diverse per costruire qualcosa che resti personale e riconoscibile. Credo che anche questo sia una forma di arte: riuscire a trasformare le influenze in una visione propria, senza perdere la propria identità.

Qual è la sfida più grande che incontri oggi nel tuo lavoro?
La sfida più grande, secondo me, è riuscire a emergere e trovare il proprio spazio in un contesto in cui ci sono tantissimi fotografi validissimi. Oggi la “competizione” non è tanto contro gli altri, quanto con la necessità di distinguersi e mantenere una propria identità. È un percorso che si costruisce con piccoli passi. Io scatto da quando avevo 13/14 anni e continuo ancora oggi a studiare costantemente: compro libri, guardo video, approfondisco la teoria per poi applicarla e migliorarmi concretamente durante gli shooting. Esperienze come la Fashion Week, Sanremo e vari fashion show mi hanno permesso di entrare sempre di più in questi contesti, dove non si smette mai di imparare, ma allo stesso tempo si inizia anche a dare un contributo. Gran parte di questo percorso lo devo anche alle persone che ho accanto, fotografi e modelle, con cui riusciamo ogni volta a creare qualcosa di unico: lavori di qualità, messaggi importanti e immagini in cui le persone possono riconoscersi.

Che tipo di emozione desideri lasciare a chi osserva le tue immagini?
Prima di tutto desidero trasmettere felicità. Mi piace che chi osserva le mie immagini sorrida, che senta di poter far parte dello scatto e di rivivere, almeno in parte, l’esperienza del set. Credo che la fotografia oggi stia vivendo un momento di evoluzione: chiunque può trovarsi davanti alla macchina fotografica, esprimersi e persino utilizzarla come una forma di terapia. Naturalmente, ogni immagine comunica emozioni diverse a seconda del contesto: ci sono scatti più forti, drammatici, con messaggi più o meno importanti. Tutto, però, rientra in un unico obiettivo: usare la fotografia come linguaggio universale, capace di raccontare qualcosa e far sentire chi guarda parte di quella storia.

C’è una direzione futura o una sperimentazione che senti il bisogno di esplorare?
Nel futuro voglio sicuramente continuare a esplorare e sperimentare il mondo della moda, del fashion e delle passerelle. Il mio obiettivo è contribuire, attraverso i miei scatti, a raccontare e valorizzare ciò che la moda è in grado di esprimere: ogni abito, ogni stilista e ogni persona che lo indossa ha una storia che merita di essere raccontata. Sto lavorando molto sul mio sguardo fotografico, cercando di rendere ogni momento più consapevole e più memorabile, in modo che possa restare impresso nel tempo. Per il momento posso dire solo questo: restate collegati, perché ci sarà un’evoluzione nel mio percorso che andrà anche oltre i confini italiani, e non vedo l’ora di iniziare questo nuovo capitolo.

Descriviti in tre parole.
Determinato, visionario, empatico.

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@tessaveniero – @tarditii – @ally.wladorf02 – @alessandra.sula

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