nasce a Milano e inizia a studiare pianoforte all’età di sei anni. Si diploma presso il Conservatorio Paganini di Genova sotto la guida della M° Ada Mauri e successivamente della M° Anita Porrini, perfezionandosi in musica da camera con il M° Victoria Terekiev e partecipando a masterclass con i M° P. Badura Skoda e A. Kontarsky. Parallelamente agli studi musicali, si laurea in filosofia estetica all’Università Statale di Milano con una tesi su “La forma musicale in Balthasar”.
Spinta dalla curiosità verso nuovi linguaggi sonori, approfondisce la composizione per musica da film con il M° Nicola Piovani presso l’Accademia Chigiana di Siena e collabora con importanti cineteche italiane per la creazione di colonne sonore per film muti, tra cui “Metropolis”, “Nosferatu”, “La corazzata Potemkin” e “The Cameraman”, eseguite dal vivo in rassegne cinematografiche in Italia e all’estero.
Parallelamente, fonda il gruppo gothic rock SoulTakers, con cui registra due album e si esibisce in tutta Italia, e partecipa a trasmissioni televisive come “Database” e “Ali di carta”. Nel 2009 crea il progetto “Cinema in note”, dedicato a rielaborazioni per pianoforte a quattro mani di celebri colonne sonore, presentato in anteprima a Malta.
Dal 2013 al 2022 coordina e suona all’Hotel Milano Scala, mentre dal 2014 approfondisce il pianoforte jazz con il M° Sante Palumbo, esibendosi in concerti che spaziano dalla musica classica al jazz. Collabora a spettacoli teatrali come “Maschile Singolare” e “Voci del verbo amare” e realizza performance innovative che uniscono musica e poesia, come “Room 88”.
Dal 2021 si esibisce come pianista in Italia e Francia per i Candlelight Concert, una serie di eventi musicali originali creati da Fever
Cos’è per te la musica?
La musica è il luogo dove mi svelo, agli altri e a me stessa.
Quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada principale, e c’è stato un momento particolare che ti ha confermato questa scelta?
Pur avendo cominciato a suonare all’età di sei anni, l’ho capito tardi, quando ho finito di studiare all’università e al conservatorio… e forse ancora oggi non l’ho capito completamente. Sicuramente la musica è la forma artistica che mi coinvolge e mi rappresenta di più in questo momento, e il punto di svolta è stato quando ho capito che suonando potevo divertirmi oltre che esprimere me stessa; prima di questo, per tanti anni, ho avuto un rapporto un po’ tormentato con la musica. In ogni caso ho tante altre passioni e, in futuro, non escludo di immergermi in qualche altra forma artistica, come pittura o poesia, o anche in qualcosa di completamente diverso che mi porti a stare a contatto con la natura e con il mare; l’acqua è il mio elemento e la sua fluidità appartiene anche al mio pensiero e alla mia vita.
Il tuo percorso spazia dal pianoforte classico al jazz, dal rock alle colonne sonore: come decidi quale linguaggio musicale adottare in un progetto specifico?
Mi piace definirmi una pianista crossover: classica, rock, jazz sono tutti generi che mi rappresentano e c’è sempre qualcosa di ognuno di questi generi in ogni mia musica, in ogni mio progetto. Non prendo quasi mai una decisione esclusiva, a meno che non mi venga chiesto espressamente.
Nella composizione per film muti, come affronti la sfida di far “parlare” la musica in assenza di dialoghi?
Penso che far parlare il pianoforte in assenza di dialoghi sia sempre il mio compito, quindi con i film muti non è tanto diverso: si tratta sempre di rappresentare le emozioni con la musica anziché con la parola e quindi, secondo me, in maniera ancora più profonda.
Quanto la tua formazione in filosofia estetica influisce sul modo in cui interpreti e componi la musica?
La ricerca del bello fa parte della mia ricerca musicale e della mia vita; la bellezza sublime e struggente di certi passaggi musicali spesso mi scuote in profondità.
Nei progetti che uniscono musica e poesia, come “Room 88”, come nasce il dialogo tra parole e note?
A volte la musica nasce dalle parole e a volte le parole nascono dalla musica, è come se si cercassero l’una l’altra e si intrecciassero secondo una loro intrinseca necessità; trovo che ci sia una potente connessione tra musica e poesia.
Tra tutti i tuoi progetti, dai concerti Candlelight alle collaborazioni teatrali, ce n’è uno che senti particolarmente vicino alla tua identità artistica?
Tra gli spettacoli che sento più vicini alla mia identità artistica c’è quello di musica e poesia presentato recentemente nella splendida cornice di immersivaMente. In quell’occasione, i miei brani e le mie parole si fondevano con immagini in movimento che avvolgevano me e il pubblico in un’esperienza sensoriale totale. Un altro progetto che mi sta molto a cuore è “Piano Rebels”, in cui reinterpreto i classici del rock e del metal per pianoforte solo.
Quando componi musica originale, ti lasci guidare dall’emozione del momento o segui un approccio più strutturato e pianificato?
Assolutamente sì, il primo approccio è totalmente emotivo; poi inizia la seconda parte, più razionale, in cui metto ordine nella confusione delle mie emozioni.
Il tuo primo disco solista, “Entropia”, rappresenta un nuovo capitolo: puoi anticipare come le tue esperienze precedenti influenzeranno questo lavoro?
“Entropia” è un lavoro molto vario: c’è del rock, del jazz, del blues e anche molto di musica classica. Dal punto di vista discografico, l’influenza più profonda deriva probabilmente dalle parti di pianoforte incise con i Soultakers, la mia band metal; sebbene risalgano a diversi anni fa e oggi senta che il mio pianismo si è evoluto, aprendosi a sonorità molto più varie e contaminate.
Descriviti in tre parole.
Mi descriverei attraverso quelli che per me sono tre pilastri: la sensibilità interpretativa, la poliedricità dei miei interessi musicali e il rigore che dedico allo studio quotidiano.
ph Roberto Lunghi