Fabrizio Carrarini

nato a Roma il 31 marzo 1995, è un professionista della ristorazione internazionale specializzato nel management dell’accoglienza e nella comunicazione gastronomica. Il suo percorso professionale si sviluppa tra alta cucina,…

BIOGRAFIA

#Fabrizio Carrarini

nato a Roma il 31 marzo 1995, è un professionista della ristorazione internazionale specializzato nel management dell’accoglienza e nella comunicazione gastronomica. Il suo percorso professionale si sviluppa tra alta cucina, direzione di sala e progettazione culturale legata al cibo, ambiti nei quali ha maturato una visione completa del settore grazie a una formazione tecnica e a importanti esperienze in contesti di alto livello.

La sua preparazione si consolida attraverso un percorso di specializzazione presso il Gambero Rosso, dove approfondisce in modo trasversale le competenze legate a sala, bar e cucina, costruendo una solida base professionale che integra tecnica, organizzazione e sensibilità gastronomica. A soli ventisette anni raggiunge il ruolo di Maître d’Hôtel, distinguendosi come uno dei più giovani professionisti in Italia ad aver ricoperto questa posizione in strutture di alto profilo.

Nel corso della sua carriera ha collaborato con realtà dell’alta ristorazione contribuendo al mantenimento di una Stella Michelin per tre anni consecutivi, lavorando a stretto contatto con lo chef e garantendo standard qualitativi elevati nella gestione della sala e dell’esperienza degli ospiti. Le sue esperienze professionali si estendono anche a livello internazionale, con attività svolte negli Stati Uniti, in Germania e in diverse regioni italiane, contesti che hanno arricchito la sua visione operativa e manageriale.

Accanto all’attività nel mondo della ristorazione, Carrarini sviluppa progetti culturali e editoriali che uniscono gastronomia, territorio e narrazione. Tra questi nasce “Un Romano in Lucania”, un progetto che fonde le sue radici romane con il forte legame maturato con la Basilicata. In questo contesto prende forma anche la sua creazione gastronomica più rappresentativa, la “Pettola alla Carbonara”, sintesi tra tecnica contemporanea e tradizione popolare.

Dallo stesso spirito nasce il “Lucanian Tour”, un progetto di valorizzazione territoriale e documentaristica che si propone di esplorare sistematicamente tutti i comuni della Basilicata, raccontandone identità, storia e cultura attraverso contenuti video e sperimentazioni gastronomiche basate sui prodotti locali. In ogni tappa Carrarini elabora ricette originali che trasformano gli ingredienti del territorio in vere e proprie creazioni di design culinario, mantenendo un forte legame con le tradizioni dei luoghi visitati.

Alla base del suo lavoro vi è una filosofia professionale che unisce rigore tecnico e passione culturale: dimostrare che le competenze maturate nei contesti più prestigiosi della ristorazione internazionale possono essere messe al servizio delle comunità locali. Attraverso i suoi progetti, Carrarini utilizza la cucina come strumento di racconto antropologico e sociale, portando l’esperienza dell’alta ristorazione fuori dai contesti elitari e trasformandola in un linguaggio capace di valorizzare territori, persone e identità culturali.

Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte, specialmente nel mio settore, sono le emozioni di uno chef o di un cameriere espresse in un piatto o in un’accoglienza sincera, come si dice a Roma “de core”, la capacità di trasmettere.

Come nasce la tua passione per il mondo della ristorazione e quando hai capito che sarebbe diventata la tua strada professionale?
La mia passione nasce sin da bambino, nel ristorante di mio nonno. Sentivo già a 8/9 anni l’esigenza di far star bene le persone, di accoglierle e farle sentire a proprio agio, di far sentire a casa chi ne era lontano e far viaggiare, stando fermo, magari qualcuno che era più curioso. La mia passione si esprime nell’accogliere: non mi limito alla cucina, ma anche alla sala e al bar.

Il tuo percorso ti ha portato a lavorare in contesti di alta ristorazione e a collaborare al mantenimento di una Stella Michelin. Quali sono state le esperienze che più hanno segnato la tua crescita professionale?
Senza ombra di dubbio l’esperienza che mi ha segnato di più è stata quella al San Barbato Resort *****L, 1 stella Michelin, dove sono diventato Maître d’Hôtel a soli 27 anni grazie agli insegnamenti attenti e meticolosi del mio mentore Canio Domenico Sabia, uno dei General Manager di cuore e più bravi che abbia mai conosciuto. Mi ha insegnato che i traguardi si ottengono con impegno e sacrificio, ma soprattutto tenendo sempre una mano sul cuore.

Diventare Maître d’Hôtel a soli 27 anni è un traguardo importante. Quali sacrifici e quali insegnamenti ti hanno portato a raggiungere questo risultato così giovane?
È stato un percorso fatto di sacrifici, studio e dedizione quotidiana. L’insegnamento più importante che ho ricevuto è che la tecnica e la disciplina sono fondamentali, ma senza umanità e passione non si arriva davvero da nessuna parte.

Hai maturato esperienze anche all’estero, tra America, Germania e diverse regioni italiane. In che modo queste esperienze internazionali hanno influenzato la tua visione della ristorazione?
Le esperienze all’estero mi hanno dato la possibilità di ampliare la mia visione delle cose. Conoscere cucine diverse ti aiuta sempre a migliorare la tua e ti dà la possibilità di migliorare anche come persona.

Il progetto “Un Romano in Lucania” unisce le tue radici romane con il legame con la Basilicata. Come è nato questo progetto e cosa rappresenta per te?
“Un Romano in Lucania” nasce proprio dall’esigenza di tornare alle origini, non solo le mie. È un modo per esprimere amore a una terra che ho salutato e a un’altra che invece mi ha accolto, e per far capire anche alla ristorazione di oggi che l’unico obiettivo dovrebbe essere la felicità dei commensali. Per me rappresenta una nuova vita.

La “Pettola alla Carbonara” è una tua creazione iconica. Come nasce l’idea di fondere una tradizione romana con un prodotto tipico lucano?
La Pettola alla carbonara nasce per caso. Ero alla Sagra della Varola a Melfi e assaggiai queste pettoline con sopra una salsa cacio e pepe. In quel momento ho avuto un’illuminazione e mi sono detto: perché non farle ripiene? Da lì è entrata in gioco la mia esperienza in cucina, con metodi di cottura a bassa temperatura e tecniche di conservazione adeguate.

Il Lucanian Tour non è solo gastronomia ma anche narrazione del territorio. Qual è l’obiettivo più profondo di questo viaggio attraverso i comuni della Basilicata?
L’obiettivo cardine del Lucanian Tour è rivitalizzare i paesi. Attraverso i social posso parlare a più generazioni: andando paese per paese sviluppo il passaparola di una volta con le generazioni più grandi, mentre racconto tutto sui social per le generazioni più giovani. L’idea è unirle in un unico obiettivo comune: far crescere e conoscere la vera anima della Basilicata.

Nel tuo lavoro la cucina diventa uno strumento di racconto culturale e sociale. Quanto è importante per te il legame tra gastronomia, identità e territorio?
Per me la gastronomia è identità e territorio, perché ogni ricetta nasce nel passato e ha sicuramente una storia da raccontare. Solo che oggi non c’è più nessuno disposto ad ascoltarla. Ed è qui che subentro io.

La tua filosofia professionale sfida spesso il pregiudizio che l’alta cucina debba restare in contesti elitari. Pensi che la ristorazione possa diventare anche uno strumento di divulgazione culturale?
La ristorazione come è intesa oggi spesso non mi comunica molto. C’è sempre una gara a chi fa il piatto più strano o innovativo, mentre nessuno prepara più un piatto tipico per come nasce, solo per raccontarne la storia. Si fa per apparire e così si rischia di far scomparire tutto. Bisogna guardare al futuro lavorando nel presente, ma senza dimenticare il passato, perché è il miglior maestro di vita.

Guardando al futuro, quali nuovi progetti o sogni vorresti realizzare per continuare a raccontare il territorio attraverso la cucina?
Il mio obiettivo finale è aprire un mio agriturismo dove ci sia tutto: dal bestiame alla coltivazione propria, fino ai giochi per i bambini. Un posto dove poter respirare senza sentirsi in colpa di nulla, un luogo dove ad accoglierti ci sarà una famiglia.

Descriviti in tre piatti.
Supplì, perché è piccolo e tozzo come me, ma dentro c’è poesia. Ragù lucano, perché all’interno sembra tutto confuso, c’è tanto, ma una volta assaggiato tutto prende forma e senso. E infine la lasagna, perché è il piatto che da sempre, ogni domenica, ha unito migliaia di famiglie italiane.

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