Elisa Serrao

è un’artista che lavora nell’ambito della pittura astratta sensoriale. La sua ricerca si concentra sull’espressione emotiva attraverso il colore e il gesto, dando vita a opere che non chiedono di…

BIOGRAFIA

#Elisa Serrao

è un’artista che lavora nell’ambito della pittura astratta sensoriale. La sua ricerca si concentra sull’espressione emotiva attraverso il colore e il gesto, dando vita a opere che non chiedono di essere comprese, ma sentite. Utilizza acrilico, inchiostro e pigmenti per creare superfici vibranti, dove materia e intuizione dialogano liberamente.

All’interno del suo percorso nascono i progetti Inchiostro e Pigmenti e Racconti attraverso una tela, che uniscono letteratura e pittura trasformando storie, parole ed emozioni in esperienze visive. I temi centrali del suo lavoro ruotano attorno a identità, memoria e trasformazione.

Cos’è per te l’arte?

Per me l’arte è una forma di libertà. È ogni espressione capace di nascere senza giudizio e di generare emozione, prima in chi la crea e poi in chi la incontra. Può essere un dipinto, un gesto, un’idea: tutto ciò che nasce dal nulla e rompe uno schema prestabilito. L’arte è ciò che esce dal coro e restituisce a chi crea un senso profondo di autenticità e pienezza.

Cosa significa per te creare un’opera che non chiede di essere compresa, ma sentita? E come riconosci quando questo obiettivo è stato raggiunto?

Le mie opere non chiedono spiegazioni perché nascono prima ancora delle parole. Sono il risultato di una connessione diretta tra mente e cuore, dove la mano diventa solo il mezzo. Quando un’opera è conclusa lo sento chiaramente: arriva una sensazione di pace, di soddisfazione piena, come se l’energia si fosse finalmente posata. È una sorta di scarica emotiva seguita dal silenzio.

In che modo il gesto pittorico diventa uno strumento di ascolto delle emozioni più profonde?

Il gesto pittorico è per me un atto di ascolto. Non parto mai da un’immagine definita, ma da una sensazione interna che prende forma attraverso il movimento. Il corpo anticipa il pensiero: il gesto intercetta emozioni che spesso non so ancora nominare. Dipingo per dare spazio a ciò che chiede di emergere, senza forzarlo.

Che ruolo hanno il caso e l’intuizione nel tuo processo creativo rispetto al controllo consapevole?

L’intuizione è fondamentale, ma dialoga sempre con l’esperienza. Utilizzo materiali semplici e non convenzionali — come bicarbonato, colla vinilica, acqua — e lascio che la materia reagisca. Molte tele hanno avuto bisogno di tempo, altre sono state abbandonate. Col tempo ho capito che anche l’errore può diventare rivelazione: una volta dell’acqua è caduta per caso su una tela ancora fresca e da lì è nata una nuova trasparenza, una direzione inaspettata. Il controllo arriva dopo, come ascolto e scelta.

Come dialogano tra loro parola e immagine nei progetti Inchiostro e Pigmenti e Racconti attraverso una tela?

La parola chiave è immaginazione. La lettura è sempre stata parte di me: mentre leggo, visualizzo luoghi, volti, atmosfere. Con questi progetti ho voluto trasformare il racconto scritto in un’esperienza sensoriale, accessibile anche a chi non conosce il testo. La pittura diventa un ponte: non illustra la storia, ma ne restituisce il sentimento.

Quando trasformi una storia o un testo in pittura, cosa scegli di trattenere e cosa invece lasci andare?

Trattengo la prima emozione. Leggo il testo con attenzione, lo rispetto, ma non voglio né sovrastarlo né tradirlo. Lascio andare la narrazione letterale per custodire l’essenza emotiva. Il mio obiettivo non è spiegare il testo, ma aprire uno spazio visivo in cui parola e immagine possano convivere.

In che modo i temi di identità, memoria e trasformazione si manifestano nel colore e nella materia?

Si manifestano nella stratificazione. Ogni colore è una traccia, ogni materia conserva un passaggio. La memoria vive nei livelli nascosti, l’identità emerge nelle scelte cromatiche, la trasformazione avviene quando la tela cambia direzione rispetto all’intento iniziale. Nulla viene cancellato: tutto si trasforma.

Il colore per te è linguaggio, stato d’animo o presenza fisica sulla tela?

È tutte e tre le cose insieme. Il colore comunica, vibra emotivamente ed esiste come materia viva. Non c’è una gerarchia: è l’equilibrio tra questi elementi che dà forma all’opera.

Come cambia il tuo lavoro quando utilizzi acrilico, inchiostro o pigmenti puri? Sono materiali che evocano emozioni diverse?

Sì, ogni materiale ha una voce propria. L’acrilico è corpo e struttura, l’inchiostro è movimento e immediatezza, i pigmenti puri sono profondità e silenzio. La scelta del materiale non è mai casuale: segue lo stato emotivo che voglio attraversare.

Che tipo di esperienza desideri che viva l’osservatore davanti alle tue opere?

Desidero che si conceda il tempo di ascoltarsi. Che osservi i dettagli, che senta ciò che emerge, senza doverlo spiegare o condividere per forza. Un dialogo intimo, senza giudizio, tra ciò che vede e ciò che sente.

La tua pittura è un atto istintivo o un rituale che si rinnova ogni volta in modo diverso?

È un rituale istintivo. Cambia ogni volta, perché cambia il mio stato interiore. Ci sono gesti che ritornano, ma mai nello stesso modo. Ogni tela è un nuovo attraversamento.

Descriviti in tre colori.

Fucsia: è la mia firma emotiva, l’energia vitale che mi rappresenta. Blu profondo: introspezione, memoria, silenzio. Bianco materico: spazio, possibilità, trasformazione.

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