è una pittrice, critica e storica dell’arte fiorentina che da molti anni opera come libera professionista nel settore artistico, affiancando alla propria ricerca creativa un’intensa attività di divulgazione, consulenza e insegnamento. Figlia d’arte, si è specializzata nelle tecniche di riproduzione dei dipinti antichi, approfondendo i metodi esecutivi delle grandi botteghe del passato e sviluppando una solida competenza tecnica unita a una raffinata sensibilità artistica.
Accanto a questa attività realizza ritratti, decorazioni, trompe-l’œil, dipinti su commissione e interventi di restauro, mettendo al servizio dei clienti un’esperienza maturata negli anni. La sua ricerca contemporanea si esprime attraverso un linguaggio che unisce figurazione e astrazione, caratterizzato da una forte componente simbolica e allegorica, ispirata alla tradizione umanistica e rinascimentale ma reinterpretata in chiave attuale.
Attraverso le sue opere propone una riflessione sull’essere umano, sulla memoria, sulla spiritualità e sul rapporto tra individuo e società, delineando una visione che definisce di “Nuovo Umanesimo”. Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, e le sue opere sono oggi presenti in collezioni private in Italia e all’estero, tra cui New York, Jupiter in Florida, Parigi, Losanna, Oslo e diverse città italiane.
Parallelamente all’attività artistica, svolge consulenze nel settore dell’arte, offrendo valutazioni ed expertise a collezionisti, appassionati e professionisti. Grande importanza riveste anche l’insegnamento: presso il suo studio in Mugello organizza corsi di storia dell’arte, pittura, disegno, acquerello e tecniche artistiche, rivolti sia ad adulti sia a ragazzi, disponibili in presenza e online tramite piattaforma Zoom.
Attraverso contenuti divulgativi, approfondimenti e materiali multimediali, contribuisce a rendere l’arte accessibile e coinvolgente, condividendo conoscenze su opere, tecniche e storia dell’arte. Organizza inoltre visite guidate e percorsi culturali a Firenze e nel Mugello, accompagnando il pubblico alla scoperta di un patrimonio artistico e storico che rappresenta uno dei centri più significativi della cultura europea.
Cos’è per te l’arte?
Per me, l’arte è un’indagine profonda sull’essenza del vivere e del morire, una dimensione che si colloca fuori dallo spazio e dal tempo. Non è solo estetica, ma è l’”arte del cervello”, della riflessione: un gesto che nasce dalle mani ma è percepito con la mente e con il cuore, un dialogo interiore che non si zittisce mai. Attraverso l’arte, l’uomo può esprimere la sua dimensione materiale ma aspirare a cose superiori, compiendo un viaggio alla ricerca del senso profondo dell’esistenza.
Qual è il momento in cui hai sentito che la pittura e la storia dell’arte potevano convivere come due parti fondamentali della tua identità professionale?
Il momento in cui ho compreso che pittura e storia dell’arte fossero inscindibili è legato alla mia infanzia nella bottega di mio padre, Foresto Marianini. Crescendo tra i pennelli e i restauri, ho capito che non potevo limitarmi a “fare”, ma dovevo “capire”. Questa consapevolezza mi ha portata a conseguire la laurea in Storia e Tutela dei Beni Artistici e specialistica in Storia dell’Arte, permettendomi di unire la manualità artigiana al rigore della ricerca accademica e della critica.
In che modo il tuo lavoro di critica e storica dell’arte influenza il tuo processo creativo quando sei davanti alla tela?
Davanti alla tela, il mio lavoro di storica e critica influenza ogni pennellata: le mie opere contemporanee sono infatti intime e ricche di significati simbolici e allegorici cari al Rinascimento. La conoscenza dell’iconografia e dell’iconologia mi permette di non creare solo immagini, ma di costruire architetture spirituali che portano un messaggio di consapevolezza e di speranza.
Cosa ti affascina maggiormente delle tecniche delle botteghe antiche e perché hai scelto di approfondirle?
Delle tecniche delle botteghe antiche mi affascina la sapienza nel “creare” la materia: preparo ancora oggi i supporti e i colori seguendo le ricette dei maestri del Trecento e Quattrocento. Ho scelto di approfondire queste tecniche – grazie anche all’esperienza maturata con mio padre Foresto Marianini – perché credo che la padronanza delle metodologie del passato sia l’unico modo per dare un valore senza tempo anche a un’opera moderna, garantendo quella verità dell’arte per cui un’opera “non vera non può essere arte”, un’opera che non rispecchia pienamente il tuo sentire.
Come riesci a mantenere un equilibrio tra rigore tecnico e libertà espressiva nelle tue opere contemporanee?
Mantengo l’equilibrio tra rigore e libertà attraverso l’uso di tecniche particolari come l’encausto e l’impiego di pigmenti iridescenti prodotti artigianalmente. La pittura materica mi permette di spingermi verso l’astrazione, ma la mia formazione mi tiene sempre ancorata alla tradizione e alla realtà figurativa, creando un dialogo tra modernità e memoria.
Cosa rappresenta per te il concetto di “Nuovo Umanesimo” e come prende forma visivamente nei tuoi lavori?
Il mio “Nuovo Umanesimo” rappresenta la necessità di rimettere l’uomo al centro della ricerca pittorica, con le sue potenzialità, debolezze e mancanze. Visivamente, questo prende forma in opere dove il corpo umano o il simbolo dialogano con bagliori dorati e riflessi iridescenti, comunicando che le persone contano più di ogni altra cosa e che il loro sentiero può sempre condurre alla luce.
Qual è la sfida più grande nel rendere accessibile la storia dell’arte a un pubblico contemporaneo?
La sfida più grande nella divulgazione è rendere l’arte “a portata di tutti” senza banalizzarla. Cerco di superare questa barriera raccontando storie avvincenti e curiosità sui grandi capolavori, contestualizzandoli nel loro periodo storico e sociale per far capire perché siano sopravvissuti nei secoli.
Quanto conta per te il dialogo con chi osserva le tue opere rispetto all’intenzione iniziale con cui nascono?
Il dialogo con l’osservatore è fondamentale. Per questo corredo ogni mio dipinto con una scheda descrittiva che ne illustri la tecnica e i significati. Mi emoziona quando chi guarda le mie opere intercetta quel baricentro emotivo e spirituale che io stessa ho cercato durante la creazione.
C’è un’opera o un progetto che senti rappresenti in modo particolare il tuo percorso artistico e umano?
Un progetto che mi rappresenta molto è il saggio del 2015 sulla memoria dei caduti della Grande Guerra in Mugello, che ho intitolato “Una ferita salvata dalla bellezza”. In esso si fondono la mia ricerca storica, il legame con la mia terra e la convinzione che l’arte possa curare anche i traumi più profondi della storia. Anche la mostra ispirata alle canzoni di Fabrizio De André è stata una tappa cruciale per connettere la pittura a un messaggio civile e umano.
Come si sviluppa il tuo approccio didattico nei corsi e cosa cerchi di trasmettere ai tuoi studenti oltre alla tecnica?
Ai miei studenti — dai bambini agli adulti — nei corsi, oltre alla tecnica, cerco di trasmettere la capacità di scoprire il proprio linguaggio espressivo per intraprendere poi nel tempo la propria strada. Insegno loro che “si dipinge col cervello”, aiutandoli a gestire lo stress attraverso l’arte e a guardare il mondo con occhi diversi, capaci di leggere ciò che normalmente resta invisibile.
Qual è il valore delle visite guidate e dei percorsi culturali nel tuo modo di fare divulgazione artistica?
Le visite guidate sono per me un’estensione dell’atelier: non sono semplici tour, ma percorsi di critica d’arte dal vivo. Portare le persone a scoprire la “Firenze esoterica” o i segni della Massoneria nei monumenti significa insegnare loro a superare l’apparenza della superficie.
Come vedi evolversi il tuo linguaggio artistico nei prossimi anni?
Nei prossimi anni vedo la mia arte evolversi verso una sintesi ancora maggiore tra luce e materia, approfondendo lo studio dei simboli che uniscono l’anima al cosmo. Continuerò a percorrere i miei “sentieri di luce”, cercando di trasmettere la speranza alle generazioni future.
Se dovessi descrivere la tua arte in tre parole, quali sceglieresti?
Se dovessi descrivere la mia arte in tre parole, sceglierei: Cervello (riflessione), Luce (spiritualità) e Materia (tradizione).