Elisa Di Prima

pseudonimo artistico di Elisa, è un’artista originaria di Sant’Angelo di Piove che ha trasformato la propria vocazione creativa in un percorso professionale strutturato. Si è formata presso l’Istituto Statale d’Arte…

BIOGRAFIA

#Elisa Di Prima

pseudonimo artistico di Elisa, è un’artista originaria di Sant’Angelo di Piove che ha trasformato la propria vocazione creativa in un percorso professionale strutturato. Si è formata presso l’Istituto Statale d’Arte “P. Selvatico” di Padova, specializzandosi nel settore dell’oreficeria, esperienza che le ha permesso di sviluppare una spiccata sensibilità per il dettaglio e per la materia, elementi oggi centrali anche nella sua produzione pittorica.

Dopo gli studi ha consolidato la propria presenza nel panorama artistico partecipando a mostre collettive nel territorio padovano e a concorsi di pittura e poesia di rilievo nazionale. La sua ricerca è profondamente legata all’amore per la natura e per il mondo animale, temi ricorrenti che costituiscono il nucleo espressivo del suo lavoro.

Particolarmente attenta al ritratto, anche su commissione, Elisa Di Prima si distingue per un approccio che va oltre la semplice resa estetica, mirando a cogliere e restituire l’essenza più intima del soggetto. Nel processo creativo vive la pittura come un atto quasi spirituale, attraverso cui trasferisce emozioni e vitalità sulla superficie dell’opera.

Il confronto continuo con artisti di tutto il mondo e la frequentazione dei musei alimentano la sua crescita e la sua ricerca, arricchendo costantemente la sua visione. Convinta del valore terapeutico dell’arte, considera il colore come una forma di poesia dell’anima, uno strumento attraverso cui trasformare la realtà in emozione e dare forma alla propria interiorità.

Che cos’è per te l’arte?

Per me l’arte è una ricerca continua: parte dall’ispirazione, ma vive di disciplina. È il lavoro quotidiano di dare forma concreta a un’idea, finché quella visione non diventa finalmente reale.

Quando hai capito che la tua vocazione artistica poteva diventare un percorso professionale?

Ho sempre sentito di avere l’arte nel mio DNA, è qualcosa che fa parte della mia natura da sempre. Però, ho capito che poteva diventare un vero percorso professionale quando ho scelto di coltivare questo istinto attraverso lo studio. Frequentare la scuola d’arte è stato fondamentale: mi ha permesso di maturare, di allargare i miei orizzonti e, soprattutto, di concretizzare il mio talento. Lì ho capito che la vocazione, per diventare un mestiere, ha bisogno di metodo e consapevolezza.

In che modo la formazione in oreficeria influenza oggi il tuo approccio alla pittura?

L’oreficeria mi ha insegnato a guardare la materia in modo diverso. Oggi non stendo semplicemente il colore sulla tela, lo tratto come se dovessi lavorare un metallo o incastonare una pietra. Questa formazione ha influenzato molto il mio approccio verso l’ arte perché cerco sempre una certa ‘preziosità’ nell’opera: sono attenta a come la luce rimbalza sulle superfici e cerco di dare alla pittura una consistenza quasi tattile. In fondo, ogni mio quadro è un po’ come un gioiello: ha una struttura solida, ma vive dei riflessi che emana.

Cosa rappresentano per te la natura e il mondo animale all’interno della tua ricerca artistica?

Per me la natura e il mondo animale sono la forma di bellezza più vera che esista. Mi piace dipingere gli animali perché sono autentici, sono forza e istinto puro. Il mio obiettivo è tutto qui: riuscire a trasmettere sulla tela quello stupore e quella semplicità che provo io davanti alla natura, sperando che arrivi dritta a chi guarda l’opera, ma non solo: quando faccio il ritratto di un animale, cerco di catturarne l’essenza, come se prendesse vita sulla tela.

Come affronti il processo di creazione di un ritratto su commissione e quale relazione si instaura con il soggetto?

Affronto ogni commissione con la stessa cura che userei per creare un gioiello. Ascolto molto le esigenze di chi mi contatta, ma poi mi lascio guidare dall’istinto per trovare l’essenza del soggetto. La relazione che si crea è di grande scambio: io entro nel loro mondo e loro nel mio. Il momento più bello? Quando vedono il quadro finito e si emozionano, perché capiscono che non ho dipinto solo un’immagine, ma un pezzo della loro vita.

Cosa significa per te “catturare l’anima” di una persona attraverso un’opera?

Significa fare in modo che l’opera non sia solo un’immagine, ma una presenza. Quando dico che voglio catturare l’anima, intendo che voglio che quella persona sia ‘lì’ nella tela, con tutta la sua energia. È un lavoro di ascolto e di pazienza: cerco di dipingere non solo quello che vedo, ma quello che quella persona mi trasmette, per fare in modo che il quadro sembri quasi respirare.

Quanto conta l’aspetto emotivo rispetto alla tecnica nel tuo modo di dipingere?

Per me contano tantissimo entrambe, ma in modo diverso. La tecnica è fondamentale perché mi serve per essere precisa, nel modo giusto e per rendere il quadro quasi come un gioiello. Però, da sola, la tecnica non basta. È l’emozione che comanda: è quella che mi fa scegliere un soggetto e che mi spinge a renderlo ‘vivo’ sulla tela. Senza l’emozione non arriverebbe quello stupore che cerco. Diciamo che la tecnica è la mano, ma è il cuore che mi dice dove posare il pennello.

Quali artisti o esperienze museali hanno segnato maggiormente il tuo percorso?

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio e Michelangelo Buonarroti sono i miei punti di riferimento. Il primo per la luce che emana nei suoi quadri e per l’emozione che dà osservando un suo capolavoro; il secondo per la forza e la struttura che dà alle forme, un po’ come quando crei un gioiello. Quando dipingo un animale o un volto, voglio trasmettere la stessa sensazione ed energia: voglio che si veda qualcosa di così vero da sembrare vivo.

In che modo il confronto con altri artisti a livello internazionale arricchisce la tua visione?

Per me è solo una questione di curiosità. Ogni confronto è un pezzetto che aggiungo al mio percorso e al mio mondo; mi serve per evolvermi e per riuscire a trasmettere, con i miei quadri, un’emozione, a chiunque la osservi.

Che ruolo ha il colore nel tuo linguaggio espressivo e nella tua idea di arte come “poesia dell’anima”?

Il colore per me è lo strumento principale per creare l’atmosfera. Non lo scelgo mai a caso: mi serve per dare profondità e per far sì che la luce colpisca il soggetto nel modo giusto. Quando parlo di ‘poesia dell’anima’, intendo proprio questo: usare il colore per trasmettere uno stato d’animo.
Se un quadro è bello, armonioso e i colori ”vibrano”, allora l’emozione arriva senza bisogno di tante parole. Per me il colore è la voce del quadro: è quello che trasforma una figura in una sensazione meravigliosa.

Quali sono le direzioni future della tua ricerca artistica?

Descriviti in tre colori.

La mia direzione è quella di spingermi sempre più verso un realismo che abbia un’anima: soggetti così vivi da dare l’impressione di poter uscire dalla tela. I tre colori che raccontano la mia storia sono l’Oro, il Nero e la Terra di Siena. L’Oro, perché rappresenta le mie radici nell’oreficeria; il Nero, che per me non rappresenta il buio, ma lo spazio del mistero e della profondità; e infine la Terra di Siena, perché è un colore vero e naturale, che richiama il calore della vita, degli animali e dei volti che amo dipingere.

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