Eleonora Vignaroli

è una performer, pittrice contemporanea, artista multimediale e cantautrice. Nasce nello stesso giorno di un’artista che ha segnato profondamente la storia dell’arte. È un’artista che cerca completezza in tutte le…

BIOGRAFIA

#Eleonora Vignaroli

è una performer, pittrice contemporanea, artista multimediale e cantautrice. Nasce nello stesso giorno di un’artista che ha segnato profondamente la storia dell’arte. È un’artista che cerca completezza in tutte le forme d’arte che le appartengono.

Ha due progetti paralleli: uno incentrato sull’arte, in cui si chiama Mrs ELE, e uno incentrato sulla musica, dove si chiama Kelly Mos, basato inizialmente su sonorità dance. Inizia ad esporre a 14 anni, a 16 inizia ad esibirsi cantando. Espone in Centro Italia, Milano e Venezia.

La sua ricerca artistica di tutta la vita la porta a creare Quadri Musicali: performance in cui crea opere e canta le sue stesse canzoni. Questa ricerca artistica si rinnova e non smette mai di produrre materiale. Le sue opere pittoriche mettono al centro la figura umana come mondo da proiettare allo spettatore: la figura umana con tutta la sua forza e le infinite debolezze.

La sua formazione artistica nasce dall’infanzia, passa all’Istituto d’Arte e poi attraversa per un anno l’Accademia di Belle Arti. Successivamente, Mrs Ele si trasferisce da sola a Milano per molti anni, dove lavora ed espone in gallerie e showroom di design le sue opere. Quella si può definire la città del suo cuore, che le ha dato la forza necessaria ad affrontare le difficoltà della sua vita.

In questo momento, vive nel suo paese di origine e crea quotidianamente materiale per i suoi progetti. Non riesce a farne a meno, nonostante le avversità. Nella vita ti salva sempre chi e cosa, in un determinato momento, ti ha insegnato a usare le ali.

Cos’è per te l’arte?

Nella mia vita, l’arte è esorcizzare, è amare, è purificare esternando la propria ombra, esternando paure, dolore. È quel gesto involontario che alcuni di noi fanno in modo naturale come bere se hanno sete. L’arte è ciò che ci permette di lasciare tracce di noi stessi. Pensieri che parlano della nostra visione e versione del mondo. L’arte è verità e chiunque si avvicina istintivamente ad essa, deve fare i conti con se stesso. L’arte è lo specchio attraverso il quale i nostri occhi scrutano nell’anima e la espongono all’altro, perché attraverso l’altro, si connettono parti di noi all’universo. L’arte mi è venuta a trovare da bambina e da quel momento si è servita amorevolmente di me per raccontare anche la forza di se stessa.

Cosa rappresenta per te la fusione tra arti visive e musica nei tuoi “Quadri Musicali”?

La fusione tra arte e musica nei miei Quadri Musicali è tecnicamente un compenetrarsi di energie e vibrazioni strettamente legate tra loro. I nostri sensi, tutti, entrano in connessione e la progettazione di un quadro musicale è una profonda dichiarazione d’amore. Vedere ciò che si sente e sentire ciò che si vede. Performare gettando l’anima nelle note e nel colore è raccontare se stessi lasciando tracce profonde all’altro attraverso l’esperienza della creazione o attraverso la propria conoscenza. Il principio grafico di un’onda, del suo colore, i principi delle composizioni, le immagini che trapelano dall’ascolto, le note che trapelano da un accordo di colori. La performance che entra a veicolare questi elementi lascia a chi ci osserva un profondo bisogno di autoanalisi. Cosa mi ha portato ad esprimere il mio dolore, il mio amore, la mia ricercata libertà, le mie catene? Le persone si chiedono questo inconsciamente ogni giorno proiettandolo su se stesse, anche quelle che non hanno tempo o non se lo prenderanno mai per imparare ad esprimersi. Tutti siamo connessi dalla curiosità di poter percepire universi e vite simili a ciò che abbiamo dentro. Comporre una canzone sui principi della relazione tra accordi equivale a comporre combinazioni e linee su una tela che abbiano una funzionalità armonica che le fa vibrare. La percezione reale di un’opera può cambiare la nostra vita.

Come nascono i tuoi due alter ego, Mrs ELE e Kelly Mos, e in che modo dialogano tra loro?

Mrs ELE è un’artista che mette in evidenza i principi artistici suddetti. Lei si sveglia la mattina e non può fare a meno di mettersi subito a creare o a comunicare ciò che la rende felice di essere viva: un quadro, un disegno, una canzone, una poesia. Mrs ELE non ha paura di esprimere il bello e il brutto delle esperienze della sua vita che si tramutano in ciò che crea. Lo fa per necessità, per urgenza, per gridare che esiste e vuole essere libera. Vorrebbe anche essere capita, ma questa è l’aspirazione e la speranza che ogni artista riserva in se stesso nei confronti del mondo che lo discrimina per non essere mai conforme alle regole di tutti. Kelly Mos è una cantautrice, cantante, interprete che crea musica che porta attimi di spensieratezza e voglia di ballare… voglia di gridare, voglia di cantare. Kelly Mos e la sua solarità mi hanno salvato dal baratro diverse volte. Kelly non riesce ad esprimere fino in fondo quanto la bellezza della musica l’abbia rimessa in contatto con se stessa perché è una sensazione troppo profonda da descrivere con parole che comunque verrebbero fraintese. Kelly è sempre passionale e vive l’amore senza preoccuparsi dei giudizi. Vive la sua personalità femminile senza ascoltare chi le dice che esporsi può lasciare fraintendimenti. Kelly non ascolta chi fa il conforme alle regole, ma poi spera di poterle infrangere almeno una volta nella vita. Kelly ama, canta felice e basta.

Quanto ha inciso Milano nella tua crescita artistica e personale?

Milano è la città del mio cuore da che ero una bambina in gita sulle guglie del Duomo. L’ho osservata la prima volta a 11 anni e me ne sono innamorata per sempre. Non avrei mai pensato di riuscire a viverci per così tanto tempo da sola e da single. È una città bellissima esteticamente, mentalmente ed economicamente, motivi per i quali è anche assolutamente spietata e categorica. La sua forza e la mia determinazione di quegli anni mi hanno ricordato quanto forte io sia diventata interiormente e sono state il mio background dal quale attingere nei momenti più drammatici della mia vita. Lì ho incontrato volti che non dimenticherò mai, persone uniche che mi hanno insegnato che non c’è il male e un’età giusta per esprimere se stessi. Esiste solo il coraggio di farlo nonostante tutto. A rischio di molto. A rischio di non essere capiti e fraintesi. Ma quando vado a dormire felice di aver espresso una parte di me in un’opera o in un brano, dei fraintendimenti non me ne frega assolutamente niente. C’è un’etica nella scelta di esprimersi: non fare mai del male col fine di aver detto la tua. Pensare solo a ciò che réellement è giusto per te. Milano è la bellezza antracite che non dorme mai. È sfarzo, disperazione, collaborazione in team e solitudine, ma è anche i volti di gente fortissima che mi ha adottata, fatta insolitamente sentire a casa e nei miei sogni vive ancora in me. Milano rende leader, volenti o nolenti, insegna a combattere.

La figura umana è centrale nelle tue opere: cosa cerchi di trasmettere attraverso di essa?

Attraverso la figura umana che uso nella maggior parte delle mie opere, ricerco parti di me stessa attraverso la bellezza o l’oscurità dei soggetti. Anche i paesaggi diventano volti o corpi. Grovigli di emozioni e accordi di colori brillanti. Alcune opere sono oscure, altre piene di segno con l’horror vacui che rende la narrazione di un concetto. Il corpo umano è il principio costruttivo attraverso il quale fin dall’antichità si è iniziato a costruire il mondo, le case, i palazzi delle istituzioni, le agorà, i particolari architettonici strutturali e quelli ornamentali. Il corpo umano è bellezza, la bellezza è ordine ed equilibrio e racchiude anche le ombre dell’inconscio che ci manipola finché non lo impariamo a gestire bene. Jung sosteneva che danzare con la propria ombra significa accettarla, gestirla e combattere le sue zone oscure e le nostre paure. Nel nostro corpo c’è più mente di quanta non ne usiamo o pensiamo di avere. Sulla nostra pelle c’è memoria. Memoria di noi e di chi abbiamo amato. Il corpo, secondo Fidia e Prassitele, è il modulo che ha generato i moduli del mondo, sotto tutti i punti di vista: fisico, strutturale, psicologico. Secondo me anche tutti i nostri punti deboli fisici o psicologici o emotivi ci descrivono come opere d’arte.

In che modo affronti le difficoltà personali senza interrompere il tuo processo creativo?

Quando ho delle difficoltà personali, le uso per la mia arte. Il mio processo creativo è sempre in atto. Anche quando ero in un baratro senza luce e via d’uscita, sapevo che mi sarebbe bastato un ricordo di me per risalire e imparare ad usare quel buio come magma generativo di vita attraverso la mia arte e la mia musica. Sapevo che mi sarei ritrovata agganciandomi alle mie attitudini, ai suoni anche solo pensati o ai colori anche solo immaginati. Le difficoltà personali che tutti hanno possono essere il masso di roccia di una valanga che ti seppellisce o quello che usi per scolpire il tuo ritratto e renderlo storia.

Quanto è importante per te la performance dal vivo rispetto alla creazione in studio?

La performance è importante perché crea la connessione con l’altro, lo spettatore. È il tuo modo di esternare un pezzo d’anima a chi crede che sia importante riceverne un esempio. Senza il lavoro in studio con una delle persone più importanti della mia vita, tutto questo non sarebbe possibile. Senza la composizione non si può imparare l’improvvisazione e al contempo se non si impara l’improvvisazione d’istinto, non si è capaci a leggerci dentro. Non si hanno i parametri per capire l’anima anche se c’è gente che pensa che tutto ruoti intorno solo allo “spartito”.

Le tue sonorità inizialmente dance evolveranno verso nuove direzioni?

Le mie sonorità sono in evoluzione come me. Non è importante il genere, è importante cosa dai attraverso te stesso e attraverso ciò che interpreti. Lasciare che le persone si divertano ballando sul tuo genere significa avere la soddisfazione di aver creato loro un attimo di spensieratezza, e questo è magico dal mio punto di vista. Io provengo da diversi mondi musicali, ho imparato tanto da diversi generi, alcuni anche inaspettati e trovo che un’artista che ha per forza delle evoluzioni emotive le debba avere anche stilisticamente e a livello compositivo.

C’è un momento preciso in cui hai capito che l’arte sarebbe diventata una necessità nella tua vita?

Il momento preciso in cui ho capito che l’arte sarebbe diventata una necessità nella mia vita è molto lontano nel tempo. Ero piccolissima e mi è stato insegnato che disegnare ciò che desideravo o ciò che vedevo o ciò che mi immaginavo avrebbe portato ad un’evoluzione e ad essere migliore, e se fossi stata migliore mi avrebbero amata anche quelli che non mi accettavano. Poi pochi anni fa ho capito che mi avrebbe salvato la vita nel vero senso della parola, quando il buio ed il silenzio avevano azzerato il mio mondo emotivo. Quando all’esterno di me stessa non c’erano mani da afferrare per tirarmi su. Quando ero completamente da sola. Avevo solo due cose alle quais attingere: il suono della mia voce che ricordavo e la luce lontanissima se provavo a cercare le stelle guardando in alto. Dal nulla ho provato a riascoltarmi, a osservare di nuovo i miei disegni e ho capito che plasmando il male, il terrore, l’annientamento ad un disegno o a un suono, li avrei gestiti io. Questa è stata la mia modalità di salvare me stessa dal nulla. Il momento in cui ho detto: “Per cosa eri nata tu che ora ti trovi dove non vuoi? Se te lo ricordi insieme a me, ce la facciamo” e da lì sono diventata la mia migliore amica. Io, l’arte e la musica.

Quanto conta la multidisciplinarità nel tuo percorso artistico?

La multidisciplinarità del mio percorso artistico è una condizione naturale per me. Quando l’analizzo so che sono differenti discipline agli occhi di molti, ma per me sono una cosa sola, l’una importante quanto l’altra. Per me dipingere è naturale come cantare, ideare una performance lo stesso, volere il contatto con l’altro una necessità, volere che si immedesimi è davvero una ragione. Voglio essere capita, accettata e pensata, persino amata attraverso ciò che faccio che è ciò che sono.

Qual è il messaggio più importante che vorresti arrivasse al pubblico attraverso le tue opere?

Il mio messaggio più importante è di salvezza e libertà. L’arte e la musica, la poesia, mi hanno salvata e quando so che ci sono persone che stanno soffrendo molto, almeno quello che ho sofferto io, non faccio altro che augurar loro di ritrovare o di trovare le proprie attitudini vere per risalire da un determinato problema. Il dolore cambia, ma se ha lavorato bene, cambia in meglio e di solito chi lo ha superato veramente non è in grado di fare del male. Spera con tutto se stesso che quella salvezza arrivi per ogni persona che sta male. Anche se io… la mia salvezza l’ho creata. Forse quella è stata la mia più grande opera. Ora sto lavorando sulla libertà. L’arte e la musica liberano dal male, esattamente come Dio per chi ci crede. Non c’è nulla di male se vi criticano. A me hanno criticato da quando ero una bambina fino ad ora. Non è colpa loro: hanno paura.

Descriviti in tre parole.

Rara, insostituibile, coraggiosa.

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