nato a RHO (MI) 58 anni fa. Figlio unico di genitori semplicissimi, si trasferisce nel profondo sud in tenerissima età, una situazione di disagio ed estrema povertà non gli permette di andare più in là della scuola dell’obbligo. Cosi fin da piccolo si rimbocca le maniche e prima in campagna poi a garzone come meccanico, cerca in qualche modo di venir fuori da una situazione difficile. Oggi grazie a Dio e ai suoi tanti sforzi sorride malgrado le sue tante cicatrici, figlie di tante ferite, cosi in un modo o in un altro ricomincia a studiare, si rende conto che ha tanto da raccontare cosi comincia a scrivere. Prima con poesie, poi con racconti brevi che lui ama chiamare “favole per poveri”, nascono duecento poesie e un pò di racconti che non parlano altro di vita e valori ormai in disuso, quegli stessi valori che il mondo moderno spesso non riconosce più come suoi. Due libri, FUMO E PROFUMO: una raccolta di poesie ognuna con una piccola prefazione per meglio far capire semplici metafore che spesso servono ad aprire gli animi a chi ancora pensa di averne uno. Poi DALILA (la bambina che non parlava mai), dove lui si serve di una amica immaginaria per raccontare un travagliato anno della sua giovane infanzia. Usa una amica immaginaria per non peccare di narcisismo forse o forse per solitudine cronica, quella che accompagnerà sempre l’esistenza di un figlio unico. Oggi ormai a Settembre della vita lui si presenta a voi con questa intervista che altro non è che il suo modo do pensare, “semplice come lui è sempre stato”.
Cosa ti ha spinto a iniziare a scrivere poesie e da quanto tempo lo fai?
Scrivere poesie è per me come una buona medicina, io scrivo poesie come antidepressivo e per cercare di lasciare senza grandi pretese un segno del mio passaggio in questo mondo, dove spesso mi sento di un’altra epoca.
Qual è il tuo processo creativo e da dove trai ispirazione?
Non penso di avere un processo creativo, scrivo emozionandomi e cercando di trasmettere ciò che provo, io mi ispiro dalla vita, mi ispira quello che sono e il modo con cui sono a questo punto. Ci sono passaggi difficili che lasciano un segno dentro ognuno di noi, io cerco di trasmettere emozioni, penso che a questo serva la poesia.
Hai uno stile poetico preferito o ti piace sperimentare con diversi stili?
Forse io non sarò mai un poeta vero, ma penso che nessun poeta possa dire di avere uno stile, l’arte è distinguersi e chi trova una strada nell’arte è giusto che la segua, senza pensare ne a traguardi ne a compagni di viaggio. Ogni vero poeta è stato unico ed è proprio a questo che deve la sua stessa luce in un panorama che pochi apprezzano ormai,…la poesia.
Quali temi o argomenti trovi più affascinanti o significativi da esplorare attraverso la poesia?
La poesia secondo me deve essere espressione del nostro tempo, manifestare il pensiero di chi lo vive e lasciare un segno nel tempo che verrà.
Come scegli le parole per creare un’atmosfera o un’emozione specifica nei tuoi versi?
La mia poesia deve trasmettere la mia stessa emozione, quando io non ho niente da dire ascolto, l’orecchio è il più semplice mezzo di apprendimento, poi la mente elabora e ne nasce il nostro pensiero. Quando poi sento di poter dire o avere da dire io parlo o scrivo,… e là le parole non serve andarle a cercare, perché il pensiero le lascia scorrere come un fiume. Le mie poesie, quelle a cui tengo di più sono nate in venti minuti e ogni volta che le rileggo o le interpreto la mia mente torna a quel pensiero.
C’è un poeta o un movimento poetico che ti ha influenzato particolarmente?
Cerco di ascoltare e imparare sempre da tutti e tutto ma solo per creare un mio pensiero che si può accostare o meno ad altri, ma resta sempre umilmente unico. Imparare capire e crescere nella vita e artisticamente, questo ci aiuta ad essere noi stessi e forse anche a restare giovani magari anche a cento anni, perchè la mente deve sempre crescere e mai invecchiare.
Quale poesia o raccolta poetica consideri il tuo capolavoro personale e perché?
Io non amo definirmi Poeta, ma visto che in queste righe dovrò spacciarmi per tale ora mi esprimo così. Ogni opera per un vero artista è come un figlio, io ho due figli so bene di loro qualità e difetti, ma sono i miei figli e io li amo allo stesso modo. Cosi le mie poesie, ne ho scritte tante, ma ognuna di loro è un pezzo di me… quindi tutte uguali, come i miei figli, due o duecento.
Cosa pensi che la poesia possa offrire al mondo o alla società in generale?
Offrire una occasione di riflessione sulla nostra decadenza di costume, piano piano ma in realtà non troppo piano stiamo perdendo valori e qualità che un giorno qualcuno dovrà rimpiangere, alla poesia l’arduo compito di far riflettere. Oggi il mondo va veloce, la cultura dell’usa e getta ci ha portato qui, dove le cose da buttare sono ormai la porzione più grossa, la poesia e l’arte in generale deve secondo me gridare più forte, l’arte ha capito che il mondo va a rotoli è giusto che gridi, anche se ormai nessuno ascolta più. Questo mondo popolato da tanti signori e falsi nobili creato da un consumismo che tra qualche anno inghiottirà tutti, costringendo i nostri posteri a ricostruire dalle macerie che gli stiamo lasciando.
Quali consigli daresti a chiunque voglia iniziare a scrivere poesie o migliorare le proprie capacità poetiche?
A questo mondo c’è tanta poesia che poesia non è, chiunque ha da manifestare la sua arte lo faccia sempre e liberamente, ma qualora non abbia niente da dire usi il suo tempo per leggere imparare e crescere finche un giorno un semplice nessuno come me non possa dargli consigli. Chi si sente artista si manifesti sempre.
Sogno nel cassetto?
Ogni anno a Natale faccio il presepe, ma uno scrittore come fa il presepe? Lo scrive. Quest’anno come da un pò di anni ormai ho scritto un racconto dove ho messo una bella signora. Una bella signora vestita di nero che mi aspetta scrutando la mia vita attraverso il tramonto, beh! Quando mi vedrà arrivare io le vorrò sorride, e vorrò allontanarmi con lei a braccetto sorridendo e magari scherzando come faccio sempre in questa vita, per non mostrare le mie lacrime. Un sogno strano vero? Ma a questo mondo se ci mettiamo nudi allo specchio, qualcosa di strano c’è in ognuno di noi, magari la mia parte strana è nella testa. GRAZIE!
I MIEI CAPELLI BIANCHI
Quando il sole si fa basso
il respiro si fa grosso
la stanchezza si fa avanti
ma fermarmi io non posso.
Ho da finire qualche lavoro
così io non mollo adesso,
lavoro fino a notte fonda e
questo ormai succede spesso.
E poi torno al focolare
dove un tempo ero qualcuno,
ma trovo solo un fuoco spento,
che non attizza più nessuno.
E così mangio qualcosa
con la testa che mi pesa,
anche oggi una giornataccia,
ma non è questa la sorpresa.
Oggi un graffio sulla fronte,
ieri una botta sulla mano,
domani forse, starò più attento,
dovrò fare un po’ più piano.
Ma il tempo corre troppo
e io sto diventando vecchio,
mentre cammino verso la doccia
do un’occhiata al freddo specchio.
Quella faccia tanto stanca
che porto sotto al mio sorriso,
ogni sera un’alta ruga,
come un battito preciso.
Guarda qui come è ridotto
il ragazzino dentro me,
dove è finito quel leone,
se ne è andato ma perché?
Vedo solo un uomo stanco
questa sera nello specchio,
e del bambino che sognava
ne è restato solo un vecchio.
Sento un brivido dal basso
che mi sale lungo i fianchi,
comincia piovere di nuovo,
sotto… I MIEI CAPELLI BIANCHI