pseudonimo di Angela Pinto, è una cantautrice pugliese attiva dal 2013, il cui percorso artistico intreccia musica d’autrice, teatro e impegno sociale. Nel corso degli anni ha pubblicato due album, Regole e Sogni e Riflesso, ottenendo riconoscimenti come il Premio Donne d’Autore nel 2015 e Palco d’Autore nel 2023 con il brano Rivoluzione.
Parallelamente all’attività musicale, si distingue per un profilo poliedrico che la vede impegnata come produttrice artistica, ufficio stampa e autrice di format radiofonici e televisivi. Ha preso parte alla Sala Stampa di Sanremo Radio TV come inviata speciale e opinionista, collaborando inoltre con testate musicali online attraverso articoli, interviste e recensioni.
La sua formazione si sviluppa attraverso stage e laboratori di scrittura creativa, tra cui un seminario di scrittura poetica presso il CET – Centro Europeo di Toscolano. Nel suo percorso artistico unisce la dimensione performativa a quella autoriale, dando vita a collaborazioni con altri progetti indipendenti e cantautrici.
Accanto alla musica, coltiva esperienze nel teatro, nella radio e nella televisione, affiancate da un costante impegno nel sociale e nel volontariato. A questo si aggiunge una significativa attività nel mondo delle arti aeree, dove è istruttrice di cerchio aereo e aerialist, nonché campionessa di categoria ai campionati nazionali di spirale aerea e trofei aerei 2024 e 2025.
La sua scrittura nasce dal desiderio di dare voce a ciò che resta ai margini: fragilità, lotte silenziose e rivoluzioni quotidiane. La musica diventa così uno spazio di ascolto e resistenza poetica, capace di trasformare l’esperienza personale in racconto condiviso e il racconto in possibilità.
Cos’è per te l’arte?
L’arte è il linguaggio dell’anima. È qualcosa di difficile da descrivere a parole, perché l’arte è in tutto ciò che è creatività, visione e pensiero. Ecco perché spesso gli artisti vengono definiti anche folli: descrivono, con un loro linguaggio — che può essere la musica, la pittura, la danza, insomma qualsiasi linguaggio artistico — emozioni, sensazioni, visioni e, appunto, il loro modo di comunicare l’anima, la parte più profonda di sé stessi.
Come nasce il progetto Diorhà e cosa rappresenta per te questo nome?
Il progetto Diorhà nasce dal bisogno viscerale di unire le mie diverse anime artistiche e comunicative in un unico percorso coerente. Questo nome rappresenta per me un’identità profonda, un ponte tra la mia ricerca interiore e il mondo esterno: Diorhà è ispirato alla divinità egizia del sole, Ra, ed è un omaggio alla mia energia, alla mia solarità e alla mia luce, racchiudendo la forza di un’espressione che non scende a compromessi con la superficialità.
In che modo riesci a unire musica, teatro e impegno sociale nel tuo percorso artistico?
Musica, teatro e impegno sociale non sono per me mondi separati, ma facce della stessa medaglia. Il teatro mi dà la drammaturgia e la postura scenica, la musica offre la melodia e l’impatto emotivo immediato, mentre l’impegno sociale rappresenta la bussola etica. Insieme, diventano il veicolo per dare voce a chi non ce l’ha e per smuovere le coscienze attraverso la bellezza.
Cosa ti ha portato a raccontare le “rivoluzioni quotidiane” nei tuoi brani?
Mi ha spinto la consapevolezza che i grandi cambiamenti non avvengono quasi mai nei libri di storia, ma nei piccoli gesti di tutti i giorni. Raccontare le “rivoluzioni quotidiane” significa dare dignità alla resistenza silenziosa delle persone comuni, a chi sceglie l’autenticità, il coraggio e la gentilezza in un mondo che spesso va nella direzione opposta.
Qual è il processo creativo dietro una tua canzone, dalla scrittura alla produzione?
Tutto parte solitamente da un’urgenza emotiva, un’immagine, una frase, un pensiero. La scrittura dei testi e la stesura della linea melodica avvengono spesso quasi di pari passo, per poi affidarmi alla produzione in studio, dove il brano prende finalmente la sua forma definitiva, vestendosi dei suoni e degli arrangiamenti che meglio ne amplificano il significato.
Quanto ha inciso la tua esperienza nella Sala Stampa di Sanremo Radio TV sulla tua visione della musica?
Sanremo non è solo la sala stampa, ma un insieme di situazioni ed eventi collaterali. Il pass stampa mi ha permesso di vivere tutto questo appieno, creando una rete di contatti e conoscenze fondamentale. È stata soprattutto la mia determinazione nell’apprendere, nell’osservare chi questo lavoro lo fa da molto più tempo di me — dai grandi artisti ai critici musicali — e l’essere lì sul campo a fare la differenza, costruendo giorno dopo giorno la mia esperienza.
Come si intrecciano il tuo lavoro di ufficio stampa e quello di artista?
Essendo un’artista indipendente, fare di necessità virtù è stato naturale. Ho coltivato e affinato la mia attitudine alla scrittura e alla comunicazione, sviluppando in prima persona le competenze tipiche dell’ufficio stampa. Questo mi permette di curare la mia voce non solo nella musica, ma anche nel modo in cui il mio progetto si racconta e dialoga con il mondo.
Cosa ti ha insegnato il teatro in termini di espressività e presenza scenica?
Il mio percorso nel teatro e nella clownerie, sebbene oggi non calchi più i palcoscenici teatrali in senso stretto, mi ha insegnato l’ascolto dello spazio e del corpo, aiutandomi moltissimo nella presenza scenica e nella postura. In questo, un’altra cosa che mi ha aiutata tantissimo — oltre al teatro — è la danza. Ho imparato che anche il silenzio sul palco comunica, che ogni movimento ha un peso specifico e che la voce non è solo uno strumento musicale, ma un’estensione fisica ed emotiva della verità che si sta raccontando.
In che modo le arti aeree influenzano la tua dimensione artistica e performativa?
Le arti aeree aggiungono una dimensione di verticalità e sospensione, sia fisica che metaforica. Staccarsi da terra richiede totale fiducia, forza e controllo, elementi che poi porto inevitabilmente anche nella mia scrittura e nella mia presenza interpretativa: l’idea di fluttuare tra vulnerabilità e potenza.
Qual è stato il riconoscimento più significativo per te e perché?
Il riconoscimento più profondo non arriva dai premi formali, ma dagli occhi di chi mi ascolta e mi dice: “Mi hai letto nel pensiero, mi sono sentito o sentita meno solo/a”. Questa connessione umana autentica è il valore più grande che la mia musica possa ricevere; mi emoziona profondamente ogni volta.
Che tipo di connessione cerchi di creare con chi ascolta la tua musica?
Cerco una connessione intima, viscerale e priva di filtri. Vorrei che chi ascolta i miei brani si sentisse accolto in uno spazio sicuro, dove poter riflettere, emozionarsi e rispecchiarsi senza il timore di mostrarsi vulnerabile.
Come immagini evolverà il tuo progetto artistico nei prossimi anni?
Immagino un percorso in continua espansione, dove i confini tra i linguaggi artistici si faranno sempre più labili. Vorrei portare la mia musica e la mia visione in spazi scenici sempre più ampi, senza mai perdere quell’urgenza narrativa e quell’autenticità che hanno dato vita a tutto.
Se dovessi descrivere la tua musica in tre parole, quali sceglieresti?
Viscerale, universale, autentica.
Descriviti in tre parole.
Empatica, determinata, prismatica.