nasce a Torino nel 1987, città in cui vive e lavora, e sviluppa fin da bambina una profonda passione per l’arte, crescendo circondata da opere e stimoli creativi che contribuiscono a formare la sua sensibilità. Artista autodidatta, sceglie di dedicarsi completamente alla pittura solo negli ultimi anni, trasformando un interesse coltivato nel tempo in un vero e proprio percorso professionale.
La sua ricerca prende avvio dall’astrattismo moderno e contemporaneo, con opere realizzate prevalentemente in acrilico e lavorate spesso con l’uso della spatola, una tecnica che conferisce alle tele movimento, matericità e una forte libertà espressiva. Con il tempo, il suo stile evolve verso un linguaggio più personale, approdando a un pop figurativo naïf caratterizzato da colori intensi, atmosfere emotive e immagini di grande impatto visivo.
Le sue opere raccontano emozioni, energia e identità contemporanea, traendo ispirazione dalle sensazioni e dagli scenari che la circondano. La produzione artistica di Diletta Carrito ha già ottenuto riscontri significativi, con vendite in ambito nazionale e internazionale e la partecipazione a eventi e mostre dedicate all’arte contemporanea.
Tra i progetti più rilevanti si distingue una mostra dedicata alle ATP Finals di Torino, in cui ha reinterpretato in chiave artistica i protagonisti del noto torneo internazionale di tennis, evidenziando la sua capacità di coniugare cultura pop, attualità e una ricerca pittorica fortemente personale.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è un linguaggio emotivo, il modo più sincero che ho per raccontare ciò che sento senza filtri. È uno spazio di libertà dove posso trasformare emozioni, ricordi e stati d’animo in qualcosa di visibile e condivisibile.Come si è evoluto nel tempo il tuo passaggio dall’astrattismo al pop figurativo naïf?
È stato un passaggio naturale. All’inizio sentivo il bisogno di esprimermi attraverso il gesto e il colore puro, in modo più istintivo e astratto. Col tempo ho iniziato a desiderare un linguaggio più narrativo e immediato, mantenendo però la spontaneità e la libertà dell’astrattismo. Il pop figurativo naïf mi ha permesso di raccontare emozioni e frammenti di quotidianità con leggerezza, colore ed energia.Cosa ti affascina dell’uso della spatola e in che modo influenza il risultato finale delle tue opere?
La spatola mi permette di lavorare in modo diretto, fisico e spontaneo. Mi affascina la materia che si crea sulla tela, l’imperfezione del gesto e la possibilità di dare movimento e profondità al colore. Ogni segno è unico e rende l’opera viva e dinamica.Quanto conta il colore nella costruzione delle emozioni che vuoi trasmettere?
Il colore è fondamentale. È il primo elemento che arriva allo spettatore e spesso nasce prima ancora del soggetto. Ogni tonalità porta con sé un’emozione diversa e mi aiuta a creare atmosfere intime, energiche o malinconiche. Attraverso il colore cerco sempre di trasmettere sensazioni autentiche.Quali sensazioni o momenti della tua quotidianità diventano più spesso fonte di ispirazione?
Mi ispirano molto i piccoli momenti autentici della vita quotidiana: uno sguardo, una conversazione, una canzone, il silenzio o un ricordo improvviso. Anche le emozioni più semplici o contrastanti diventano spesso il punto di partenza delle mie opere.In che modo definiresti oggi la tua identità artistica?
Oggi definirei la mia identità artistica come istintiva, emotiva e libera. Attraverso il colore e la materia cerco di creare opere che abbiano energia ma anche sensibilità, mantenendo sempre spontaneità e autenticità.C’è un’opera che consideri particolarmente rappresentativa del tuo percorso?
Più che una singola opera, credo che siano i lavori nati nei momenti di cambiamento personale a rappresentarmi maggiormente. Sono opere in cui convivono fragilità, forza e bisogno di espressione, e che raccontano in modo sincero la mia evoluzione artistica ed emotiva.Come vivi il rapporto tra istinto e tecnica nel tuo processo creativo?
Per me l’istinto viene prima di tutto. La tecnica è importante, ma deve restare uno strumento al servizio dell’emozione. Cerco sempre un equilibrio che mi permetta di esprimermi in modo spontaneo senza perdere consapevolezza nel gesto.Quanto ha inciso il tuo percorso da autodidatta sulla libertà del tuo linguaggio?
Essere autodidatta ha inciso profondamente sul mio modo di creare. Mi ha permesso di sviluppare un linguaggio personale senza sentirmi legata a schemi o regole precise. È stato un percorso fatto di sperimentazione, ricerca e libertà espressiva.Che tipo di dialogo cerchi di instaurare con chi osserva le tue opere?
Mi piace che chi osserva le mie opere possa sentirsi libero di interpretarle attraverso le proprie emozioni e la propria esperienza personale. Non cerco una lettura unica, ma una connessione emotiva sincera e spontanea.Qual è stata l’esperienza più significativa tra mostre ed eventi a cui hai partecipato?
Nonostante il mio percorso sia ancora in evoluzione e io non abbia ancora partecipato a mostre vere e proprie, ogni occasione in cui ho condiviso il mio lavoro con altre persone è stata significativa. Anche il confronto attraverso i social o in contesti più informali mi ha aiutata a capire quanto l’arte possa creare connessioni autentiche ed emozionali. Vivo questa fase come un momento di crescita e costruzione della mia identità artistica.Com’è nata l’idea della mostra legata alle ATP Finals di Torino e cosa ti ha lasciato?
L’idea è nata dal desiderio di creare un dialogo tra arte ed energia contemporanea, prendendo ispirazione da un evento internazionale così dinamico come le ATP Finals. È stato uno stimolo importante per immaginare il mio linguaggio artistico in contesti nuovi e aperti al confronto.Quali sono le sfide principali che incontri oggi nel tuo percorso artistico?
La sfida principale è restare autentica, continuando a evolvermi senza perdere spontaneità. In un contesto in cui tutto cambia velocemente, per me è importante proteggere la mia sensibilità artistica e continuare a creare in modo sincero.Che direzioni immagini per il futuro della tua ricerca pittorica?
Vorrei continuare a sperimentare attraverso il colore, la materia e nuove superfici, cercando modi sempre diversi per raccontare emozioni e stati d’animo. Mi interessa evolvere mantenendo però intatta la libertà espressiva che caratterizza il mio lavoro.Descriviti in tre colori.
Rosa, per la sensibilità, la delicatezza e la parte più emotiva del mio immaginario. Rosso, per la passione, l’energia e l’intensità che metto in ciò che creo. Nero, per la profondità, il mistero e quella parte più introspettiva che vive nelle mie opere.