nato ad Ascoli Piceno nel 1985, si avvicina alla recitazione durante gli anni della scuola superiore, sviluppando fin da subito un forte interesse per il mondo del teatro. Dopo una pausa legata a motivazioni personali, ritrova la passione per la scena e riprende il suo percorso formativo attraverso laboratori teatrali, trasformando progressivamente quella che era nata come una semplice inclinazione in una scelta di vita.
Dal 2014 intraprende l’attività di attore in maniera professionale sul palcoscenico, consolidando la propria esperienza teatrale. L’anno successivo amplia il proprio raggio d’azione approdando anche davanti alla macchina da presa, entrando così nel mondo del cinema. Parallelamente coltiva una forte passione per il doppiaggio, settore in cui è attivamente impegnato insieme a teatro e cinema.
Oggi porta avanti il suo percorso artistico muovendosi tra questi tre ambiti, costruendo una carriera caratterizzata da versatilità espressiva e continua ricerca.
Cos’ è per te l’arte?
L’arte per me è terapia e magia. Uso questi due termini perché riguardo la “terapia” l’arte mi fa bene e giova alla mia salute e al mio umore psicofisico. Riguardo invece la “magia” l’arte, nel settore della recitazione, è qualcosa di affascinante per tutti coloro che adorano la recitazione, sia teatrale che cinematografica, e di magico per me ed il pubblico il quale crede a un qualcosa di non veritiero.
Com’è cambiato il tuo rapporto con la recitazione dopo la pausa che hai vissuto e cosa ti ha fatto ritrovare quella scintilla?
A dire il vero non ci sono stati grandi cambiamenti. Avevo cominciato durante il mio periodo scolastico quando frequentavo la scuola superiore. Era un gioco, poi la scuola non aveva i fondi per far continuare l’attività teatrale ed io pensavo a sistemarmi col lavoro. Ho svolto diversi mestieri, poi nel 2009 trovai una locandina dei corsi di teatro ed io tornai indietro nel tempo a quando facevo teatro per gioco e questo “gioco” ha rappresentato la scintilla di credere nelle mie capacità artistiche e di ricominciare a recitare.
Cosa rappresenta per te il passaggio da un interesse amatoriale a una scelta professionale nel 2014?
Questo passaggio per me rappresenta il fatto che la mia mente nel 2014 ha cominciato ad elaborare la convinzione nel prendere la recitazione non più come un semplice interesse, un puro hobby bensì come una vera e propria passione. Quando frequentavo i laboratori teatrali e a fine anno facevo il “saggio” tutte le mie amicizie, parenti e conoscenti, che venivano a guardarmi dicevano che dovevo insistere nel settore della recitazione perché notavano un certo talento che io nutrivo per l’arte. Così nel 2014 decisi di iniziare a studiare e lavorare professionalmente in questo settore.
Quali sono le principali differenze che percepisci tra il lavoro sul palcoscenico e quello davanti alla macchina da presa?
La differenza che percepisco tra il teatro e il cinema è il contatto umano. Mentre sul palcoscenico il contatto col pubblico è vivo e diretto, sul set il contatto è indiretto. Nel cinema l’attore è a contatto con la macchina da presa, col fonico e col regista il quale dice stop se la scena non va bene o la ritiene buona, poi l’attore sul set deve avere una recitazione naturale e spontanea. Il teatro è diverso, l’attore si rapporta direttamente con lo spettatore e mentre recita non può sbagliare o se sbaglia non può assolutamente fermarsi, deve continuare a recitare. Nel teatro ci sta una certa impostazione che l’attore deve assumere dall’inizio alla fine dello spettacolo.
C’è un ruolo o un’esperienza che senti abbia segnato particolarmente il tuo percorso artistico fino ad oggi?
Si ho avuto il piacere di recitare con persone diversamente abili nel 2015 sul set di “Tutto può accadere nel villaggio dei miracoli”, girato a Tortoreto provincia di Teramo, e nel 2017 sul set di “Sotto il segno della vittoria”, girato ad Avellino, film entrambi diretti da Modestino Di Nenna. E’ stata un’esperienza toccante quella di recitare con i diversamente abili. Mi ha colpito molto la loro determinazione e anche la loro caparbietà nel mettere impegno quando di dovevano girare e poi ripetere varie volte una determinata scena. Per me è stato emozionante relazionarmi con tali persone.
In che modo il teatro ha influenzato il tuo approccio al cinema e viceversa?
Il teatro, per chi vuole intraprendere questa strada o anche per chi vuole recitare per passatempo, è la vera base per un attore. E’ opportuno incominciare sul palcoscenico per poi aggiungere il set. Io quando nel 2015 ho iniziato a fare anche cinema all’inizio avevo quell’impostazione teatrale, mi muovevo troppo col corpo. Ho incominciato allora a lavorare su me stesso, togliendo quell’impostazione e facendo molto meno.
Cosa ti affascina maggiormente del mondo del doppiaggio rispetto alla recitazione tradizionale?
Il doppiaggio è un altro pianeta. E’ vero che per essere doppiatori bisogna essere prima attori ma resta il fatto che è un mondo a se. Quello che mi affascina è il mettersi nei panni di un’altra persona. Il doppiatore in fin dei conti recita ma, mentre nel cinema e teatro sei tu a recitare con la tua interpretazione, le tue pause, i tuoi sentimenti, nel doppiaggio devi entrare nella mente di una persona a te sconosciuta e conoscere la sua vita, la sua storia. La bravura di un doppiatore è riprodurre ugualmente tutti i suoi sentimenti (gioie, dolori, paure, rabbie etc).
Come gestisci il passaggio tra linguaggi espressivi diversi come teatro, cinema e doppiaggio?
Sono passaggi che gestisco lavorando su me stesso e facendo training autogeno. Ciò che accomuna teatro, cinema e doppiaggio è la recitazione ed il saper recitare. Però sono tutti settori diversi tra loro e quando si compie il passaggio l’uno dall’altro è come saltare gli ostacoli.
Quali sono le difficoltà più grandi che hai incontrato nel tuo percorso e come le hai superate?
Nel mio percorso di difficoltà ne ho incontrate e anche oggi ne incontro. La mia più grande difficoltà è stata quando ho iniziato a recitare a un determinato livello. Per me è stato come fare il passo più lungo della mia gamba. Ho superato questa difficoltà con una sola azione, vale a dire studiare ed abbinare come si dice la teoria con la pratica. E’ vero che occorre una preparazione teorica ma ci vuole anche pratica, molta pratica e si acquisisce facendo esperienza.
Quanto conta per te la formazione continua nel tuo mestiere?
La formazione conta ed è molto importante. Chi fa questo mestiere non deve fermarsi. Un attore, anche se durante gli anni ha acquisito esperienza, non si deve sentire mai arrivato. Deve continuare ad aggiornarsi nel suo settore di interesse, sempre e costantemente. Se un attore si sente arrivato può tranquillamente dedicarsi ad altro.
Che tipo di storie o personaggi ti piacerebbe interpretare in futuro?
Il mio sogno nel cassetto è quello di interpretare il cattivo, un boss criminale. Mi è già capitato di farlo nel 2024 in due cortometraggi. Ricordo una volta una mia amica regista mi ha detto che ho quelle espressioni giuste per interpretare la parte del cattivo. Ci sono altri registi che al contrario hanno detto che sono più idoneo per interpretare l’uomo di legge (poliziotto, magistrato, avvocato etc). Questi ruoli non l’ho mai ricoperti fino ad ora, però in futuro mi piacerebbe interpretarli.
Qual è il tuo obiettivo artistico oggi e dove immagini di arrivare nei prossimi anni?
Ad oggi il mio obiettivo è quello di diventare ogni anno un bravo attore sia nel campo cinematografico che teatrale ed essere sempre migliore. Nei prossimi anni affermarmi anche nel doppiaggio.
Descriviti in tre parole
In tre parole sono: testardo, determinato e sognatore.