Daniela Caggiano

è una cantante jazz e pop, docente e vocal coach con una lunga esperienza nel panorama musicale e didattico italiano. Nata a Bra, scopre la passione per il canto in…

BIOGRAFIA

#Daniela Caggiano

è una cantante jazz e pop, docente e vocal coach con una lunga esperienza nel panorama musicale e didattico italiano. Nata a Bra, scopre la passione per il canto in giovane età e intraprende un percorso formativo strutturato che la porta a conseguire il Diploma Accademico di Primo Livello in Tradizioni Musicali Extraeuropee ad indirizzo afroamericano presso il Conservatorio G. Ghedini di Cuneo, con una tesi dedicata all’evoluzione del canto jazz attraverso figure iconiche come Billie Holiday. Parallelamente prosegue il suo perfezionamento con studi specialistici in canto jazz.

Nel corso della sua carriera ha affiancato all’attività artistica una solida vocazione didattica, fondando una scuola di canto moderno e jazz e arti sceniche, oggi punto di riferimento per la formazione vocale. Ha insegnato in numerose istituzioni musicali e scolastiche, collaborando anche con enti sanitari e progetti dedicati al benessere della voce, sviluppando metodi innovativi come Osteo-Voice e Voce in Movimento, che integrano tecnica vocale, respirazione e consapevolezza corporea.

La sua attività artistica si esprime sia in ambito concertistico, con esibizioni in ensemble e progetti jazz, sia nella produzione di contenuti didattici e divulgativi, tra cui libri dedicati alla musica per l’infanzia. Ha collaborato con numerosi musicisti e professionisti del settore, partecipando a progetti interdisciplinari che uniscono musica, medicina e ricerca sul suono.

Accanto alla musica, Daniela Caggiano è attiva anche nel sociale, promuovendo concerti di beneficenza e iniziative solidali. La sua visione artistica unisce tecnica, espressività e attenzione alla dimensione umana della voce, considerata non solo strumento musicale ma mezzo di comunicazione profonda e consapevole.

Cos’è per te la musica?
La musica è per me il mio posto sicuro. Non è solo il mio mondo, ma anche un angolo di pace, di rinascita e di gioia, persino nei momenti più difficili della vita. Capita di attraversare periodi tristi o complicati, e lei è sempre lì… ti dà senza chiedere nulla, ti consola e non ti lascia mollare mai. Io non riesco a immaginare un mondo senza musica, né persone che non l’abbiano vicina o che non la amino. La musica sa parlare dove le parole si fermano, sa accogliere, emozionare e farci sentire meno soli.

Cos’è per te la voce: uno strumento tecnico o un mezzo di espressione più profonda?
È entrambe le cose. È il mio strumento di lavoro, quindi me ne prendo cura dal punto di vista tecnico affinché sia efficiente e possa durare nel tempo senza rovinarsi. Ma è anche il mezzo attraverso cui comunico ciò che provo, anche quando non riuscirei a esprimerlo in altri modi. Se vuoi esprimerti al cento per cento delle tue possibilità, avere una buona tecnica e una
maggiore consapevolezza nell’uso della voce è sicuramente un vantaggio. Ti permette di comunicare meglio, con più libertà, autenticità ed efficacia.

In che modo il jazz ha influenzato la tua identità artistica rispetto al pop?
Il jazz è stato amore al primo ascolto. Pop e jazz sono mondi diversi, ma ciò che ho sempre amato della musica è la contaminazione quasi spontanea che nasce quando si fondono stili differenti e li si mette al servizio della propria personalità artistica. Naturalmente tutto questo non sarebbe possibile senza studio, ricerca e curiosità. Io amo il pop, ma ciò che riesco a esprimere quando canto una melodia jazz mi regala una soddisfazione speciale e mi fa sentire completa. Credo anche che il percorso nel jazz mi abbia resa una cantante pop più consapevole, più raffinata e più libera nell’interpretazione.

Come nasce l’idea di integrare discipline come osteopatia e canto nei tuoi metodi innovativi?
Nel mio percorso di formazione per diventare vocal coach ho avuto la fortuna di studiare e confrontarmi con diversi professionisti della voce, come foniatri, logopedisti, fisioterapisti e osteopati, figure fondamentali nella preparazione e nel benessere della voce artistica. L’osteopata, in particolare, è una figura che trovo molto interessante perché dedica grande
attenzione al diaframma e al suo utilizzo nella respirazione, sia in ambito artistico che sportivo o semplicemente nella vita quotidiana. Il suo intervento rappresenta un valido supporto al lavoro vocale, contribuendo a migliorare la consapevolezza corporea, la funzionalità respiratoria e l’equilibrio generale della persona. Sul mio sito internet potete trovare alcune
testimonianze relative al metodo OsteoVoice, che ho ideato insieme al Dott. Diego Merlo. Si tratta di un percorso che unisce i suoi trattamenti osteopatici, mirati al lavoro sulle fasce muscolari e alla percezione di un corretto funzionamento del diaframma, ai miei esercizi di tecnica vocale. L’obiettivo è aiutare la persona a sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio corpo e della propria respirazione, creando un ponte tra benessere fisico e performance vocale. L’integrazione tra queste due competenze permette spesso di ottenere risultati più completi e duraturi, sia per chi usa la voce professionalmente sia per chi desidera semplicemente migliorare il proprio rapporto con la voce che parla.

Qual è stata l’esperienza didattica che ti ha arricchito maggiormente nel tuo percorso?
Indubbiamente il mio primo percorso universitario in Conservatorio è stato fondamentale. È lì che ho conosciuto Danila Satragno, cantante jazz e vocal coach di grande preparazione didattica, che ha contribuito ad arricchire e completare le mie competenze come insegnante. Ho sempre avuto un buon orecchio e, ascoltando una voce, riesco spesso a intuire di cosa
abbia bisogno un allievo per ritrovare il proprio equilibrio vocale. Danila mi ha insegnato a sviluppare ulteriormente questa capacità, fornendomi strumenti concreti per osservare, ascoltare e intervenire in modo sempre più efficace. La tecnica vocale che ho appreso si è dimostrata solida ed efficace e permette, nella maggior parte dei casi, di ottenere risultati evidenti e duraturi in tempi ragionevoli, pur tenendo conto che ogni voce, ogni persona e ogni percorso hanno caratteristiche e tempi di apprendimento differenti

Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi oltre alla tecnica vocale?
Sono tante le cose che si possono approfondire durante una lezione di vocalità. Io non parlo mai soltanto di canto, perché per me la voce non è solo musica: è anche espressione verbale, uno strumento che utilizziamo ogni giorno e che merita attenzione e cura. Uno degli aspetti che considero più importanti è la ricerca della propria identità artistica: trovare la propria voce, il repertorio più adatto e acquisire sicurezza nell’esprimersi. Vincere la timidezza e salire su un palco per esibirsi davanti a un pubblico può trasformare profondamente una persona. Spesso vedo allievi che arrivano con una forte introversione o con molte insicurezze e che, attraverso il lavoro sulla voce e sull’espressione, imparano a fidarsi di sé stessi. Questo cambiamento non rimane confinato al canto, ma si riflette anche nella vita quotidiana, a scuola, sul lavoro e nelle relazioni interpersonali. Per questo credo che la vocalità sia molto più di una disciplina artistica: è un percorso di crescita personale che aiuta a conoscersi, comunicare meglio e trovare il proprio spazio nel mondo.

Quanto è importante il corpo nella produzione del suono e nella performance?
Vivere bene nel proprio corpo è un valore aggiunto. Io, per esempio, sono molto legata alla mia fisicità e cerco di mantenermi in forma, anche perché, superati i cinquant’anni, si sente ancora di più il bisogno di stare bene e di avere energia. Il messaggio che mi piace trasmettere è quello di fare il possibile, fin da giovani, per prendersi cura di sé stessi, così da affrontare l’età adulta e il passare del tempo nelle migliori condizioni possibili. Non si tratta di inseguire la perfezione, ma di coltivare il benessere. Per chi usa la voce, il corpo è parte integrante dello strumento. Se sto bene fisicamente, anche il mio suono e la mia performance ne beneficiano: mi sento più libera, più efficiente e meno condizionata da tensioni e limitazioni. Credo che il corpo sia il nostro tempio. Tutto ciò che la natura ci ha donato è una fortuna preziosa e, proprio per questo, merita rispetto, attenzione e cura. Prendersi cura del propriocorpo significa anche prendersi cura della propria voce, delle proprie emozioni e della qualità della propria vita.

Qual è la sfida più grande oggi per chi vuole intraprendere una carriera nel canto?
Credo che oggi sia fondamentale essere un artista riconoscibile, capace di rappresentare uno stile e un’identità ben precisi. Avere una personalità artistica forte è ciò che permette di distinguersi in un panorama musicale sempre più ricco di talenti.
Soprattutto, ritengo importante andare oltre le cover e dedicarsi alla scrittura dei propri brani. Gli interpreti bravi sono moltissimi e hanno un ruolo prezioso, ma la capacità di scrivere e raccontarsi attraverso la musica è una qualità che spesso attira maggiormente l’attenzione di produttori e professionisti del settore. Per questo motivo considero molto utile imparare a suonare uno strumento, studiare armonia e composizione e provare a esprimere sé stessi attraverso canzoni inedite. È una sfida impegnativa, perché richiede di mettersi in gioco e mostrarsi per ciò che si è davvero, ma è anche un percorso di grande crescita artistica e personale.

Come riesci a conciliare l’attività artistica con quella di insegnamento e ricerca?
Bella domanda! In realtà non credo esista una formula segreta: lo fai e basta. Sono sempre impegnata in mille cose e, a dire il vero, vorrei farne ancora di più di quelle cheriesco concretamente a portare a termine. Lo scorso anno ho concluso un altro importante percorso di studi, conseguendo la laurea magistrale in canto jazz. È stato davvero impegnativo conciliare nuovamente lo studio con il lavoro, ma ci sono riuscita e ne sono molto orgogliosa. Dico sempre che volere è potere. La musica richiede determinazione, costanza e la capacità di non perdere mai di vista il proprio obiettivo. Ci sono momenti in cui bisogna fare delle scelte e accettare qualche rinuncia: quando sono immersa nei miei progetti esco poco, la vita sociale si
riduce all’essenziale e il sonno non è sempre quello che dovrebbe essere. Ma quando raggiungo un traguardo, la soddisfazione ripaga di ogni sacrificio. Si prova un profondo senso di appagamento e di gratitudine per il percorso compiuto. E allora ci si concede un po’ di tempo per recuperare energie e ritrovare anche il piacere delle piccole cose della vita quotidiana.

C’è un momento della tua carriera in cui hai sentito una svolta decisiva?
Credo di aver capito che il mio lavoro stava diventando qualcosa di importante quando sempre più persone hanno iniziato a cercare le mie lezioni e a richiedere la mia presenza con continuità. Negli ultimi dieci anni ho avuto il piacere di allenare e accompagnare tantissime voci, ognuna diversa dall’altra. È una delle cose che amo di più del mio lavoro: ogni voce rappresenta una nuova esperienza, una nuova storia e un’opportunità di crescita reciproca. Ancora oggi mi riempie di gioia incontrare nuovi allievi e intraprendere con loro un percorso vocale e umano. Se però devo raccontare un momento particolarmente significativo della mia professione, ne ricordo due con grande emozione. Il primo è stato quando la casa editrice Erickson ha pubblicato il mio libro per bambini La musica a colori, un progetto in cui ho creduto profondamente e che mi ha permesso di unire la mia passione per la musica e quella per la didattica. Il secondo è stato nel 2020, quando ho pubblicato il mio primo brano inedito, Illogica. Vedere una mia canzone prendere vita è stata un’emozione incredibile: un traguardo artistico importante, ma anche una conferma del fatto che vale sempre la pena credere nelle proprie idee e continuare a mettersi in gioco.

In che modo la tua esperienza nella beneficenza ha influenzato il tuo modo di vivere la musica?
I concerti che ho realizzato insieme ai miei allievi hanno sempre avuto uno scopo benefico. Credo che ci sia qualcosa di straordinario nel cantare per una causa che va oltre noi stessi: non c’è niente di più bello che fare musica mettendola al servizio degli altri. Salire sul palco è già di per sé un’occasione preziosa, un momento di condivisione e di crescita. Perché allora non renderla ancora più significativa trasformandola in un gesto di solidarietà? Ho sempre pensato che il bene generi altro bene. La gratificazione non arriva solo dopo, ma nello stesso istante in cui si decide di donare il proprio tempo, il proprio talento e la propria energia. E questa sensazione mi ritorna ogni volta attraverso l’affetto, la riconoscenza e la
stima che le associazioni beneficiarie ci dimostrano. La musica ha il potere di unire le persone, abbattere le distanze e creare comunità. Per questo credo che debba essere anche solidarietà, condivisione e comunione. Quando la musica incontra la generosità, il suo valore diventa ancora più grande e cambia anche me che in quel momento ho fatto un dono.

Qual è il ruolo dell’improvvisazione nella tua pratica musicale quotidiana?
Se per improvvisazione intendi la creatività istantanea tipica del jazz, allora posso dire di improvvisare continuamente.
Sono una persona che sperimenta molto: cerco nuovi esercizi, nuovi modi di affrontare i brani e di superare le difficoltà, lasciando sempre spazio all’inventiva. Non credo esista un unico metodo valido per tutti. Ogni allievo è diverso e questo mi porta, ogni volta, a reinventare in parte il mio approccio, adattandolo alle esigenze, alla personalità e agli obiettivi di chi ho
davanti. C’è poi un aspetto che amo particolarmente: il lavoro con i bambini più piccoli. Durante le lezioni mi capita spesso di creare filastrocche legate agli argomenti che emergono spontaneamente, inventare giochi e trovare sul momento strategie per catturare la loro attenzione e trasformare l’apprendimento in un’esperienza divertente e coinvolgente. Del resto, nel jazz l’improvvisazione è la massima espressione della libertà. E credo che questa libertà, in forme diverse, accompagni ogni giorno anche il mio modo di insegnare e di vivere la musica.

Cosa rappresenta per te il rapporto tra musica e benessere?
La musica è benessere. Quando si dice che cantare è terapeutico, posso confermare che c’è molta verità in questa affermazione. Ma non è solo il canto a farci stare bene: anche suonare uno strumento, leggere ad alta voce con espressività o creare qualcosa insieme ad altre persone può avere effetti molto positivi sul nostro equilibrio emotivo. Nella mia esperienza vedo spesso allievi arrivare a lezione stanchi dopo una lunga giornata di lavoro, preoccupati per un problema personale, o magari delusi da qualcosa accaduto a scuola. Eppure, molto spesso, al termine della lezione il loro atteggiamento è cambiato: il volto è più disteso, l’energia è diversa e il peso della giornata sembra più leggero. La musica non cancella i problemi, ma ci permette di esprimere emozioni, liberare tensioni, ritrovare concentrazione e riconnetterci con noi stessi.

Hai un progetto futuro che senti particolarmente vicino alla tua evoluzione artistica?
La tua intervista capita davvero a fagiolo, come si suol dire! Sto per inaugurare una nuova sede che aprirà le sue porte a settembre e sono molto emozionata per questa nuova avventura. Il mio desiderio è quello di creare uno spazio in cui
poter esprimere al meglio la mia professione, ma soprattutto un luogo accogliente, stimolante e creativo, capace di incoraggiare chi ancora non ha trovato il coraggio di essere voce. In questo periodo sto lavorando all’allestimento dei locali e alla ricerca di futuri collaboratori che possano condividere con me questa visione. È un progetto importante, che rappresenta
una nuova partenza e, allo stesso tempo, un traguardo significativo. Dopo venticinque anni di attività, credo che questa sia davvero la candelina giusta da aggiungere alla torta: un sogno che continua a crescere e a rinnovarsi. Vi terrò aggiornati sui prossimi sviluppi e vi invito fin da ora a venirmi a trovare. Sarà un piacere accogliervi in questa nuova casa della voce.

Se dovessi descrivere il tuo percorso con tre parole, quali sceglieresti?
Intenso, autentico, importante.

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