è un attore toscano che svolge la propria attività professionale tra la Toscana e Roma. Diplomato presso l’Accademia triennale di recitazione diretta da Ennio Salomone, ha proseguito il proprio percorso formativo con un master in doppiaggio curato da Roberto Draghetti e attraverso numerosi workshop con registi e casting director. Negli ultimi anni ha inoltre approfondito e perfezionato la tecnica Chubbuck, ampliando gli strumenti a disposizione della propria ricerca attoriale.
Nel corso della sua carriera ha avuto l’opportunità di lavorare con diversi registi del panorama cinematografico e televisivo italiano, tra cui Roberto D’Alatri, Vittorio Sindoni, Fabio Tagliavia, Luca Guardabascio e Alessandro Dervisio, prendendo parte a film e produzioni televisive. La sua esperienza si è estesa anche al panorama internazionale grazie alla partecipazione alla serie HBO “Rome”, nella quale è stato diretto da Tim Van Patten.
Tra i lavori che hanno segnato il suo percorso figura anche il cortometraggio “Usura”, che lo ha visto tra gli interpreti e che ha ottenuto un riconoscimento al Festival Internazionale del Cinema di Salerno. Un’esperienza che si inserisce in un percorso professionale costruito attraverso formazione continua e confronto con differenti linguaggi e realtà produttive.
Cos’è per te la recitazione e che ruolo occupa oggi nella tua vita?
La recitazione è quello che sono, è la mia scelta di vita, una necessità e occupa il ruolo più importante nella mia vita, a cui non posso rinunciare.
Quando hai capito che il mestiere dell’attore sarebbe diventato il tuo percorso professionale?
Ammetto di averlo capito tardi. Prima avevo altri obiettivi, ma sentivo che mancava qualcosa nella mia vita. Feci un concorso di recitazione, “Sognando Hollywood”, senza avere una formazione professionale, così, quasi per gioco, e arrivai sesto. Lì ho capito la mia strada e di cosa avevo bisogno. Dopo un mese mi ero già trasferito a Roma.
Quanto ha influito sulla tua crescita artistica la formazione presso l’Accademia di recitazione di Ennio Salomone?
È stato fondamentale. Attraverso il percorso accademico ho potuto confrontarmi per la prima volta con tutto ciò che vuol dire recitare. Dai miei meravigliosi insegnanti al confronto con altri attori e attrici del corso già professionisti: uno stimolo importante che mi ha insegnato come affrontare questo mondo, anche se c’è sempre da imparare.
Hai approfondito anche il mondo del doppiaggio: cosa ti affascina maggiormente del lavoro esclusivamente attraverso la voce?
Grazie ai miei maestri Teo Bellia e il caro Roberto Draghetti, ho approfondito il mondo del doppiaggio, che è un mondo a sé. Affascinante ma complicatissimo, perché non è solo avere una bella voce: è tecnica, recitazione, tempismo. Usare solo la voce per trasmettere le emozioni è veramente difficile. Lì ho fatti impazzire (eh eh).
Negli ultimi anni ti sei perfezionato nella tecnica Chubbuck. In che modo ha modificato il tuo approccio alla costruzione di un personaggio?
Premetto che ogni metodo è fondamentale per il lavoro dell’attore e che nessuno è perfetto. Ogni attore deve seguire il suo percorso e attingere ai vari metodi per crearne uno suo personale che lo rispecchi, ed è quello che ho fatto io. Ultimamente mi sono perfezionato nel metodo Chubbuck, che prende il nome dalla sua creatrice Ivana, per migliorare il mio approccio al testo e al personaggio. È un metodo molto usato dagli attori che lavorano in America. Il metodo ha un approccio diverso al personaggio, che ti permette di raggiungere un obiettivo forte per vincere e superare gli ostacoli, proprio come accade nella vita reale, e si basa su un percorso pratico sviluppato in 12 punti che ti permettono di capire il personaggio.
Hai lavorato con registi come Roberto D’Alatri, Vittorio Sindoni, Fabio Tagliavia, Luca Guardabascio e Alessandro Dervisio. Cosa cerchi di portare con te da ogni incontro professionale?
Il bello di lavorare con vari registi è che ti fa capire che il cinema non è uno e imprescindibile. Il cinema ha tantissime sfaccettature e ogni regista ha una sua visione, un modo diverso di girare e di rapportarsi con gli attori. Ogni regista mi lascia qualcosa, come ogni persona sul set, perché stare a contatto 24 ore su 24 con le persone sul set crea dei legami incredibili.
L’esperienza internazionale nella serie HBO “Rome”, diretto da Tim Van Patten, cosa ha rappresentato nel tuo percorso artistico?
Direi che è stato un sogno per me. Anche se era un piccolo ruolo, cimentarmi in un set così grande, con attori e registi internazionali, è stato fantastico. Per il percorso artistico mi ha dato credibilità e mi ha reso non più “invisibile” e, a livello di crescita artistica, mi ha fatto capire il livello che voglio raggiungere.
Cinema, televisione e doppiaggio richiedono approcci differenti. In quale dimensione senti di riuscire a esprimerti maggiormente?
Di sicuro ho capito che il doppiaggio non è totalmente nelle mie corde, anche se è fondamentale conoscerlo e praticarlo. Ciò che mi appartiene di più è il cinema, poiché mi permette di affrontare il personaggio più intensamente e in modo immersivo, perché un film si sviluppa in un tempo più limitato, ma anche le fiction mi hanno dato tanto e mi diverte molto prenderne parte perché si creano dei legami tra i personaggi quasi di fratellanza.
Il cortometraggio “Usura” è stato premiato al Festival Internazionale del Cinema di Salerno. Che ricordo conservi di quel progetto e della sua realizzazione?
Ho un ricordo bellissimo, anche perché è stato girato con artisti e con un set di amici con cui avevo già lavorato, in particolar modo il produttore Gianni Pagliazzi e gli attori Danilo Brugia e il mio caro amico Massimo Bonetti. Ed è stata una bella soddisfazione vincere con loro e con un tema così impegnativo come l’usura, soprattutto perché è stato girato in provincia di Salerno.
Quanto è importante per un attore continuare a studiare e mettersi in discussione anche dopo molti anni di esperienza?
È fondamentale. Il mondo si evolve, sia quello della recitazione che quello che vuole il pubblico. Poi io sono uno curioso, che osserva il mondo che lo circonda, come si muovono le persone, come si comportano. Diciamo che tutto ciò che mi circonda è campo di studio.
C’è un personaggio che hai interpretato che senti particolarmente vicino a te? E per quale motivo?
Sinceramente uno particolarmente vicino a me no. Però tendo a mettere le mie esperienze e un po’ di me stesso in ogni ruolo, così da sentirlo più mio.
Esiste un ruolo che non hai ancora avuto occasione di interpretare e che rappresenterebbe per te una vera sfida artistica?
Un ruolo che mi piacerebbe tantissimo interpretare è quello di un pazzo, di uno squilibrato totale. Potrei dare spazio alla mia libertà creativa.
Come vivi il momento che precede l’ingresso sul set e cosa accade dentro di te quando il regista pronuncia la parola “azione”?
Il momento che precede l’ingresso sul set è un momento speciale. Io mi isolo da tutti i pensieri, mi guardo intorno, mi immedesimo nella scenografia, sento gli odori e i rumori della location, mi faccio trasportare da tutto il set per sentirlo mio e, per mio, intendo il personaggio con cui sono un tutt’uno, per poi, al momento dell’azione, renderlo libero.
Qual è, secondo te, la qualità più importante che un attore dovrebbe possedere oltre al talento?
La pazienza, perché la parte più difficile in questo lavoro è il saper aspettare. Aspettare la telefonata, un provino, mesi senza lavorare in cui ti senti vuoto. Gli altri che ti giudicano senza capire cosa vuol dire vivere da artista. Aspettare di diventare visibile per gli addetti del cinema. Sì, la pazienza è fondamentale.
Guardando al futuro, quali nuove esperienze o traguardi vorresti raggiungere nel tuo percorso artistico?
Nel mio futuro ci sono progetti importanti: il film di Massimo Bonetti, una collaborazione artistica con vari progetti con la mia amica Yassmin Pucci e, soprattutto, vorrei riuscire a realizzare le sceneggiature scritte da me: due film e una serie TV. Ci sto lavorando per realizzarli, soprattutto uno dei due film, che è una storia a cui tengo molto. Poi, se chiudo gli occhi e vedo il mio futuro, mi immagino a mettere un premio prezioso su uno scaffale. Mai smettere di sognare.