Claudia Amadesi

nasce a Erba, in provincia di Como. Dopo il diploma presso l’Istituto Statale d’Arte di Cantù nella sezione di decorazione pittorica, prosegue la sua formazione specializzandosi in comunicazione visiva a…

BIOGRAFIA

#Claudia Amadesi

nasce a Erba, in provincia di Como. Dopo il diploma presso l’Istituto Statale d’Arte di Cantù nella sezione di decorazione pittorica, prosegue la sua formazione specializzandosi in comunicazione visiva a Milano. Fin dagli inizi del suo percorso sviluppa una ricerca personale orientata alla sperimentazione tra pittura, materia e linguaggio visivo contemporaneo.

La sua pratica artistica si fonda sull’incontro tra gesto pittorico, elaborazione visiva e costruzione della superficie. La materia diventa il fulcro del processo creativo: viene incisa, modellata e stratificata fino a trasformarsi in uno spazio espressivo capace di raccontare dimensioni interiori e percorsi di memoria.

Nelle sue opere Claudia Amadesi indaga il rapporto tra luce, materia e memoria. Solchi, fenditure e tracce attraversano la superficie pittorica come segni di una scrittura interiore, metafore delle stratificazioni dell’esperienza umana. Attraverso una pittura materica e gestuale costruisce superfici vibranti in cui luce e ombra dialogano continuamente, generando un equilibrio sottile tra dimensione naturale e dimensione interiore.

Le composizioni, accompagnate da una tavolozza che oscilla tra toni delicati e accensioni cromatiche più intense, trasformano la superficie pittorica in un luogo dinamico, dove la materia diventa viva nello spazio e amplifica l’esperienza visiva dello spettatore. I solchi incisi nella materia diventano così tracce tangibili di percorsi interiori che emergono davanti agli occhi di chi osserva, creando un dialogo profondo tra il visibile e l’invisibile.

Le sue opere sono oggi presenti in collezioni private in Europa, Canada e Stati Uniti, a testimonianza di una ricerca artistica che unisce sensibilità materica, gesto pittorico e riflessione poetica sulla memoria e sulla luce.

Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è passione. È uno spazio solo mio, dove non esistono compromessi: un luogo in cui posso esprimermi liberamente, senza vincoli.

Come nasce in te l’idea di lavorare con la materia come elemento centrale della pittura?
L’idea è sempre stata presente dentro di me, ma ha preso forma durante un viaggio in Italia. La siccità del 2019 aveva trasformato l’Appennino Tosco-emiliano in un paesaggio bruciato e arido. È lì che ho avuto le prime visioni e ho iniziato a realizzare le opere della collezione “Nello scrigno della Natura”, tra cui “Spighe” e “Nel vento”.

Ci sono esperienze personali o ricordi che influenzano i solchi e le stratificazioni delle tue superfici?
Sicuramente l’introspezione. Le mie opere nascono da sensazioni vissute profondamente, spesso legate alla natura, ma anche ai sentimenti. Credo che in ogni essere vivente ci sia molto più di ciò che appare in superficie. Il mio lavoro è proprio questo: scavare, andare oltre, cercare ciò che si muove a livello emotivo.

In che modo il tuo percorso in comunicazione visiva a Milano ha influenzato la tua ricerca pittorica materica?
Il mio percorso a Milano ha sviluppato la mia sensibilità grafica e progettuale, che ancora oggi accompagna la pittura. In passato realizzavo lavori esteticamente molto controllati, ma mancava quella risonanza profonda che oggi trovo nella materia. È stato comunque fondamentale: mi ha dato strumenti per comunicare con chiarezza la mia ricerca.

La luce nelle tue opere sembra dialogare con la materia: come scegli i toni e le combinazioni cromatiche?
La luce e l’ombra sono elementi centrali: rendono l’opera viva, mutevole. La superficie cambia durante il giorno, rivelando ogni volta un aspetto diverso, spesso più profondo. Nel 2023, con la White Collection, ho iniziato a comprendere davvero il potenziale del bianco: non come assenza, ma come generatore di luce e profondità. In generale amo i contrasti tra colori complementari, ma negli ultimi anni la mia ricerca si è concentrata soprattutto sui toni della terra.

Come percepisci il ruolo dello spettatore?
Vorrei che la mia arte fosse percepita anche in modo tattile. Lo spettatore non dovrebbe solo guardare, ma sentire, immedesimarsi.Durante alcuni laboratori che ho tenuto, ho visto quanto il contatto con la materia possa diventare un’esperienza viva, quasi organica.

Tra le tue opere, ce n’è una particolarmente rappresentativa del tuo percorso?
“I solchi della vita” (150×100) è stata la prima grande opera realizzata con la tecnica delle groove textures. In quel momento ho capito che quella era la mia strada. Rappresenta campi visti dall’alto: grano, terra, zolle. Un paesaggio arido e difficile, ma in cui la vita continua a nascere.

Guardando al futuro, ci sono tecniche o materiali che desideri esplorare?
Sento una forte attrazione verso la scultura. In parte è già presente nei miei lavori su tela, come nella collezione “Fossili e conchiglie” del 2024. Ho anche lavorato sul metallo con “Energia e luce”, uno dei lavori più visti. Credo che il passaggio alla tridimensionalità sarà una naturale evoluzione.

In che modo il concetto di memoria entra nelle tue opere?
La memoria si manifesta attraverso forme primarie, nate dalla terra e spesso legate al mare. Il Nautilus, con la sua spirale perfetta, è un simbolo ricorrente: rappresenta crescita, armonia e continuità. È una guida silenziosa nel mio processo.

Descriviti in tre colori.
Rosso – energia / vita. Viola – profondità / introspezione. Bianco – luce / origine.

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