Cinzia De Vita

nata ad Andria nel 1956, vive a Bari dal 1985. Fin dall’infanzia coltiva una profonda inclinazione per la scrittura e la pittura, accompagnata da una latente passione per la musica,…

BIOGRAFIA

#Cinzia De Vita

nata ad Andria nel 1956, vive a Bari dal 1985. Fin dall’infanzia coltiva una profonda inclinazione per la scrittura e la pittura, accompagnata da una latente passione per la musica, evocata dal pianoforte che non ha mai imparato a suonare. Dopo aver conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia a Ferrara, ha esercitato la professione medica fino al 2015, scegliendo poi di abbandonarla per dedicarsi completamente all’arte, prima che il tempo e le difficoltà potessero limitarne l’autonomia.

Per molti anni ha custodito gelosamente le sue poesie, considerate un “giardino segreto” in cui esplorare se stessa, le proprie contraddizioni, le delusioni, il pessimismo e il rapporto, insieme amorevole e timoroso, con il creato. Scrittura e pittura rappresentano per lei strumenti di ricerca e di comunicazione profonda, capaci di creare un contatto intimo tra gli esseri umani e tra l’uomo e la natura.

Autodidatta nelle tecniche del carboncino, dell’acquerello, del pastello a gesso e successivamente dell’olio, ha sviluppato una particolare predilezione per la figura, per poi orientarsi prevalentemente verso l’uso delle tempere acriliche. Il suo percorso si è arricchito attraverso l’incontro con artisti e maestri come i pittori ferraresi Fabbri, Capra e Tassini, il pittore inglese Dennis Creffield e il maestro Michele Roccotelli.

Nel corso degli anni ha partecipato a numerose mostre, ottenendo apprezzamenti e riconoscimenti. Tra i principali premi figurano il primo premio dell’Accademia “Homo Electus Ducati Extensis” di Ferrara nel 1980, il premio promozione alla Mostra-Mercato di pittura di Barletta nel 1986, il diploma d’onore alla Biennale del mare di Roma-Ostia nel 1989 e il primo premio al Concorso Nazionale di Pittura per medici artisti promosso dalla FNOMCeO nello stesso anno. Più recentemente ha ricevuto il primo premio OMCeO per le arti figurative a Bari nel 2014, il sesto posto al Premio internazionale “Giada” di Piacenza nel 2020 e il Diploma di Autore alla XV Biennale Internazionale d’Arte di Roma nel 2024. Nel 2019 e nel 2023 si è inoltre classificata al secondo posto al premio letterario “CIF-BIT-LIBRI” nella sezione poesia.

Cos’è per te l’arte?
L’arte è uno strumento per connettere la sensibilità individuale alla realtà oggettiva e agli altri individui.

Cosa ti ha spinto, dopo tanti anni nella professione medica, a dedicarti completamente all’arte?
La delusione del mondo del lavoro in medicina e la paura di non fare in tempo a far conoscere e apprezzare le mie capacità artistiche e i miei pensieri.

In che modo la tua esperienza in medicina ha influenzato la tua sensibilità artistica e il tuo modo di osservare l’essere umano?
Conoscere l’anatomia mi ha aiutato a disegnare correttamente la figura, e ritengo che nell’arte bisogna partire dal vero per poter poi elaborare e stravolgere il reale. Ho portato la mia sensibilità “artistica” nel mio lavoro come medico, con l’empatia e con una visione più aperta dell’essere umano, delle sue problematiche e delle possibili soluzioni.

La scrittura e la pittura sono due linguaggi diversi: quale senti più vicino nei momenti di maggiore introspezione?
La poesia è più immediata, non richiede che carta e penna.

Il tuo “giardino segreto” poetico oggi è ancora uno spazio intimo o senti il bisogno di condividerlo sempre di più?
Ritengo che certe riflessioni o sensazioni debbano essere condivise, perché non siamo delle monadi, ma una collettività.

Qual è il filo conduttore che lega le tue poesie alle tue opere pittoriche?
Sono due mezzi diversi per esprimermi, e poiché sono introversa e insicura, mi sono molto utili.

Come nasce un tuo lavoro: da un’emozione, da un’immagine o da una riflessione interiore?
Dall’emozione che mi suscita un’immagine o una situazione.

Il rapporto tra uomo e natura è centrale nella tua ricerca: come si traduce visivamente nelle tue opere?
Cerco di condividere con la mia arte la mia emozione, il mio stupore e il mio rispetto di fronte alla natura.

Cosa rappresenta per te la figura umana, che spesso prediligi nei tuoi lavori?
Della figura cerco di rappresentare, immedesimandomi, la sensualità o lo stato emotivo, comunque la sua perfezione.

Quanto è importante per te la sperimentazione tecnica rispetto al contenuto emotivo?
Per me è più importante riuscire a esprimere le mie emozioni: il “come”, la tecnica, è una sovrastruttura, è solo un mezzo a cui danno importanza le scuole.

Gli incontri con maestri e artisti hanno cambiato il tuo modo di dipingere? In che modo?
I maestri mi hanno incoraggiata, mi hanno dato degli spunti tecnici, ma soprattutto Dennis Creffield mi ha liberata dai canoni classici e dalle paure di osare; qualcun altro mi ha condizionata, negandomi la mia naturale inclinazione.

Quali sono i momenti o i riconoscimenti che hanno segnato maggiormente il tuo percorso artistico?
Come già detto, i master con D. Creffield sono stati molto importanti, ma anche il premio “Homo Electus Ducati Extensis”, perché mi ha dato il coraggio di riconoscere le mie capacità.

A cosa stai lavorando oggi e quali direzioni immagini per il futuro della tua ricerca creativa?
Sono in una fase di stallo e di ricerca, perché voglio svincolarmi dalle “imposizioni” del mercato, voglio essere libera, vorrei ritornare alla mia indole, alla leggerezza.

Descriviti in tre colori.

Giallo, azzurro, viola.

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