nasce a Brindisi nel 1994 e nel corso della sua vita vive in diverse città tra Europa e Sud America, tra cui Torino, Barcellona, Córdoba (Argentina), Colleferro e Odense. Attualmente risiede a Saragozza, in Spagna, dove lavora come ingegnere.
La passione per i viaggi rappresenta un elemento centrale del suo percorso, sia personale sia professionale: ha visitato oltre quaranta Paesi, muovendosi con uno zaino in spalla, una penna e un libro sempre con sé. La scrittura, infatti, è una presenza costante nella sua vita fin dall’infanzia, un mezzo attraverso cui osservare, raccontare e dare forma alle esperienze vissute.
Il suo esordio letterario arriva con Fino al fondo, pubblicato con Bookabook, un’opera che segna l’inizio del suo percorso come autrice e riflette il suo sguardo aperto sul mondo e sulle emozioni.
Cosa rappresenta per te la scrittura e quando hai capito che sarebbe diventata parte fondamentale della tua vita?
Per me la scrittura è libertà. È svago, una boccata d’aria, ma soprattutto è terapia. Fa parte della mia vita da quando ne ho memoria. Appena ho imparato a scrivere, è diventata il mio modo più naturale di comunicare con il mondo e con me stessa.
In che modo i tuoi viaggi hanno influenzato la nascita e lo sviluppo di Fino al fondo?
In maniera totale. Fino al fondo racconta il mio viaggio in Sud America, ma soprattutto racconta il viaggio più importante: quello dentro di me. Senza quell’esperienza questo libro semplicemente non esisterebbe.
C’è un luogo tra quelli in cui hai vissuto che ha lasciato un segno più profondo nel tuo modo di raccontare?
Sicuramente l’Argentina. Vivere in Sud America, e non soltanto visitarlo, mi ha insegnato la semplicità, la capacità di adattarsi e il valore delle cose che diamo per scontate finché le abbiamo. È una prospettiva che oggi porto in tutto quello che scrivo.
Come riesci a conciliare la tua professione di ingegnere con la tua identità di scrittrice?
Essere ingegnere e scrittrice non è sempre semplice, ma credo che le due cose si alimentino a vicenda. Sapere di avere poco tempo da dedicare alla scrittura mi spinge a organizzarmi meglio e a essere più efficiente nel lavoro, proprio perché voglio ritagliarmi spazio per ciò che amo di più. Quando il lavoro mi travolge, apro una pagina Word e scrivo. Chiudere il computer del lavoro e aprire quello della scrittura è come entrare in un’altra parte di me. Inoltre, viaggiando spesso per lavoro, mi capita di passare molte sere da sola in hotel o semplicemente da sola. In quei momenti la scrittura mi tiene compagnia: trasforma la solitudine in uno spazio creativo e mi fa sentire a casa, ovunque io sia.
Quali emozioni o messaggi speri arrivino ai lettori attraverso il tuo libro?
Spero che rimanga la speranza di poter cambiare. Vorrei che il lettore capisse quanto siamo influenzati dalle storie che raccontiamo a noi stessi e quanto sia importante abbattere le barriere: quelle che costruiamo dentro di noi e quelle che alziamo verso gli altri, con i nostri pregiudizi e le nostre convinzioni.
Com’è stato il percorso che ti ha portata alla pubblicazione con Bookabook?
Sapevo che, da esordiente e senza contatti nel mondo editoriale, pubblicare con una grande casa editrice sarebbe stato molto difficile. Cercavo una realtà che mi rappresentasse e che potessi seguire anche vivendo all’estero. Così è iniziata l’avventura con Bookabook e il crowdfunding. È stato un percorso intenso: cento giorni in cui senti costantemente il fiato sul collo. Però mi ha insegnato tantissimo. Mi ha costretta a metterci la faccia sui social, cosa che prima mi spaventava, e mi ha aiutata a dare molto meno peso al giudizio degli altri. È stato impegnativo, ma rifarei tutto.
Cosa hai scoperto di te stessa durante la scrittura del tuo primo libro?
Che il libro stesso è stato una scoperta di me. Ma soprattutto ho scoperto quanto ancora non conosco di me stessa. E questa, in fondo, è la cosa più bella: significa che ho ancora tante storie da scrivere.
Quanto è importante per te il contatto con i lettori dopo l’uscita del romanzo?
È fondamentale. Ogni recensione, ogni messaggio, perfino sapere che qualcuno ha il mio libro tra le mani, mi dà la forza di continuare a scrivere. I lettori mi aiutano a migliorare e mi ricordano ogni giorno perché ho iniziato.
Hai già in mente nuovi progetti editoriali o nuove storie da raccontare?
Sì. In realtà ne sto scrivendo due contemporaneamente e scelgo quale portare avanti in base al mio umore. Uno è un dramma biografico ispirato a una storia vera, l’altro è un romanzo sentimentale.
Se dovessi descrivere il tuo stile di scrittura in tre parole, quali sceglieresti?
Introspettivo. Autentico. Intimo.
Descriviti attraverso tre libri.
Mangia, prega, ama – Elizabeth Gilbert, Siddharta – Hermann Hesse, La zona cieca – Chiara Gamberale.