è un cantautore italiano nato e cresciuto nella provincia napoletana e trasferitosi a Roma durante l’adolescenza. Nella capitale intraprende un percorso accademico presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove consegue la laurea in Ingegneria Biomedica, affiancando alla formazione scientifica una crescente esigenza espressiva legata alla musica.
Il suo legame con il canto nasce fin da bambino, alimentato dal nonno attraverso l’ascolto e l’interpretazione delle classiche napoletane. Questa eredità affettiva si intreccia nel tempo con un vissuto personale più complesso, segnato da momenti di smarrimento, eccessi e silenzi difficili da affrontare. È proprio in una fase di crisi profonda, soprattutto nei momenti più solitari della notte, che prende forma una svolta interiore: un confronto diretto con sé stesso che segna l’inizio di un nuovo percorso.
Da questa frattura nasce una ricomposizione, in cui rabbia e ribellione si affiancano a una scoperta inaspettata di compassione e tenerezza verso sé stesso. La scrittura emerge in modo spontaneo e necessario, diventando uno strumento per attraversare il dolore invece che evitarlo. La musica si trasforma così in uno spazio autentico, in cui le emozioni possono esistere senza filtri né risposte definitive.
Nel 2024 debutta come artista indipendente con i singoli “Me lo insegnasti tu” e “Infinitesimo respirare”, che anticipano il suo primo album “A metà strada”. Il progetto nasce da questo processo interiore e si configura come un viaggio sospeso tra opposti: tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere, tra la razionalità dell’ingegnere e la sensibilità del cantautore, tra sogno e realtà.
La sua musica si muove in una dimensione intima e riflessiva, dove il “tu” diventa spesso uno specchio, una controfigura con cui dialogare. Le parole assumono un ruolo ambivalente, tra verità e difesa, mentre la musica resta il luogo in cui ogni tensione può convivere senza bisogno di essere risolta.
“A metà strada” non rappresenta un punto di arrivo, ma una condizione esistenziale: uno spazio fragile e in continuo movimento, in cui identità diverse imparano a coesistere. È proprio in questa sospensione che prende forma una nuova consapevolezza, dove ciò che prima faceva paura inizia lentamente a trasformarsi in libertà.
Cos’è per te la musica?
La musica è la risposta alla mia ricerca del senso profondo. È la quadra del cerchio: quando faccio musica nulla cambia intorno, ma tutto cambia dentro. È l’affanno che diventa respiro, l’ansia che si trasforma in calma, l’inquietudine che diventa quiete.
Cosa rappresenta per te il passaggio da un percorso scientifico come l’ingegneria biomedica a uno artistico come la musica?
Non è un vero e proprio passaggio, è una condizione. Sono a metà strada, proprio come il titolo del mio album. È una convivenza continua tra due parti di me che non vogliono escludersi ma imparare a dialogare.
Quanto ha inciso il tuo vissuto personale nella costruzione del tuo linguaggio musicale?
Direi un buon 80%. Tutto nasce da lì: da momenti di smarrimento, silenzi difficili e dal bisogno di capirmi.
La notte, che nel tuo racconto ha un ruolo così forte, è ancora oggi un momento creativo o è cambiato il tuo rapporto con essa?
La notte resta il momento in cui riesco a dialogare meglio con il mio io interiore. È uno spazio dove non puoi distrarti e devi fare i conti con te stesso. Posso solo creare la condizione, però: l’ispirazione, se arriva, arriva da sé. Non va mai forzata.
Quando scrivi, senti di parlare più a te stesso o a un “altro” che ti ascolta?
Quando scrivo attingo sempre da me stesso, quindi mi viene naturale pensare di parlare a me. Però quel “me” a volte diventa anche un riflesso, una controfigura, qualcosa in cui anche gli altri possono riconoscersi.
Il titolo “A metà strada” racchiude una condizione esistenziale: pensi sia uno stato temporaneo o una dimensione in cui ti riconosci stabilmente?
Direi una dimensione in cui mi riconosco stabilmente. “A metà strada” non è un passaggio, è un modo di stare. È quel punto in cui inizi a capire che non devi per forza scegliere una sola parte di te, ma imparare a convivere con entrambe. Come dico anche nel brano, è il momento in cui smetto di separare l’ingegnere dal cantautore, il pensare dal vivere, il mostrarmi dallo spogliarmi. È lì che mi riconosco davvero: non in una definizione precisa, ma in quello spazio intermedio dove le cose non sono ancora risolte, ma iniziano ad essere vere.
In che modo convivono dentro di te la razionalità dell’ingegnere e la sensibilità del cantautore?
Convivono in tensione. L’ingegnere cerca ordine, struttura, risposte. Il cantautore invece accetta il dubbio, l’ambiguità, il non sapere. Non vincono mai uno sull’altro: è proprio da questo contrasto che nasce la mia musica.
C’è una canzone del tuo primo progetto che senti più rappresentativa del tuo percorso e perché?
“A metà strada”, perché racchiude esattamente il mio punto: tra ciò che sono stato e ciò che vorrei essere, tra l’ingegnere e l’artista, tra il controllo e il lasciarsi andare. È il posto in cui cerco di sopravvivere… e forse iniziare a vivere davvero, perché di fatto è quella che rappresenta meglio la mia condizione. Ma aggiungerei anche “Una lacrima al giorno”, perché è stato il mio primo incontro con la magia della musica. È il primo brano che ho scritto, nato in un momento molto preciso davanti a uno specchio, quando ho smesso di scappare da me stesso. Lì ho capito che la musica poteva trasformare qualcosa di doloroso in qualcosa di vero, che non serviva evitare quello che provavo ma attraversarlo. Più che una canzone, è stato un punto di inizio.
Quanto è importante per te lasciare spazio all’ambiguità e alle domande, invece di dare risposte nelle tue canzoni?
È fondamentale. Non do quasi mai risposte, se non quelle che ho cercato e trovato io nella mia vita. Non mi sento un mentore, ma una persona in cammino piena di domande. Se capissimo che siamo tutti nella stessa ricerca, forse ci sentiremmo meno soli e più compagni di viaggio.
Che ruolo hanno i sogni nella tua musica: evasione o necessità?
Necessità. I sogni non sono una fuga, ma una direzione: sono ciò che mi spinge avanti e che dà senso al mio cammino. Senza sogni probabilmente non scriverei. In fondo, auto-citandomi, i sogni sono il motivo dei miei passi.
Qual è la paura più grande che hai affrontato attraverso la scrittura?
Quella di non avere più ispirazione e che fosse stato tutto solo un momento, un abbaglio. Poi ho capito che non è così: nel tempo cambia la forma e cambiano le condizioni, ma il bisogno di esprimermi resta.
Come immagini l’evoluzione del tuo suono nei prossimi lavori?
Me lo immagino coerente ma in evoluzione: sempre più essenziale, sempre più vero. Meno sovrastrutture e più spazio alla parola e all’emozione, senza però perdere la ricerca sonora.
Se dovessi descrivere la tua musica con tre parole, quali sceglieresti?
Ricerca, contrasto, verità.