Aurora Greta Ruggeri

è architetto, PhD, fotografa e art director, una figura creativa che ha costruito il proprio percorso professionale sull’incontro tra linguaggi e discipline differenti. La sua visione nasce dalla convinzione che…

BIOGRAFIA

#Aurora Greta Ruggeri

è architetto, PhD, fotografa e art director, una figura creativa che ha costruito il proprio percorso professionale sull’incontro tra linguaggi e discipline differenti. La sua visione nasce dalla convinzione che ogni progetto custodisca un’identità unica, da scoprire, sviluppare e raccontare attraverso un dialogo costante tra immagine, comunicazione e strategia.

Dalla fotografia alla progettazione visiva, fino alla comunicazione digitale, il suo lavoro si distingue per un approccio trasversale e integrato, capace di unire estetica e pensiero progettuale. Da questa prospettiva prende forma “BeCosmic”, realtà creativa fondata a Bologna, che riunisce fotografia, comunicazione e social media management in un unico spazio operativo e concettuale.

Attraverso BeCosmic, Aurora affianca brand, professionisti e realtà creative nella costruzione della loro identità visiva e digitale, trasformando idee, valori e personalità in narrazioni coerenti e riconoscibili. Il suo lavoro si configura così come un processo di traduzione e valorizzazione dell’identità, in cui ogni progetto diventa un universo visivo capace di comunicare in modo autentico e distintivo.

Cos’è per te l’arte?

Per me l’arte è comunicazione: è un modo per rendere visibile agli altri ciò che abbiamo nella testa, trasformando pensieri, emozioni e idee in qualcosa che possa essere percepito e condiviso.

Come nasce il tuo approccio multidisciplinare e in che modo architettura, fotografia e comunicazione dialogano tra loro nel tuo lavoro?

Il mio approccio multidisciplinare nasce dalla mia cultura, dai miei studi, dal mio background professionale e dalle numerose esperienze lavorative che ho maturato nel tempo. Architettura, fotografia e comunicazione dialogano tra loro in modo inevitabile nel mio lavoro: sono linguaggi diversi, ma rappresentano le basi su cui mi appoggio per costruire e dare forma a identità visive.

Cosa significa per te “costruire un’identità” e quali sono gli elementi fondamentali da cui parti in ogni progetto?

Costruire un’identità significa creare l’immagine pubblica di una persona, di un’idea, di un brand o di un progetto, facendo in modo che possa essere capita, ricordata e apprezzata. Ogni progetto parte quindi dalla comprensione di ciò che si vuole rappresentare e, soprattutto, di come si vuole essere percepiti.

In che modo la tua formazione accademica ha influenzato il tuo sguardo creativo e il tuo metodo progettuale? In che modo la tua formazione accademica ha influenzato il tuo sguardo creativo e il tuo metodo progettuale?

La mia formazione accademica ha influenzato soprattutto il mio metodo di lavoro: mi ha insegnato ad analizzare le esigenze del cliente, organizzare processi complessi e ragionare sempre con una visione progettuale a lungo termine. Anni di studio, ricerca e attività professionale hanno costruito un approccio estremamente strutturato, che oggi applico al lavoro creativo con naturalezza. Per me creatività e metodo non sono due dimensioni separate: è proprio la solidità del metodo a permettermi di portare la creatività molto più lontano.

Come è nato il progetto BeCosmic e quale visione desideri trasmettere attraverso questa realtà?

BeCosmic nasce dall’esigenza di creare lo spazio professionale che, dopo tanti anni di studio e specializzazione, non riuscivo a trovare: una realtà in cui potermi esprimere pienamente e senza compromessi. La nostra visione, ironicamente, è “portare un pezzetto di Hollywood a Bologna”: curare immagine, comunicazione ed esperienza per trasformare ogni progetto, anche un semplice shooting privato, in qualcosa di speciale e indimenticabile.

Qual è la sfida più grande nel trasformare idee e valori di un brand in un linguaggio visivo efficace?

La sfida più grande è riuscire a sintetizzare concetti, valori e personalità spesso molto complessi in un linguaggio visivo immediato. Un’identità efficace deve riuscire a comunicare in pochi istanti, essere riconoscibile, coerente e soprattutto rimanere impressa.

Quanto conta oggi la coerenza tra immagine, contenuto e strategia nella comunicazione digitale?

È fondamentale. Oggi la digital identity sembra quasi più importante dell’immagine che abbiamo nel mondo reale: clienti, lavori, collaborazioni e opportunità nascono sempre più spesso prima sulle piattaforme social e solo dopo si concretizzano nella realtà. Per questo immagine, contenuto e strategia devono essere perfettamente coerenti tra loro. Naturalmente, quando si passa dal digitale al reale, è essenziale non tradire le aspettative che abbiamo creato. Paradossalmente, sembra quasi più concesso sbagliare nella vita reale, dove esistono il confronto, la comprensione e la possibilità di essere perdonati, che nella dimensione digitale, dove si ricerca costantemente la perfezione e ogni errore rischia di rimanere visibile e diventare parte della nostra identità.

Nel tuo processo creativo dai più spazio all’intuizione o alla struttura? Oppure cerchi un equilibrio tra le due?

Sicuramente l’intuizione. Mentre ascolto il cliente, nella mia testa si materializzano quasi immediatamente le immagini da produrre, la strategia da seguire e persino una visione a lungo termine. È un processo molto istintivo e spontaneo. Solo dopo, quando l’idea è chiara, entrano in gioco struttura, organizzazione e pianificazione per trasformarla in un progetto concreto.

C’è un progetto o una collaborazione che senti particolarmente rappresentativa del tuo percorso?

Più che un singolo progetto, direi la fondazione di BeCosmic: è la sintesi di tutto il mio percorso, perché racchiude formazione, cultura, strategia, arte, fotografia, comunicazione, metodo e creatività. È il progetto in cui tutto quello che ho fatto fino a oggi ha finalmente trovato un’unica forma.

Come cambia il tuo modo di lavorare quando ti confronti con realtà creative rispetto a brand più strutturati?

Il mio approccio di base non cambia, cambia il modo in cui lo declino. Con le realtà creative c’è spesso più spazio per sperimentare e lasciarsi guidare dall’intuizione; con brand più strutturati entrano in gioco maggiormente strategia, procedure e obiettivi definiti. In entrambi i casi cerco di capire rapidamente il linguaggio del cliente e adattare il mio metodo alla sua identità.

Quali elementi rendono, secondo te, un’identità davvero memorabile e riconoscibile?

Un’identità diventa memorabile quando smette di essere solo qualcosa che si guarda e diventa qualcosa che si sente.

In che direzione senti evolvere la tua ricerca artistica e professionale nei prossimi anni?

Verso progetti sempre più grandi, ambiziosi e multidisciplinari, in cui immagine, comunicazione e creatività possano fondersi senza confini. Più che seguire una direzione già tracciata, voglio continuare a costruirne una mia.

Cosa ti ispira oggi e quali mondi senti ancora di voler esplorare?

Mi ispirano le potenzialità ancora quasi infinite dei social e della comunicazione attraverso Internet: strumenti capaci di amplificare un’idea, un’immagine o un’identità fino a una potenza che, forse, non abbiamo ancora pienamente raggiunto.

Descriviti in tre parole.

Visionaria. Vulcanica. Ambiziosa.

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