conosciuta anche come Angela, è una fumettista, mangaka e illustratrice indipendente di origine albanese, arrivata in Italia nei primi anni Novanta, dove è cresciuta immersa nella cultura italiana. Fin da bambina sviluppa una forte passione per il disegno, l’animazione e il mondo manga, intuendo presto il valore del racconto visivo come forma di espressione personale.
Il suo primo percorso professionale prende forma nel settore della moda, dove apre un atelier dedicato agli abiti su misura e al wedding design. Con il tempo, però, comprende che la sua vera vocazione è raccontare storie attraverso il fumetto. L’incontro con la sua insegnante di manga segna un momento decisivo, spingendola ad approfondire lo studio della struttura narrativa, del linguaggio emotivo dei personaggi e della costruzione delle tavole, trasformando il disegno in uno strumento di comunicazione profonda.
Da questa consapevolezza nasce il suo progetto più significativo, Linea Diretta al Cuore, un manga attualmente in pubblicazione che affronta con sensibilità e maturità tematiche legate all’adolescenza e alle relazioni, esplorando il lutto, la crescita personale, l’amicizia e la resilienza emotiva. Le sue storie prendono forma da esperienze reali, rielaborate in narrazione visiva, dove ogni personaggio diventa un mezzo per trasmettere empatia e consapevolezza.
Accanto alla produzione artistica, Anxhela si dedica anche all’insegnamento del disegno e del fumetto, accompagnando studenti e aspiranti mangaka nella scoperta del proprio stile e della propria voce creativa. Autrice autonoma, porta avanti il suo lavoro con un approccio umano e autentico, convinta che il manga non sia solo intrattenimento, ma un potente strumento capace di raccontare l’anima delle persone.
Cos’è per te l’arte?
È un’immersione sensoriale, qualcosa che non può essere etichettato. Un’esperienza totale, che si vive più che si definisce.
Qual è stato il momento in cui hai capito che raccontare storie attraverso il fumetto sarebbe diventato il tuo vero percorso di vita?
Dopo otto anni lontana dal disegno, per inseguire un lavoro “sicuro” come spesso impone una certa mentalità, nel 2018 sono andata al Romics. Lì ho capito che potevo tornare a raccontare con le mie mani. È stato come risvegliarmi.
In che modo le tue origini e il tuo arrivo in Italia hanno influenzato la tua sensibilità artistica e il modo in cui costruisci i personaggi?
Il mio background incide profondamente. L’infanzia trascorsa anche in ospedale mi ha dato una prospettiva diversa sulla vita. Essere cresciuta come “la straniera”, poi come l’artista malinconica, il lupo solitario e infine come donna consapevole, ha creato in me un dualismo forte: radici albanesi con un grande senso dei principi, formazione italiana e apertura a più punti di vista. Questo si riflette nei miei personaggi e nelle loro sfumature.
Quanto ha inciso il tuo passato nella moda sulla cura estetica e sul senso del dettaglio nelle tue tavole illustrate?
Moltissimo. Ogni personaggio è unico e inconfondibile proprio grazie all’attenzione per i dettagli e alla costruzione visiva, che per me è fondamentale tanto quanto la storia.
Cosa ti ha insegnato l’incontro con la tua insegnante di manga e in che modo ha cambiato il tuo modo di vedere il disegno?
Ogni incontro e ogni stimolo possono accendere un uragano creativo. A volte basta una frase sentita in un film per generare in pochi secondi un’intera storia con le sue informazioni principali. Ho imparato che il disegno è anche ascolto e trasformazione immediata dell’emozione.
Come nasce l’idea di una nuova storia: da un’esperienza personale, da un’emozione o da un’immagine che ti resta impressa?
Nasce da tutto questo insieme. Dipende da ciò che sto raccontando, ma spesso parte da un’emozione intensa o da un’immagine che mi resta addosso e pretende di diventare narrazione.
Quali aspetti dell’adolescenza senti più urgenti da raccontare in Linea Diretta al Cuore?
L’adolescenza è il momento più critico e allo stesso tempo quello in cui si forma il Sé. Oggi sento che si sta perdendo il senso profondo dell’identità: persino il rifiuto delle etichette rischia di diventare un’etichetta. In Linea Diretta al Cuore racconto fragilità, lutti vissuti in modi diversi, dipendenze, scoperta dell’orientamento e trasformazioni interiori. Non è un manga commerciale: è un grido sulla necessità di essere semplicemente se stessi.
Quanto è importante per te che chi legge si riconosca nelle fragilità e nelle emozioni dei tuoi personaggi?
È la cosa più importante. Non voglio offrire una cura, ma un punto di vista sulle fragilità che tutti abbiamo.
Nel trasformare esperienze reali in narrazione visiva, quanto spazio lasci alla realtà e quanto all’immaginazione?
Dipende dalla storia. A volte la componente tecnica prevale, altre volte l’immaginazione amplia e trasforma la realtà fino a renderla simbolica.
Cosa significa per te insegnare disegno e accompagnare altri artisti nella scoperta della propria voce?
Significa vedere nascere consapevolezza. Quando un alunno mi ha detto che prima non immaginava quanta ricerca e quante persone ci fossero dietro il manga, ho sentito di aver acceso qualcosa. Non tutti vogliono diventare disegnatori, ma tutti possono imparare a guardare più a fondo. Vederli crescere è inestimabile.
Qual è la difficoltà più grande nell’essere un’autrice indipendente e cosa ti spinge a continuare?
La difficoltà è conquistare la fiducia dei lettori quando non sei ancora molto conosciuta. Mi spinge avanti l’amore totale per ciò che faccio: non riesco a immaginarmi senza una matita in mano e sono certa che, prima o poi, arriverò ai cuori delle persone.
Che tipo di emozione speri resti nel lettore dopo aver sfogliato una tua storia?
Una consapevolezza dolceamara. Le mie storie parlano di ferite, ma anche della forza che nasce dall’accettarle.
Descriviti in tre manga.
Attack on Titan, Psycho-Pass, Neon Genesis Evangelion. E, posso non resistere, aggiungo anche Kakegurui.